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Backup: cos’è, a cosa serve, come e perché farlo

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Backup: cos’è, a cosa serve, come e perché farlo

Backup dei dati come passaggio obbligato di una buona gestione aziendale. La routine, indispensabile alla continuità operativa, oggi può essere fatta attraverso varie opzioni tecnologiche che oggi passano anche attraverso il cloud

02 Ago 2020

di Laura Zanotti

Backup dei dati è sinonimo di continuità operativa. Compiere questa operazione, infatti, significa fare un duplicato e quindi creare una copia di sicurezza di informazioni e file. Questo, per quanto noioso, è l’unico modo che permette agli utenti di tutelare i dati.

Perché fare il backup?

È fondamentale premettere che il backup è un tassello cruciale di una qualsiasi data strategy. Inoltre la capacità di gestire e processare le informazioni è la chiave competitiva delle nuove imprese digitali.

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Ecco perché occorre pianificare un data journey strutturato e graduale. Solo così le aziende arrivano alla padronanza in materia di data & analytics, AI eccetera.

Il significato del backup in azienda e non solo

Il significato di backup riguarda il processo di disaster recovery. Esso si concretizza in quelle attività che consentono di proteggere le informazioni contenute in un ambiente IT.

Questo concetto si applica in azienda, ma vale anche per tutti i dispositivi che contengono e generano dati.

A ciascuno il suo

Vero è che oggi la maggior parte delle grandi aziende ha adottato soluzioni allo stato dell’arte. Il mondo enterprise può contare su SAN di fascia alta, alimentate dai miglior array di dischi e sistemi di backup multilivello, integrate da piani di DR. Le grandi aziende hanno anche le risorse per comprare maggiore spazio quando ne hanno bisogno. Oppure possono decidere di potenziare l’uso del cloud.

Diverso è il caso delle PMI, che faticano a stare dietro alla continua crescita dello storage. Spesso le piccole realtà non hanno le infrastrutture adeguate e nemmeno le risorse per istituire un sistema per garantire la business continuity. Come sottolineano gli analisti, sempre e in ogni caso, il backup è un fondamentale rispetto alla corretta gestione del dato. Definire linee guida e best practice dopo il GDPR è diventato prioritario per tutti. È necessario allargare le vision e istituire criteri di gestione più opportuni.

L’articolo 32 del GDPR, infatti, specifica come “il titolare deve mettere in atto misure adeguate per garantire la sicurezza dei dati”. Assicurare integrità, riservatezza, resilienza e disponibilità dei sistemi è parte integrante della conformità dei sistemi, attenuando il rischio di data breach.

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Che cos’è un backup e a cosa serve

Con backup si intende il generare una copia di file o database (fisici o virtuali) e ospitarla in un sito secondario. È evidente che il secondo sito dovrebbe essere geograficamente lontano dal primario dove risiedono i dati originali.

Potrebbe sembrare scontato ma, purtroppo, la letteratura informatica è piena di casi in cui nella stessa sala macchine, convivono sito primario e sito secondario.

Quest’attività fondamentale che risolve una serie di casi:

  • Anomalie e guasti dell’apparecchiatura.
  • Eventi catastrofici come incendi, allagamenti, terremoti, guerre.
  • Azioni malevoli come furti, virus e via dicendo.
  • Errori da parte degli utenti distratti o inesperti.

Grazie alla copia di file, applicazioni e sistemi, si possono recuperare i dati perduti e tornare alla condizione operativa precedente all’evento negativo. Ovviamente, la funzionalità operativa dipende dalla frequenza con cui si effettua un backup. Per lavori intensivi, infatti, la frequenza impostata deve essere più serrata rispetto ad attività diluite nel tempo.

Backup e disaster recovery: l’importanza di avere un piano

Si tratta dunque di un processo fondamentale in un piano di disaster recovery (DRP – Disaster Recovery Plan). Ripristinare dati, database, sistemi e applicazioni, infatti, è un requisito basilare nella gestione di qualsiasi tipo di business.

