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Politica, tecnologia e nuovi mondi: oltre l’orticello delle elezioni italiane.

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Editoriale

Politica, tecnologia e nuovi mondi: oltre l’orticello delle elezioni italiane.

18 Gen 2018

di Stefano Uberti Foppa

Tra paure di estinzione della razza bianca che soccomberebbe sotto l’ondata migratoria nera e islamica e promesse di veterinari gratis per gli anziani (perché hanno la compagnia del cagnolino e bisogna aiutarli a curarlo al meglio), ci avviciniamo alla data delle elezioni del 4 marzo.

Cosa volete, che parli, l’ennesima volta, della necessità che il governo che verrà, se verrà, veda la dimensione di innovazione digitale come elemento centrale per la crescita delle imprese e del Paese nel suo complesso? Dobbiamo credere che chi sarà eletto, se di orientamento diverso dall’attuale governo, si prenda in carico un percorso di continuità e di accelerazione di quanto fatto precedentemente? Oppure, una volta ancora, assisteremo a un tourbillon di sostituzioni di cariche e di stesure di nuovi progetti di sviluppo finalizzati, soprattutto, a giustificare le posizioni politiche acquisite? Eppure, per non essere qualunquisti, si deve ammettere che nella Pubblica Amministrazione centrale e locale in questi anni si è fatto qualcosa; la digitalizzazione sta diffondendosi. Industria 4.0 e il piano Calenda stanno accelerando la consapevolezza nelle imprese che gli investimenti in tecnologie digitali possono guidare un necessario ripensamento dei modelli produttivi ma anche di quelli organizzativi e gestionali, uno slancio che può estendersi ad un miglioramento della cultura digitale di impresa nel suo complesso. Lo stesso turismo e i beni culturali, innervati di continuo di infrastrutture tecnologiche, stanno mostrando segnali di vitalità e soprattutto di continuità….

Potremmo elencare innumerevoli progetti e piani di sviluppo relativi alle tecnologie digitali e al loro impatto sul territorio (come puntualmente si può rilevare dalla copertura che tutto il nostro Gruppo Digital360, di cui ZeroUno fa parte, quotidianamente offre) ai quali però contrapporre ancora clamorose mancanze; ad esempio sul piano delle infrastrutture digitali, che ancora oggi, per dirne una, rallentano la diffusione del modello cloud in tutto il Paese proprio perché le connessioni continuano ad essere a diverse velocità e affidabilità a seconda delle differenti aree geografiche. E sappiamo tutti quanto una fruizione veloce e sicura di servizi informativi contribuirebbe alla crescita economica del Paese, favorirebbe la nascita di nuove imprese, accelererebbe lo sviluppo del mercato e aprirebbe al contempo enormi opportunità di ottimizzazioni e di risparmio.

Ci limitiamo, con questo contributo, a sollecitarvi una riflessione. Penso si possa auspicare dalle forze politiche che guideranno l’Italia, due cose fondamentali:

Primo

La consapevolezza della necessità e imprescindibilità di essere parte di un cambiamento storico nel quale il singolo paese non può fare nulla se non in armonizzazione e integrazione con sistemi più ampi, che nel nostro caso significa l’Unione Europea. Cresce in questi giorni a livello delle istituzioni europee il timore per il voto italiano e i contraccolpi sui delicati equilibri del Vecchio Continente (“È un rischio politico per tutti” ha dichiarato al Corriere, in un’intervista del 16 gennaio, Pierre Moscovici, il Commissario Ue per gli Affari Economici e Monetari, naturale interlocutore della Bce). Placche tettoniche rappresentate da grandi aree geografiche stanno muovendosi sul piano economico, politico e di influenza internazionale, in una guerra senza esclusione di colpi per un ruolo di guida nella nuova globalizzazione. Così come in passato l’espansionismo arabo e la conseguente prosperità dei paesi conquistati hanno lasciato il posto allo sviluppo occidentale (un eufemismo, in realtà, perché tutto è avvenuto attraverso guerre di conquista ferocissime), oggi, anche grazie ad una politica sempre più isolazionista degli Stati Uniti di Trump, ad un ruolo europeo che fatica ad imporre una propria dimensione politica internazionale di guida, alla crescita economica, politica e demografica dell’area asiatica e all’espansionismo di questa su mercati dalle forti prospettive di sviluppo e di sfruttamento (pensiamo all’Africa e al nuovo “colonialismo” cinese), non ha proprio senso guardare solo all’orticello di casa. Bisogna saper impostare politiche di sviluppo sociale e di innovazione tecnologica in armonia (e sfruttando appieno) con un’imprescindibile integrazione nel blocco di riferimento, quello europeo nel nostro caso. Cosa auspico quindi? Politiche ambientali, di integrazione di persone e di libera circolazione di merci ed individui, integrazioni tecnologiche e innovazioni sul piano della ricerca scientifica all’interno di un quadro europeo impegnato in una ridefinizione del proprio ruolo nello scacchiere globale. Solo così, a mio avviso, le nostre strategie di innovazione digitale potranno avere efficacia reale sul piano della crescita economica e sociale.

Secondo

Il fenomeno della globalizzazione, al centro oggi di un ripensamento critico perché non favorisca solo il benessere di pochi ma sviluppi anche un modello inclusivo e sostenibile per il maggior numero di persone, è certamente supportato e alimentato dallo sviluppo tecnologico, ma la tecnologia, da sola, non può far nulla. Il progresso tecnologico è strettamente legato alle idee e alle istituzioni che regolano la nostra politica, ai sistemi finanziari che danno o tolgono ossigeno e quando mancano idee o visione di prospettiva, quando manca leadership politica, anche la tecnologia, e tra queste la digitalizzazione informatica è tra le principali, si sgonfia, si ferma, non attecchisce. Cosa auspico quindi? Che chi guiderà l’Italia, oltre al punto precedente, veda la tecnologia come l’espressione attuativa di una visione politica che ci deve essere, idee di sviluppo e di crescita in rapporto a un mondo che cambia. La tecnologia come leva economica e sociale di attuazione di un disegno più grande, per cambiare le condizioni del paese e delle persone, e modernizzarlo in rapporto al complesso scenario internazionale anch’esso in profondo cambiamento.

Abbiamo sempre avuto una gran quantità di piani di sviluppo, nomine, agenzie e think tank. Qualcosa però, in questi anni, finalmente, si è mosso. Speriamo non si fermi nuovamente, anche se all’orizzonte si intravedono muri e… veterinari.

Stefano Uberti Foppa
Direttore Responsabile

Giornalista professionista dal 1989, inizia ad occuparsi di giornalismo nel settore informatico nel 1981, partecipando all'avvio della sede italiana del settimanale Computerworld. Nel 1987 passa al mensile ZeroUno di cui nel 1997 assume la direzione insieme a quella del settimanale PcWeek Italia. Opinion leader riconosciuto nel settore Ict in Italia, attualmente è direttore responsabile di ZeroUno edito da Ict&Strategy, società del Gruppo Digital360.

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