«In 23 anni di carriera non ho mai assistito a un cambiamento così radicale». Gabriele Chiesa, Global Chief Technology Officer di UniCredit, apre così il confronto ai Digital360 Awards e CIOsumm.it 2026.
Con Costantino Chessa, Head of Global Digital & IT di Eni, e Stefano Tomasini, Presidente di Consip e Direttore Operativo di 3-i, affronta tre questioni: la libertà di cambiare fornitore tecnologico, l’inserimento dell’intelligenza artificiale nei processi e le competenze necessarie per governarla.
A moderare il dibattito è Andrea Rangone, docente al Politecnico di Milano e founder di Digital360 e Nextwork360.
Indice degli argomenti
La libertà di cambiare fornitore
Il primo punto è che l’autonomia decisionale deve fare i conti con un mercato fortemente concentrato. Non a caso, Chessa ricorda che tre hyperscaler detengono circa l’88% dei volumi complessivi del mercato cloud.
«Questi attori effettuano investimenti enormi – continua Chessa – che ci vengono puntualmente ricordati ad ogni rinnovo contrattuale, riducendo progressivamente il nostro potere negoziale. La domanda fondamentale è: quanta libertà ci rimane di scegliere soluzioni alternative e di mantenere in casa le competenze critiche? A mio avviso occorre difendere queste competenze lavorando sia sulle infrastrutture, a partire dai nostri data center, sia sulle persone, altrimenti si perde la capacità stessa di valutare le alternative».
Anche UniCredit lega la sovranità digitale alla libertà di scelta. Chiesa precisa: «Se considero la sovranità digitale in senso assoluto, la ritengo un concetto non del tutto raggiungibile oggi in Italia, poiché ci mancano interi pezzi della filiera tecnologica. Per noi di UniCredit, la sovranità digitale non consiste soltanto nell’avere i data center proprietari o nel localizzare i dati nella region italiana di un provider. Sovranità significa evitare il vendor lock-in e avere la concreta possibilità di cambiare fornitore in un tempo ragionevole. E per farlo servono competenze interne e un’alternativa attiva, il che comporta una gestione attenta dei costi e dei trade-off, poiché mantenere l’indipendenza costa di più rispetto all’abbracciare acriticamente una singola soluzione proprietaria».
Nella PA serve una governance condivisa
La tutela dell’autonomia decisionale assume un rilievo centrale anche nelle istituzioni pubbliche. Consip presidia ogni anno acquisti superiori a 30 miliardi di euro, con una componente determinante rappresentata dall’ICT (3-i opera per raccordare le strutture informatiche di INPS, ISTAT e INAIL, raggiungendo un bacino di circa 35.000 persone).
«Nella Pubblica Amministrazione – commenta Tomasini – il tema della sovranità sconta ancora una forte immaturità negli aspetti tecnologici. Prima di tutto, per la PA la sovranità deve coincidere con la capacità di governo: la capacità di comprendere esattamente quali siano gli ambiti di criticità da presidiare. Essendo la PA fortemente verticalizzata, fa ancora molta fatica a identificare in maniera integrata questi nodi critici. Inoltre, in un mondo complesso la sovranità non può essere autarchia o isolamento del singolo “sovrano”, ma deve essere perseguita creando sinergie, collaborazioni e alleanze a livello di Paese e di continente europeo. Su questo fronte, sia la PA italiana che l’Europa nel suo complesso sono ancora piuttosto indietro».
A riprova di questa esigenza, una rilevazione condotta da Nextwork360 su un campione di oltre 250 tra CIO e CISO indica che oltre la metà dei rispondenti ritiene necessario un intervento normativo sovranazionale per indirizzare le scelte tecnologiche delle aziende pubbliche e private.
L’impatto dei sistemi agentici nel riposizionamento del ruolo IT
L’introduzione dell’intelligenza artificiale e degli agenti autonomi stimola una riorganizzazione delle relazioni interne, restituendo alla direzione tecnologica un ruolo centrale nella definizione dei progetti di business.