Parlando di sicurezza informatica, l’archiviazione dei dati è a tutti gli effetti l’altra faccia della medaglia. Per questo motivo è necessario eseguire backup di tutti i dati che si ritengono critici o vulnerabili. La routine, di per sé noiosa, si rivela cruciale nel momento in cui l’accesso ai dati è per vari motivi inibito. In linea generale, questo non vale solo per i grandi apparati informatici. Vale per i pc, gli smartphone, i tablet, i lettori audio e qualsiasi altro dispositivo equipaggiato di software.

Inventariate e classificare: capire cosa proteggere

Per capire come impostare una corretta procedura è necessario mappare e inventariare dispositivi e processi. La classificazione, infatti, aiuta a valutare i rischi e a capire come impostare le attività di archiviazione nel modo più funzionale. Le organizzazioni devono innanzitutto chiedersi:

  • quali e quanti dati bisogna memorizzare?
  • Dove risiedono i dati primari e dove risiederanno i dati duplicati?
  • In che modo e con che tecnologie i dati devono essere ridondati?
  • In quanto tempo si recuperano i dati backuppati?

L’evoluzione dei sistemi di backup

Prima che il disco diventasse il principale supporto dell’archiviazione, tante organizzazioni utilizzavano librerie di unità a nastro magnetico. Per inciso, oggi la tecnologia a nastro si usa per lo più per tutti quei dati archiviati che non serve ripristinare rapidamente. Attualmente la velocità è tutto. Quindi, le aziende hanno optato per le tecnologie a disco e per i backup di rete.

Prima del backup di rete, su ogni server era installata un’applicazione che copiava i dati su un’unità nastro collegata localmente o disco rigido. Tale unità è nota come direct-attached storage (DAS). L’approccio di avere software di backup aziendale e hardware in quest’ambito per ogni server era costoso e dispendioso in termini di tempo. Il software di gestione dei backup continuava a funzionare su server separati. E il tool spostava i dati su disco invece che su nastro.

Con l’aumentare delle dimensioni dei file, i fornitori hanno introdotto dispositivi di protezione integrati per semplificare il processo duplicazione. Un’appliance di dati integrata è essenzialmente un file server dotato di unità disco rigido (HDD) e di un software di backup. Questi dispositivi plug-and-play spesso includono funzionalità automatizzate per il controllo della capacità del disco, della memoria espandibile e delle librerie nastro preconfigurate.

Le appliance dedicate

Le aziende tipicamente eseguono il backup dei dati più importanti utilizzando appliance dedicate alla gestione dei dischi. Il software, integrato nelle appliance o in esecuzione su un server separato, gestisce il processo di copia dei dati sulle appliance del disco. Tale software gestisce la deduplicazione dei dati, lavorando di ottimizzazione per ridurre la quantità di dati da archiviare. E questo applicando quelle politiche che regolano la frequenza con cui si compie il backup, il numero di copie eseguite e i casi in cui si archiviano i backup.

Gran parte delle appliance di backup basate su disco consente di spostare le copie dal supporto rotante al nastro magnetico per la conservazione a lungo termine. I sistemi a nastro magnetico sono utilizzati a causa dell’aumento della densità del nastro e del Linear Tape File System (LTFS). Tale file system consente l’accesso ai file memorizzati su nastro magnetico (analogamente a quelli su disco o unità flash rimovibili).

I primi sistemi su disco, infatti, erano noti come librerie nastro virtuali (VTL) perché includevano dischi che funzionavano in modo analogo alle unità nastro. In questo modo, i software di backup usati per scrivere dati su nastro gestivano un disco come una libreria a nastro. Oggi, con il consolidamento delle risorse in cloud e l’evoluzione delle tecnologie flash, soluzioni nuove hanno rimpiazzato questa modalità.

