L’AI è diventata una nuova porta d’ingresso alle aziende. I dipendenti la utilizzano per lavorare più velocemente, le applicazioni la integrano nei propri processi e gli agenti intelligenti iniziano a svolgere attività in autonomia. Ma chi controlla quali dati vengono condivisi, quali sistemi vengono interrogati e quali operazioni vengono eseguite?
Intanto, anche il cybercrime già tempo ha iniziato a sfruttare le potenzialità dell’intelligenza artificiale per individuare vulnerabilità, perfezionare le tecniche di attacco e colpire con una velocità che mette sotto pressione i tradizionali sistemi di difesa.
Come proteggere le aziende quando l’AI amplia continuamente la superficie d’attacco? È la domanda che ha attraversato tutto il Fortinet Security Day, organizzato nei giorni scorsi a Milano, dove il confronto si è concentrato su tre priorità: visibilità, governance e automazione della cybersecurity.
Per CIO e CISO la sfida è duplice: governare l’utilizzo dell’AI all’interno dell’organizzazione e rafforzare la capacità di prevenire, individuare e contrastare minacce sempre più rapide e sofisticate. Un obiettivo che richiede di ripensare architetture, strumenti e processi di sicurezza.
Indice degli argomenti
Security Day, l’AI corre più veloce della governance
Massimo Palermo, VP & Country Manager Italy and Malta di Fortinet, ha richiamato l’attenziohne su due fenomeni complementari. Il primo è la Shadow AI, ovvero l’utilizzo di applicazioni e servizi di intelligenza artificiale senza una valutazione preventiva, con il rischio che documenti riservati, informazioni sui clienti, brevetti e proprietà intellettuale possano “uscire” dal perimetro protetto dell’azienda.
Il secondo è l’adozione frammentata dell’IA, per cui molti progetti nascono nei singoli reparti senza una regia comune e finiscono per moltiplicare tecnologie, dati e responsabilità difficili da controllare.
«Il problema principale rimane la governance – ha sintetizzato Palermo -. Il rischio è che l’aumento dei progetti AI produca un’architettura di sicurezza costruita per aggiunte successive. Il che significa più applicazioni da proteggere, più fornitori coinvolti, poche informazioni condivise sulle autorizzazioni, sui dati trattati e sui costi». Il controllo richiede, invece, una visione coordinata degli utilizzi e delle responsabilità.

La differenza diventa ancora più importante con l’AI agentica. Un agente può interrogare archivi, chiamare API e attivare procedure con una supervisione umana limitata. Per governarlo servono inventari degli strumenti in uso, gestione delle identità e dei privilegi, regole sulle informazioni accessibili e registrazione delle operazioni compiute. Palermo ha collegato questa esigenza alla «capacità di proteggere l’intero stack, dall’infrastruttura fino ai modelli e alle applicazioni».
Dove investono le aziende
Alessandro Piva, Senior Director degli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano e direttore dell’Osservatorio Cybersecurity & Data Protection, ha riportato il confronto sullo stato di preparazione delle aziende. «Serve mettere insieme modelli organizzativi, strumenti operativi e tecnologie ad hoc», è la sintesi del suo intervento .

Una base quantitativa arriva dall’indagine del PoliMi “European Digital Tech Watch 2025-2026“, condotta su 1.700 aziende grandi e molto grandi di 14 Paesi europei. La cybersecurity figura tra le priorità di investimento del biennio per il 77% del campione, davanti ad AI e GenAI (34%), software ed ERP (31%) e modernizzazione di infrastrutture e applicazioni (30%).
Priorità di investimento nel biennio 2025-2026

