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Futureland 2018: sul palco blockchain, intelligenza artificiale e tecnologie immersive

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Attualità

Futureland 2018: sul palco blockchain, intelligenza artificiale e tecnologie immersive

23 Nov 2018

di Patrizia Fabbri

Anche se il nome dell’evento internazionale organizzato da Talent Garden si riferisce a una terra del futuro, l‘aspetto interessante della due giorni milanese dedicata alle tecnologie d’avanguardia è quanto in realtà queste tecnologie facciano ormai parte del nostro presente. Un estratto di alcuni degli interventi più interessanti

MILANO – Oltre 1.500 sono gli imprenditori, professionisti e innovatori che hanno di recente partecipato alla due giorni Futureland 2018 focalizzata sulle tecnologie emergenti blockchain, intelligenza artificiale e tecnologie immersive (realtà virtuale e realtà aumentata) che ha visto, nella giornata conclusiva, anche la presenza del Ministro dello Sviluppo Economico, Luigi Di Maio.

Luigi Di Maio, Ministro dello Sviluppo Economico intervistato sul plco di Futureland da Massimo Temporelli, Presidente e co-founder di The FabLab

La seconda edizione dell’evento organizzato a Milano da Talent Garden (TAG), un susseguirsi di interventi, workshop e demo, è stata introdotta da Davide Dattoli CEO della società che, facendo riferimento alla ricerca realizzata da TAG (e scaricabile dal sito), ha ricordato come “Blockchain, Intelligenza Artificiale e Immersive Technology siano tre ambiti in fortissima espansione, con prospettive di crescita che raggiungeranno nel 2021 un valore stimato complessivo di oltre 200 miliardi di dollari”.

Davide Dattoli CEO di Talent Garden

Un evento che ha confermato il successo della precedente edizione, portando Futureland a siglare la sua prima partnership all’estero per portare alcuni contenuti dell’evento all’Artificial Intelligence Summit di Dongguan, in Cina, i prossimi 11 e 12 dicembre.

Blockchain: interoperabilità e applicazioni

Tom Lyons, Executive Director di ConsenSys, azienda specializzata nello sviluppo di progetti legati alla blockchain Ethereum, dopo una breve introduzione su storia e caratteristiche della blockchain in generale e di Ethereum in particolare ha illustrato due progetti nei quali ConsenSys è coinvolta sottolineando come, in progetti di questo tipo, il tema principale sia la creazione di un ecosistema perché solo la condivisione tra più soggetti può contribuire al successo della tecnologia distributed ledger (DLT). Il primo, Komgo, coinvolge 16 importanti istituzioni bancarie e aziende (tra cui ABN AMRO, BNP Paribas, Citi, Crédit Agricole Group, ING, Rabobank, Shell, SGS, Societe Generale ecc.) ed è una piattaforma per l’ottimizzazione della supply chain di beni fisici focalizzata in particolare su energia e materie prime. Il progetto prevede il rilascio di due diversi prodotti: il primo per standardizzare e facilitare le procedure KYC (Know Your Customer, attività di due diligence degli istituti bancari con la quale ci si riferisce al processo di riconoscimento per verificare l’identità dei propri clienti e valutare potenziali rischi o intenzioni illegali nel rapporto con il cliente) dove lo scambio di documenti sarà eseguito in modo criptato utilizzando la tecnologia blockchain; il secondo sarà costituito da lettere di credito digitali che consentiranno alle aziende produttrici di materie prime di inviare dati e documenti commerciali digitali alle banche clienti di Komgo.

L’intervento di Tom Lyons, Executive Director di ConsenSys

Un altro intervento interessante in ambito blockchain è stato quello di Fabian Gompf, Vice President di Parity Technology, società fondata da Gavin Wood (una delle “menti” di Ethereum) che sviluppa tecnologie e progetti blockchain, che ha affrontato il tema strategico dell’interoperabilità tra le “catene”: “Perché gli ecosistemi coinvolti nei vari progetti non rimangano isolati è fondamentale che le diverse blockchain possano comprendersi l’un l’altra”, ha detto Gompf nell’illustrare due tecnologie orientate a questa tematica, “indipendenti tra loro, ma molto forti se utilizzate insieme”, ha specificato. Si tratta di Polkadot e Substrate, entrambe ideate dalla stessa Parity: il primo è un protocollo che consente di creare collegamenti tra differenti blockchain con la stessa facilità, sostiene Gompf, con cui oggi una pagina web può essere collegata a un’altra inserendo un semplice link; Substrate, che si basa sul protocollo Polkadot, dovrebbe invece consentire di creare piattaforme blockchain come se si stessero creando pagine html. Gampf utilizza una metafora molto semplice per spiegare la correlazione tra Substrate e Polkadot: “Substrate è come se fosse un PC e Polkadot una scheda di rete speciale installata nel PC per connetterci al mondo delle blockchain”.

