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Applicazioni di blockchain per il business: ecco alcuni esempi

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Applicazioni di blockchain per il business: ecco alcuni esempi

Un rapporto della Casaleggio Associati esamina le prospettive offerte dall’uso delle piattaforme tecnologiche basate su blockchain negli aspetti non solo operativi, ma anche strategici delle attività di business. In settori che vanno dall’agricoltura ai trasporti, dalla finanza alla moda, il distributed ledger apre la strada a una nuova internet, quella dello scambio diretto di valori, monetari come di beni e di diritti applicabili al mondo reale

18 Gen 2019

di Giampiero Carli Ballola

Il tema che lo studio di consulenza per le strategie di rete e digitalizzazione delle imprese Casaleggio Associati ha scelto per focalizzare le proprie indagini nel 2018 è stato la blockchain, un fenomeno che pur essendo in atto oramai da quasi dieci anni è ancora poco conosciuto nelle sue applicazioni e potenzialità di business al di fuori delle applicazioni per le criptovalute. Che sono per l’appunto gli aspetti che la Casaleggio Associati ha indagato ed esposto nel Rapporto, dal significativo titolo Il Business sulla Blockchain, recentemente pubblicato.

In questo articolo parleremo soprattutto, prendendo spunto dai casi citati nello studio, delle applicazioni pratiche della tecnologia. Prima però una precisazione: va ricordato che il senso del fenomeno blockchain e dell’interesse che suscita, sta essenzialmente nel Distributed Ledger, il ‘libro mastro distribuito’ del quale le blockchain sono la piattaforma abilitante e che è l’elemento-chiave del susseguente concetto di Internet of Value, che delle blockchain è l’esito finale. Questa nuova ‘Internet del Valore’ si va aggiungendo a quella che è stata ed è tuttora l’Internet dei Dati, o se volete l’Internet dell’Informazione (anche l’e-business e il trading on-line sono in realtà solo scambi di informazioni) e si può definire come una rete di nodi che si trasferiscono reciprocamente del valore modificando in modo diretto il mastro distribuito di cui sopra, che ne tiene traccia e, come sappiamo dalla tecnologia blockchain, ne garantisce la immutabilità, unicità e veridicità nei confronti dei contraenti e dei terzi interessati.

Token per il business?

Le capacità e le funzionalità del distributed ledger e degli smart contract (i contratti auto gestiti che si possono attuare in conseguenza del registro distribuito) determinano gli ambiti applicativi dove queste soluzioni risultano più adatte e profittevoli per il business. Che, semplificando al massimo, sono soprattutto due: tutti i casi in cui la catena del valore è formata da molti attori formalmente indipendenti tra loro e tutti quelli in cui il valore transato è certificato da un’autorità esterna riconosciuta dagli attori in causa.

Inutile dire che si tratta di una classificazione di comodo perchè in pratica i due aspetti di norma coesistono e si sommano. Fanno eccezione però le criptovalute, Bitcoin e simili, dove la blockchain stessa sostituisce la funzione di garanzia esercitata dalle banche centrali sulle valute a corso legale ma non esiste una vera catena del valore. Si tratta di un puro scambio di oggetti digitali, i ‘token’, che hanno costi oggettivi (il consumo di energia per crearli) ma solo il valore soggettivo che vi viene attribuito da chi li scambia.

Secondo Casaleggio Associati è probabile che tramite l’attività di gruppi di banche o di enti centrali si arrivi ad avere una moneta digitale stabile e soprattutto agganciata a valori oggettivi del mondo reale, tipo il Pil e la bilancia commerciale, ma ad oggi le criptovalute restano un mezzo speculativo che tra l’altro sta già iniziando a deludere. Si sta invece diffondendo uno strumento finanziario simile all’azionariato o alla caratura, dove i token di una Ico (Initial Coin Offering) sono legati a un oggetto reale (una casa, ma anche un’azienda o un pacchetto di servizi) e ne seguono il valore. Stando al Rapporto, questo strumento si va affiancando al classico venture capitalist nel finanziare tramite crowfunding una start-up.

Le blockchain per la catena del valore

A parte i casi appena citati, quasi tutte le applicazioni di blockchain in progetto o realizzate citate dal Rapporto Casaleggio Associati si possono ascrivere alle due categorie di cui s’è detto. Ad oggi, e probabilmente anche nel prossimo futuro, le più numerose, in quanto dimostratesi in grado di dare risultati concreti nel breve termine, riguardano le catene del valore nel trasporto-logistica, nella supply-chain e nella filiera produttivo-distributiva.

Sebbene diverse per finalità ed esigenze di business, dal punto di vista delle operazioni la supply-chain e la logistica sono strettamente imparentate.

