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Forrester: il futuro del multicloud ‘interconnesso’

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Tech InDepth

Forrester: il futuro del multicloud ‘interconnesso’

14 Giu 2016

di Nicoletta Boldrini

Quello che va delineandosi è uno scenario ibrido non solo negli ambienti It aziendali ma anche nello skyline dell’offerta di servizi cloud attorno al quale si snoderanno diversificate opzioni di connettività. Proseguiamo l’analisi dell’evoluzione del networking insieme ad Andre Kindness, principal analyst di Forrester

Nella prima parte della nostra analisi sull’evoluzione del networking quale centro nevralgico dei modelli basati sul cloud (leggi l’articolo Hybrid world: il data center non è il centro, è un network” ) abbiamo analizzato gli impatti della rete, in termini di performance, sulla qualità del servizio It erogato via cloud comprendendo quanto questi siano determinanti nelle scelte dei workloads da far eventualmente migrare in ambienti cloud esterni.
Proseguendo il nostro esame con l’aiuto di Andre Kindness, principal analyst di Forrester, tracciamo ora lo scenario che andrà sempre più delineandosi man mano che i servizi cloud cresceranno sia in termini quantitativi sia dal punto di vista della loro maturità qualitativa. “I telco e i service provider stanno lavorando per rendere le cose un po’ più semplici e agevolare le interconnessioni tra ambienti cloud sia attraverso Api open sia modellando sistemi di networking adatti a reggere i futuri scenari del multicloud (ossia ambienti ibridi e multi vendor interconnessi tra loro)”, evidenzia in prima battuta Kindness. “Già oggi, a seguito dell’impressionante impennata nel rilascio di servizi cloud pubblici, le connessioni di rete ‘dedicate’ stanno diventando prevalenti e maggiormente disponibili”.
Molti cloud provider di rilievo hanno già lanciato sul mercato soluzioni specifiche proprio per abilitare questo tipo di connessioni, così come colossi quali Google o Facebook stanno estendendo le proprie reti di connettività per assicurare al mercato la qualità dei propri servizi erogati. “All’interno di questa ‘categoria di soluzioni’ – specifica Kindness – i meccanismi di delivery dei servizi si snodano lungo poche direttrici [la maggior parte dei provider offre connessioni private e dedicate che bypassano le connessioni pubbliche Internet – ndr]; di contro, sono invece numerose le opzioni che possono crearsi nei modelli tecnologici infrastrutturali sottostanti, quelli dedicati al ‘trasporto e routing’ dei servizi”.

Le architetture che ‘trasportano’ i servizi

Ed è proprio su questi aspetti che l’analista di Forrester focalizza l’attenzione sottolineando come siano “le architetture sottostanti – quelle che consentono di trasportare il servizio da un ambiente ad un altro – a giocare un ruolo determinante dal punto di vista della gestione, della flessibilità e delle caratteristiche dei servizi stessi”.

Figura 1: Opzioni che verranno a delinearsi attorno all’offerta di connessioni cloud private e dedicate – Fonte: Forrester

Partendo da questo assunto, Kindness traccia un vero e proprio schema delle possibili opzioni che verranno a delinearsi attorno all’offerta di connessioni cloud private e dedicate (figura 1):

1) One-to-one: si tratta di una tipica connessione basata su cavo Ethernet cross-connect [elemento dei sistemi di trasmissione dati la cui funzione è quella di smistare alte capacità di traffico tra le varie parti di una rete – ndr] oppure del noleggio di una linea privata che collega l’infrastruttura datacenter dell’azienda (in house o in co-location) direttamente all’edge del cloud provider. La flessibilità ed i tempi di distribuzione dei servizi dipenderanno dalle scelte del provider rispetto alla capacità ed alle risorse dedicate alla connessione. Il prezzo in genere viene stabilito sulla base di una tariffa mensile fissa se la connessione è cross e co-locata dal provider mentre sarà calcolata a costo per Mbps [Megabit per secondo, unità di misura che indica la capacità, quindi velocità, di trasmissione dei dati su una rete – ndr] per connessioni in fibra su lunghi percorsi e quindi a velocità variabile.

