Nel concetto di data center esteso descritto nell’articolo Service composition: l’orizzonte dei nuovi datacenter, il cloud è considerato ormai quasi unanimemente un importante abilitatore di innovazione (figura 1), ma non vi è un unico percorso che le aziende devono compiere per centrare i propri obiettivi: l’evoluzione dei sistemi informativi è ben rappresentata dalla metafora della foce di un fiume (figura 2) dove l’obiettivo (il mare) viene raggiunto non con un unico e ben delineato estuario, ma attraverso un delta che si sviluppa con tanti rivoli diversi.

Come si evince dalla figura (dalla ricerca dell’Osservatorio Cloud Transformation del Politecnico di Milano su 142 grandi imprese), nell’evoluzione verso il cloud pubblico (utilizzato dall’82% del campione), la componente più consolidata è il SaaS mentre un’azienda su due ha scelto di adottare (completamente o parzialmente per alcuni ambiti) Hosted e Virtual Private Cloud per utilizzare servizi infrastrutturali esterni che consentono maggiori personalizzazioni e isolamento.

Parallelamente ai percorsi di migrazione al cloud, il 36% delle aziende sta comunque investendo in soluzioni di modernizzazione dei propri data center on premises. Questa variegata situazione è stata al centro di tre tavole rotonde che si sono tenute durante il recente Convegno Cloud Transformation: evolvere con le nuvole verso l’organizzazione agile dell’Osservatorio per presentare i dati 2018 e che hanno visto confrontarsi 19 realtà tra aziende utenti e dell’offerta. In questo articolo ci concentriamo su alcune delle prime per capire come stanno concretamente affrontando questa migrazione.
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Le strategie di migrazione
De Agostini Editore, storico brand operante dal 1901, da 10 anni ha iniziato un percorso di ampliamento e rinnovamento del proprio business che l’ha portato a costituire la divisione Digital De Agostini dedicata a svilupparne la presenza sulle piattaforme digitali: dai canali TV, ai siti web, alle applicazioni mobile. “Essendo fortemente focalizzata sull’innovazione digitale – spiega Emanuele Brunelli, Chief Technology Officer di Digital De Agostini – una scelta strategica è stata quella di creare un IT all’interno di quest’area, autonomo rispetto ai sistemi informativi aziendali”. La Divisione non parte quindi con i classici vincoli di un legacy da far evolvere e questo l’ha sicuramente avvantaggiata nel percorso verso il cloud pubblico intrapreso a partire dal 2014.

“Abbiamo delineato un percorso in due step incrementali: nel primo abbiamo deciso di portare nel cloud pubblico tutte le nostre infrastrutture e servizi che non richiedevano particolari interventi perché già predisposti per essere fruiti in cloud; nel secondo si è trattato di lavorare su quegli applicativi che era necessario riscrivere per sfruttare la vera potenza del cloud”. Con questa logica dei due step sono quindi migrati inizialmente alcuni siti web che erano gestiti on premises. Questo primo progetto ha consentito all’azienda di consolidare le proprie competenze e di dare il via a un progetto molto impegnativo: “Forti degli ottimi risultati ottenuti con il primo progetto, abbiamo deciso di migrare in public cloud il nostro asset core ossia la video content factory interna con la quale vengono gestiti i contenuti video erogati sui principali siti web aziendali, in modalità VoD e live streaming”, spiega Brunelli.



































