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La digitalizzazione del sistema paese: contesto e ruolo delle società in house territoriali

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La digitalizzazione del sistema paese: contesto e ruolo delle società in house territoriali

22 Mar 2017

di Roberto Orofino, Roberto Soj, Paolo Pasini

La complementarietà tra il livello nazionale e quello regionale è alla base dell’Agenda Digitale Italiana, per la realizzazione della quale, l’Agenzia per l’Italia Digitale ha delineato un modello strategico di ICT per la Pubblica Amministrazione che consente di implementare e indirizzare al meglio i piani di intervento del piano nazionale Strategia per la Crescita Digitale. Nell’articolo si illustra il contesto e quale ruolo è affidato alle società ICT partecipate pubbliche con particolare riferimento alla relazione con il mercato

L’Agenda Digitale per l’Europa (DAE) si propone di aiutare i cittadini e le imprese europee a ottenere il massimo dalle tecnologie digitali. È la prima di sette iniziative pilota del programma Europa 2020, la strategia decennale per la crescita digitale dell’Unione Europea.

L’Agenda Digitale Europea ha definito con precisione gli obiettivi per sviluppare l’economia e la cultura digitale in Europa nell’ambito della strategia Europa 2020. Nel quadro dell’Agenda Digitale Europea, l’Italia ha elaborato una propria strategia nazionale, individuando priorità e modalità di intervento, nonché le azioni da compiere e da misurare sulla base di specifici indicatori, in linea con le scoreboard dell’Agenda Digitale Europea.

Di questo servizio fa parte anche il seguente articolo:
IL CASO – L’“ineluttabile” processo di cambiamento delle società IT in house. Il caso Lombardia Informatica

L’Agenda Digitale Italiana rappresenta, quindi, l’insieme di azioni e norme per lo sviluppo delle tecnologie, dell’innovazione e dell’economia digitale. Con il contributo della Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome, la strategia italiana è stata elaborata enfatizzando la complementarietà tra il livello nazionale e quello regionale, nonché l’integrazione e la rete tra le stesse iniziative regionali.

Governance digitale “multilivello”: dal modello Agid per il paese agli ecosistemi locali

A livello nazionale, nell’ambito dell’Accordo di Partenariato 2014-2020, la Presidenza del Consiglio insieme al Ministero dello Sviluppo Economico, all’Agenzia per l’Italia Digitale e all’Agenzia per la Coesione ha predisposto i piani nazionali Piano nazionale Banda Ultra Larga e Strategia per la Crescita Digitale 2014-2020 per il perseguimento degli obiettivi dell’Agenda Digitale. Il documento Crescita Digitale, in particolare, traccia una roadmap per la digitalizzazione del Paese finalizzata a:

  • determinare il progressivo switch off dell’opzione analogica per la fruizione dei servizi pubblici, progettando la digitalizzazione della pubblica amministrazione in un’ottica centrata sull’utente e coordinando e mettendo a sistema le diverse azioni avviate da tutte le amministrazioni pubbliche;
  • garantire crescita economica e sociale, grazie allo sviluppo di competenze nelle imprese e di diffusione di cultura digitale fra i cittadini, che generi una nuova offerta capace di competere sui mercati globali e una accresciuta domanda in grado di stimolare offerta innovativa e qualificata, in un circolo virtuoso;
  • rendere più efficiente il sistema paese, coordinando in maniera unitaria la programmazione e gli investimenti pubblici in innovazione digitale e ICT.

L’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID) è l’attore chiave che ha il compito di garantire la realizzazione degli obiettivi dell’Agenda Digitale Italiana in coerenza con l’Agenda Digitale Europea, interpretando e rendendo operative le strategie del Governo in materia di innovazione digitale.

Figura 1 – Il modello strategico per l’ICT nella PA – Fonte: AgID, 2016

 

In coerenza con le priorità evidenziate in precedenza, l’Agenzia per l’Italia Digitale ha delineato un modello strategico di ICT per la Pubblica Amministrazione (figura 1), che consente di implementare e indirizzare al meglio i piani di intervento della Strategia per la Crescita Digitale stessa. Si tratta di un modello strategico basato su quattro livelli: alla base (livello 1) si collocano le infrastrutture fisiche o materiali (Data Center, Cloud e Connettività, ma anche Disaster Recovery, Business Continuity e Cybersecurity), con le quali sono erogati i servizi applicativi delle pubbliche amministrazioni e su cui poggiano i principali interventi di digitalizzazione della PA già realizzati o in corso. Questi interventi, definiti infrastrutture immateriali (livello 2), rappresentano le piattaforme applicative nazionali, che offrono servizi condivisi e che dunque ottimizzano la spesa complessiva, come per esempio Spid (il Sistema pubblico di identità digitale), ANPR (Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente), PagoPA (la piattaforma per la gestione elettronica dei pagamenti della pubblica amministrazione) e ComproPA (il sistema delle piattaforme negoziali per gli acquisti delle pubbliche amministrazioni). Il livello successivo (livello 3) prevede lo sviluppo di servizi applicativi afferenti ai diversi ecosistemi, da intendersi come i “domini applicativi verticali”, tra i quali vanno evidenziati la Sanità digitale, la Scuola digitale, la Giustizia digitale, il Turismo digitale, ecc., oltre a quelli che completano gli ambiti applicativi verticali, come ad esempio il public procurement, il fisco e tributi, i servizi alle imprese, ecc.  Tali domini saranno fruiti da cittadini e imprese tramite Italia Login, il portale unico nazionale della PA (livello 4), framework di integrazione dei servizi della PA in un’unica piattaforma coerente dal punto di vista di esperienza utente e usabilità.

