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Blockchain verso l’Internet of Value: come trasferire valore attraverso asset digitali unici

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Mercati

Blockchain verso l’Internet of Value: come trasferire valore attraverso asset digitali unici

11 Mag 2018

di Patrizia Fabbri

Cos’è e come si concretizza l’Internet of Value? Lo scambio di “valore” (che sia monetario o intellettuale o che esprima un diritto, per esempio il voto, o ancora che rappresenti una proprietà, per esempio le azioni societarie ecc.) ha bisogno di piattaforme di interazione affidabili e sicure. La blockchain si candida ad essere la tecnologia di riferimento. Nasce, dopo un anno di lavoro con 41 aziende e 10 startup coinvolte nelle attività di ricerca e 331 casi analizzati, l’Osservatorio Blockchain & Distributed Ledger del Politecnico di Milano. Al Convegno di “battesimo” sono state presentate le prime evidenze del lavoro svolto e indicati gli obiettivi dei prossimi mesi

Dopo un anno di esplorazione per capire caratteristiche e potenzialità della tecnologia blockchain, gli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano hanno deciso di dar vita all’Osservatorio Blockchain & Distributed Ledger volto a studiare questo fenomeno e le implicazioni e opportunità che esso apre al business.

Il convegno Blockchain & Distributed Ledger: verso l’Internet of Value che si è svolto nei giorni scorsi nel Campus Bovisa del Politecnico di Milano ha quindi rappresentato il battesimo del nuovo Osservatorio. Durante il Convegno sono stati presentati alcuni dati di questo anno di indagine, ma soprattutto si è fatta chiarezza su tecnologia, piattaforme, sperimentazioni e applicazioni realizzate.

Blockchain: un po’ di storia

Cos’è la blockchain e quali sono i meccanismi che governano questa tecnologia? Per rispondere alla domanda in modo sintetico ma esaustivo, Valeria Portale, Direttore dell’Osservatorio Blockchain & Distributed Ledger, lancia questo video che in 6 minuti ne sintetizza le caratteristiche principali per poi ripercorrere velocemente le tappe cruciali di questa tecnologia.

Valeria Portale

ZeroUno se ne occupa da tempo e sul sito della nostra testata è stato creato l’osservatorio Blockchain, prospettive interamente dedicato a questo tema, ma pensiamo che una schematizzazione delle diverse fasi che hanno contraddistinto il fenomeno non sia superflua:

  • Fase 1 – L’inizio dei Bitcoin. “È il 2008, siamo nel pieno della gravissima crisi finanziaria che ha investito tutto il mondo e Satoshi Nakamoto, la cui reale identità è sconosciuta [non si sa se è un lui, una lei, un gruppo…e parte del successo iniziale di bitcoin è stato determinato anche dal mistero che aleggia sul suo creatore ndr], pubblica un white paper che illustra la sua idea di una moneta P2P che non necessita di intermediari [nelle reti peer-to-peer i nodi non sono gerarchizzati unicamente sotto forma di client o server fissi, ma ogni nodo può fungere al contempo da client e server verso gli altri nodi ndr]. Si intuisce subito che si tratta di un’idea decisamente disruptive”, ricorda Portale: le banche, intermediari per definizione tra domanda e offerta di denaro, vengono infatti escluse dal processo. Nel 2012 Bitcoin raggiunge la capitalizzazione di 1 miliardo di dollari e a fine 2017 i 240 miliardi
  • Fase 2 – La fama (negativa) del Bitcoin – “Il Bitcoin viene fin da subito associato al mercato illegale (droga, terrorismo, etc.), seppure sia uno degli strumenti di pagamento più tracciabili – precisa il direttore dell’Osservatorio – Le banche e la stampa ‘snobbano’ la critpovaluta considerandola un fenomeno di nicchia per il mercato illegale”.
  • Fase 3 – Il rapporto con i regolatori – “Gli enti regolatori di diverse nazioni sviluppano un rapporto conflittuale con le criptovalute, cercando di regolare strumenti che nascono e si diffondono proprio perché non regolabili. Non vi è un approccio comune da parte dei regolatori, alcuni riconoscono il Bitcoin come valuta, altri lo proibiscono o ne sconsigliano l’utilizzo alle banche”.
  • Fase 4 – Non solo Bitcoin – Iniziano a nascere piattaforme che si basano su alcuni principi fondanti di Bitcoin, ossia il concetto di scambio sicuro di beni tra soggetti senza intermediazione, e al nome della criptovaluta inizia ad affiancarsi il termine blockchain, che fino a quel momento veniva utilizzato come sinonimo. Nel 2012 nasce Ripple, piattaforma per i pagamenti interbancari; nel 2014 Ethereum, piattaforma orientata agli smart contract; nel 2015 nasce R3, il consorzio di banche che sviluppa la piattaforma Corda e a fine 2015 è la volta di Hyperledger (progetto open source per lo sviluppo collaborativo di blockchain nato all’interno della Linux Foundation).
  • Fase 5 – L’hype mediatico – A partire dalla fine del 2015 inizia la “moda della blockchain”: The Economist le dedica una copertina e gli analisti la annoverano tra le tecnologie che rivoluzioneranno il digitale nei prossimi anni perché impatta sulle relazioni tra soggetti della filiera aziendale, sui processi interni, sugli stessi modelli di business ridefinendo i criteri di controllo e di sicurezza. Nel 2016 iniziano numerose sperimentazioni e si concretizzano i primi progetti.
  • Fase 6 – Razionalizzazione e disillusione – “Nel 2017 cresce la febbre delle criptovalute – ricorda Portale – e il mercato arriva a una capitalizzazione totale di 830 miliardi di dollari: vengono espresse le prime necessità di identificare i corretti ambiti applicativi di queste tecnologie e si cerca di capire come sfruttare la tecnologia alla base di Bitcoin in ambiti diversi dalle criptovalute”.