L’AI riavvicina tecnologia e business
Chiesa osserva che l’adozione dell’AI sta rafforzando la collaborazione tra business e IT, dopo la diffusione di servizi software acquistati autonomamente dalle funzioni aziendali. Per integrare gli agenti nei processi servono dati governati e conoscenza dei sistemi esistenti: competenze che riportano la struttura tecnologica al centro del confronto con l’amministratore delegato e il comitato esecutivo.
«Al di là dell’evoluzione delle tecniche di codifica software – commenta Chiesa – sta cambiando radicalmente la postura del CIO e del team Digital. Finalmente ci riprendiamo il ruolo di leader della tecnologia. Oggi ci sediamo al tavolo con le aree di business e individuiamo insieme dove risiedono i dati e come l’agentificazione possa integrarsi nei processi
L’adozione di queste tecnologie si riflette in stime operative concrete. Secondo Chiesa, entro la fine del 2026 UniCredit prevede che il 30-40% delle proprie attività sarà supportato o integrato da LLM, agenti AI e strumenti di intelligenza artificiale generativa. Tra gli ambiti citati figurano lo sviluppo software, la riprogettazione dei processi operativi e l’help desk.
Questa trasformazione apre opportunità anche a chi non possiede competenze nei linguaggi di programmazione tradizionali: lo studio delle nuove tecnologie può consentire di contribuire al ripensamento dei processi aziendali, allargando la partecipazione attiva alle iniziative digitali oltre il perimetro degli sviluppatori specializzati.
Governance dei rischi, responsabilità dei modelli e organizzazioni ibride
L’impiego degli agenti AI apre anche il problema dell’attribuzione delle responsabilità.
«Al di là dell’enfasi e dell’hype sull’AI – spiega Chessa – da un punto di vista aziendale mi chiedo se questa sia soltanto una sfida tecnologica. Oggi mi trovo molto più spesso a discutere di rischio, compliance e responsabilità legal-operativa. Quando un agente AI commette un errore, di chi è la responsabilità? Dell’azienda, dell’IT che lo ha configurato o del business che lo ha utilizzato?».
Anche il rapporto con il business è completamente cambiato. «Il business non ci chiede più semplicemente di consegnare un sistema informativo garantendo l’infrastruttura up-and-running 24/7 – continua Chessa -. Viene da noi a esporre problemi di business, obiettivi di creazione del valore, riduzione dei costi delle operations e valorizzazione della knowledge base aziendale mediante AI. Non ci si limita più a raccogliere specifiche funzionali».
A queste complessità si aggiunge la dipendenza da un numero ristretto di fornitori globali, con tre player statunitensi e uno europeo a guidare il mercato dei modelli avanzati. L’assenza di un presidio interno sui meccanismi costruttivi rischia di esporre l’impresa a modifiche unilaterali delle funzionalità o a variazioni impreviste dei costi computazionali. La leadership tecnologica deve perciò vigilare sulla sostenibilità contrattuale ed economica di queste forniture.
«Il ruolo del CIO deve evolvere: non siamo una specie protetta da preservare. Il CIO del futuro non perderà il suo valore se saprà passare dalla semplice fornitura di soluzioni alla gestione strategica della trasformazione, sedendosi stabilmente nella stanza dei bottoni».
E nella pubblica amministrazione? «La PA deve affrontare una transizione generazionale imponente – spiega Tomasini -. Il CIO non è più colui che porta semplicemente la tecnologia nell’organizzazione, ma colui che integra processi e dati per erogare servizi».
La PA non può più essere vista come una somma di enti frammentati e verticali, ma deve operare come un organismo integrato. «L’AI agentica sta introducendo organizzazioni ibride – chiosa Tomasini -. La nostra responsabilità, come dirigenti che nei prossimi anni andranno in pensione, è accompagnare le persone attraverso questo cambiamento, trasferendo il nostro bagaglio di conoscenze alle nuove leve che gestiranno processi complessi e rischi elevati con strumenti del tutto nuovi».
