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Smart contract: quando il software diventa legge

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Smart contract: quando il software diventa legge

03 Ott 2017

di Patrizia Fabbri

Immaginando per esempio un acquisto rateizzato di un’automobile, un componente software potrebbe disabilitare la messa in moto in caso di mancato pagamento di una o due rate. L’idea è inizialmente di Nick Szabo e si riferisce a un contratto sotto forma di codice che rimanda l’esecuzione di alcune o tutte le sue clausole a un software

Un contratto sotto forma di codice che rimanda l’esecuzione di alcune o tutte le sue clausole a un software: l’idea è di Nick Szabo, informatico esperto di crittografia e laureato in legge (americano di origine ungherese) , che nella metà degli anni ’90 si mise a lavorare a componenti hardware e software da installare su oggetti (per un’automobile, per esempio) che ne potessero modificare il funzionamento sulla base di condizioni previste nelle clausole di un contratto che ne regolasse l’uso: ripercorrendo l’esempio dell’automobile e immaginandone un acquisto rateizzato, il componente avrebbe potuto disabilitare la messa in moto in caso di mancato pagamento di una o due rate. Szabo si è dimostrato un grande visionario perché, in pratica, ha immaginato l’Internet of Things quando Internet era agli albori.

Il concetto di smart contract si compone di tre parti:

  • il codice di un programma che diventa l’espressione di una logica contrattuale (l’auto funziona se ne vengono pagate le rate);
  • messaggi inviati al programma stesso che rappresentano gli eventi che devono far attivare il contratto (il mancato pagamento della rata);
  • un meccanismo che ponga in essere gli effetti previsti dalla logica (all’auto viene inibita la messa in moto).
Un contratto tradizionale (a sinistra) e uno smart contract (a destra)

Semplice a dirsi, ma non altrettanto a farsi perché, affinché uno smart contract funzioni, è indispensabile:

1) il consenso tra le parti e, quindi, la presenza di un intermediario che ne garantisca l’affidabilità e impedisca manomissioni

2) oppure di un meccanismo che, in modo automatico e via software, si sostituisca a questo intermediario.

Un esempio del primo caso è quello di eBay che incorpora degli smart contract, sotto forma di  procedure automatizzate che eseguono le clausole del contratto che i contraenti sottoscrivono quando si affidano a eBay; questi smart contract vengono eseguiti sui server della società di aste e vendite online.

Per l’applicabilità del secondo caso, negli anni ’90 la tecnologia non era ancora ancora pronta, mentre oggi, grazie all’Internet of Things (che consente alle “cose” di comunicare direttamente) e alle tecnologie blockchain con i vari meccanismi di validazione, la geniale idea di Nick Szabo abilita l’utilizzo delle tecnologie blockchain in una varietà di ambiti (come si può vedere su ZeroUno n°413 di settembre 2017)

Patrizia Fabbri
Giornalista

Patrizia Fabbri è giornalista professionista dal 1993 e si occupa di tematiche connesse alla trasformazione digitale della società e delle imprese, approfondendone gli aspetti tecnologici. Dopo avere ricoperto la carica di caporedattore di varie testate, consumer e B2B, nell’ambito Information Technology e avere svolto l’attività di free lance per alcuni anni, dal 2004 è giornalista di ZeroUno.

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