Focus sulle unità a stato solido (SSD)

Le unità a stato solido (SSD) hanno rivoluzionato il concetto di storage. Eliminando il movimento continuo delle piastre metalliche su cui girano i dischi HDD (Hard Disk Drive) garantiscono prestazioni superiori. Un SSD, che lavora soprattutto a livello di memoria flash, è da 30 a 200 volte più veloce rispetto al classico HDD. E questo su tutti i fronti: avvio del computer, accesso/lettura/scrittura dei dati, trasferimento dei file. Questa tecnologia ha però dei limiti che non sono solo i costi elevati e la durata più limitata (i dischi si usurano). Il problema delle grandi unità SSD, che spesso utilizzano la memoria Flash, è che non sono progettate per supportare la velocità.

Un altro punto a sfavore sono i limiti di riscrittura, il che rende il loro ciclo di vita molto più breve rispetto a un disco meccanico. Gli SSD, però, hanno il grosso vantaggio di memorizzare ed eliminare volumi maggiori di dati. Le applicazioni per cui vengono utilizzati, infatti, comprendono la produzione di supporti, l’elaborazione di big data e la memorizzazione dei dati raccolti in remoto.

Alcuni fornitori di storage includono l’SSD come strumento di caching o tiering per la gestione delle scritture con array basati su disco. I dati vengono inizialmente memorizzati nella memoria flash e quindi scritti sul disco. Dato che i produttori rilasciano SSD con una capacità maggiore rispetto alle unità disco, le unità flash potrebbero essere utili per il backup.

Come funziona un backup

I backup acquisiscono e sincronizzano uno snapshot point-in-time (PIT), ovvero l’esatta fotografia della condizione di un sistema informativo. Essa serve per riportare un sistema allo stato precedente l’evento malevolo. L’obiettivo? Garantire un recupero rapido e affidabile dei dati in caso di necessità; il processo di recupero è noto come ripristino dei file.

Questo è il motivo per cui i termini backup dei dati e protezione dei dati sono spesso usati come sinonimi. In realtà, la protezione dei dati comprende obiettivi più ampi, associati alla gestione della continuità operativa (Business Continuity), della sicurezza dei dati. Più in generale include gestione del ciclo di vita delle informazioni e prevenzione di malware e virus informatici.

Di quali dati deve essere eseguito il backup e con quale frequenza?

Un processo di backup viene applicato a database critici o applicazioni a supporto delle line-of-business (LOB). Esso è governato da politiche di backup predefinite che specificano la frequenza con cui viene eseguito il backup dei dati e il numero di copie duplicate (note come repliche). Gli SLA (Service Level Agreement) stabiliscono la velocità di ripristino dei dati. Come già specificato, quanto più sono cruciali (mission critical) le informazioni, infatti, tanto più la frequenza dei backup potrà fare la differenza.

Le diverse tipologie di backup

Le best practice suggeriscono di pianificare un backup completo dei dati almeno una volta alla settimana. A seconda della tipologia di lavoro, l’ideale è procedere con le operazioni di backup durante i fine settimana o fuori dell’orario lavorativo. Per integrare i backup completi settimanali, le aziende in genere pianificano processi di backup fatti secondo un criterio completo, differenziale o incrementale. Ecco le differenze:

Completo

Un backup completo significa attivare un processo che, ex novo, duplica completamente un intero set di dati. Sebbene sia considerato il metodo di backup più affidabile, l’esecuzione di un backup completo non solo richiede molto tempo ma impone l’uso di un numero elevato di dischi (o di nastri). Diverse organizzazioni eseguono periodicamente backup completi.

Incrementale

Fare un backup incrementale significa generare una replica soltanto di ciò che è stato modificato rispetto all’ultimo backup. Esso, dunque, può essere generato in seguito a un backup completo (o anche in seguito a un backup incrementale). La replica si va ad aggiungere così al nuovo file di backup. Questo sistema, in sintesi, offre un’alternativa ai backup completi eseguendo il backup solo dei dati che sono stati modificati dall’ultimo backup completo. Lo svantaggio è che un ripristino completo richiede più tempo se una copia di backup dei dati basata su incrementali viene utilizzata per il ripristino.

