Fisico e virtuale. Edifici che ospitano server, reti e sistemi di archiviazione. A farli funzionare sono energia, raffreddamento, collegamenti e persone che ne presidiano l’operatività.
Il linguaggio dei data center racconta queste dipendenze, dalle unità rack agli obiettivi di ripristino.
Ecco 50 parole chiave dei data center, in ordine alfabetico, per orientarsi tra infrastrutture, servizi e sostenibilità.
Indice degli argomenti
Backup
È la copia dei dati conservata per recuperarli dopo una cancellazione, una corruzione o un attacco informatico. Nel data center richiede politiche su frequenza, conservazione e verifica dei ripristini. Copie isolate o immutabili aiutano a proteggerlo dagli attacchi. La sua efficacia si misura nella possibilità di ripristinare dati utilizzabili quando servono.
BMS — Building Management System
È il sistema che supervisiona gli impianti dell’edificio: climatizzazione, alimentazione e altri servizi tecnici. Raccoglie misure e allarmi e può regolare il funzionamento delle apparecchiature. Nel data center aiuta a mantenere le condizioni operative previste e può scambiare informazioni con il DCIM, maggiormente orientato alla gestione integrata dell’infrastruttura e della capacità.
Business continuity
È la capacità dell’organizzazione di mantenere i processi essenziali durante un’interruzione e di riprenderli secondo priorità definite. Comprende persone, sedi, fornitori, comunicazioni e sistemi informativi. Per il data center si traduce in scelte su resilienza e ripristino, inserite in un piano aziendale più ampio rispetto al solo recupero delle tecnologie.
Cablaggio strutturato
È l’insieme organizzato di cavi, connettori, pannelli e percorsi che sostiene le comunicazioni nel data center. Può comprendere rame e fibra ottica. Una progettazione ordinata facilita ampliamenti, manutenzione e identificazione dei collegamenti. Separare opportunamente i percorsi aiuta inoltre a limitare il rischio che un singolo incidente interrompa connessioni che devono restare indipendenti.
Capacità elettrica disponibile
È la potenza che può essere effettivamente fornita al sito o alle apparecchiature, entro i limiti della connessione alla rete e degli impianti. Si esprime in kW o MW. Per interpretarla occorre conoscere il perimetro: potenza all’ingresso, capacità installata e potenza utilizzabile dall’IT indicano grandezze diverse, soprattutto in presenza di ridondanza.
Carrier neutral
Indica un data center che consente ai clienti di scegliere tra più operatori di telecomunicazioni. Questa possibilità favorisce diversificazione delle connessioni e confronto delle offerte. La disponibilità concreta dipende dagli operatori presenti, dai servizi raggiungibili e dai percorsi fisici: due contratti diversi possono comunque utilizzare un tratto di infrastruttura comune.
CDU — Coolant Distribution Unit
È l’unità che gestisce la circolazione del liquido nei sistemi di raffreddamento dell’IT. Può controllare portata, pressione e temperatura e separare il circuito delle apparecchiature da quello dell’edificio attraverso uno scambiatore. Esistono configurazioni che trasferiscono il calore dal liquido ad altro liquido oppure all’aria.
Chiller
È una macchina frigorifera che sottrae calore a un liquido, generalmente acqua o una miscela con glicole, destinato al raffreddamento. Nel data center può alimentare unità di trattamento dell’aria o altri circuiti tramite scambiatori. Il suo consumo dipende dalle condizioni esterne, dalle temperature richieste e dal carico: conta quindi l’efficienza nell’esercizio reale.
Colocation
È il servizio con cui un’impresa colloca le proprie apparecchiature in un data center gestito da un operatore esterno. Il fornitore mette a disposizione spazio, energia, raffreddamento e sicurezza fisica, con responsabilità definite contrattualmente. Il cliente conserva la gestione dei propri sistemi, salvo servizi aggiuntivi concordati.
Contenimento dei corridoi
È la separazione fisica dei flussi d’aria calda e fredda mediante porte, pannelli o coperture. Può riguardare il corridoio caldo oppure quello freddo. Limitando la miscelazione, permette di portare l’aria dove serve e rende più prevedibili le temperature all’ingresso dei server. Il risultato dipende anche dalla corretta gestione dei passaggi d’aria.
