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Flexa, il digital mentor del Polimi è una realtà

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Flexa, il digital mentor del Polimi è una realtà

Dal connubio tra l’intelligenza umana del MIP Politecnico di Milano e l’intelligenza artificiale di Microsoft, a distanza di un anno dall’annuncio del progetto, vede la luce Flexa, piattaforma di formazione personalizzata e continua

13 Mar 2019

di Patrizia Fabbri

Alla Digital Week dello scorso anno era stato annunciato il progetto, oggi Flexa, la piattaforma di formazione personalizzata e continua nata dall’intelligenza umana del MIP Politecnico di Milano e dall’intelligenza artificiale di Microsoft, è alla release 1. Nel corso del Convegno Artificial Intelligence: on your marks! dell’Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano, Federico Frattini, Associate Dean per la Digital Transformation MIP Politecnico di Milano aveva illustrato le caratteristiche principali della piattaforma, le riflessioni che hanno spinto il Politecnico a realizzarla, le criticità affrontate e il modello di business su cui si basa. Oggi, nel corso di una conferenza stampa e alcune sessioni di approfondimento, Flexa si è potuta “toccare con mano”.

Federico Frattini

Associate Dean for Digital Transformation del MIP Politecnico di Milano Graduate School of Business

Come cambia oggi il ruolo del docente

Lo skill gap è un problema che potemmo quasi definire connaturato alla stessa evoluzione tecnologica: da una parte programmi e percorsi formativi universitari che, per quanto si possano aprire ai nuovi trend, presentano sempre una staticità che non consente agli studenti che ne fuoriescono di inserirsi in modo immediatamente produttivo nel mondo del lavoro; dall’altra parte aziende che devono combattere quotidianamente con un’accelerazione della trasformazione che richiede un mix di competenze sempre più difficili da trovare, dove lo stesso dosaggio di questo mix è quasi sempre diverso da un’azienda all’altra. Nel mezzo, grazie anche all’evoluzione degli strumenti e delle applicazioni di e-learning, un’offerta formativa vastissima, spesso di alta qualità (ma dove non è difficile imbattersi in una qualità solo millantata, mascherata dietro nomi altisonanti), ma nella quale è impossibile, senza una guida, districarsi con profitto.

“È una situazione – ha spiegato Frattini – sulla quale stiamo riflettendo da tempo perché oggi gli attori del sistema dell’alta formazione si trovano a dover affrontare sfide che erano inimmaginabili. Un cambiamento, in particolare, può avere impatti radicali, e del quale forse ancora non ne è stata compresa pienamente la portata: siamo immersi in un ecosistema distribuito di contenuti estremamente ricco e di grande qualità, disponibile a costi contenuti, se non addirittura gratuitamente”. Un esempio per tutti, le piattaforme MOOC (Massive Open Online Courses), corsi pensati per una formazione a distanza che coinvolga un numero elevato di utenti: “Il mondo della formazione, soprattutto quella post universitaria, in questo mondo di formazione distribuita deve rivedere il proprio ruolo, anche a fronte di studenti che sono sempre più alla ricerca di formazione personalizzata, un continous learning basato sulla comprensione dei propri punti di forza e punti di debolezza. E abbiamo imprese che, oltre a cercare le competenze che non trovano, sono anche sempre più alla ricerca di modalità nuove di ingaggio, più interattive”.

Flexa nasce da tutte queste considerazioni e si basa su 3 pilastri dal punto di vista concettuale:

  • il paradosso dell’informazione: viviamo, com abbiamo appena scritto, in un mondo sovraccarico di informazioni dove il vero problema è selezionare quelle che ci sono utili;
  • il concetto di connettivismo: oggi l’apprendimento non è più un fenomeno individuale, ma avviene attraverso l’interazione, l’accesso a multiple fonti di formazione;
  • l’integrazione di know how e know where: le business school non sono più solo un luogo dove si produce della conoscenza, ma devono diventare un know how e know where, cioè un luogo dove sono presenti tutte le connessioni che permettono di andare ad accedere a contenuti formativi presenti anche fuori dalla business school.

La tecnologia, che in questo caso è targata Microsoft, con funzionalità di analisi e intelligenza artificiale e basata sul cloud Azure, è un abilitatore straordinario di questo progetto, il cui vero valore sta però nell’idea che lo ha generato e nelle persone che lo hanno realizzato, come aveva avuto modo di ricordare in un’intervista recentemente rilasciata a ZeroUno Fabio Moioli, Direttore Divisione Enterprise Services di Microsoft Italia: “Noi ci mettiamo la tecnologia, ma il vero valore è l’intelligenza dei professori del Politecnico. È la componente umana che fa la vera differenza in un prodotto di successo, la differenza non sta nell’artificial intelligence ma nella human intelligence, che noi contribuiamo ad aumentare con la nostra tecnologia”.