Chi organizza i movimenti di materiali, semilavorati e prodotti finiti e soprattutto chi vi deve materialmente provvedere si confronta ogni giorno con importatori, esportatori, enti pubblici e privati, vettori marittimi e ferroviari, assicuratori, spedizionieri doganali e altre figure la cui amministrazione assorbe, stando al Rapporto, il 20% dei costi di trasporto.

Il caso più noto in quest’area applicativa è TradeLens, piattaforma blockchain sviluppata da IBM in collaborazione con la danese Maersk che abilita l’attuazione immediata, certa e non-ripudiabile dei contratti tra le oltre novanta organizzazioni che vi hanno aderito, riducendo sino al 40% i tempi di spedizione con risparmi dell’ordine dei miliardi di dollari. In ambito e su scala diversa, ma con analoghi obiettivi, le aziende di moda e abbigliamento stanno utilizzando piattaforme blockchain per gestire l’approvvigionamento delle materie prime, tracciarne la provenienza e genuinità e prevenire le contraffazioni.

Per le certificazioni di filiera si sono mosse, spinte soprattutto dalla compliance normativa, le società alimentari e quelle della grande distribuzione, le cui catene del valore sono in gran parte sovrapposte. Così Nestlè e Unilever, Dole Food (frutta e verdura), Tyson Foods (pollame) e Driscoll’s (il ‘big’ delle fragole) stanno definendo l’impiego delle blockchain per tracciare i loro marchi certificando la qualità dei prodotti. In Italia Barilla sperimenta la tracciatura del basilico usato nelle salse pronte presso gli stessi produttori (certificazione di filiera + supply-chain).

Nella grande distribuzione si lavora a progetti analoghi in Walmart e Carrefour. Quest’ultima, molto presente in Italia e attenta al business dell’health food, ha da pochi mesi reso tracciabili polli e uova allevati in ottica ‘bio’ e sta per fare lo stesso con gli agrumi. La certificazione di filiera è ovviamente anche un mezzo anti-contraffazione ed è a tale scopo che Perugina sta sperimentando il tracciamento dei Baci dalla fabbrica agli importatori e distributori esteri. La lotta ai marchi contraffatti investe un po’ tutto il ‘Made in Italy’ ed è significativo che una società di certificazione globale come la DNV GL abbia scelto l’Italia per lanciare lo scorso aprile My Story, una soluzione di tracciamento e certificazione su blockchain la cui prima applicazione è appunto per i vini a denominazione italiana. È augurabile che il concetto di tracciamento e certificazione forniti come servizio (come fa Ifood, la blockchain per la sicurezza alimentare nata l’anno scorso in Cina) sia di stimolo per organizzazioni a tutela dei nostri prodotti.

Se il notaio diventa digitale

I vantaggi portati dalle applicazioni della blockchain legate alla certificazione in senso stretto, dove cioè il distributed ledger serve soprattutto per registrare fatti ed eventi in modo immodificabile e con data certa (e perciò dette anche di ‘notarizzazione’), sono meno visibili sul piano economico e forse per questo sono meno diffuse e quasi tutte realizzate da enti pubblici o simili.

Il Rapporto Casaleggio Associati cita le iniziative della Svezia e della Russia sulla notarizzazione dei catasti degli immobili e quella del ministero della sanità dell’Estonia per registrare i donatori di organi e i titolari di patenti di guida, erogate al ricevimento del certificato medico digitale.

In Italia l’ACI sta realizzando un sistema per registrare tutti gli eventi relativi a un dato veicolo: non solo i cambi di proprietà, ma anche le revisioni e gli interventi di manutenzione straordinaria. Lo scopo è quello di avere una storia ‘ufficiale e veritiera’ del mezzo, utile a determinarne il valore.

L’esempio dell’ACI ci ricorda che il distributed ledger non registra solo atti e documenti, come fanno i notai tradizionali, ma ogni forma di evento. Questo apre prospettive inedite alla notarizzazione di contenuti (opere d’arte, filmati, brevetti, testi…) come di eventi di ogni genere, anche digitali (come la rottura di un pezzo rilevata da un sensore in IoT) che, osserva la Casaleggio Associati, vengono ad acquisire la nuova imp

Giampiero Carli Ballola

Giornalista

Giampiero Carli-Ballola, nato nel 1942 e giornalista specialista in tecnologia, collabora con ZeroUno dal 1988. Segue i processi di digitalizzazione del business con particolare attenzione ai data center e alle architetture infrastrutturali, alle applicazioni big data e analitiche, alle soluzioni per l’automazione delle industrie e ai sistemi di sicurezza.

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