Differenziale

Un backup differenziale è simile a un backup incrementale ma, in questo caso, quello che viene salvato sono tutti i dati modificati dall’ultimo backup completo. A differenza del backup incrementale, il backup differenziale confronterà sempre i cambiamenti rispetto all’ultimo backup completo e salverà le differenze. Richiede più spazio di un backup incrementale, ma consente di fare un ripristino completo più rapidamente.

Lo svantaggio è che la crescita progressiva dei backup differenziali tende a influenzare negativamente la finestra di backup. Un backup di questo tipo, infatti, genera un file combinando una sua copia completa precedente con una o più copie incrementali create dopo. Il file assemblato non è una copia diretta di un singolo file corrente o precedentemente creato ma, piuttosto, è una sintesi del file originale che si porta dietro ogni successiva modifica.

Backup sintetico completo

Il backup completo sintetico è una variante del backup differenziale nella quale il server di backup produce una copia completa aggiuntiva. Quest’ultima si basa sul backup completo originale e sui dati ricavati da copie incrementali.

Completo + copie incrementali

In questo caso la strategia di backup è di tipo granulare. In pratica, il software crea la prima volta una cartella con la copia completa di tutti i file. In seguito, vengono create delle copie incrementali numerate, contenenti solo le modifiche rispetto all’ultima esecuzione. I backup incrementali riducono al minimo la finestra di backup, garantendo un accesso più veloce al ripristino. Essi realizzati in modalità always on catturano l’intero set di dati. L’operazione realizzata solo su blocchi modificati è nota anche come differenza delta. I backup completi dei set di dati vengono generalmente memorizzati sul server, che automatizza il ripristino.

Backup incrementali inversi

I backup incrementali inversi, invece, sono modifiche effettuate tra due istanze di un mirror (ovvero di quella fotografia di un certo data set in un certo arco di tempo). Una volta eseguito un backup completo iniziale, ogni passo incrementale successivo applica modifiche all’esistente. Ciò genera in sostanza una nuova copia ogni volta sia applicata una modifica.

A caldo (o backup dinamico)

Il backup a caldo o il backup dinamico viene applicato ai dati che rimangono disponibili per gli utenti mentre l’aggiornamento è in corso. Questo metodo evita i tempi di inattività degli utenti e la perdita di produttività. Il rischio è che, se i dati vengono modificati mentre l’attività è in corso, la copia risultante potrebbe non corrispondere allo stato finale.

Backup locale e backup offline

I moderni sistemi di storage primari si sono evoluti, arrivando ad offrire funzionalità native sempre più performanti rispetto alla replica dei dati. Queste funzionalità includono schemi di protezione RAID avanzati che possono essere utilizzati come unico volume di memorizzazione.

La Ricerca e lo sviluppo in merito alle tecniche di memorizzazione si sono evolute in modo tale per cui anche il numero di istantanee generate oggi è diventato pressoché illimitato. Sono disponibili strumenti per la replica di istantanee per il backup secondario o per quello off-site terziario. Nonostante questi progressi, il primario basato su storage tende ad essere più costoso e manca delle capacità di indicizzazione tipiche dei prodotti di backup tradizionali.

I backup locali

In questo caso vengono inserite copie di dati su HDD esterni o sistemi di nastri magnetici, generalmente alloggiati in un data center locale o situati nei suoi pressi. I dati vengono trasmessi su una connessione di rete protetta ad elevata larghezza di banda o su una intranet aziendale. Un vantaggio del backup locale è la possibilità di eseguire il backup dei dati dietro un firewall di rete. Il backup locale è anche molto più veloce e offre un maggiore controllo su chi può accedere ai dati.

Backup offline

È simile al backup locale, sebbene sia più spesso associato a quello di un database. Questa opzione comporta tempi di inattività poiché il processo si verifica mentre il database viene disconnesso dalla sua rete.

