Quando si parla di data center, l’attenzione va quasi sempre a chi costruisce e gestisce i campus. Eppure, la capacità di calcolo esiste solo se alle sue spalle c’è un’infrastruttura in grado di portare energia stabile ai rack e di smaltire il calore che ne deriva. È questo il terreno su cui si muove l’offerta Schneider Electric Data Center, con cui il gruppo francese, specializzato in gestione dell’energia e automazione, accompagna operatori, hyperscaler e imprese lungo il ciclo di vita delle infrastrutture critiche.
L’arrivo dei carichi di intelligenza artificiale, che spingono le densità di potenza ben oltre quelle dei data center tradizionali, ha reso questo ruolo ancora più strategico per i CIO chiamati a pianificare nuova capacità.
La sfida non riguarda soltanto l’installazione di sistemi più potenti, ma la possibilità di dimensionare correttamente alimentazione elettrica, distribuzione dell’energia, raffreddamento e monitoraggio, evitando che un singolo elemento diventi un limite per l’intera infrastruttura. La disponibilità di soluzioni coordinate consente di affrontare questi aspetti fin dalla progettazione e di adattare gli impianti all’evoluzione dei carichi.
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Un’architettura integrata per energia e raffreddamento
L’impostazione di Schneider Electric poggia su un’idea semplice: potenza, raffreddamento e software non vanno progettati come compartimenti stagni, ma come un unico sistema gestito attraverso un approccio integrato. L’obiettivo è coordinare le diverse componenti dell’infrastruttura fisica, dalla distribuzione elettrica alla gestione termica, fino agli strumenti che consentono di controllarne lo stato operativo.
In questa prospettiva, l’offerta comprende soluzioni per la continuità e la distribuzione dell’alimentazione, sistemi di raffreddamento, infrastrutture prefabbricate e piattaforme digitali per il monitoraggio. La possibilità di combinare queste tecnologie permette di intervenire sia nelle nuove realizzazioni sia negli ambienti esistenti, calibrando gli investimenti sulle esigenze di capacità, disponibilità e crescita.
Per gli operatori, significa poter affrontare l’espansione dei carichi IT senza considerare ogni intervento come un progetto isolato, ma inserendolo in un disegno infrastrutturale coerente.

Dai moduli prefabbricati all’edge computing
Il primo pilastro della proposta di valore dell’azienda è la modularità. Nella gamma EcoStruxure Modular Data Centers rientra il modulo prefabbricato All-In-One raffreddato a liquido, presentato come soluzione per portare calcolo ad alta intensità in ambienti edge compatti e dedicati, installabili quasi ovunque in poche settimane.
Le apparecchiature sono montate e testate in fabbrica per ridurre il rischio fin dal primo giorno, mentre il raffreddamento a liquido elimina i ventilatori e semplifica l’impiantistica di condizionamento. La gamma comprende anche il Prefabricated Modular EcoStruxure Pod Data Centre, pensato per le installazioni ad alta densità.
Il ricorso a moduli prefabbricati risponde a un’esigenza precisa: ridurre la complessità delle attività in cantiere e rendere più prevedibili tempi e modalità di attivazione. L’integrazione preventiva dei componenti permette di standardizzare parte delle operazioni di installazione e collaudo, mantenendo al tempo stesso la possibilità di dimensionare la soluzione in funzione dei carichi da supportare. Si tratta di un approccio utile per le imprese che devono distribuire capacità di calcolo in sedi periferiche, vicino ai luoghi in cui vengono generati i dati, ma anche per gli operatori che puntano ad ampliare progressivamente le proprie infrastrutture.
Software e DCIM per la gestione da remoto
L’hardware serve a poco senza visibilità sul suo stato. Per questo il portafoglio include EcoStruxure IT Expert, un software DCIM (Data Center Infrastructure Management) aperto, interoperabile e indipendente dal fornitore, destinato a edge, IT distribuito e data center. A questo si affianca EcoStruxure Asset Advisor, servizio di monitoraggio remoto in cloud che permette di individuare, risolvere e tracciare i problemi del sito in modo tempestivo.
Per chi gestisce molte sedi distribuite, poter governare dal centro sia l’ambiente fisico sia le apparecchiature IT riduce i tempi di intervento e rende più prevedibili le prestazioni. La raccolta e la consultazione delle informazioni operative aiutano, inoltre, a individuare anomalie, seguire l’evoluzione delle condizioni di esercizio e pianificare gli interventi di manutenzione. Il monitoraggio da remoto assume particolare rilevanza nelle infrastrutture edge, spesso distribuite sul territorio e prive di personale tecnico presente in modo continuativo.
La componente software completa, così, quella fisica: conoscere lo stato degli apparati e ricevere indicazioni tempestive sui problemi consente di passare da una gestione prevalentemente reattiva a un controllo più strutturato dell’infrastruttura.
Raffreddamento a liquido: la sfida dell’intelligenza artificiale
Il punto di rottura delle moderne sale server è il calore. Nei data center ad alta densità un singolo rack può richiedere più energia di un intero data center tradizionale e il raffreddamento ad aria fatica a tenere il passo. Di qui la risposta di Schneider Electric: portare il liquido il più vicino possibile ai componenti che generano calore.
Motivair e l’in-rack liquid cooling
L’acquisizione di Motivair, specialista statunitense del liquid cooling, ha arricchito il portafoglio di soluzioni dedicate ai carichi AI. Tra queste figura l’in-rack liquid cooling, che ottimizza la gestione termica e riduce il rischio di surriscaldamento, in un’offerta che supporta la tecnologia Nvidia e include anche le soluzioni dell’Open Compute Project.
Sul piano tecnico, l’azienda indica due strade principali: il direct-to-chip, in cui il refrigerante circola su piastre a contatto con CPU e GPU, e il retrofit dei data center esistenti raffreddati ad aria.
Nel primo caso, il liquido intercetta il calore direttamente in prossimità dei processori, migliorando l’efficacia del trasferimento termico rispetto a un sistema basato esclusivamente sulla circolazione dell’aria. Il secondo approccio permette, invece, di affrontare l’aumento della densità computazionale senza dover necessariamente riprogettare da zero l’intero data center.
La possibilità di integrare il raffreddamento a liquido in infrastrutture già operative amplia le opzioni a disposizione di chi deve adeguare gli impianti alla crescita dei carichi AI, conciliando le esigenze di prestazione con i vincoli di spazio, continuità operativa e investimento.
L’Italia come centro di competenza europeo
Per Schneider Electric il nostro Paese non è soltanto un mercato, ma anche un asset industriale. È in Veneto che il gruppo concentra una parte rilevante della propria capacità sul freddo a Conselve (PD), nella cosiddetta Cooling Valley. Questa presenza si inserisce in una filiera nella quale la gestione termica assume un peso crescente, anche per effetto della diffusione dei sistemi di calcolo ad alta densità.
La capacità di sviluppare e produrre tecnologie per il raffreddamento rappresenta un tassello importante di un’offerta che punta a coprire più livelli dell’infrastruttura, dalla componente fisica agli strumenti digitali di gestione.
In un mercato nel quale l’intelligenza artificiale sta modificando i requisiti di alimentazione e dissipazione del calore, la disponibilità di competenze industriali specializzate consente di supportare le esigenze di progettazione e aggiornamento dei data center, con soluzioni che devono coniugare affidabilità, scalabilità ed efficienza operativa.































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