L’intervento di Fabian Gompf, Vice President di Parity Technology

Tema non tecnologico invece quello affrontato da Massimo Chiriatti, Client Technical Manager, e Marco Bentivogli, segretario generale di FIM Cisl, ma altrettanto importante: “Il modello industriale abilitato dalla blockchain è basato sulla decentralizzazione del valore tra tutti i soggetti che partecipano alla rete e questa è una modalità che può portare a grandi vantaggi per un sistema, come quello italiano, caratterizzato da una pluralità di PMI”, ha dichiarato Chiriatti. Nasce da questo presupposto Italia Blockchain. Manifesto per un nuovo bene pubblico digitale, pubblicato su ilsole24ore nello scorso agosto e illustrato dai due relatori. Tra i diversi temi affrontati nell’intervento riportiamo queste considerazioni di Bentivogli: “Con gli smart contracts [un contratto sotto forma di codice che rimanda l’esecuzione di alcune o tutte le sue clausole a un software incapsulato in una blockchain ndr], che offrono la possibilità di perfezionare i contratti in automatico a prestazione/produzione realizzata e consegnata, si possono semplificare i rapporti giuridici, con vantaggi in termini di trasparenza e qualità della filiera produttiva anche dal punto di vista delle forme di garanzia della contrattualistica cliente/fornitore e dei relativi pagamenti. Di certo la trasparenza che assicurano questi registri digitali distribuiti, se ben gestita, può fare bene ai consumatori finali e anche ai lavoratori: le incombenze burocratiche di imprese e lavoro potranno essere ridotte; le nuove forme di lavoro potranno assumere maggiore visibilità e tracciabilità e potranno essere agganciate a un nuovo sistema di diritti e tutele e tenersi così al riparo da abusi e lavoro nero. Pensiamo inoltre a utilizzare le blockchain nelle politiche attive del lavoro, un mondo di opportunità si può aprire”.

L’intervento di Massimo Chiriatti, Client Technical Manager, e Marco Bentivogli, segretario generale di FIM Cisl

Un altro intervento degno di nota è stato quello di Davide Casaleggio che si è confrontato con la conduttrice della due giorni, la giornalista (nonché sviluppatrice software ed esperta di machine learning) Ciara Byrne, sulla ricerca recentemente presentata da Casaleggio Associati, di cui è presidente, Blockchain for business. Prima di riportare alcuni degli highlight emersi è bene ricordare che Davide Casaleggio, salito alle cronache dopo la morte del padre Gianroberto per il suo ruolo di presidente dell’Associazione Rousseau, la piattaforma del Movimento 5 Stelle, è specializzato nello sviluppo di strategie digitali e di ricerche nell’ambito dell’innovazione tecnologica occupandosi in particolar modo di intelligenza artificiale e blockchain. “Come all’inizio del Web c’è stata la guerra dei browser, oggi assistiamo alla guerra delle blockchain, della scelta delle piattaforme e interfacce per utilizzare questa nuova tecnologia. Insieme agli strumenti e alle aziende che si posizioneranno e nasceranno in questo nuovo contesto vedremo anche l’emergere e la modifica dei diritti come il copyright che sarà ulteriormente rivoluzionato”, ha detto Casaleggio ricordando che “oggi come negli anni ‘90 si è creata la grande opportunità di un nuovo contesto che scompaginerà i posizionamenti delle grandi società permettendo la nascita di nuovi modelli di business. Non è un caso che nei primi sei mesi del 2018 quattro società italiane abbiano raccolto più fondi attraverso una raccolta tramite blockchain che tutte le altre attraverso il venture capital italiano”. La ricerca, che ha l’obiettivo di fotografare l’impiego della tecnologia blockchain all’interno dei processi aziendali in termini di possibili utilizzi e impatti potenziali, è molto ampia e a questa dedicheremo uno specifico articolo nelle prossime settimane.

Davide Casaleggio e Ciara Byrne sul palco di Futureland

Intelligenza artificiale: dal futuro del quantum computing a esempi di applicazioni AI

Anche nell’ambito dell’intelligenza artificiale, gli interventi interessanti sono stati parecchi, soprattutto quelli che hanno dato evidenza di specifici use case o progetti realizzati. Ma prima di illustrare due delle applicazioni presentate, segnaliamo l’intervento di Raffaele Mauro, Managing Director di Endeavor Italy (al quale dedicheremo prossimamente un articolo più approfondito) che ha tenuto una vera e proprio lectio magistralis sul quantum computing a partire da cosa significa e come è fatto un computer quantistico, per poi analizzare i settori applicativi più interessanti, fino a illustrare l’ecosistema che ruota intorno a questa tecnologia: “Alcune delle potenzialità del computer quantistico sembrano fantascienza, ma è proprio per questo che grandi corporate e Stati non stanno sottovalutando il lavoro fatto da scienziati, fisici e ingeneri e anzi stanno investendo denaro e risorse per essere tra i primi ad avere a disposizione questa tecnologia”, ha detto Mauro che è anche autore del libro Quantum Computing, uscito qualche settimana fa.