I backup off-site

Il backup esternalizzato è un approccio secondo cui è possibile trasmettere le copie dei dati a un sito remotizzato, che può essere un data center secondario così come una soluzione di colocation.

Sempre più spesso questa opzione equivale a un servizio di storage su cloud basato su abbonamento, che fornisce una capacità scalabile a basso costo. Tale scelta elimina la necessità del cliente di acquistare e mantenere l’hardware di backup.

Backup as a Service

Scegliere il Backup as a Service – BaaS vuol dire fruire di una capacità scalabile a basso costo ed elimina la necessità del cliente di acquistare e mantenere l’hardware di supporto. Nel BaaS il cloud viene utilizzato come infrastruttura di protezione dei dati. Il cloud backup è una procedura di salvataggio efficiente e veloce. Essa permette di copiare (e ripristinare) i dati di singoli file, macchine virtuali o interi sistemi IT garantendo elevate performance.

Nonostante la sua crescente popolarità, il BaaS è impegnativo perché richiede agli utenti di crittografare i dati e attivare una serie di contromisure per salvaguardare l’integrità dei dati.

Backup in cloud: pubblico, privato o ibrido?

Il backup in cloud, più in dettaglio, può essere attivato scegliendo un modello di cloud pubblico, privato o ibrido.

Archiviazione su cloud pubblico

Scegliendo questa opzione, gli utenti spediscono i dati a un provider di servizi cloud, pagando un canone mensile in base allo spazio di archiviazione consumato. Quello che bisogna sapere è che ci sono dei costi aggiuntivi per l’ingresso e l’uscita dei dati.

Amazon Web Services (AWS), Google Cloud e Microsoft Azure sono i più grandi provider di cloud pubblici. I piccoli provider di servizi gestiti (MSP) ospitano anche backup sui propri cloud o gestiscono i backup dei clienti sui grandi cloud pubblici.

Uso di cloud privato

Nell’opzione cloud privato si fa il back up dei dati su diversi server all’interno del firewall di un’azienda, in genere tra un data center locale e un sito DR secondario. Per questo motivo, lo storage del cloud privato viene talvolta definito storage di cloud interno.

L’opzione del cloud ibrido

Optando per il cloud ibrido, infine, è possibile utilizzare sia uno storage locale che uno storage off-site.

Le aziende utilizzano abitualmente uno storage in cloud pubblico in modo selettivo per l’archiviazione dei dati e la conservazione a lungo termine. E questo decidendo per l’archiviazione privata in modo da avere la garanzia di un accesso rapido ai dati più importanti.

Buona parte dei fornitori di backup consente di eseguire il backup delle applicazioni locali su un cloud privato dedicato. Ciò è possibile trattando questa operazione come un’estensione del data center fisico di un cliente.

Quando questo processo consente alle applicazioni di eseguire il failover e di riattivarsi poi: si parla di disaster recovery come servizio (DRaaS).

Backup cloud-to-cloud

Il backup C2C è un approccio alternativo che sta progressivamente affermandosi tra le organizzazioni. Questo approccio protegge i dati su piattaforme SaaS (Software as a Service) come Salesforce o Microsoft Office 365. Il C2C funziona copiando i dati SaaS su un altro cloud, da dove avviene il ripristino.

Usando questo approccio i dati spesso esistono solo nel cloud e i fornitori SaaS richiedono tariffe elevate per ripristinare i dati persi dal cliente.

Storage di backup per pc…

Nell’era del BYOD il backup riguarda anche dipendenti e collaboratori. Gli utenti possono considerare il salvataggio locale in un disco rigido esterno o un supporto ottico rimovibile. Il tutto considerando misure di sicurezza allineate alle policy aziendali.

…e dispositivi mobili

Rispetto alla tematica dello shadow IT, chi gestisce l’enterprise mobility deve giocare di anticipo sugli utenti.

Oggi fare salvataggio dei dati da smartphone e tablet risolvendo tramite l’archiviazione cloud personale è diventato un task all’ordine del giorno.