Dai distributed ledger alla blockchain all’Internet of Value

Il Convegno dei giorni scorsi è stato in parte un vero e proprio momento didattico e Portale prosegue la sua “lezione” per ricordare che blockchain è una tecnologia che appartiene alla famiglia dei distributed ledger (sistemi che permettono ai nodi di una rete di raggiungere il consenso sulle modifiche di un registro distribuito in assenza di un ente centrale) la cui peculiarità è di essere strutturata come una catena di blocchi contenenti transazioni.

“Ma al di là di queste definizioni strettamente tecnologiche, quello che sta chiaramente emergendo è il nuovo paradigma che questa tecnologia abilita ossia l’Internet of Value, (che sia monetario o intellettuale o che esprima un diritto, per esempio il voto, o ancora che rappresenti una proprietà, per esempio le azioni societarie ecc.) : una rete digitale dove i nodi si scambiano valore, attraverso un sistema di algoritmi e regole crittografiche per raggiungere il consenso sulle modifiche di un registro distribuito che tiene traccia dei trasferimenti di valore tramite asset digitali univoci”, afferma Portale, che enuclea la terminologia di riferimento per questa tecnologia, una terminologia che mischia caratteristiche tecnologiche con esigenze di business: “Sicurezza, immutabilità, verificabilità, digitalizzazione, disintermediazione, decentralizzazione, programmabilità, tracciabilità, trasparenza”.

La diffusione di piattaforme blockchain, da quelle orientate alle criptovalute come Bitcoin ed Ethereum a quelle destinate a gestire altri processi come Ripple, Corda, Hyperledger ecc. ne richiede una classificazione al fine di declinare ogni piattaforma sulla base del paradigma dell’Internet of Value: “È proprio questo il grande lavoro sul quale l’Osservatorio concentrerà la propria attività nei prossimi mesi”, spiega Portale e il primo passo è stato quello di identificare i diversi elementi che caratterizzano i 5 elementi dell’Internet of Value (figura 1): Network, Regole e algoritmi, Registro, Trasferimento e Asset.

Internet of Value

Queste caratteristiche verranno poi attribuite alle diverse piattaforme. A partire dalla prima grande differenziazione che è tra blockchain pubblica e blockchain privata: il primo elemento di distinzione tra le due riguarda l’accesso alla rete, aperta a tutti nel primo caso, sottoposta a regolamentazioni nel secondo; il secondo punto distintivo è se i nodi di validazione sono aperti a tutti o se sono regolamentati da logiche gerarchiche per cui solo alcuni nodi possono effettuare la validazione.

Il secondo passo effettuato dal Tavolo di Lavoro che ha portato alla nascita dell’Osservatorio è stato quello di dare dei “punteggi” alle due tipologie di blockchain sulla base della terminologia di riferimento enucleata da Portale, con l’obiettivo di effettuare questa analisi per tutte le piattaforme specifiche (figura 2).

modi per sfruttare blockchain

Questo lavoro, basato oltre che sulle caratteristiche intrinseche delle piattaforme sull’analisi dei casi concreti studiati, consentirà di capire se c’è una correlazione tra piattaforme e processi per eventualmente evidenziare quelle più adatte a determinati processi.

I casi concreti: da idee a realizzazioni pratiche

Nel corso del Convegno sono poi intervenuti (in sala e in collegamento dalla California e dal Regno Unito) 4 esperti di Bitcoin, Ethereum, Hyperledger e Corda alle cui relazioni dedicheremo articoli specifici nelle prossime settimane, mentre qui preferiamo concentrarci sul censimento dei casi concreti a oggi realizzati.

