Nel mese precedente le elezioni, ZeroUno, nell’ambito di un’iniziativa più ampia che ha coinvolto tutto il Gruppo Digital360, ha sollecitato CIO e opinion makers su cosa avrebbero voluto chiedere al governo che si sarebbe insediato dopo l’esito delle votazioni. Siamo consapevoli delle difficoltà di arrivare a un nuovo assetto governativo dopo i risultati elettorali. Tuttavia il digitale non può attendere e la classe politica a guida del Paese che si formerà non potrà non considerare la domanda di innovazione che emerge. Per questo crediamo che il presente servizio possa essere un utile strumento di riflessione e guida.
Prima di entrare nel dettaglio dei punti sintetizzati in questo articolo, rileviamo che il sottofondo che permea tutti gli interventi è la sottolineatura di quanto sia importante che la politica si renda realmente conto del grande momento di trasformazione che stiamo vivendo. Milo Gusmeroli – leggi l’intervento integrale – , Responsabile Servizi organizzativi sistemi informativi e sicurezza e Vicedirettore generale, Banca Popolare di Sondrio, ricorda che “globalizzazione e tecnologia non sono elementi che autonomamente e automaticamente possono determinare un sistema economico integrato ed equilibrato. Anzi, se non ci si attrezza per affrontare il cambiamento in atto, il nuovo scenario può produrre pericolose distorsioni ed è un dato di fatto che alcuni Paesi si stanno preparando meglio di altri”.
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Milo Gusmeroli

Come precisa Giancarlo Capitani – leggi l’intervento integrale – , Presidente di NetConsulting Cube: “Il digitale avanza in tutto il mondo e la sua contaminazione richiede a Paesi in ritardo come il nostro di recuperare rapidamente questa sorta di ‘debito digitale sul PIL’ e di avviare con velocità un piano di sviluppo e crescita che conferisca alla digitalizzazione del Paese un ruolo centrale”.
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Giancarlo Capitani

Scrive Alexander Stewart – leggi l’intervento integrale – , Executive Vice President Information& Communication Technology di Danieli: “Al nuovo governo, così come a quelli che verranno, chiedo: quale ruolo vuole giocare in questa fase di transizione abilitata dalla tecnologia? Vorrà essere ricordato per aver favorito questo percorso o per aver difeso il vecchio modello e aver rallentato l’evoluzione? La mancanza di vision, soprattutto in questa epoca, è pericolosa”.
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Alexander Stewart

Attenzione però, perché saper interpretare la trasformazione per esserne protagonisti non significa solo avere una vision, ma anche saperla attuare, come ci ricorda Debora Guma – leggi l’intervento integrale –, CIO di Carrefour Italia, con un paragone amaro: “Antonio Meucci. Se in Italia, terra di grandi artisti e scienziati, si potesse eleggere un solo personaggio come simbolo del Paese, io sceglierei sicuramente Meucci, il padre delle moderne telecomunicazioni, ma anche colui che si è fatto ‘soffiare’ il brevetto del telefono, e la conseguente fama, dall’americano Bell. La situazione attuale mi fa temere una nuova possibile beffa all’ingegno italiano, un nuovo caso Meucci-Bell: ma questa volta rischiamo di parlare di 60 milioni di Meucci e la globalizzazione (i vari Amazon e AliBaba) ci insegna che potrebbe essere troppo tardi…L’Italia ha avuto un inizio del nuovo millennio brulicante di idee avanzatissime e, sulla carta, meriterebbe il titolo di ‘best in class’ in Europa”, ma poi ci siamo persi nella concretizzazione e attuazione di tutte queste splendide idee.
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Debora Guma

Ed ecco di seguito i punti di attenzione emersi dai diversi interventi.
1) Continuità con il lavoro svolto
2) Un’Italia “digital by default”
5) Digitalizzazione e innovazione della PA
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Indice degli argomenti
1) Continuità con il lavoro svolto
Dai piani di ampio respiro come Industria 4.0 ai progetti specifici, il cui impatto è, o può essere, comunque notevole, come fatturazione elettronica, SPID, pagamenti digitali ecc., la prima preoccupazione è che il nuovo governo, soprattutto se di orientamento politico diverso da quello che lo ha preceduto, non prosegua con il lavoro fatto: “Va superata la logica della contrapposizione come principio fondante della politica. Tutto ciò di cui stiamo parlando o si fa tutti insieme o non si fa, perché implica anche molte scelte impopolari, ma necessarie per salvare un Paese alla deriva e fuori controllo”, scrive infatti Luca Attias – leggi l’intervento integrale – , CIO della Corte dei Conti.
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Luca Attias

Ma non solo: l’auspicio è anche quello di recuperare alcune esperienze del passato come quella di un rinnovato Ministero dell’Innovazione (ma questa volta con portafoglio, a differenza di quello presieduto in passato da Lucio Stanca), ipotesi caldamente sostenuta sia da Capitani sia da Alfonso Fuggetta – leggi l’intervento integrale – , CEO di Cefriel, per i quali il Ministero dovrebbe farsi carico di “raccordare le attività dei diversi ministeri con capacità politica forte e forte capacità di coordinamento” dando anche “un ulteriore empowerment all’Agenzia per l’Italia Digitale come soggetto che sotto la guida del Ministero per l’Innovazione Digitale potrebbe avere il compito di creare il quadro normativo che ne supporta la realizzazione. L’Agenzia dovrebbe inoltre avviare progetti innovativi che potrebbero successivamente essere finalizzati e gestiti dalle singole amministrazioni”, precisa Capitani.
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Alfonso Fuggetta

2) Un’Italia “digital by default”
Precondizione perché l’Italia sia protagonista della trasformazione all’insegna dell’innovazione, è che il digitale diventi prioritario nell’agenda politica italiana; il tema però non è stato certo al centro (ma neanche ai margini) della campagna elettorale: “Per superare i notevoli ritardi rispetto agli altri paesi europei è indispensabile creare una catena del valore in grado di trasformare l’Italia in un Paese ‘digital by default’. Ma per ottenere questo risultato si devono attuare riforme complesse, strutturali e progressive, contemporaneamente in vari campi”, scrive Attias. Muoversi in un’ottica “digital by default” significa però anche capire come sta cambiando la società in cui viviamo e quali sono opportunità e rischi che la digitalizzazione presenta.





























Certo che se avessimo uno come Attias Ministro dell’Innovazione potremmo veramente cambiare marcia.