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Capitale e fiducia digitali si costruiscono e regolano con gli smart contract

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Capitale e fiducia digitali si costruiscono e regolano con gli smart contract

07 Nov 2016

di Nicoletta Boldrini

Se gli ingredienti base delle organizzazioni economiche odierne sono lavoro, capitale e fiducia, quelli di una digital company non sono altro che lavoro digitale, capitale digitale e fiducia digitale. Peccato solo che le implicazioni sui modelli economici futuri, che in realtà si stanno già delineando, siano dirompenti: i dati diventano moneta, le comunicazioni diventano contratti e le conversazioni diventano commercio/business

È nel confronto tra economia tradizionale e nuova economia digitale che Carlo Alberto Carnevale Maffè, docente di Strategia Aziendale in Sda Bocconi, durante l’annuale appuntamento della community Finaki delinea i possibili scenari futuri della Software Defined Organization, il modello di riferimento delle aziende di domani all’interno delle quali saranno gli algoritmi ed il software a governare lavoro, capitale e fiducia. Se dalla prospettiva del lavoro entrano in gioco le tematiche di intelligenza artificiale e robotica, ciò su cui vale la pena soffermarsi in questa nostra analisi sono le componenti di capitale e fiducia.  

Di questo servizio fa parte anche il seguente articolo:
MODELLI ORGANIZZATIVI – Potrà la Blockchain influenzare nuovi modelli organizzativi?

Capitale digitale: dati e smart contract

Carlo Alberto Carnevale Maffè, docente di Strategia Aziendale in Sda Bocconi

Partendo dal riconoscimento che ormai la produzione e l’accesso ad informazioni digitali cresce proporzionalmente di più ai confini delle organizzazioni, non più al centro [il valore stesso di business sta sempre più ‘ai bordi’, per esempio nell’area della ricerca oppure, al capo opposto, nei servizi professionali post-vendita, entrambi ambiti che generano dati e informazioni utili al business – ndr] “il capitale digitale deve potersi reggere su nuovi modelli perché il process management infra-organizzativo diventa obsoleto o quanto meno sufficiente solo a fare efficienza interna”, spiega Carnevale Maffè.
In quest’ottica, la Blockchain, in particolare gli smart contarct, offrono una risposta efficace; i distrbutued ledger (database comuni distribuiti in rete) alla base della tecnologia Blockchain possono utilizzare smart contract (identificabili come protocolli informatici che facilitano, verificano, automatizzano e accelerano la negoziazione o l’esecuzione di un contratto) in conformità alle regole di business. Siccome anche all’interno della medesima Blockchain si possono inserire smart contract personalizzati, le transazioni possono essere semplificate ed accelerate eliminando di fatto tutti gli intermediari (che vengono sostituiti dalla tecnologia). Il capitale è rappresentato dai dati contenuti negli smart contract e distribuiti lungo tutti i blocchi della catena.

Fiducia digitale: il Cio diventa market maker

Se il contratto smart (accordo tradotto in codice che mediante algoritmi si auto esegue o applica in modo automatico le clausole e le regole in esso contenute) diventa uno dei nuovi tasselli del capitale digitale di un’organizzazione, è sul concetto di fiducia digitale che i modelli di business tradizionali iniziano ad ‘avere crepe strutturali’.
“Il market maker è colui che definisce un livello, possibilmente alto, di equilibrio di scambio, cioè colui che decide domanda ed offerta”, spiega meglio Carnevale Maffè. “Oggi tutto si basa sull’innovazione che viene misurata in credibilità e user-experience (espressi in dati/conversazioni dai quali dipendono sempre più i risultati di business).  La Blockchain diventa il moltiplicatore all’infinito dei certificatori dell’esperienza, l’elemento tecnologico di fondo sul quale si ridefiniscono le regole competitive e si aprono nuovi mercati multi-paralleli (è mediante dati e tecnologie che aziende come Google, Amazon o Nike, solo per citare alcuni esempi, hanno conquistato mercati differenti). Ecco allora che il nuovo market maker è il Cio. Il suo ruolo assume un nuovo significato di business non più perché è vicino al business ma perché è esso stesso che lo domina attraverso scelte tecnologiche dalle quali dipendono i nuovi equilibri di scambio tra domanda ed offerta”. In altre parole, se il valore di business dipende dall’utente e dalla sua esperienza nella relazione/collaborazione con un’azienda e a sua volta la user-experience dipende dalla capacità di innovazione di un’azienda, l’ago della bilancia competitiva sarà sempre più il Cio attraverso le sue scelte progettuali, di investimento e di indirizzamento tecnologico.

Per maggiori informazioni: Blockchain: cos'è, come utilizzarla e come cambierà il business

Nicoletta Boldrini

Direttore di AI4Business e giornalista del Network Digital360: mi occupo di tendenze ed evoluzioni tecnologiche analizzandone l’impatto all'interno delle aziende e nel loro modo di 'fare business'. Come giornalista ho la possibilità di ‘vedere in anticipo’ le rivoluzioni tecnologiche, come consulente e mentor aiuto manager, imprenditori e startup a trasformare la 'rivoluzione digitale' in realtà. Sono interessata alle dinamiche di innovazione che abilitano i percorsi di trasformazione delle imprese ed è qui che metto a frutto le mie competenze. Il mio motto: sempre in marcia a caccia di innovazione!

Capitale e fiducia digitali si costruiscono e regolano con gli smart contract

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