2) One-to-many: in questo caso ci si riferisce ad un modello cosiddetto ‘cloud exchange’; similarmente a quanto avviene sulle reti IP, il cloud exchange funge da piattaforma per abilitare connessioni a più cloud. I clienti acquistano una ‘porta di connessione’ della piattaforma attraverso la quale avviene il provisioning dinamico delle risorse virtuali da parte di tutti i cloud provider connessi alla medesima piattaforma di scambio. In genere il prezzo viene calcolato con un fisso a singola porta cui si aggiungono costi mensili per ogni connessione virtuale.

3) Any-to-any: in questo caso il modello è quello di una connessione IP VPN/MPLS cui si aggiunge un nodo cloud connesso alla Wan del cliente, fornendo così accesso al cloud da qualsiasi sede lavorativa o datacenter collegato alla Wan aziendale. Questo tipo di connessione può includere molteplici nodi cloud e può aiutare ad alleviare i colli di bottiglia che generalmente si creano quando si tenta di incanalare tutto il traffico cloud in un unico sito. Nel back end, queste connessioni possono essere indirizzate attraverso ‘peering point’ o ‘cloud exchange’. Si tratta generalmente di servizi offerti da carrier provider per cui soggetti a tariffe variabili in funzione di piani e ‘pacchetti’ tipici dei servizi Tlc.

Verso un nuovo skyline dell’offerta

Sulla base delle varie opzioni possibili che si stanno delineando nelle modalità di connessione agli ambienti cloud esterni ai datacenter, anche il profilo del mercato dell’offerta sta mutando. Ne tracciamo un rapido panorama traendo spunto dall’analisi che Kindness riporta in un suo recente documento (‘Simplify Your Hybrid Infrastructure Strategy With Cloud Exchanges’).
“Molti cloud provider non forniscono servizi di connettività basati su reti di proprietà ma si affidano ad altri fornitori – fa presente Kindness -; tipicamente, questi soggetti ‘esporranno’ edge location o peering point in alcuni mercati chiave. I partner interverranno fornendo nuove connessioni o provision capacity oltre i network esistenti proponendo connessioni cloud dedicate negli ambienti datacenter aziendali oppure nei siti di co-location. Quello che risulterà interessante per i clienti sarà la semplicità attraverso la quale avviare nuove connessioni (direttamente dalla console di gestione del cloud provider oppure attraverso i suoi partner)”.
Si andrà dunque delineando un ecosistema caratterizzato da un’ampia varietà di partner, ognuno con le proprie specifiche caratteristiche. “Ci saranno carriers specializzati nel ‘trasporto’ dei servizi da e verso i cloud provider, categoria all’interno della quale ricadranno le società di telecomunicazioni, i gestori e fornitori della banda larga, i grossisti specializzati… che opereranno su progetti ad hoc che vanno al di là delle connessioni in fibra già disponibili – delinea chiaramente Kindness nella sua analisi -. Accanto a questi soggetti nasceranno community di carrier e cloud provider specializzati nella fornitura di facility in co-location che offriranno servizi cloud e nodi di connettività in un unico ‘pacchetto’, sfruttando per esempio le piattaforme cloud exchange. A margine di questi operatori si stanno già specializzando nuovi player nell’ambito dei managed services, attori che cresceranno molto nei prossimi anni contemporaneamente allo sviluppo dei multicloud e al crescere della complessità della loro gestione; si tratta di provider che ‘prenderanno’ in carico la gestione delle infrastrutture e del network sempre più ibridi. Infine, un po’ trasversalmente a tutti, si svilupperanno fornitori specializzati in soluzioni software-defined attraverso le quali consentire sia alle aziende utenti sia ai service provider di gestire dinamicamente le risorse, compresa la connettività, sempre più distribuite in ambienti diversificati”.

Nicoletta Boldrini

Giornalista

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