Fabio Moioli

Enterprise Service Director di Microsoft

Cos’è Flexa e quali bisogni soddisfa

Piattaforma digitale di formazione continua e personalizzata, Flexa è una sorta di mentore digitale che supporta gli studenti e gli alumni (gli ex studenti) del MIP (ma inizialmente la piattaforma sarà aperta anche a chi non ha frequentato i master del Polimi) nell’individuare e selezionare specifici contenuti, idonei al proprio percorso di studi: “Stiamo parlando di una platea di circa 20.000 tra studenti e alumni del MIP e stiamo lavorando per l’estensione a tutti gli alumni del Politecnico, un bacino di circa 180/200.000 persone”, ha detto Frattini, aggiungendo che sono oltre 13.000 le richieste che, dalle aziende, arrivano al Politecnico ogni anno.

Foto landing page di Flexa
La landing page di Flexa

Prima di fornire indicazioni sul percorso da intraprendere, la piattaforma effettua un assessment degli hard, soft e digital skill in modo da conoscere il background e le aspirazioni dello studente; dopo avere analizzato le informazioni ed elaborato i risultati, Flexa individua lo status attuale e i gap da colmare per raggiungere gli obiettivi di carriera dichiarati.

Considerato lo skill gap da comare, il tempo a disposizione e gli interessi, Flexa suggerisce “pillole” di formazione quotidiana e una serie di contenuti da approfondire (articoli di stampa, video, webinar, eventi, corsi erogati da fonti certificate come Business School e Università prestigiose, nazionali e internazionali) selezionandoli tra tutti quelli inseriti nella piattaforma: “E non si tratta solo di contenuti del Politecnico di Milano, abbiamo accordi con Gartner, MIT Sloan Management Review, Financial Times e altri: un ecosistema di contenuti ampio e di qualità”. Il percorso verrà proposto all’interno dell’orizzonte temporale indicato dallo studente che potrà visualizzare i propri progressi e salvare i contenuti più significativi all’interno di una library dedicata.

Foto contenuti Flexa
Le fonti dei contenuti di Flexa

Ma quello del supporto a una formazione personalizzata e continua è solo uno degli obiettivi di Flexa, l’altro è quello di inserire lo studente all’interno di un network avanzato che gli consenta di entrare in relazione con profili simili in modo da espandere il proprio network professionale e creare community, pubblicando contenuti inediti e condividendo interessi, fino all’individuazione di startup con cui collaborare in base al proprio profilo.

“Le aziende, infine, entrano in questo circuito con la possibilità, che verrà abilitata in autunno, di pubblicare dei job postit per poter ingaggiare gli studenti in modalità interattiva, vedendoli anche all’opera, tramite business challenge rivolte agli utenti della piattaforma, prima di poter effettuare delle vere e proprie proposte di lavoro”, ha precisato Frattini.

“L’intelligenza artificiale, in un momento di stagnazione economica come quello attuale, rappresenta un’opportunità enorme per il nostro Paese. È stato calcolato infatti che l’AI in Italia possa contribuire a far crescere il PIL dell’1% con un impatto significativo in tutte le industrie e mercati. Tuttavia, per poter coglierne davvero i benefici, è fondamentale avere le competenze adeguate e l’Italia purtroppo è uno dei Paesi con il più forte skills mismatch, ovvero il divario tra le competenze richieste dal mercato del lavoro e quelle realmente disponibili. Mai come ora quindi diventa fondamentale investire nella formazione avanzata. La nostra collaborazione con il MIP per la realizzazione di Flexa vuole proprio rispondere a questa necessità e dare un contributo concreto per aiutare studenti e professionisti ad acquisire le competenze necessarie a essere competitivi nel mercato del lavoro. Inoltre, essendo Flexa stessa basata sull’AI, è un chiaro esempio dell’impatto dell’artificial intelligence nel settore HR. Una volta che la piattaforma infatti sarà estesa alle aziende, aiuterà le Risorse Umane a effettuare selezioni sempre più precise e accurate in tempi più rapidi”, ha commentato Moioli.