La sicurezza deve seguire un’architettura che cambia
Il divario tra diffusione dell’AI e capacità di gestione emerge anche dalle risposte sull’uso degli strumenti generativi. «Tre organizzazioni su quattro hanno formalizzato policy o linee guida – sottolinea Piva -, il 65% monitora periodicamente l’utilizzo della GenAI da parte dei dipendenti e il 49% ha introdotto restrizioni su determinati sistemi esterni. La presenza di una policy, tuttavia, non dimostra da sola che i controlli siano efficaci o applicati uniformemente».
Nelle aziende che hanno avviato almeno un progetto di AI, la ricerca rileva anche un’infrastruttura ancora in evoluzione. Solo il 18% del campione dispone di una base tecnologica già capace di supportare un numero elevato e diversificato di soluzioni, mentre il 75% sta investendo nella modernizzazione. La sicurezza deve, quindi, seguire un’architettura che cambia rapidamente, senza creare ulteriori frammentazioni.
Gli attacchi accelerano: la fase di pre-attacco diventa decisiva
Aldo Di Mattia, Director of Specialized Systems Engineering e Cybersecurity Advisor Italy and Malta di Fortinet, ha descritto i tre cambiamenti che più di altri stanno impattando sulle modalità d’azione dei criminali informatici. «L’AI aiuta a individuare vulnerabilità anche datate, ne consente uno sfruttamento più rapido e rende più accessibili tecniche di ingegneria sociale, compresa l’imitazione della voce di una persona. Con gli agenti, più operazioni possono essere coordinate contemporaneamente e richiedere meno intervento manuale».
Il Global Threat Landscape Report 2026 dei FortiGuard Labs, il team globale di ricerca e analisi sulle minacce informatiche di Fortinet, segnala che la finestra per sfruttare vulnerabilità critiche si è ridotta da quasi cinque giorni a meno di 48 ore.
Il report sottolinea che il rischio è sempre meno definito dalla sofisticazione tecnica e sempre più dalla velocità dell’attacco. Un dato che allarma e fa comprendere che, ormai da anni, è impossibile difendere le organizzazioni affidandosi soltanto a interventi manuali e cicli di aggiornamento periodici: la sicurezza deve diventare continua, automatizzata e basata sulla velocità di rilevamento e risposta.
L’AI si protegge con l’AI
Di Mattia ha insistito sull’importanza della prevenzione. Intelligence sulle minacce, vulnerability assessment, red teaming e hacking etico e tecniche di deception servono a individuare gli attaccanti già durante la ricognizione. Ha anche richiamato la necessità richiedere sempre verifiche aggiuntive per richieste vocali, telefonate o messaggi apparentemente provenienti da dirigenti e top manager, perché una voce credibile non è più una prova sufficiente dell’identità.
«L’AI si protegge solo con l’AI», ha osservato Di Mattia, riferendosi all’esigenza di analizzare e reagire alle minacce con tempi compatibili con quelli degli attaccanti. L’automazione può aiutare a correlare grandi volumi di eventi e assegnare priorità agli alert, ma deve restare soggetta a policy e controlli, soprattutto quando può avviare azioni correttive.

Meno prodotti isolati, più orchestrazione
La velocità della risposta dipende anche dalla struttura degli strumenti di difesa. Filippo Cassini, Global Technical Officer e SVP of Engineering di Fortinet, ha criticato l’approccio che negli anni ha portato le imprese ad acquistare soluzioni puntuali e diverse a ogni problema. «Il risultato non può che essere un insieme di dati e procedure che richiede un pesante lavoro manuale per ricostruire un singolo incidente», con la conseguenza di tempi di reazione lunghi e mancanza di supervisione.
«La base di ogni strategia di cybersecurity efficace è sapere che cosa gira sui nostri sistemi. La visibilità deve riguardare endpoint, rete, applicazioni, modelli e agenti, incluse le connessioni attivate attraverso il Model Context Protocol», ha ricordato Cassini.
La risposta proposta da Fortinet è un percorso di consolidamento e orchestrazione operato attraerso un set di piattaforme e strumenti capaci di condividere telemetria e policy, integrazione via API con prodotti terzi e automazione progressiva delle attività ripetitive. In quest’ottica, i servizi SOC di Fortinet, battezzati FortiSOC, e le funzioni di assistenza basate sull’AI puntano a semplificare il triage degli eventi e a supportare gli analisti, senza escludere la necessità di supervisione nelle decisioni più delicate.