L’intervento di Raffaele Mauro, Managing Director di Endeavor Italy

La prima delle due applicazioni che vogliamo segnalare è quella presentata da Raffaello Ghilardi, Direttore sistemi informativi di Giunti Editore, sul palco insieme a Mariana Pereira, Marketing Director di Darktrace, che lo ha intervistato sull’utilizzo di Darktrace, soluzione scelta dalla casa editrice nel 2015 per cercare una soluzione innovativa agli attacchi dei cryptolocker: “Quando ho conosciuto Darktrace ero decisamente affascinato all’idea di utilizzare il machine learning in ambito security, ma ai tempi la soluzione aveva solo la parte di detection mentre io ne cercavo una che avesse anche la parte di response ossia di risoluzione del problema. Nonostante questo, dopo avere utilizzato la soluzione in prova per un mese ci siamo resi conto di quanto fosse efficace per proteggere la rete aziendale”. La vera “prova del 9” è stato il primo report rilasciato pochi giorni dopo avere installato l’applicazione: “Ero consapevole che la nostra infrastruttura potesse avere dei bug. Stiamo parlando di una rete complessa utilizzata da 1.000 dipendenti, in 210 negozi e su circa 150 tipologie diverse di device. Ma pensavo che il problema potesse riguardare nuove vulnerabilità e invece, con questo report ci siamo trovati con un problema che pensavamo di avere già risolto ma che invece, non avendo disabilitato la vecchia istanza, aveva portato i nostri sistemi a essere vettore di un attacco a terzi. Quanto avvenuto mi ha fatto capire l’importanza di questa tecnologia che consente di avere una visibilità totale sulla rete”. Darktrace si basa sul cosiddetto “unsupervised machine learning”, come ha spiegato Pereira: “Non c’è alcuna impostazione preliminare: una volta installato, l’algoritmo impara il comportamento dall’infrastruttura. Il traffico di rete viene monitorato attraverso 350 data point grazie ai quali la soluzione riesce a contestualizzare le vulnerabilità, identificando in tempo reale gli scostamenti dal funzionamento abituale. Saranno poi gli analisti di security a valutare se questi scostamenti siano positivi o negativi”. Ghilardi ha quindi affermato che da quando è stato implementato il sistema, sono state ridotte dell’80% le attività di verifica e intervento.

La seconda presentazione, di Mohammad Khodadadi, Director of Data & AI Cognition di Babylon Health, è stata veramente “impressive”: un consulente sanitario virtuale che, sulla base delle domande poste al paziente, riesce a effettuare la previsione di una diagnosi. Negli ultimi due anni sono state presentate sul mercato diverse chatbot destinate a questo tipo di applicazione (da quella del gigante cinese Baidu, all’Health Bot Service di Microsoft ecc.), ma vederne una (tra le più accreditate stando ai vari articoli della stampa internazionale specializzata in ambito salute) in funzione è stato veramente interessante, soprattutto perché la demo era accompagnata da un grafo che, mentre venivano poste domande all’applicazione, illustrava la mappa logica che portava alla risposta: utilizzando tecnologie di speech recognition e NLP (Natural Language Processing) il sistema confronta le risposte con il database di sintomi e malattie, adattando, di volta in volta, le domande successive da porre per arrivare alla diagnosi finale.

L’intervento di Mohammad Khodadadi, Director of Data & AI Cognition di Babylon Health

Come si vede da questi piccoli focus, non stiamo parlando di un futuro lontano e fantascientifico, ma di realtà che hanno i piedi ben saldi nel presente tanto che vorremmo suggerire agli organizzatori un nuovo titolo per la manifestazione: “Futureland today”.

Patrizia Fabbri
Giornalista

Patrizia Fabbri è giornalista professionista dal 1993 e si occupa di tematiche connesse alla trasformazione digitale della società e delle imprese, approfondendone gli aspetti tecnologici. Dopo avere ricoperto la carica di caporedattore di varie testate, consumer e B2B, nell’ambito Information Technology e avere svolto l’attività di free lance per alcuni anni, dal 2004 è giornalista di ZeroUno.

Futureland 2018: sul palco blockchain, intelligenza artificiale e tecnologie immersive

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