Elezioni Politiche 2018

Una visione di lungo periodo per diffondere la cultura della trasformazione

E se non ci fossero più i governi nazionali ma solo organismi sovranazionali?

La capacità di guardare lontano, pensando a come sarà il Paese fra vent’anni, dovrebbe spingere il prossimo Governo a recuperare il tempo perduto, per esempio sul versante delle infrastrutture, ma soprattutto a lavorare al cambiamento culturale, operando sulla formazione e sull’educazione delle nuove generazioni visto che l’Intelligenza Artificiale e il machine learning sostituiranno tante professioni attuali.

L’opinione di Alexander Stewart Executive Vice President Information& Communication Technology di Danieli

Pubblicato il 06 Feb 2018

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Una visione di lungo periodo per diffondere la cultura della trasformazione

Comincio con una provocazione: tra vent’anni esisteranno ancora i governi dei singoli paesi così come oggi li conosciamo o cominceranno ad affermarsi organizzazioni sovranazionali? Non è un’ipotesi così peregrina. Se vent’anni fa qualcuno avesse ipotizzato di creare una valuta economica non legata a una nazione nessuno gli avrebbe creduto. Oggi invece la cripto-valuta è una realtà, pur con tutti i limiti che conosciamo.

Allora anche in altri ambiti si potranno creare organizzazioni sovranazionali.

Al nuovo governo, così come a quelli che verranno, chiedo dunque: quale ruolo vuole giocare in questa fase di transizione abilitata dalla tecnologia? Vorrà essere ricordato per aver favorito questo percorso o per aver difeso il vecchio modello e aver rallentato l’evoluzione? La mancanza di vision, soprattutto in questa epoca, è pericolosa: è ad esempio alla base dei ritardi che hanno penalizzato il nostro Paese nella creazione di infrastrutture che invece ci consentirebbero di sfruttare meglio le opportunità di collaborazione e comunicazione garantite dall’evoluzione tecnologica.

Farò solo un paio di riflessioni, in quanto ritengo scontato sottolineare che alla base dei ritardi che stanno penalizzando il nostro Paese c’è una colpevole assenza di visione della sua classe politica.

Prima riflessione: il Piano Industria 4.0, pur rappresentando un esempio positivo di promozione dell’innovazione e di acquisizione (finalmente!) di consapevolezza da parte del Governo dell’importanza di sviluppare la digitalizzazione, è solo l’inizio. Il vero punto è un altro: è davvero chiaro come gli strumenti tecnologici possano creare valore per le aziende?

Il Governo che verrà dovrà avere l’obiettivo di favorire lo sviluppo e la trasformazione culturale indispensabile per sfruttare l’innovazione tecnologica subito … non fra 20 anni!

Seconda riflessione: serve un intervento sulla formazione e sull’educazione ma anchesui valori delle famiglie per creare consapevolezza sulla trasformazione che avverrà nei prossimi anni. Per esempio, è già prevedibile che l’intelligenza artificiale e il machine learning andranno a sostituire tanti lavori su cui oggi vengono formati i ragazzi. Vanno, quindi, identificati quali elementi di contaminazione iniettare nel sistema scolastico, formare figure altamente specializzate e interdisciplinari, individuando come inserire valori e competenze tipicamente “umani” che mai potranno essere delegati alle macchine e ai robot. Come ad esempio, l’empatia.

Anche il tema della sicurezza andrebbe affrontato con un approccio più culturale che tecnologico, puntando a diffondere la consapevolezza dei rischi che possono derivare da comportamenti sbagliati: stiamo scoprendo nuovi modi di comunicare e collaborare attraverso strumenti social ma è ancora scarsa la consapevolezza dei rischi delle nostre azioni.

La trasformazione che stiamo vivendo, che ci abilita alla tecnologia, non è molto diversa dalle trasformazioni del passato … ma molto molto più veloce.

La richiesta al Governo che verrà è quindi di facilitarne l’adozione e diffondere la cultura dell’innovazione con la stessa velocità… pensando già oggi a come saremo tra vent’anni.


Commenti all’articolo

  1. Il Piano Triennale ha visto la luce e da quello che si legge, sta procedendo sul piano operativo. Un allegato di detto Piano prende in considerazione lo sviluppo della “cittadinanza digitale”, e che questo sia un must perché il tutto abbia senso, è alquanto chiaro. Detto questo ed alla luce della mia non proprio limitata esperienza, mi permetto di far presente che nel Terzo Settore esistono aree le quali, anche se arrivate alla I 2,5, sono refrattarie a prendere in considerazione qualsiasi aspetto e/o tema che abbia a che fare col digitale. E bisognerebbe fare qualcosa per includere nella cittadinanza digitale un Settore che quotidianamente fa attività d’inclusione !


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CARLO GERI
CARLO GERI
8 anni fa

Il Piano Triennale ha visto la luce e da quello che si legge, sta procedendo sul piano operativo. Un allegato di detto Piano prende in considerazione lo sviluppo della “cittadinanza digitale”, e che questo sia un must perché il tutto abbia senso, è alquanto chiaro. Detto questo ed alla luce della mia non proprio limitata esperienza, mi permetto di far presente che nel Terzo Settore esistono aree le quali, anche se arrivate alla I 2,5, sono refrattarie a prendere in considerazione qualsiasi aspetto e/o tema che abbia a che fare col digitale. E bisognerebbe fare qualcosa per includere nella cittadinanza digitale un Settore che quotidianamente fa attività d’inclusione !

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