A partire da gennaio 2016 fino a marzo 2018, gli analisti del Politecnico hanno identificato 331 progetti a livello mondiale, di cui 172 si sono rivelati PoC e progetti operativi, mentre 159 sono per il momento allo stadio di annunci. Nella figura 3 si vede come nel 2017 ci sia stata una vera e propria esplosione di annunci (con una crescita del 273% sul 2016).

blockchain nel mondo

L’area geografica maggiormente impegnata risulta essere l’Asia, seguita dall’Europa e poi da America, Africa e Oceania; ma a livello di Paesi gli Stati Uniti sono il principale sperimentatore (con 38 progetti), seguiti dal Giappone (27) e dalla Cina (19).

casi blockchain per piattaforma
Figura 4 – Casi suddivisi nelle diverse piattaforme. Nota: per Blockchain nuova si intendono nuovi piattaforme sviluppate nell’ultimo anno, mentre per Altro si intende la “cosa lunga” di piattaforme già esistentiFonte: Osservatorio Blockchain & Distributed Ledger del Politecnico di Milano

Per quanto riguarda la tipologia di piattaforme, pubbliche o private, non c’è storia: le seconde sono quelle su cui è maggiormente concentrato l’interesse (152 progetti nel 2017) rispetto alle prime che appaiono decisamente più marginali (19 progetti nel 2017). La figura 4 mostra invece il numero di casi sulle diverse piattaforme: nelle pubbliche Ethereum fa la parte del leone, probabilmente per la gestione degli smart contract, caratteristica che la rende interessante per sperimentazioni al di fuori delle criptovalue.

classifica blockchain settori
Figura 5 – La classifica per settoriFonte: Osservatorio Blockchain & Distributed Ledger del Politecnico di Milano

L’analisi è proseguita poi con una classifica dei casi per settori (figura 5) e per processi (figura 6).

classifica blockchain processi
Figura 6 – La classifica per processiFonte: Osservatorio Blockchain & Distributed Ledger del Politecnico di Milano

Incrociando le informazioni raccolte da una prima analisi dei casi, i ricercatori del Politecnico hanno prodotto due griglie che riassumono la distribuzione dei casi per settore e processo (figura 7) e quella per processo e piattaforma (figura 8): “Come si vede dalle figure alcune caselle sono vuote, altre sono molto fitte: è proprio l’analisi di dettaglio che ci consentirà di effettuare quel lavoro di identificazione delle correlazioni tra piattaforme – processi – settori”, ha spiegato Portale che poi è venuta alle note dolenti parlando della progettualità a livello italiano.

blockchain settore e processo
Figura 7 – Distribuzione dei casi per settore e processoFonte: Osservatorio Blockchain & Distributed Ledger del Politecnico di Milano

14 sono i casi censiti, alcuni dei quali sono progetti internazionali: “C’è ancora tanto lavoro da fare nel mondo del business che deve iniziare a credere in questa tecnologia, perché il rischio che vediamo – spiega Portale – è che si crei un gap di competenze, di conoscenze che farà sì che quando queste tecnologie inizieranno a diffondersi avremo uno skill shortage pericoloso”. Ma c’è anche una nota positiva, ed è il numero di startup che stanno lavorando su queste tematiche (il Tavolo di Lavoro ne ha contate 28): “Questo accende qualche speranza sul lato competenze, ma poi queste startup trovano investimenti altrove, negli USA o in UK o in Svizzera, e questo dimostra che nel nostro paese c’è ancora una scarsa capacità di investimento su queste tematiche”.

blockchain processo piattaforma
Figura 8 – Distribuzione dei casi per processo e piattaformaFonte: Osservatorio Blockchain & Distributed Ledger del Politecnico di Milano

La sessione del Convegno dedicata ai casi concreti si è conclusa con gli interventi di: Giuseppe Cardone, Innovation Manager Blockchain Specialist di Intesa Sanpaolo che ha illustrato il progetto Marco Polo per la realizzazione di una piattaforma che consenta di facilitare l’esecuzione di operazioni di trade in open account, rendendole più facili, sicure, veloci; Fabio Malosio, Blockchain Solution Leader di IBM Italia, che ha presentato il progetto di tracciatura degli step dello shipping realizzato con Maersk dal quale è sortita una joint venture tra le due società, temi oggetto della recente intervista rilasciata a ZeroUno dal manager IBM, Come abilitare business network grazie alla blockchain; infine Nicolò Romani, Head of Innovation di SIA, che, focalizzandosi su SIAchain, infrastruttura basata su tecnologia blockchain sulla quale ZeroUno ha intervistato il manager SIA qualche mese fa, ha utilizzato una metafora molto esplicativa: “Bisogna ‘domare la bestia’ per coniugare i requisiti delle performance e il valore delle blockchain pubbliche con le opportunità delle blockchain private”.

Patrizia Fabbri
Giornalista

Patrizia Fabbri è giornalista professionista dal 1993 e si occupa di tematiche connesse alla trasformazione digitale della società e delle imprese, approfondendone gli aspetti tecnologici. Dopo avere ricoperto la carica di caporedattore di varie testate, consumer e B2B, nell’ambito Information Technology e avere svolto l’attività di free lance per alcuni anni, dal 2004 è giornalista di ZeroUno.

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