Corridoio caldo e corridoio freddo
È una disposizione dei rack che alterna file con i fronti contrapposti, dove arriva l’aria di raffreddamento, e file con i retri contrapposti, dove viene espulsa l’aria calda. L’obiettivo è separare mandata e ritorno dell’aria, riducendo il ricircolo verso i server. Il contenimento aggiunge una barriera fisica a questa organizzazione.
CRAC e CRAH
Sono apparecchiature che raffreddano l’aria della sala IT. CRAC significa Computer Room Air Conditioner; CRAH, Computer Room Air Handler. Nella distinzione tecnica illustrata da MANN+HUMMEL, il CRAC usa un circuito frigorifero a espansione diretta, mentre il CRAH impiega una batteria ad acqua refrigerata. Entrambi contribuiscono al controllo delle condizioni ambientali.
Cross connect
È un collegamento fisico dedicato tra due soggetti all’interno di un data center, per esempio un’impresa e un operatore di rete. Il cross connect fornisce il collegamento; connettività, capacità trasmissiva e servizi dipendono dagli apparati e dagli accordi tra le parti.
Data center enterprise
È il centro di elaborazione dedicato alle esigenze di una singola organizzazione, che ne governa infrastruttura e operatività, direttamente o con partner. Può trovarsi presso una sede aziendale o in un sito dedicato. Nella classificazione di IBM, questo modello si distingue dalle strutture che erogano risorse condivise a più clienti. Il tratto distintivo è la destinazione aziendale.
Data center modulare
È un’infrastruttura costruita con moduli preassemblati che integrano, secondo il progetto, sistemi IT, alimentazione o raffreddamento. I moduli vengono installati e collegati nel sito prescelto. L’approccio consente una crescita per incrementi e può semplificare le attività di cantiere. Tempi e capacità restano legati anche alle opere civili, alle autorizzazioni e agli allacciamenti.
DCIM — Data Center Infrastructure Management
Indica strumenti software per conoscere e gestire l’infrastruttura fisica del data center. Integrano informazioni su apparati, posizione nei rack, alimentazione, raffreddamento e capacità disponibile. Aiutano a valutare dove installare nuovi sistemi e quali vincoli potrebbero emergere. Il loro valore operativo è una visione coordinata di spazio, energia e condizioni ambientali.
Densità di potenza
Esprime quanta potenza elettrica è concentrata in un determinato spazio: spesso si misura in kW per rack, oppure in kW per metro quadrato. È importante per dimensionare alimentazione e raffreddamento. Due sale con la stessa potenza complessiva possono avere esigenze molto diverse se il carico è distribuito oppure concentrato in pochi armadi.
Direct-to-chip cooling
È una forma di raffreddamento a liquido in cui piastre attraversate da un fluido, dette cold plate, assorbono calore direttamente dai componenti più energivori, come CPU e GPU. Il liquido trasporta poi il calore verso uno scambiatore. Gli altri componenti possono richiedere ancora ventilazione: il sistema va dimensionato sul carico termico complessivo del server.
Disaster recovery
È l’insieme di tecnologie e procedure per ripristinare sistemi e servizi IT dopo un’interruzione grave. Comprende dati, applicazioni, configurazioni, infrastrutture alternative e prove di recupero. Gli obiettivi principali riguardano il tempo di ripristino e la perdita di dati tollerabile. Il backup ne costituisce una componente, insieme alle capacità di riavvio dei servizi.
Disponibilità — Uptime
Indica la quota di tempo in cui un sistema o un servizio risulta operativo nel periodo considerato. Si esprime spesso in percentuale. Per leggerla correttamente contano il servizio misurato, il periodo e le esclusioni previste. La disponibilità dell’alimentazione del data center e quella di un’applicazione descrivono livelli diversi della catena di servizio.
Edge data center
È una struttura di elaborazione collocata vicino agli utenti, agli impianti o alle fonti dei dati. Serve a ridurre la distanza percorsa dalle informazioni e a gestire localmente alcune attività. Può supportare fabbriche, reti di telecomunicazioni e servizi distribuiti. Il suo ruolo dipende dalla prossimità al punto di utilizzo, più che dalle sole dimensioni.