FAQ: CIO & Innovation
Come sta evolvendo il rapporto tra CIO e CISO nelle organizzazioni moderne?
Il rapporto tra CIO e CISO sta evolvendo verso una collaborazione strategica sempre più convergente. Secondo le analisi di IDC e Check Point Research, i ruoli tradizionalmente distinti potrebbero trasformarsi in figure alleate e sinergiche, fino a prospettare una leadership integrata. Questa evoluzione riflette la necessità di affrontare in modo coordinato le sfide di sicurezza emergenti nel contesto della trasformazione digitale.
Qual è il tema centrale dei Digital360 Awards e CIOsumm.IT 2025?
Il tema centrale dei Digital360 Awards e CIOsumm.IT 2025 è “L’essenziale nel digitale: cosa conta veramente nell’era dell’AI”. L’evento esplorerà cosa rimane fondamentale per l’essere umano nell’era dell’intelligenza artificiale, invitando i CIO a riscoprire le proprie capacità distintive non replicabili dalle macchine, come la leadership visionaria, l’intuizione strategica e l’attitudine a costruire relazioni. Il concetto di essenzialità viene definito come la capacità di focalizzarsi sulle priorità autentiche, investendo le risorse nelle iniziative che contano davvero.
Quali sono le competenze più importanti per un CIO moderno?
Per un CIO moderno, la competenza più importante è la capacità di gestire gli stakeholder, che supera di gran lunga la pura competenza tecnica. A seguire, sono fondamentali la comprensione dei processi aziendali e la conoscenza del modello di business. Questo riflette un cambiamento di paradigma: il CIO contemporaneo è sempre più un manager trasversale, un architetto di relazioni e processi, piuttosto che un esperto di specifiche tecnologie. Questa evoluzione conferma la trasformazione del ruolo verso una figura di sintesi tra tecnologia, business e relazioni umane.
Come impatterà l’intelligenza artificiale sul ruolo del CIO?
Secondo la maggioranza dei CIO, l’impatto dell’AI sul loro ruolo sarà rilevante. I principali benefici attesi includono l’aumento della produttività e il recupero di tempo per attività a maggior valore aggiunto, come l’innovazione e lo sviluppo del business. Un effetto interessante è anche la possibilità di internalizzare attività prima affidate a fornitori esterni, grazie alle capacità dell’intelligenza artificiale. Questo cambiamento spinge i CIO a concentrarsi su ciò che è realmente essenziale, distinguendo l’innovazione utile da quella accessoria e mantenendo un equilibrio tra hype tecnologico e concretezza operativa.
Chi è e cosa fa un CIO Chief Information Officer?
Il Chief Information Officer(CIO) è una figura chiave nell’organigramma aziendale moderno, responsabile della gestione e dell’implementazione delle tecnologie dell’informazione per supportare gli obiettivi di business.
Quando nasce il ruolo del CIO?
La figura del Chief Information Officer è emersa negli anni ’80, evolvendo da un ruolo puramente tecnico a una posizione strategica che influenza direttamente le decisioni aziendali e guida la trasformazione digitale.
Quali sono le responsabilità chiave del CIO moderno?
Il CIO moderno si occupa di allineare la strategia IT con gli obiettivi aziendali, gestire il budget IT, garantire la sicurezza dei dati e guidare l’innovazione tecnologica all’interno dell’organizzazione.
Quali competenze essenziali ha un CIO di successo?
Un responsabile della funzione aziendale tecnologie dell’informazione e della comunicazione di successo deve possedere un mix equilibrato di competenze tecniche, manageriali e strategiche per guidare efficacemente la trasformazione digitale dell’azienda.
Quali abilità tecniche sono richieste al Chief Information Officer?
