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Connect 2016: il cloud secondo Huawei

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Connect 2016: il cloud secondo Huawei

09 Set 2016

di Arianna Leonardi

Al Connect 2016 di Shanghai, il colosso cinese declina dalla propria prospettiva il cloud come motore propulsivo della digital enterprise, basato su tecnologie open ma costruito per rispondere alle esigenze di settore grazie alla collaborazione con i partner

SHANGHAI (Cina) – Qualsiasi azienda, indipendentemente da settore e dimensioni, deve ormai diventare una digital enterprise per poter continuare a competere oggi sul mercato; e il cloud è ormai diventato la chiave per la flessibilizzazione architetturale che abilita la digital transformation: il messaggio di Huawei è chiaro, anche se non particolarmente originale. Più interessante, invece, è capire come il colosso cinese stia definendo il proprio posizionamento nel panorama cloud e come immagina il data center del futuro. Connect 2016,

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LE INTERVISTE: IoT, come e dove si muove Huawei Tutti i retroscena della strategia Huawei

l'evento internazionale dedicato a clienti e partner, che si è tenuto a Shanghai tra agosto e settembre, è stata l'occasione per fare luce sulle strategie del vendor asiatico.

Per un'azienda tradizionalmente riconosciuta nel mondo del networking, con gli operatori di rete che rappresentano la fetta più consistente del business (nel 2015 la divisione Carrier ha fatturato 35,78 miliardi di dollari su una revenue complessiva di 60,85 miliardi), farsi largo nel mercato Enterprise richiede una direzione forte. Soprattutto se l'ambizione è diventare un leader globale, oltre i confini della madrepatria, dove pesa ancora la mancanza di brand awarness. Come vincere la sfida?

Consolidando un ecosistema virtuoso di partner (vendor, operatori di rete, aziende utenti, It consultant e comunità di sviluppatori) che permettano a Huawei di giocare la partita nel panorama dell'offerta cloud, definendo soluzioni specifiche di settore e per cliente. Non a caso il pay-off del convegno è Shape the cloud (costruisci, componi il cloud), a sottolineare che il percorso verso l'as-a-service è unico per ogni azienda e non esiste una sola nuvola adatta a qualsiasi realtà.

Verso la seconda decade del cloud

Ken Hu, Rotating Ceo di Huawei, durante il keynote al Connect 2016 di Shanghai

Ken Hu, Rotating Ceo di Huawei, ha descritto il nuovo scenario tecnologico: “Viviamo in un mondo intelligente, dove i dispositivi fungono da sensori, le reti connettono tutte le cose e la nuvola diventa il punto di raccolta e analisi delle informazioni, depositaria di un 'cervello digitale'”. Huawei si impegna quindi nell’offerta di soluzioni che vanno a coprire tutti i tre aspetti della moderna infrastruttura Ict: “Focalizzeremo gli investimenti futuri su device (non solo smartphone, ma anche oggetti IoT), pipe (i networks di comunicazione) e cloud”.

Il vendor cinese prevede che nel 2025 qualsiasi azienda adotterà soluzioni cloud e che l'85% delle applicazioni gireranno sulla nuvola. Secondo una ricerca Forrester commissionata da Huawei e condotta su un campione di 212 business / It manager internazionali (giugno 2016), oltre la metà delle aziende stima che entro il 2020 almeno il 40% del fatturato sarà generato da servizi cloud. La nuvola diventa, insomma, fonte di profitto per tutte le organizzazioni in grado di rivoluzionare i modelli di business attraverso il digitale. "Nei prossimi dieci anni – aggiunge Hu – entreremo nell'era del Cloud 2.0, caratterizzata da innumerevoli nuvole di settore interconnesse e dove tutte le aziende sono chiamate a partecipare, non soltanto le società cloud-native [Google, Amazon, Airbnb per citare i soliti noti, ndr] come in precedenza".

La nuvola per la digital enterprise: elementi chiave

Eric Xu, Rotating Ceo di Huawei, durante il keynote al Connect 2016 di Shanghai

L’It sarà il motore propulsivo (e non il sistema di supporto) della nuova digital enterprise, caratterizzata da: sviluppo agile delle applicazioni; architettura informativa basata su piattaforme ed ecosistema; Operations & Maintenance automatizzate, attraverso big data e intelligenza artificiale; ubiquità delle connessioni. Tuttavia, come ha affermato Eric Xu, Rotating Ceo di Huawei, l’obiettivo non è a portata di mano, ma bisogna fare i conti con una serie di sfide: mancanza di funzionalità e competenze cloud; difficoltà a migrare le applicazioni sulla nuvola; reti hardware-native (quindi senza l’agilità del software-defined che è il modello a tendere); connettività frammentata; nuove e più sofisticate cyber minacce.

Xu descrive quindi cinque ingredienti chiave per superare l’impasse attraverso la realizzazione di un ambiente cloud efficiente, solido e ben gestito (figura 1): “Innanzitutto serve un’architettura PaaS unificata, che abilita l’agile development mettendo a disposizione degli sviluppatori servizi standard e specifici per ogni singolo dominio / settore. Segue la sicurezza, perché: i dati sono centralizzati in storage sulla nuvola; bisogna proteggere risorse virtuali senza perimetri precisi; lo sviluppo agile richiede una protezione immediata. Bisogna quindi sfruttare il cloud per costruire un sistema di sicurezza full-stack per dati, applicazioni, reti e layer fisici, in grado di offrire visibilità end-to-end, gestione delle policy unificata, prevenzione e monitoraggio del rischio in real time grazie ai big data e all’AI”.

Figura 1 – L’ambiente cloud per la nuova digital enterprise secondo Huawei

Terzo punto, l’architettura del datacenter deve passare da un modello multi-layer in grado di scalare in verticale (scale-up) aggiungendo istanze virtuali sulla stessa macchina a un modello single-layer che permette di scalare in orizzontale (scale-out) con l’aggiunta di macchine fisiche per creare un’infrastruttura più distribuita, caratterizzata da alta affidabilità (Pbit/s contro pochi Tbit/s), maggiore affidabilità, minore utilizzo di fibra, con riduzione dei costi e gestione semplificata. Il quarto elemento è la bandwith on-demand come servizio offerto dagli operatori di telecomunicazione, mentre l’ultimo focus è il campus network che oggi può essere amministrato attraverso il cloud: “Per gestire le reti nei campus e nelle filiali delle aziende occorre personale esperto in loco, mentre si rende disponibile (in modalità autogestita o erogata da Msp) un management centralizzato basato su cloud che permette una riduzione dell’intervento umano e dei costi”, specifica il top manager.

Xu conclude sulla necessità di elevare il ruolo del Cio a Ci3o: il responsabile dei sistemi informativi infatti deve guidare la “cloudificazione” dei sistemi It (Information), la trasformazione di operations e business model (Innovation), l’interazione delle aziende con partner, clienti, dipendenti (Interconnect).

Ed è proprio alla luce di questa cloud vision che vanno inquadrati gli annunci delle recenti partnership (ad esempio, l’alleanza con Intel sul 5G) e delle nuove soluzioni presentati al Connect 2016.

Arianna Leonardi

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