Fibra ottica
È un mezzo di trasmissione che utilizza impulsi luminosi guidati in sottili filamenti, generalmente di vetro. Nel data center collega apparati, sale e siti, supportando connessioni ad alta capacità. Prestazioni e distanze dipendono dal tipo di fibra e dagli apparati ottici. Per la resilienza conta anche la diversificazione dei percorsi fisici dei collegamenti.
Free cooling
È il raffreddamento che sfrutta condizioni esterne favorevoli per ridurre o evitare il lavoro dei compressori frigoriferi. Può utilizzare direttamente l’aria esterna, con opportuni trattamenti, oppure scambiatori che mantengono separati i circuiti. Le possibilità dipendono dal clima e dalle temperature di esercizio. Restano consumi per ventilatori e pompe: il vantaggio è ridurre l’energia necessaria a smaltire il calore.
GPU — Graphics Processing Unit
È un processore progettato per eseguire molte operazioni in parallelo, impiegato anche nell’intelligenza artificiale e nel calcolo scientifico. Nei server accelerati lavora insieme alle CPU. La sua installazione richiede di valutare alimentazione, raffreddamento e rete: le prestazioni dell’intero sistema dipendono anche dalla velocità con cui dati e risultati vengono trasferiti tra i componenti.
Gruppo elettrogeno
È un sistema che produce elettricità tramite un motore accoppiato a un generatore. Nel data center fornisce alimentazione di emergenza quando manca la rete. L’UPS sostiene i carichi durante il tempo necessario all’avviamento e al trasferimento dell’alimentazione. L’autonomia del gruppo dipende da combustibile disponibile, rifornimenti, carico e condizioni di esercizio, oltre che dalla manutenzione.
Hyperscale data center
È un data center progettato per erogare capacità di calcolo e archiviazione su grandissima scala, con espansione e gestione fortemente automatizzate. È associato soprattutto ai grandi operatori cloud e digitali. Il termine descrive una logica di scala e standardizzazione: le sole dimensioni dell’edificio o la potenza dichiarata non ne esauriscono le caratteristiche.
Immersion cooling
È il raffreddamento ottenuto immergendo apparecchiature compatibili in un liquido dielettrico, formulato per non condurre elettricità nelle condizioni previste. Il fluido assorbe il calore dai componenti. Nei sistemi monofase resta liquido; nei sistemi bifase evapora e viene condensato. Materiali, manutenzione e gestione dei fluidi richiedono soluzioni progettate specificamente per questa modalità di esercizio.
Interconnessione
È l’insieme dei collegamenti che permette a imprese, reti, piattaforme cloud e altri servizi di scambiare dati. Nel data center può comprendere connessioni fisiche e servizi di rete virtuali. Influisce su prestazioni e flessibilità delle architetture. Per valutarla contano destinazioni raggiungibili, capacità, latenza e percorsi, insieme alle condizioni economiche e operative dei servizi.
Latenza
È il tempo impiegato da un dato o da una richiesta per percorrere un collegamento o ottenere una risposta. Si misura generalmente in millisecondi, talvolta in microsecondi. Dipende da distanza, percorso, apparati e congestione. Occorre precisare se la misura riguarda una sola direzione oppure l’andata e ritorno: influenza la reattività delle applicazioni.
Liquid cooling
È la famiglia delle tecnologie che usa un liquido per asportare calore dalle apparecchiature IT. Comprende soluzioni direct-to-chip, a immersione e con scambiatori sulle porte posteriori dei rack. La scelta dipende da densità, temperature e caratteristiche dei sistemi. Il calore raccolto deve comunque essere trasferito e smaltito oppure recuperato attraverso un’infrastruttura adeguata.
PDU — Power Distribution Unit
È un’unità che distribuisce alimentazione elettrica. Nel rack collega la distribuzione a monte ai singoli apparati IT. Esistono versioni essenziali e modelli con misurazione o controllo remoto delle prese. Le funzioni di monitoraggio aiutano a conoscere carichi e consumi, individuando squilibri o circuiti prossimi ai limiti operativi.
