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AWS Transformation Day: “Il cloud facilita le scommesse d‘innovazione”

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Attualità

AWS Transformation Day: “Il cloud facilita le scommesse d‘innovazione”

14 Nov 2018

di Giorgio Fusari

Attraverso keynote, demo e prospettive tecnologiche, la giornata organizzata a Milano da Amazon Web Services ha focalizzato l’attenzione delle imprese su quale sia il percorso più corretto da adottare per accelerare la trasformazione digitale: una domanda che molte aziende italiane continuano a porsi

Dare occasione a imprese, dirigenti d’azienda, decision maker, CIO, CTO, CFO, professionisti IT, di scoprire e approfondire quali siano le più recenti opportunità d’innovazione rese possibili dal modello di IT creato dal cloud è stato l’obiettivo dell’evento AWS Transformation Day, svoltosi in novembre a Milano. A spiegarlo, in apertura, Luca Giuratrabocchetta, Country Manager di AWS Italy: “Molte aziende italiane ci hanno chiesto di capire meglio, di approfondire, di trovare un momento in cui convidivere tra voi, con Amazon e con imprese che hanno già intrapreso questa trasformazione, quali sono i vantaggi, e soprattutto come possiamo arrivarci”.

Foto di Luca Giutrabocchetta
Luca Giuratrabocchetta, Country Manager di AWS Italy, nel corso del su keynote

Poi il manager introduce una riflessione certo non inedita, anzi per la verità molto reiterata negli ultimi anni, ma comunque sempre valida a far comprendere quale sia il valore generabile con la nuvola, il suo potenziale dirompente per il business: “Negli ultimi cinquant’anni, nel mondo delle aziende medio-grandi in particolare, la risorsa importante è stata il capitale finanziario, soprattutto in Europa, e quindi le organizzazioni tendevano a investire in scommesse ‘sicure’, perché il costo del fallimento era troppo alto. Oggi il nuovo paradigma della tecnologia, grazie al cloud, cambia completamente la possibilità di fare scommesse, di sperimentare.

E non sperimentare per il gusto di farlo, ma per produrre innovazione. Il costo del fallimento oggi è prossimo allo zero utilizzando però tecnologie radicalmente diverse dal passato, e può produrre una nuova onda d’innovazione per le aziende”.

In effetti, spiega il manager, grazie al cloud è possibile lanciare velocemente nuovi servizi per i clienti, e se non funzionano, se non raccolgono il ritorno, spegnerli, e sperimentare qualcosa di nuovo. E se accettare il fallimento come fonte d’innovazione è sempre stato un grande ostacolo nelle aziende medio-grandi in Europa, ribadisce Giuratrabocchetta, oggi non è più così, “perché adottare la nuvola è una scelta strategica, che permette alle imprese di migliorare il rapporto con i propri clienti, di attrarre nuovi mercati, e di rimanere competitivi in un business sempre più difficile, sempre più globale, sempre più veloce”.

Verso un modello d’innovazione ‘distribuita’

Grazie alla nuvola non solo è più facile e meno rischioso scommettere su nuovi progetti, ma si può anche amplificare il raggio delle energie innovative. “È possibile, oggi, distribuire in azienda la capacità di avere idee che possano aprire nuovi mercati e nuovi business. È possibile rendere disponibili a chiunque strumenti che permettano di sperimentare queste idee, a bassissimo costo e a bassissimo rischio”. Ciò, aggiunge, significa trasformare la cerchia di persone che possono avere idee: non più solo i reparti ricerca e sviluppo, o il marketing, che tradizionalmente rappresentano i poli d’innovazione, ma tutti coloro che possono contribuire a “creare un’innovazione distribuita”.

I casi di aziende nate nel mondo cloud che, adottando la nuvola, sono riuscite a trasformare radicalmente interi mercati sono numerosi, esemplifica Giuratrabocchetta: “Imprese nate su Amazon Web Services, che hanno cambiato il mercato nel settore degli hotel, come Airbnb; o che hanno trasformato il comparto dell’intrattenimento, come Netflix”. Ma ci sono esempi anche nel mercato finanziario, a livello locale, come Satispay: società con sede in Italia che, per rendere più flessibile la propria infrastruttura IT, inizialmente caratterizzata da un’architettura monolitica, e ridurre i costi, l’ha portata sul cloud AWS, passando a un’architettura stateless basata sui microservizi, e in grado di facilitare la scalabilità orizzontale.

Concludendo il proprio intervento, Giuratrabocchetta ha posto l’accento sui fattori abilitanti del cloud, primo fra tutti la competenza. “Secondo la società di ricerche IDC, aziende che investono nel training per dare nuove competenze ai loro dipendenti sui nuovi modelli cloud, riescono ad adottarli in una maniera che è fino all’80% più veloce”. L’altro fattore, “importantissimo”, conclude, è la presenza sul mercato dei partner di AWS: “società, system integrator di qualunque dimensione, che già lavorano con le aziende italiane, e le aiutano nel percorso di migrazione verso il cloud”.

Blood: “L’ostacolo più duro? È la resistenza al cambiamento”

Parlare di come va compiuto il percorso di trasformazione delle imprese nell’era digitale è compito di Thomas Blood, Enterprise Evangelist di AWS per l’area Emea. Nella trasformazione verso l’agilità e la velocità, dice, molte sono le sfide da affrontare: ci sono i silos tecnologici, gli sforzi compiuti nei settori sbagliati, ma il problema più difficile sono i processi resistenti al cambiamento, “quando lo scetticismo ci impedisce di cambiare, e fare le cose in modo diverso”. Dal punto di vista tecnologico, Blood raccomanda alle imprese di agire come start-up, abbracciare il cloud, creare un’architettura basata su microservizi. Mentre, a livello organizzativo, “è importante avere una risposta per ogni paura di cambiamento” motivando le persone sulle nuove competenze che potranno sviluppare con il cloud. “Un’altra cosa importante è creare piccoli team di lavoro, di 10-20 persone, più efficienti nella condivisione delle informazioni”.

Blood incoraggia fortemente ad adottare le pratiche Agile, per acquisire velocità nei processi di sviluppo software ed anche a coltivare il paradigma DevOps, che definisce “un’altra ‘salsa segreta’, un nuovo modo di pensare, un mezzo per rimuovere ostacoli che impediscono alle persone di concentrarsi su cose più importanti”, e ciò anche nell’ottica che, rispetto ai sistemi legacy, in cui i controlli avvengono quasi in modalità manuale, il cloud apre alla possibilità, e alla necessità, di automatizzare molti processi IT.

Giorgio Fusari
Giornalista

Nel settore giornalistico dal 1989, Giorgio Fusari negli anni ha collaborato per numerose pubblicazioni nel panorama tecnologico e ICT italiano, tra cui la rivista NetworkWorld Italia (gruppo IDG); il settimanale di tecnologia @alfa, del quotidiano Il Sole 24 Ore, la testata Linea EDP. Dal 2012 collabora con il gruppo Digital360 e in particolare con ZeroUno. Tra le aree di maggior specializzazione di Giorgio, il crescente universo dei servizi cloud, il networking, le tecnologie di cybersecurity.

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