Attenzione a privacy e proprietà intellettuale

Un progetto così articolato, con tanti attori in gioco non poteva non presentare qualche criticità, come ha spiegato Frattini: “C’è stato tutto il tema legale connesso alla proprietà intellettuale dei contenuti. Per noi è stato molto importante chiedere a Microsoft di poter codificare tutta la conoscenza pregressa del MIP e iniettarla nel progetto, così come poter aggiornare nel tempo il database con il materiale disponibile. E quindi avevamo bisogno della certezza che questa proprietà intellettuale condivisa non venisse utilizzata in altre applicazioni”.

Il secondo tema che ha dato non pochi grattacapi nello sviluppo dell’architettura della piattaforma è stata la conformità al GDPR: “Come si può facilmente immaginare questa piattaforma genera e utilizza dati di natura sensibile. Nelle prime fasi di progettazione abbiamo interpretato la normativa in molto stretto e rigoroso e questo ha comportato notevoli complessità architetturali, soprattutto per quanto riguarda il collegamento con il CRM dove sono immagazzinati molti dati utilizzati da Flexa. In realtà, in seguito abbiamo verificato con i consulenti GDPR che avremmo potuto sposare anche interpretazioni più semplici del regolamento, cose che ci avrebbe consentito di semplificare l’architettura della piattaforma”.

Organizzazione e modello di business

“Fin dall’inizio abbiamo impostato con il nostro partner un approccio Agile e questo ci ha consentito di realizzare tanti pivot ed effettuare numerosi cambiamenti in corso d’opera. Partendo da un’idea come questa – ha spiegato Frattini – non si possono avere tutti i requisiti chiari fin dall’inizio e il lavorare in un modo così flessibile ci ha sicuramente avvantaggiato. Negli ultimi mesi prima del rilascio, definiti tutti i requisiti necessari, siamo tornati a un approccio più tradizionale, di tipo waterfall”.

Dal punto di vista dell’organizzazione interna, Frattini ha ricordato come questa sia stata una cosa abbastanza complessa vista la varietà e numerosità dei partner coinvolti (tutta la parte soft skill, per esempio, è stata sviluppata con l’Università di Padova): “Abbiamo creato 8 tavoli di lavoro, ciascuno dei quali era responsabile di una parte del progetto: abbiamo, per esempio, un tavolo per gli aspetti tecnici; uno relativo al GDPR; uno che si è occupato dell’integrazione di Flexa con i sistemi del MIP; un altro che ha seguito tutta la parte relativa agli accordi con gli altri provider di contenuti; un tavolo si è occupato della user experience della piattaforma; un tavolo che doveva definire il business model”.

Su quest’ultimo punto, Frattini ha sottolineato come il confronto sia stato abbastanza acceso: “È un modello che ribalta completamente quello tradizionale di una business school: i servizi di Flexa vengono forniti in modalità gratuita a studenti e alumni del MIP (e per un certo periodo anche a chi non vi ha studiato); il vero valore verrà dalle imprese che riusciremo a portare a bordo della piattaforma che beneficeranno di diversi servizi [essere visibili a tutta la Talent Bank del MIP, composta da individui italiani e stranieri provenienti dai programmi MBA, Executive MBA, dai master specialistici e dall’Academy; recruiting mirati e personalizzati; accesso alla piattaforma per i propri dipendenti, coinvolgendoli in diverse attività e favorendo il loro continuous learning ndr]”.

Andrea Sianesi

Dean del MIP Politecnico di Milano Graduate School of Business

“Siamo stati la prima Business School italiana (era il 2014) a credere fortemente nel digital learning e a investire per far evolvere in chiave digitale la nostra offerta formativa, per gli individui e per le imprese – ha commentato Andrea Sianesi, Dean del MIP Politecnico di Milano Graduate School of Business –. I risultati ci hanno dato ragione e siamo orgogliosi che questo ulteriore, importantissimo tassello della nostra strategia sia finalmente realtà, grazie alla collaborazione con Microsoft che ha sviluppato per noi e con noi piattaforme sempre più innovative e performanti”.

Patrizia Fabbri

Giornalista

Patrizia Fabbri è giornalista professionista dal 1993 e si occupa di tematiche connesse alla trasformazione digitale della società e delle imprese, approfondendone gli aspetti tecnologici. Dopo avere ricoperto la carica di caporedattore di varie testate, consumer e B2B, nell’ambito Information Technology e avere svolto l’attività di free lance per alcuni anni, dal 2004 è giornalista di ZeroUno.

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