Le competenze tecniche fondamentali includono una profonda comprensione delle architetture IT, dei sistemi di sicurezza, del cloud computing e delle tecnologie emergenti come l’IA e l’IoT.
Quali sono le soft skills critiche per la leadership IT?
Le soft skills essenziali per un CIO includono capacità di leadership, comunicazione efficace, pensiero strategico e abilità nel gestire il cambiamento organizzativo.
Il CIO è un ruolo ponte tra IT e business?
Il CIO moderno funge da intermediario tra il dipartimento IT e le altre funzioni aziendali, traducendo le esigenze di business in soluzioni tecnologiche e viceversa.
Quali sono le fasi di allineamento delle strategie IT con gli obiettivi aziendali?
Il CIO deve assicurare che le iniziative IT supportino e potenzino gli obiettivi strategici dell’azienda, massimizzando il ritorno sugli investimenti tecnologici.
Con chi collabora il CIO?
La collaborazione con
e altri dirigenti è cruciale per il CIO per garantire che la tecnologia sia integrata in tutte le aree dell’azienda e supporti la visione complessiva.
Quali sfide deve affrontare un CIO?
I responsabili della funzione aziendale tecnologie dell’informazione e della comunicazione moderni devono affrontare sfide complesse come la rapida evoluzione tecnologica, la crescente minaccia alla sicurezza informatica e la necessità di innovazione continua.
Qual è l’impatto del CIO sulla competitività aziendale?
Un CIO efficace può aumentare significativamente la competitività aziendale attraverso l’implementazione strategica di tecnologie che migliorano l’efficienza e creano vantaggio competitivo.
Come evolverà il ruolo del CIO?
Il ruolo del CIO continuerà ad evolversi, con un focus crescente sull’innovazione, la trasformazione digitale e la creazione di valore attraverso la tecnologia.
Quali tendenze influenzeranno la posizione del Chief Information Officer?
Tecnologie come l’IA, il machine learning, l’edge computing , gli IIoT e la blockchain stanno ridefinendo il panorama IT e il ruolo del CIO nel guidare la loro adozione.
Come cambieranno le responsabilità del CIO?
Si prevede che il CIO assumerà un ruolo ancora più strategico, con maggiore influenza sulle decisioni di business e un focus sulla creazione di valore attraverso l’innovazione digitale.
Come diventare un CIO?
Il percorso verso la posizione di responsabile della funzione aziendale tecnologie dell’informazione e della comunicazione richiede una combinazione di esperienza tecnica, competenze manageriali e una profonda comprensione del business.
Quali sono le qualifiche ed esperienze necessarie per aspirare al ruolo di CIO?
Tipicamente, un responsabile della funzione aziendale tecnologie dell’informazione e della comunicazione ha una solida formazione in informatica o ingegneria, spesso accompagnata da un MBA, e una vasta esperienza in ruoli IT di crescente responsabilità.
Quali sono i principali consigli per professionisti IT che mirano alla posizione di Chief Information Officer?
I professionisti IT aspiranti responsabile della funzione aziendale tecnologie dell’informazione e della comunicazione dovrebbero cercare opportunità per ampliare la loro comprensione del business, sviluppare competenze di leadership e acquisire esperienza in progetti di trasformazione digitale.
Come il CIO misura il proprio successo?
Il successo di un responsabile della funzione aziendale tecnologie dell’informazione e della comunicazione può essere misurato attraverso una serie di KPI che riflettono sia l’efficacia operativa dell’IT che il suo impatto sul business.
Indicatori di performance per valutare l’efficacia del CIO
Alcuni KPI chiave includono il ROI degli investimenti IT, i tempi di implementazione dei progetti, la soddisfazione degli utenti e il contributo dell’IT alla crescita dei ricavi.
Bilanciamento tra innovazione e stabilità operativa
Un CIO di successo deve trovare il giusto equilibrio tra l’introduzione di innovazioni e il mantenimento di operazioni IT stabili e affidabili.





















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