Non solo: dipendenti e collaboratori si appoggiano a fornitori quali Box, Carbonite, Dropbox, Google Drive, Microsoft OneDrive e altri. Essi offrono una certa capacità gratuitamente e poi la possibilità di acquistare spazio aggiuntivo in base alle esigenze.

A differenza del cloud storage aziendale come servizio, queste offerte cloud generalmente non forniscono il livello di sicurezza richiesto dalle aziende. Qui l’IT deve lavorare a livello di cultura aziendale, condividendo criteri di sicurezza e gestione. Inoltre, si devono regolamentare i servizi per non indebolire la governance.

Tecniche e tecnologie di integrazione, cosa significa CDP

La protezione continua dei dati (CDP – Continuous Data Protection) si riferisce a un livello di tecnologie progettate per migliorare la protezione dei dati. Un sistema di archiviazione basato su CDP esegue il backup di tutti i dati aziendali ogni volta ci sia una modifica. Gli strumenti di un CDP consentono di creare più copie di dati. Molti sistemi CDP contengono un motore integrato che replica i dati da un server primario a uno secondario e/o da uno storage su nastro. Il backup da disco a disco su nastro (D2D2T) è un’architettura molto comune per i sistemi CDP.

Il near-continuous CDP acquisisce istantanee di backup a intervalli prestabiliti. Le istantanee dei fornitori basate su array son prese ogni volta che i nuovi dati vengono scritti nella memoria.

Come ridurre il footprint dello storage

La riduzione dei dati riduce il footprint dello storage. Esistono due metodologie principali per procedere: la compressione e la deduplicazione dei dati. Si usano questi metodi singolarmente, ma i venditori spesso combinano i due approcci. Ridurre la dimensione dei dati ha delle implicazioni rispetto alle finestre di backup e ai tempi di ripristino.

La clonazione del disco

La clonazione del disco implica la copia dei contenuti del disco rigido di un computer, salvandolo come file immagine e trasferendolo su un supporto di memorizzazione. Essa può essere utilizzata per il provisioning e il ripristino del sistema, così come per il riavvio.

Erasure coding

Erasure coding o codifica di cancellazione, detta anche FEC (Forward Error Correction) è una tecnica evoluta come alternativa scalabile ai sistemi RAID tradizionali. La codifica della cancellazione il più delle volte è associata alla memorizzazione degli oggetti. Il RAID traccia le scritture di dati su più unità, utilizzando un’unità di parità per garantire ridondanza e resilienza. La tecnologia suddivide i dati in porzioni frammentate e li codifica con altri bit di dati ridondanti. Questi frammenti codificati sono memorizzati su diversi supporti di memorizzazione, nodi o posizioni geografiche. I frammenti associati vengono utilizzati per ricostruire i dati danneggiati. Si usa una tecnica nota come sovracampionamento.

Backup flat

Il backup flat è uno schema di protezione dei dati in cui si sposta una copia diretta di un’istantanea in una memoria a basso costo senza usare software tradizionale. L’istantanea originale conserva il suo formato e la sua posizione nativi. Nel caso in cui l’originale sia non disponibile o diventi inutilizzabile viene richiamata la replica di backup.

Mirroring e replica

Il mirroring posiziona i file dei dati su uno o più server, garantendo l’accessibilità agli utenti. Nel mirroring sincrono i dati vengono scritti contemporaneamente su disco locale e remoto. Le scritture dalla memoria locale sono irriconoscibili finché non si invia una conferma dalla memoria remota. Così si garantisce che i due siti abbiano una copia identica dei dati. Le scritture locali asincrone sono complete prima che la conferma venga inviata dal server remoto.

La replica consente agli utenti di selezionare il numero richiesto di repliche o copie dei dati necessari per sostenere o riprendere le operazioni aziendali. Replicare i dati vuol dire copiare i dati da una posizione all’altra, fornendo una copia aggiornata per accelerare il DR.