L’approccio a piattaforma: integrare le difese e semplificare la gestione
La frammentazione degli strumenti di sicurezza rappresenta uno dei principali ostacoli alla capacità delle aziende di individuare e contrastare le minacce. Firewall, sistemi di protezione degli endpoint, soluzioni cloud e strumenti di monitoraggio spesso operano attraverso console, policy e flussi informativi differenti. Questo più difficile ricostruire gli incidenti e coordinare gli interventi.
Proprio su questa evidenza Fortinet basa il proprio approccio a piattaforma, attraverso la Fortinet Security Fabric, un’architettura che punta a integrare networking e cybersecurity, centralizzare la gestione dei controlli e favorire lo scambio di informazioni tra le diverse componenti della sicurezza. L’obiettivo è ridurre la complessità operativa, migliorare la visibilità sull’intera infrastruttura IT e accelerare la risposta agli attacchi, anche grazie all’integrazione con tecnologie di terze parti.
I vantaggi della Fortinet Security Fabric
Il modello assume particolare rilevanza con la diffusione del cloud ibrido e dell’intelligenza artificiale, che moltiplicano gli ambienti, gli accessi e le interazioni da proteggere.
All’interno della Security Fabric, FortiCNAPP interviene sulla protezione delle applicazioni cloud lungo il loro ciclo di vita, mentre FortiSASE estende i controlli di sicurezza agli utenti e alle sedi distribuite.
Le nuove funzionalità dedicate all’AI, annunciate nei giorni scorsi, aggiungono la possibilità di monitorare le interazioni con modelli e agenti, applicare policy sui prompt e prevenire l’esposizione di informazioni sensibili.
La convergenza tra queste tecnologie consente di affrontare la sicurezza con una regia comune, limitando la proliferazione di strumenti isolati e creando le condizioni per una maggiore automazione delle attività di prevenzione, rilevamento e risposta.
FortiGuard Inline AI Security e FortiAIGate: i controlli si spostano sui modelli
Il Security Day è stato anche l’occasione per annunciare il rafforzamento dell’offerta Fortinet.
L’azienda ha presentato a fine ottobre FortiGuard Inline AI Security, un servizio cloud destinato ai clienti FortiGate per ispezionare il traffico diretto ai sistemi di intelligenza artificiale e applicare controlli senza introdurre necessariamente un’infrastruttura di sicurezza separata.
La tecnologia FortiAIGate, invece, è progettata per controllare prompt e risposte dei modelli, interazioni con gli agenti e chiamate API, caosì da permettere di applicare policy di prevenzione della perdita di dati, monitorare gli agenti attivi e definire limiti di utilizzo e di spesa.
Per le organizzazioni con esigenze specifiche di privacy o sovranità, Fortinet ha previsto anche opzioni di esecuzione di FortiAIGate in ambienti propri o cloud privati.
Un secondo annuncio riguarda FortiLink SASE, che estende la protezione cloud alle reti di microfiliali e sedi remote, inclusi dispositivi cablati e wireless che non possono installare agenti endpoint. Il servizio collega apparati di rete supportati a FortiSASE e consente di gestire la sicurezza da una console centrale, senza richiedere necessariamente un firewall dedicato in ogni sede. Il suo interesse è soprattutto legato aella riduzione degli oneri operativi delle realtà distribuite.
Dal rischio quantistico alla formazione: la roadmap dei CIO
Accanto alla diffusione dell’AI, Piva ha richiamato la necessità di prepararsi al rischio quantistico per la crittografia. Una parte dei dati cifrati intercettati oggi potrebbe essere conservata per una futura decifrazione. Questo è il fenomeno noto come Harvest Now, Decrypt Later.
Per i responsabili IT la priorità è avviare un inventario degli asset crittografici, definire le informazioni che devono restare riservate più a lungo e pianificare la progressiva adozione di algoritmi post-quantistici. Una parte del lavoro può procedere indipendentemente dall’acquisto di nuove tecnologie quantistiche.
L’anello debole non cambia
Resta, infine, da tenere in considerazione il famigerato, e sempre attuale, fattore umano. Palermo ha richiamato i programmi di formazione e sensibilizzazione promossi da Fortinet, dalle attività per le scuole elementari e medie ai percorsi di certificazione professionale realizzati con organizzazioni partner.
Il Security Day consegna, dunque, a CIO e a CISO un’agenda con un timing serrato che prevede di iniziare da subito a censire gli impieghi dell’AI, governare dati e privilegi, integrare i controlli e ridurre i tempi della risposta, affiancando all’automazione investimenti in competenze e prevenzione.
È su questi aspetti, più che sul numero di prodotti acquistati, che si misurerà la capacità di utilizzare l’AI senza perdere il controllo dei propri sistemi.






































Partecipa alla community