In merito alle tematiche di Agenda Digitale, nel settembre 2016 il Governo ha creato una task force, denominata Team per la Trasformazione Digitale del Paese, che ha l’obiettivo, all’interno di un orizzonte temporale biennale, di accompagnare il Paese verso la trasformazione digitale e la costruzione di un nuovo “sistema operativo” del Paese, da intendersi come “una serie di componenti fondamentali sui quali costruire servizi più semplici ed efficaci per i cittadini, la Pubblica Amministrazione e le imprese, attraverso prodotti digitali innovativi”.

La missione dichiarata dal team è quella, da un lato, di rendere i servizi pubblici per i cittadini e le aziende accessibili nel modo più semplice possibile, innanzitutto tramite dispositivi mobili (approccio “mobile first”), con architetture sicure, scalabili, altamente affidabili e basate su interfacce applicative (API) chiaramente definite; dall’altro supportare le pubbliche amministrazioni centrali e locali nel prendere decisioni migliori e il più possibile basate sui dati, grazie all’adozione delle più moderne metodologie di analisi e sintesi dei dati su larga scala, quali Big DataMachine Learning.

Le attività di cui tale task force si prenderà carico sono principalmente quelle di:

  • coordinare i diversi “stakeholder” pubblici nella gestione di programmi digitali, esistenti e futuri, in maniera integrata con una metodologia agile e un approccio open data;
  • individuare nuove iniziative di trasformazione digitale e tecnologica;
  • diventare un centro autorevole di competenza digitale e innovazione per gli “stakeholder” pubblici, allo scopo di condividere linee guida, direttive e pareri;
  • creare una comunità internazionale di sviluppatori e designer che contribuiscano allo sviluppo delle API e dei servizi digitali, che identifichino e risolvano problemi tecnologici, forniscano informazioni e istruzioni sui principi di innovazione digitale e creino strumenti e servizi condivisi;
  • porre le fondamenta per un’architettura in evoluzione in grado di “scalare” nel tempo e rimanere al passo con le tendenze tecnologiche che emergeranno in futuro.

 

Il ruolo delle società ICT partecipate pubbliche:  il confronto con il mercato, missione difficile ma possibile!

In questo quadro operativo e normativo, le società ICT in house regionali e provinciali hanno ridefinito, o stanno ridefinendo, il proprio ruolo, da un lato, di “attuatori e supervisori” a livello locale dei servizi comuni nazionali, e dall’altro, di “integrazione e di complementarietà” negli ecosistemi territoriali. Non solo, ma proseguendo il percorso legislativo di razionalizzazione delle società a partecipazione pubblica e di trasparenza gestionale delle stesse (si affida un servizio o un progetto alla società partecipata laddove questa garantisca gli stessi costi del mercato o restituisca un valore aggiunto maggiore, cioè praticamente se è economicamente più vantaggioso), la richiesta di un maggior confronto con chi offre sul mercato i loro medesimi servizi, sta generando una situazione di fondo ambigua e pericolosa, in cui si rischia di non valutare correttamente le pratiche e i risultati delle società in house rispetto al mercato stesso, e quindi di fare valutazioni e prendere decisioni basate su informazioni non corrette.

Senza entrare nel merito dei tecnicismi di controllo economico, è evidente che le società in house devono essere confrontate con le imprese private a parità di condizioni operative, non considerando tutti quei costi che il fatto di svolgere una funzione Pubblica comporta, si tratta infatti di costi aggiuntivi rispetto al privato  (per esempio costi connessi alla vigilanza, all’applicazione dei capitolato degli appalti e alla conduzione delle gare pubbliche, ecc.). In sostanza, le società in house dovrebbero separare le aree e le competenze, e quindi i costi, che appartengono alla natura pubblicistica del ruolo dell’in-house, rispetto a quello che sono imputabili, direttamene o indirettamente, alla realizzazione ed erogazione dei servizi ICT e digitali sul territorio e all’integrazione con i servizi comuni nazionali. L’evoluzione del modello organizzativo delle IT in house dovrà consentire di misurare e rendicontare le attività della società in termini di obiettivi/costi, ma anche di servizi digitali resi al territorio, come si vedrà nell’articolo L’”ineluttabile” processo di cambiamento delle società IT in house.