Peering
È il raccordo con cui due reti si collegano per scambiarsi direttamente il traffico destinato ai rispettivi utenti e clienti. Può avvenire tramite collegamenti privati o punti di interscambio condivisi. Nel data center la presenza di reti e punti di interscambio amplia le possibilità di collegamento. Il beneficio dipende dalle destinazioni effettivamente raggiunte attraverso l’accordo.
Potenza IT
È la potenza elettrica destinata alle apparecchiature informatiche: server, storage e dispositivi di rete. Si esprime in kW o MW e può indicare capacità disponibile oppure assorbimento misurato, secondo il contesto. Va distinta dall’energia consumata nel tempo, espressa in kWh o MWh. È una base per dimensionare alimentazione e raffreddamento della struttura.
PUE — Power Usage Effectiveness
Misura il rapporto tra l’energia totale consumata dal data center e quella utilizzata dalle apparecchiature IT nello stesso periodo. Con PUE 1,5, ogni kWh dell’IT richiede altri 0,5 kWh per gli impianti e i servizi ausiliari. Un valore vicino a 1 indica minore incidenza dei consumi ausiliari; il parametro non misura l’utilità delle elaborazioni svolte.
Rack
È la struttura che ospita server, sistemi di archiviazione e apparati di rete, organizzandone montaggio e cablaggio. Lo spazio verticale utile si misura in unità rack, indicate con “U”. La capacità effettiva dipende anche da peso, profondità degli apparati, potenza elettrica e raffreddamento. Avere posizioni libere non implica poter installare altri server senza verificare questi limiti.
Recupero del calore
È l’utilizzo del calore prodotto dalle apparecchiature IT per altri impieghi, come riscaldare edifici o alimentare reti termiche. La fattibilità dipende dalla temperatura disponibile, dalla distanza degli utilizzatori e dalla domanda durante l’anno. Le pompe di calore possono innalzare la temperatura del fluido: nel bilancio va considerata anche l’energia necessaria a rendere utilizzabile il calore.
Ridondanza — N, N+1, 2N
È la presenza di capacità aggiuntiva rispetto al minimo necessario, indicato con N. N+1 aggiunge un componente equivalente a quelli richiesti; 2N prevede due sistemi, ciascuno capace di sostenere l’intero carico. La protezione dipende anche da distribuzione, controlli e punti condivisi. Il numero di apparecchiature, da solo, non descrive l’indipendenza delle catene di alimentazione o raffreddamento.
RPO — Recovery Point Objective
È l’obiettivo che definisce la perdita massima di dati tollerabile, espressa come intervallo temporale (non come quantità di dati). Con RPO di un’ora, il recupero deve consentire di tornare a un punto distante al massimo un’ora dall’incidente. Questo requisito orienta frequenza delle copie e replica dei dati. La verifica richiede prove coerenti con gli scenari di guasto previsti.
RTO — Recovery Time Objective
È il tempo massimo obiettivo per ripristinare un servizio dopo un’interruzione. Un RTO di due ore richiede infrastrutture, persone e procedure capaci di riportarlo operativo entro quel limite. Si tratta di un obiettivo di recupero: per verificarne la fattibilità servono test che includano dipendenze applicative, controlli e tempi decisionali.
Scambiatore di calore
È un dispositivo che trasferisce energia termica da un fluido a un altro, generalmente mantenendoli separati. Nel data center può collegare i circuiti delle apparecchiature a quelli dell’edificio o trasferire il calore all’aria esterna. Dimensionamento, temperature e portate determinano quanto calore può trasferire. È un componente centrale nel percorso del calore dai chip all’esterno.
Server
È un sistema che mette a disposizione risorse o servizi ad altri sistemi e utenti: applicazioni, database, file o capacità di calcolo. Nel data center fisico comprende processori, memoria, connessioni e alimentazione. Uno stesso server può ospitare più ambienti virtuali. La sua utilità dipende dal carico di lavoro eseguito e dall’integrazione con storage e rete.