Ripristino istantaneo

Il recovery-in-place o ripristino istantaneo, consente agli utenti di eseguire temporaneamente un’applicazione di produzione da un’istanza VM di backup. Si mantiene così la disponibilità dei dati mentre viene ripristinata la VM principale. Il montaggio di un’istanza fisica o VM direttamente su un server di backup o multimediale accelera il ripristino a livello di sistema. Il ripristino da un’immagine montata comporta prestazioni degradate. Succede poiché i server di backup non sono dimensionati per i carichi di lavoro.

Gli storage snapshot

Gli storage snapshot, ovvero le istantanee di archiviazione, acquisiscono un set di marcatori di riferimento su disco per un dato database. Gli utenti fanno riferimento agli indicatori o ai puntatori per ripristinare i dati da un punto rispetto all’arco di tempo selezionato. Poiché deriva da un volume di origine sottostante, una singola istantanea è un’istanza, non un backup completo. Pertanto, le istantanee non proteggono i dati dai possibili guasti a livello di hardware.

Le istantanee sono generalmente raggruppate in tre categorie: blocco modificato, cloni e CDP. Esse sono apparse per la prima volta come strumento di gestione all’interno di un array di archiviazione. L’avvento della virtualizzazione ha aggiunto istantanee basate sugli hypervisor. Le istantanee possono anche essere implementate dal software di backup o tramite una VM.

Gestione delle copie, sincronizzazione e condivisione dei file

Correlata al backup rientra anche tutta la gestione dei dati di copia (CDM – Copy Data Management). Il software si occupa di fornire una panoramica delle copie di dati possibili consentendo a gruppi di utenti di lavorare su una copia comune. Sebbene non sia una tecnologia di backup, CDM consente di gestire efficientemente le copie dei dati identificando quelle superflue. Ciò riduce la necessità di archiviazione e le finestre di backup.

Gli strumenti di sincronizzazione e condivisione dei file proteggono i dati sui dispositivi mobili utilizzati dai dipendenti. Questi strumenti sostanzialmente copiano file utente modificati tra dispositivi mobili. Sebbene questo protegga i file di dati, non consente di tornare a un determinato punto nel tempo in caso di guasti.

Come scegliere l’opzione giusta

Al momento di decidere quale tipo di backup utilizzare, è necessario fare alcune valutazioni. Le aziende utilizzano comunemente diverse strategie. Come ricordano gli esperti da più parti, una strategia di backup deve essere regolata da una serie di SLA.

Essi devono tener conto delle modalità di accesso e di disponibilità dei dati, ma anche del Recovery Point Objective (RPO) e del Recovery Time Objective (RTO). RPO e RTO, infatti, sono due parametri molto specifici strettamente associati con le attività di ripristino.

RTO e RPO

Il parametro RTO, infatti sta a indicare il delta temporale che permette di procedere senza una specifica applicazione. Questo, in sintesi, equivale a misurare il livello di tolleranza rispetto a un’interruzione di un servizio.

L’RPO, invece, indica il tempo massimo che intercorre tra la produzione di un dato e la sua messa in sicurezza.

Creazione di una policy di backup

Molte aziende creano delle policy per gestire efficientemente i tempi, i modi e le tipologie di protezione dei dati. Così facendo, tali realtà garantiscono un backup coerente e regolare. La politica di backup crea anche una lista di controllo che l’IT può monitorare e seguire. È una preziosa opportunità dato che l’IT è responsabile della protezione dei dati critici.

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Laura Zanotti

Giornalista

Ha iniziato a lavorare come technical writer e giornalista negli anni '80, collaborando con tutte le nascenti riviste di informatica e Telco. In oltre 30 anni di attività ha intervistato centinaia di Cio, Ceo e manager, raccontando le innovazioni, i problemi e le strategie vincenti delle imprese nazionali e multinazionali alle prese con la progressiva convergenza tra mondo analogico e digitale. E ancora oggi continua a farlo...

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