Open Hybrid Cloud: il futuro dell’IT enterprise per Red Hat

pittogramma Zerouno

Attualità

Open Hybrid Cloud: il futuro dell’IT enterprise per Red Hat

Ecco di cosa si è parlato nel corso dell’ultimo Red Hat Summit. Fra i temi, l’esigenza delle aziende di implementare e gestire le loro applicazioni su qualsiasi infrastruttura, in qualunque luogo e con quell’alta disponibilità richiesta nell’era della digital transformation, dell’IoT e dell’edge computing

11 Mag 2020

di Riccardo Cervelli

Il presente e il futuro dell’IT, compresi i cambiamenti la cui evoluzione è stata velocizzata dalla pandemia di Covid-19. Il ruolo di Red Hat nel contesto dei nuovi trend nel mondo dello sviluppo e della realizzazione di infrastrutture IT adeguate sia a esigenze di digital transformation del business, sia a cogliere i vantaggi offerti, fra le altre, dall’emergente tecnologia 5G. Tre nuovi annunci. Sono i temi emersi dall’evento Red Hat Summit, organizzato dal vendor open source alla fine di aprile, in modalità streaming.

OpenShift diventa più developer-centrica

Partiamo dai nuovi annunci, che già di per sé dicono molto della visione della società acquisita da IBM nel luglio 2019, ma lasciata libera di agire in modo indipendente.

In apertura della conferenza stampa virtuale seguita allo streaming dell’evento, Matt Hicks, executive vice president Products & Technologies Red Hat, ha fatto precedere, all’illustrazione delle novità tecnologiche, un breve riferimento ad alcune misure prese dal vendor per sostenere i clienti e i professionisti IT in questo difficile periodo di emergenza sanitaria ed economica: “Abbiamo esteso il ciclo di vita dei prodotti e previsto programmi di formazione gratuiti sia per gli esperti IT impiegati nelle aziende sia per quelli in cerca di lavoro”, ha sottolineato in particolare Hicks. Poi è passato agli annunci di prodotto, con la premessa che il loro obiettivo è consentire di “mantenere l’efficienza degli ambienti IT, mirando, allo stesso tempo a una loro sempre maggiore scalabilità, come i tempi richiedono”.

Uno dei tre nuovi prodotti è Red Hat OpenShift 4.4, la versione più recente della piattaforma Kubernetes. La nuova release si basa sulla semplicità e la scala dei Kubernetes Operators, set di client per l’API di Kubernetes per lo sviluppo, l’implementazione e la gestione delle applicazioni basate su Kubernetes. Con OpenShift 4.4 si introducono: una visione developer-centrica delle metriche della piattaforma e del monitoraggio dei workflow (o pipeline) applicativi; il monitoraggio dell’integrazione dei Red Hat Operators (metodi di automatizzazione della creazione, configurazione e gestione di istanze di applicazioni native di Kubernetes); la gestione dei costi per la valutazione delle risorse e dei costi utilizzati per specifiche applicazioni attraverso il cloud ibrido e molto altro ancora.

Come gestire la scalabilità delle applicazioni cloud-native e legacy

Per aiutare le aziende ad affrontare le sfide di gestione dell’esecuzione di applicazioni cloud-native su larga scala, su cluster Kubernetes in produzione e distribuiti, il vendor open source ha lanciato Red Hat Advanced Management per Kubernetes. “La soluzione, che sarà presto disponibile come Technology Preview – ha spiegato Hicks -, fornisce un unico punto di controllo semplificato per il monitoraggio dei cluster OpenShift su ampia scala, offrendo una governance policy-driven e la gestione del ciclo di vita delle applicazioni”.

Last but not least, Red Hat ha rilasciato, come Technology Preview già disponibile, OpenShift Virtualization. La soluzione è una nuova funzionalità all’interno di Red Hat OpenShift, derivata dal progetto comunitario KubeVirt (una tecnologia open source che mira a rispondere all’esigenza di sfruttare Kubernetes anche per applicazioni sotto forma di Virtual Machine, soprattutto legacy, che non si possono facilmente trasformare in container). “OpenShift Virtualization – ha spiegato l’executive vice president Products & Technologies di Red Hat – permetterà a molte aziende di prendere VM, ovunque si trovino, e migrarle in un cluster Kubernetes. In altre parole, la soluzione consente di portare la virtualizzazione presente in un’azienda al di fuori dei data center e di gestire le VM insieme alle applicazioni cloud-native con OpenShift. Fra i vantaggi di questa soluzione vi è quella di liberare spazio per altre applicazioni”.

Perché open innovation e hybrid cloud

DIGITAL EVENT 18 GIUGNO
Think Digital Summit: tecnologie e trend verso una nuova normalità
Cloud
Sicurezza

Per tornare all’evento Red Hat Summit in streaming, il focus (che, come abbiamo accennato, si riverbera nella natura delle novità tecnologiche) è stato su un futuro dell’IT all’insegna del modello hybrid cloud, dell’open innovation, della sicurezza e dell’affidabilità. “L’open hybrid cloud – ha affermato con convinzione Paul Cormier, presidente e CEO Red Hat – sarà l’architettura di destinazione per le applicazioni nei prossimi anni”. Il numero uno del vendor open source ha quindi esposto la visione di Red Hat del concetto di open innovation: “L’approccio open aumenta la velocità dell’innovazione, la sicurezza e la qualità”.

Fra gli esempi a supporto di questa tesi, Cormier ha portato quello del sistema operativo Unix, “che si è sempre evoluto in modo libero, al punto che alcuni vendor poi hanno potuto sviluppare versioni proprietarie enterprise, che hanno portato inevitabilmente a creare lock-in nei confronti degli utenti. Nel frattempo però da Unix si era sviluppato Linux, una versione completamente open source. Per diversi anni, Linux è rimasta una tecnologia utilizzata in modo quasi hobbistico, ma poi è diventato un’alternativa ad altri sistemi operativi proprietari nell’enterprise”.

Il CEO ha quindi sottolineato come “noi abbiamo sempre creduto nel potenziale di Linux per l’innovazione e ci siamo concentrati su come rendere questa tecnologia utilizzabile dalle aziende”. E il vendor, come altre software house che hanno puntato sul sistema operativo del pinguino, non si è sbagliato.

Per quanto riguarda l’innovazione, Cormier ha affermato, per esempio, quanto Linux abbia “contribuito a rendere la virtualizzazione un business da molti miliardi di dollari. Sempre Linux – ha aggiunto – è alla base della containerizzazione e di Kubernetes. E inoltre è il sistema operativo più utilizzato nell’edge computing e sarà quello che permetterà di sfruttare al meglio le opportunità del 5G”.

Quindi ha affermato anche: “L’open source permette di realizzare le migliori tecnologie e, di conseguenza, le migliori soluzioni. Soluzioni che possono essere facilmente implementate in architetture hybrid cloud. Se l’open source permette agli sviluppatori di essere liberi dai vincoli dei software proprietari, l’hybrid cloud consente alle applicazioni di non essere limitate in alcuna infrastruttura”.

Riccardo Cervelli

Giornalista

Classe 1960, giornalista freelance divulgatore tecnico-scientifico, nell’ambito dell’Ict tratta soprattutto di temi legati alle infrastrutture (server, storage, networking), ai sistemi operativi commerciali e open source, alla cybersecurity e alla Unified Communications and Collaboration e all’Internet of Things.

Open Hybrid Cloud: il futuro dell’IT enterprise per Red Hat

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

    LinkedIn

    Twitter

    Whatsapp

    Facebook

    Link

    Articolo 1 di 4