Le fusioni e acquisizioni (M&A) nascono per accelerare la crescita, acquisire quote di mercato o incorporare competenze e tecnologie. Eppure, secondo la NYU Stern School of Business, tra il 70% e il 75% delle operazioni di M&A non produce i risultati attesi.
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Il vero problema: l’IT scende in campo troppo tardi
Tra i principali rischi nascosti delle operazioni M&A c’è la componente tecnologica, perché una fusione o acquisizione richiede di far convivere e integrare infrastrutture, reti, applicazioni, dati e sistemi informativi nati separatamente e spesso molto diversi tra loro.
Questa complessità non sempre viene analizzata con attenzione prima della firma dell’accordo. Secondo la società di consulenza Wavestone, solo nel 45% delle operazioni M&A la componente IT viene analizzata prima della firma del contratto. La Due Diligence continua, infatti, a concentrarsi soprattutto sugli aspetti finanziari, legali, HR e di business, mentre il reparto IT viene spesso coinvolto a transazione conclusa, quando molte decisioni sono state prese.
Emergono così criticità tecnologiche che possono rallentare l’integrazione, aumentare i costi operativi e ritardare le sinergie attese dall’operazione, spostando più avanti nel tempo la creazione di valore. A questo si aggiungono i rischi di sicurezza e compliance, più difficili da governare quando dati, sistemi e policy devono essere armonizzati tra organizzazioni differenti.
Il percorso verso un modello operativo unificato
Per Tata Communications, l’integrazione è soprattutto una sfida di connettività, visibilità e orchestrazione. L’obiettivo è costruire un modello operativo digitale unificato, capace di far funzionare progressivamente ambienti, tecnologie e processi diversi come un unico ecosistema e di creare fin dal Day One le condizioni per sostenere continuità operativa, crescita, innovazione e resilienza.
Si tratta, naturalmente, di una sfida tutt’altro che banale. Per esempio, acquirente e target utilizzano normalmente operatori, contratti, appliance di sicurezza e architetture di rete differenti, per cui collegare sedi e filiali può richiedere mesi di attività tecniche e logistiche. Sul fronte applicativo, il problema è la frammentazione: le aziende usano decine o centinaia di applicazioni SaaS diverse, sistemi interni e più cloud provider, rendendo l’interconnessione un progetto di rara complessità. La sfida diventa ancora più complessa con l’integrazione di piattaforme di intelligenza artificiale, applicazioni cloud-native e ambienti dati sempre più distribuiti, che rendono l’integrazione post-acquisizione molto più articolata rispetto all’epoca dei tradizionali data center.
La situazione, inoltre, può cambiare molto da un’operazione all’altra. Nel white paper M&A: l’IT, un asset critico per il successo di un’acquisizione, Tata Communications distingue due scenari ricorrenti: nelle acquisizioni di aziende mature pesa soprattutto il legacy, tra hardware e software non più supportati e applicazioni sviluppate internamente; quando invece è coinvolta una startup, il tema riguarda più spesso standard di sviluppo, sicurezza e compliance non allineati a quelli di un grande Gruppo.
IT Due Diligence: come preparare l’integrazione prima del closing
Prima del closing, è opportuno ricorrere allo strumento dell’IT Due Diligence nei tempi e con modalità corrette. L’IT, ovviamente, dovrebbe essere coinvolto fin dalle prime fasi di valutazione dell’azienda target, integrando la tradizionale Due Diligence finanziaria con un’analisi specifica di infrastrutture, applicazioni, sicurezza, reti e contratti. L’obiettivo è intercettare in anticipo un debito tecnico rilevante, infrastrutture incompatibili, applicazioni difficili da migrare e costi di sostituzione potenzialmente molto elevati, in grado di condizionare l’operazione.
Un layer comune di connettività, visibilità e orchestrazione
Dopo il closing, la priorità diventa garantire la business continuity mentre prende forma il nuovo assetto IT. Framework e metodologie possono cambiare, ma il principio resta lo stesso: l’integrazione deve procedere per fasi, riducendo al minimo l’impatto sul business. Dipendenti, sedi e applicazioni delle due organizzazioni devono poter continuare a lavorare e collaborare anche quando reti, ambienti cloud, directory e policy di sicurezza sono ancora eterogenei.