Sicurezza fisica
Comprende misure che proteggono persone, edifici e apparecchiature da accessi non autorizzati e danni materiali. Include controllo degli ingressi, sorveglianza, compartimentazione e protezione dagli incendi. Nel data center le autorizzazioni possono distinguere perimetro, sale e singoli rack. È parte della protezione complessiva dei servizi, insieme alla cybersecurity e alle procedure di gestione degli accessi.
SLA — Service Level Agreement
È l’accordo che definisce i livelli di servizio assunti dal fornitore verso il cliente. Può riguardare disponibilità, tempi di intervento e condizioni ambientali, con metodi di misura, esclusioni e rimedi contrattuali. Per un data center occorre identificare il servizio coperto: energia, connettività, infrastruttura o gestione applicativa comportano impegni e responsabilità differenti.
Sovranità digitale
È la capacità di governare dati, infrastrutture e servizi digitali, mantenendo controllo sulle decisioni e sulle dipendenze tecnologiche. Per il data center riguarda localizzazione, giurisdizioni applicabili, accessi amministrativi, chiavi crittografiche e possibilità di trasferire dati e servizi. La collocazione geografica ne rappresenta una componente.
Sostenibilità energetica
Riguarda il modo in cui un data center limita consumi ed emissioni legati all’energia, considerando efficienza dell’IT, impianti e approvvigionamento. Nella guida del Dipartimento dell’Energia statunitense, le misure sui sistemi IT producono benefici anche sul raffreddamento e sull’alimentazione. Per valutarla servono più indicatori, oltre al PUE, e informazioni sull’origine dell’elettricità utilizzata.
46. Storage
È l’insieme di dispositivi e sistemi che conservano i dati e li rendono disponibili alle applicazioni. Comprende dischi, unità a stato solido e piattaforme organizzate per accesso a blocchi, file o oggetti. Nel data center va dimensionato rispetto a capacità, velocità e protezione richieste. La conservazione dei dati operativi va affiancata a copie recuperabili.
Tier
È la classificazione dell’Uptime Institute che distingue quattro livelli di infrastruttura del data center. Considera componenti, percorsi di distribuzione, manutenzione e comportamento ai guasti. Il Tier III permette manutenzione senza interrompere l’operatività IT; il Tier IV aggiunge tolleranza ai guasti. La classificazione riguarda l’infrastruttura del sito, mentre la disponibilità applicativa dipende dall’intera architettura del servizio.
I quattro livelli Tier a confronto
| Livello | Caratteristica dell’infrastruttura |
|---|---|
| Tier I | Capacità di base; manutenzioni che richiedono l’arresto del sito |
| Tier II | Componenti di capacità ridondanti; restano necessarie interruzioni per alcune manutenzioni |
| Tier III | Ogni componente di capacità e percorso di distribuzione può essere rimosso per manutenzione programmata senza interrompere l’IT |
| Tier IV | Alla manutenibilità si aggiunge la tolleranza al guasto di un singolo componente o percorso di distribuzione |
UPS — Uninterruptible Power Supply
È il gruppo di continuità che mantiene alimentate le apparecchiature durante un’interruzione e, secondo la tecnologia, le protegge dai disturbi della rete. Utilizza energia accumulata, spesso in batterie, per coprire il passaggio verso una fonte alternativa o consentire uno spegnimento controllato. Autonomia e potenza vanno rapportate al carico effettivamente protetto e alle condizioni degli accumulatori.
Virtualizzazione
È la tecnologia che separa risorse informatiche e ambienti di esecuzione dall’hardware sottostante. Nel caso dei server consente di ospitare più macchine virtuali su uno stesso sistema fisico, con risorse assegnate e isolamento logico. Favorisce consolidamento e flessibilità operativa. Le applicazioni continuano però a dipendere dalla capacità e dall’affidabilità dell’infrastruttura fisica che le sostiene.
WUE — Water Usage Effectiveness
Misura l’acqua utilizzata dal data center in rapporto all’energia consumata dall’IT nello stesso periodo, generalmente in litri per kWh. Nella versione riferita al sito considera l’acqua usata direttamente dalla struttura. Un valore inferiore indica minore utilizzo idrico per unità di energia IT; per valutare l’impatto contano anche disponibilità locale dell’acqua e perimetro della misurazione.





















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