Se è ormai un assunto condiviso che i dati rappresentino uno dei principali asset delle aziende, il loro valore si estrinseca principalmente nella capacità di correlarli e analizzarli al fine di supportare, definire, elaborare le strategie di un’azienda. Raramente se ne considera il valore intrinseco e la possibilità che i dati stessi diventino un “prodotto” da vendere (escluse ovviamente le aziende che fanno della vendita dei dati il proprio core business). La diffusione di smartphone e app, di oggetti intelligenti all’interno o all’esterno dell’azienda (videocamere, sensori nelle linee di produzione, rilevatori di umidità/luminosità/suono ecc., wearable …l’Internet of Things insomma) e l’elevato livello di sofisticatezza raggiunto dalle tecnologie di big data analytics mettono a disposizione delle aziende un nuovo tipo di asset che può essere scambiato e venduto, il dato appunto.
L’Osservatorio Big Data Analytics & Business Intelligence della School of Management del Politecnico di Milano, nell’ambito della ricerca annuale (952 CIO e Responsabili IT) per monitorare il valore strategico che le metodologie di analytics svolgono nelle imprese, stimandone il mercato, analizzando i modelli organizzativi adottati e le competenze necessarie e mettendo in luce vantaggi e criticità, ha effettuato un approfondimento sulle nuove possibilità di creazione di valore offerte dalla cosiddetta “Data Monetization” perché, come si legge nel Report: “La capacità di identificare relazioni nascoste nei dati a disposizione delle organizzazioni, infatti, non consente solo di ottimizzare i processi ed aumentare la competitività, ma permette di aprire nuove opportunità di generazione di valore”.













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