Questo significa non dover uniformare tutto fin dall’inizio. Al contrario, un approccio rip-and-replace, soprattutto nelle prime fasi successive a un’acquisizione, può aumentare costi, tempi e rischio operativo. La strategia di Tata Communications consiste invece nel creare uno strato comune di connettività, visibilità e orchestrazione, capace di governare ambienti eterogenei collegandosi direttamente agli strumenti esistenti, senza condizionare la continuità del business.
Raggiungere questo livello di visibilità e orchestrazione richiede piattaforme in grado di gestire ambienti eterogenei senza imporre una sostituzione immediata dell’infrastruttura. Piuttosto che avviare programmi di consolidamento costosi e potenzialmente disruptive, le organizzazioni devono poter connettere, monitorare e governare reti, ambienti cloud e strumenti di sicurezza differenti attraverso un unico layer operativo.
È qui che entra in gioco ThreadSpan, la piattaforma SaaS che l’azienda ha progettato per ambienti distribuiti, ibridi e multi-cloud. La soluzione consolida in un unico punto la visibilità e il controllo su infrastrutture multi-fornitore, dal cloud alla sicurezza, offrendo un quadro coerente anche quando acquirente e target usano strumenti diversi. Questo significa policy di accesso, segmentazione e sicurezza uniformate su tutti gli ambienti, con rilevamento proattivo delle anomalie e remediation automatica, per ridurre il MTTR. Il vantaggio principale è che ThreadSpan si integra direttamente con gli strumenti già in uso, cloud, ITSM, SecOps, senza richiederne la sostituzione: è un livello aggiuntivo di orchestrazione, non un rimpiazzo dello stack esistente.
Visibilità e orchestrazione sono fondamentali, ma le organizzazioni hanno anche bisogno di collegare in modo sicuro e scalabile ambienti spesso costruiti in modo indipendente e basati su provider, architetture e modelli operativi differenti. La priorità è stabilire rapidamente la connettività senza interrompere le attività in corso e senza imporre una standardizzazione immediata dell’infrastruttura. È qui che entra in gioco IZO Multi Cloud Connect, il fabric che collega in modo privato e sicuro data center, sedi e cloud provider delle due aziende, ovunque si trovino. Attraverso appliance virtuali, permette di estendere la rete verso le aree acquisite senza dover installare hardware fisico, riducendo drasticamente i tempi di attivazione. La piattaforma supporta il concetto di BYON, Bring Your Own Network: le aziende acquisite possono continuare a operare con i propri fornitori di rete esistenti, senza dover affrontare una migrazione immediata.
Sicurezza e compliance devono evolvere di pari passo con la connettività. Durante l’integrazione, dati, applicazioni e utenti si muovono tra ambienti differenti e servono quindi controlli di sicurezza coerenti, senza aumentare ulteriormente la complessità operativa. L’instradamento privato di IZO Multi Cloud Connect protegge il trasferimento di dati sensibili, evitando i rischi legati alla rete pubblica. A questo si affianca un modello di sicurezza moderno come SASE, che centralizza nel cloud la gestione degli accessi, semplificando un lavoro che tradizionalmente richiederebbe l’intervento manuale su numerosi sistemi e infrastrutture separate.
Con l’accelerazione delle operazioni di M&A e la crescente complessità degli ambienti digitali, la tecnologia non può più essere considerata soltanto dopo la conclusione dell’operazione. Le organizzazioni che coinvolgono l’IT fin dalle prime fasi e adottano una strategia di integrazione progressiva sono nelle condizioni migliori per realizzare più rapidamente le sinergie attese, ridurre il rischio operativo e costruire fondamenta resilienti per la crescita futura.
Articolo realizzato in collaborazione con Tata Communications.













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