Implementazione dell’agenda digitale nazionale a livello di territorio

Una delle principali condizioni per un’efficace attuazione dell’Agenda Digitale nazionale è la sua coerente declinazione in piani regionali. In passato la mancanza di coordinamento e di sinergie tra le iniziative regionali ha ridotto l’efficacia degli sforzi di attuazione dell’Agenda Digitale italiana. Proprio per superare questa frammentazione, il 25 Marzo 2015 la Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome ha istituito la Commissione Speciale Agenda Digitale. Tale Commissione vuole rappresentare l’interfaccia politica unica tra Regioni, Governo, AgID e tutti gli altri attori che si occupano di Agenda Digitale (AD).

La Commissione:

  • declina a livello regionale la strategia nazionale sull’attuazione dell’AD, suggerendo priorità di intervento alle Regioni (o gruppi di Regioni) e abilitando l’individuazione di ambiti condivisi di lavoro;
  • coordina i processi di attuazione delle AD regionali e favorisce lo sviluppo di sinergie tra tali processi, condividendo buone pratiche e portando all’attenzione del Governo problemi comuni a più Regioni;
  • riferisce periodicamente al Governo sullo stato di attuazione delle AD regionali.
  • Sebbene l’istituzione della Commissione rappresenti un notevole passo avanti nella direzione di un più efficace coordinamento tra le varie iniziative regionali, si riscontra ancora una situazione caratterizzata da una forte eterogeneità nell’attuazione dell’Agenda Digitale a livello locale: le Regioni si stanno muovendo con priorità, risorse, approcci e velocità abbastanza differenti. Si possono tuttavia notare interessanti iniziative di integrazione, di coinvolgimento attivo di stakeholder e, più in generale, di un rinnovato attivismo che fa ben sperare per il prossimo futuro.

Declinazione degli obiettivi strategici digitali della Regione

Per quanto riguarda l’Agenda Digitale per la Regione Lombardia si può evidenziare come sia basata su 6 ambiti di azione (macro-obiettivi), ognuno corredato da specifici obiettivi di dettaglio (misure e linee di azione). In particolare, questi ambiti possono essere sintetizzati come di seguito:

  1. Competenze Digitali
  2. Reti e servizi digitali interoperabili
  3. Interoperabilità e standard
  4. Patrimonio informativo pubblico
  5. Cittadinanza Digitale
  6. ICT per le imprese

Per rafforzare i pilastri della Agenda Digitale lombarda 2014-2018, Regione Lombardia e Lombardia Informatica stanno definendo un piano strategico 2017-2019 per la Regione Lombardia Digitale.

Il Piano Strategico nasce dalla necessità di indirizzare e supportare il processo di trasformazione digitale sia dell’Ente Regione che degli Enti del Sistema Regionale e, più in generale, degli Enti Locali lombardi per semplificare la vita dei cittadini e favorire le imprese attraverso l’impiego massivo delle nuove tecnologie.

Ai fini della attuazione della strategia digitale di Regione Lombardia occorre considerare un insieme di fattori e di indicazioni derivanti da iniziative sia interne che esterne alla Regione, con particolare riferimento al livello nazionale, ponendo il Piano Strategico al centro di un contesto articolato, come indicato nella figura 2.

Figura 2 – Il piano strategico di Regione Lombardia – Fonte: Regione Lombardia

 

Un’altra relazione significativa è quella tra il Piano Strategico ed il Programma Regionale di Sviluppo (PRS) di Regione Lombardia, che declina le linee di indirizzo politico della legislatura.
Il PRS rappresenta una grande opportunità di accelerazione della trasformazione digitale, possibile attraverso una attenta e capillare identificazione di azioni e misure riferite al “digitale” nei meccanismi di programmazione regionale e, conseguentemente, di accesso alle risorse per la loro attuazione.

In questo contesto emerge il ruolo di rilievo di Lombardia informatica (tematica approfondita nell’articolo L’”ineluttabile” processo di cambiamento delle società IT in house)  che, forte della recente definizione del proprio piano industriale e di una nuova missione ed assetto organizzativo, si candida a pieno titolo come partner strategico di Regione Lombardia nella grande sfida della trasformazione digitale della Lombardia, ponendosi sia come interlocutore qualificato nelle relazioni con AgID, il Team per la trasformazione digitale e le altre Regioni, sia come catalizzatore di innovazione per i soggetti pubblici e privati del territorio lombardo.

Roberto Orofino

Direttore Strategie e Innovazione dell’offerta di Lombardia Informatica

Roberto Soj

Direttore Generale di Lombardia Informatica

Paolo Pasini

SDA Professor, SDA Bocconi School of Management

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