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Cosa sono le API e quale impatto hanno sul business

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Cosa sono le API e quale impatto hanno sul business

Se API in informatica è semplicemente l’acronimo di Application Programming Interface, nel mondo Business significa molto di più perché rappresenta una componente strategica della digital transformation. Questo aspetto prettamente legato alla programmazione software, infatti, permette di semplificare il dialogo tra un’applicazione e un’altra evitando ridondanze e inutili

27 Mag 2019

di Redazione

La programmazione software a tutti gli effetti è un linguaggio e, come tale, è caratterizzato da una sintassi (che si compone di una serie di regole) e da uno stile di scrittura del codice che può cambiare a seconda del programmatore. Uno sviluppatore, infatti, può adottare modalità di scrittura diverse a seconda delle sue competenze, delle sue esperienze e delle sue abitudini. In ogni caso, per agevolare la scrittura del codice, alcune procedure “standard” di solito vengono raggruppate in un set di strumenti specifici per l’espletamento di un determinato compito all’interno di un certo programma: sono le cosiddette librerie (o routine) che corrispondo a una serie di “chiamate” a parti di un programma che uno sviluppatore può utilizzare per abbreviare il proprio lavoro. In tale contesto si collocano le Api in informatica.

Cosa sono le Api, significato di Application programming interface

Api significato di questo acronimo è Application programming interface e si tratta di applicazioni che, mediante modalità standard espongono le funzionalità di altre applicazioni; ciò vuol dire abilitare il ri utilizzo dei servizi resi disponibili che possono a loro volta comporsi e scomporsi in base alle necessità.
In pratica, esse sono indispensabili per rendere disponibili i servizi in risposta alle esigenze di business, grazie alle Api si può rendere fruibile via mobile un’applicazione enterprise o ci si può integrare in una catena estesa aprendo le app stesse a partner e fornitori e così via. Il significato di Api è dunque quello di semplificare la possibilità di dialogo tra un’applicazione e un’altra evitando ridondanze e inutili replicazioni di codice.

Esempi di Application programming interface

Le API di Facebook, per fare un esempio concreto, hanno permesso a sviluppatori e terze parti di creare migliaia di applicazioni e servizi che accedono ai dati offerti dal social network: basterà condividere il proprio account di Facebook per comprare, per esempio, i biglietti di un’agenzia viaggi o completare l’acquisto da un sito di e-commerce.

Microsoft e Sony, al contrario, custodiscono molto gelosamente le proprie API di sviluppo per Xbox e PlayStation. Entrambe, infatti, hanno interesse a distribuire le API a un numero ristretto di programmatori e case sviluppatrici, così da tenere sotto controllo il numero di chi sviluppa giochi per queste piattaforme.

Altre software house, invece, hanno un atteggiamento diverso: una maggiore diffusione delle API garantisce una più ampia diffusione del loro software e piattaforma e garantiscono una distribuzione capillare di questi strumenti. La stessa Microsoft distribuisce liberamente le API di Windows, cosciente del fatto che maggiore è il numero di software esistenti per il suo sistema operativo, maggiore sarà la diffusione del sistema operato stesso.

Quante sono le Application programming interface e il loro ruolo nella Api economy

Per capire quanto siano strategiche le API e perché sono fondamentali nel supportare la digital transformation e il business e in quella che possiamo sempre più definire Api economy basta dire che, a oggi, ci sono oltre 14mila API pubbliche utilizzate dai vari servizi e software di uso comune. Oltre a quelle di Facebook, le API probabilmente più conosciute sono quelle fornite da Twitter, Google, eBay o Amazon.
A proposito di Google, per esempio, l’azienda di Mountain View mette a disposizione le Api di Google Maps in modo che qualsiasi sviluppatore possa utilizzarle per costruire mappe personalizzate, per integrarle nei propri siti Web e offrire servizi di ricerca georeferenziati oppure ancora usarle in app per device mobile e così via.
Nei mesi scorsi si è stimato che il 75% del traffico su Twitter e il 65% di quello su Salesforce.com fosse originato da API, ma qualunque azienda che entri nel mondo della Api economy ha a che fare con un set di API finalizzate all’integrazione di nuovi servizi.

API? Mai più senza!

Incentivate dalle esigenze di mobility e cloud, sempre più aziende attraverso le API tendono a condividere le proprie risorse informative con altri sviluppatori (interni o esterni) per far sì che i propri asset generino un ulteriore ampliamento della portata, dei ricavi e della fidelizzazione degli utenti.

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Attenzione alla sicurezza

Per qualsiasi azienda che voglia sviluppare applicazioni mobili, senza dover alterare o modificare dati e servizi in essere o gestire e integrare in modo efficiente servizi cloud e on premise, monitorare l’uso delle API aziendali e proteggerle sono due aspetti strategici. Il rischio, infatti, è un effetto a cascata che una contenente uno script anomalo o infetto può generare su tutte le applicazioni e i sistemi aziendali che si interfacciano con essa.

Se un hacker riesce a introdurre uno script dannoso nel database principale e il codice della API della suddetta società non riesce a rilevare tale script e a pulire i dati prima che vengano inviati a una richiesta proveniente da una altra Application programming interface inserita in un’applicazione di terzi, questo script dannoso può essere inviato a qualsiasi applicazione collegata. Potenzialmente, lo script dannoso potrebbe compromettere i dati di migliaia di utenti, molto spesso ignari di quello che sta accadendo alle proprie informazioni sensibili.

Come gestire le API

Se il loro utilizzo, come abbiamo visto, è fondamentale per realizzare velocemente e in modo efficace nuove applicazioni, il proliferare di Api comporta inevitabilmente problemi di gestione e governance. Quindi sono nate le piattaforme di Api management che hanno l’obiettivo di monitorare, rendere sicuro e ottimizzare l’uso delle Application programming interface mediante il controllo degli accessi, l’impostazione di policy di sicurezza arrivando a permettere di gestire, nel caso delle piattaforme più complete, l’accesso a pagamento alle Api, pagamento che può essere diretto o reso in base a una condivisione sui ricavi (per esempio, usando quella di PayPal, gli sviluppatori consentono ai loro interlocutori di pagare per un oggetto, mentre PayPal riceve una percentuale diretta di ogni vendita).

R

Redazione

Nel corso degli anni ZeroUno ha esteso la sua originaria focalizzazione editoriale, sviluppata attraverso la rivista storica, in un più ampio sistema di comunicazione oggi strutturato in un portale, www.zerounoweb.it, una linea di incontri con gli utenti e numerose altre iniziative orientate a creare un proficuo matching tra domanda e offerta.

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