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Recepimento della Psd2 in Italia, ecco cosa stanno facendo le banche

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Recepimento della Psd2 in Italia, ecco cosa stanno facendo le banche

30 Gen 2018

di Redazione

Tutti i dati della ricerca promossa da Ca Technologies che spiega come le banche stiano adeguandosi alla nuova direttiva sui pagamenti elettronici e quanto l’essere conformi rappresenti un obiettivo strategico per il loro business

Solo il 50% delle banche italiane ritiene di poter essere conforme ai requisiti minimi della PSD2 (la direttiva europea sui pagamenti elettronici -Payment Services Directive 2 – PSD2).

È quanto si legge in una ricerca promossa da Ca Technologies che ha coinvolto oltre 200 operatori professionisti di 89 banche in Europa. Lo studio, di cui son stati recentemente resi noti i risultati, è stato realizzato circa sei mesi fa con l’obiettivo di capire quanto il mercato europeo fosse pronto per l’entrata in vigore della PSD2, questo 13 gennaio 2018.

La ricerca mostra come le banche italiane stiano trattando la PSD2 come fattore strategico per il cambiamento a lungo termine. Solo il 21% degli istituti del nostro Paese è pienamente convinto che la PSD2 sia principalmente un obbligo normativo, mentre il 68% – 10% in più rispetto alla media europea – ritiene che la piena osservanza di questa direttiva andrebbe a centrare un obiettivo strategico. Questa tendenza è confermata dal fatto che il 92% dei soggetti intervistati ha dichiarato che nel proprio istituto la funzione aziendale addetta alla ‘Digital Transformation’ è responsabile o comunque coinvolta nell’attuazione della PSD2, a riprova della natura trasformativa del cambiamento rappresentato dalla PSD2 e della presa d’atto, da parte delle banche, che l’innovazione nel settore dei pagamenti è parte integrante della strategia digitale.

In Italia le banche stanno anche adottando l’approccio sperimentale chiamato ‘fail fast’ – essenziale per l’innovazione. Secondo i risultati dello studio, il 36% delle organizzazioni italiane, contro il 17% della Germania e il 30% della Francia, avrebbe già implementato uno o più servizi ispirati alla PSD2 e circa il 14% avrebbe optato per una metodologia Agile nel lavoro preparatorio alla nuova direttiva. Questa impostazione permette alle banche italiane di rilanciare l’innovazione, creare nuovi servizi customer-facing e adattarsi gradualmente al consolidamento delle norme, sviluppando in tal modo la capacità di erogare rapidamente nuovi servizi bancari sotto forma di ‘software factory’ ripetibile.

Per quanto riguarda i modelli di business previsti per la conformità alla direttiva PSD2, i due più ‘gettonati’ sono il modello dell’AISP (Account Information Service Provider) e il modello del PISP (Payment Initiation Service Provider): l’86% degli intervistati intenderebbe adottare il primo (11% in più della media europea) e l’81% il secondo (15% in più della media europea).

Secondo quanto rivelato dalla ricerca, sarebbe la tecnologia la chiave per il successo di una strategia orientata alla PSD2: l’83% delle banche italiane è infatti molto o abbastanza convinto di dover acquisire nuove tecnologie per risultare vincente nell’attuazione della PSD2 e dell’open banking. Inoltre, in quanto a reperire soluzioni tecnologiche a supporto delle implementazioni della nuova direttiva, quasi tre quarti degli intervistati avrebbe espresso il desiderio di trattare con un fornitore unico (‘one-stop-shop’).

Sarebbero una priorità anche le API (Application Programming Interface) che collegano i processi software. Circa il 28% delle banche ha infatti collocato le API al primo o secondo posto in ordine d’importanza come strumento per consentire ai clienti di richiedere prodotti, mentre il 21% si è espresso a favore della creazione di ecosistemi orientati ai clienti insieme ai partner Fintech.

Quali sfide al sistema bancario per il prossimo futuro?

Oltre tre quarti delle banche italiane (79%) si dichiara molto/abbastanza d’accordo sul fatto che l’attuazione della PSD2 presenti alcune sfide impegnative, tra le quali la mancanza di competenze specifiche, i vincoli di budget, i problemi tecnologici, la presenza di sistemi legacy e i rischi legati alla sicurezza informatica.

Nonostante solo l’11% delle banche italiane abbia forti difficoltà a giustificare gli investimenti finalizzati al raggiungimento della conformità alla PSD2, il 50% – 13% in più della media europea e 24% sopra il dato relativo alla Francia – non ritiene che la clientela sia pronta per l’open banking. Ciò spiegherebbe anche perché il 78% delle banche sia molto/abbastanza orientato a rassegnarsi a un periodo minimo di due anni per rientrare dai relativi investimenti.

Nel periodo post-PSD2, il 44% delle banche italiane ritiene che la minaccia più grande per la loro attività proverrà dai cosiddetti GAFA (Google, Amazon, Facebook, Apple). Questa percezione spiegherebbe l’approccio misurato finora adottato dalle banche nei confronti della compliance: la sfida lanciata da questi giganti delle tecnologie di consumo è destinata sicuramente a evolversi ma nel breve termine non costituirebbe ancora un pericolo diretto.

Poco più di un quarto (26%) delle banche italiane interpellate in questa ricerca è del parere che la principale minaccia legata alla PSD2 verrebbe dagli altri operatori bancari tradizionali, i cui punti di forza sarebbero proprio la gestione delle relazioni con la clientela e i dati relativi ai clienti. Tutto questo spiega anche l’attenzione delle banche intervistate verso i modelli di business focalizzati sui processi di payment initiation e payment aggregation, in quanto prevedono di subire attacchi non solo da nuovi attori ma anche da player di lungo corso.

Circa il 14% delle banche italiane ritiene che la minaccia più temibile nella nuova arena competitiva creata dalla PSD2 sia rappresentata dai nuovi digital challenger bancari, organizzazioni che si trovano di fatto in una posizione unica per cavalcare le opportunità della direttiva PSD2, essendo più agili e non vincolate dalle applicazioni legacy che appesantiscono i loro rivali già affermati. I cambiamenti richiesti dalla PSD2, concepiti allo scopo di incoraggiare una maggiore concorrenza nel settore, saranno per loro più facili da applicare, esattamente come l’adozione delle API.

Redazione

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