Le imprese non stanno capendo fino in fondo cosa significhi realizzare una strategia omnicanale perché hanno una focalizzazione esasperata sui risultati di breve periodo (principalmente sulla generazione di lead e conversion per aumentare le vendite) che induce a concentrarsi sul prodotto e sul suo prezzo, invece di guardare a una prospettiva di lungo termine. Proprio quest’ultima è invece importante per avere un approccio omnicanale che ponga davvero il cliente al centro. È la constatazione di Giuliano Noci, responsabile scientifico dell’Osservatorio Omnichannel Customer Experience del Politecnico di Milano, in apertura del recente convegno dal titolo “Omnichannel Customer Experience: la strada verso la maturità” in cui sono stati presentati i risultati del secondo appuntamento dell’Osservatorio stesso (la cui ricerca si è basata su oltre 100 interviste lato domanda e offerta, una survey condotta su un campione di grandi e medio-grandi aziende italiane appartenenti ai principali settori e 3 momenti plenari di confronto e discussione che hanno coinvolto complessivamente oltre 150 aziende della domanda).
A spingere le imprese verso l’adozione di strategie di omnichannel customer experience sono i cambiamenti in atto nei comportamenti dei consumatori stessi durante il loro processo d’acquisto. Sono infatti ormai 35,5 milioni i clienti multicanale, per i quali cioè il digitale ha un ruolo nel percorso di acquisizione di un prodotto o un servizio, il che rappresenta il 67% della popolazione italiana.
“Alla luce di questo fenomeno – ha dunque spiegato Noci – le imprese devono riprogettare le strategie di relazione. Una strategia omnicanale implica la definizione dei touchpoint che si vogliono presidiare sia online sia fisici, ridisegnare il customer journey in modo sempre più personalizzato e progettare experience di marca che siano integrate sui diversi canali”.
Ed è proprio il concetto di marca sul quale Noci si è soffermato in modo particolare: “Oggi diventare ‘marca’ passa attraverso un processo di relazione; significa essere capaci di rappresentare qualcosa di utile, di risolvere problemi. Affinché la marca sia marca in questo senso, la customer experience deve andare oltre le logiche push, deve essere capacità di attrarre, richiede conoscenza del cliente, intimità con lui”.
Dai dati dell’Osservatorio 2018 emerge invece che i principali obiettivi che guidano l’articolazione di una strategia di omnichannel customer experience sono a oggi ancora principalmente tattici (miglioramento della customer acquisition e/o incremento delle vendite sono segnalati dal 33% del campione di aziende intervistate, miglioramento dell’engagement dal 27%).
Eppure le imprese manifestano di essere ben consapevoli dei cambiamenti in atto, al punto che la tematica dell’omnicanalità è, nella maggior parte dei casi, sui tavoli dei vertici aziendali.
Secondo gli uomini dell’Osservatorio, però, l’alto commitment dichiarato non si traduce nel quotidiano modo di lavorare delle realtà aziendali: dalla ricerca è emerso che solo nell’8% delle aziende analizzate è presente una partecipazione diffusa alla gestione dell’omnichannel customer experience e nel 44% esistono figure coinvolte, ma solo occasionalmente/al bisogno, senza una formalizzazione del loro specifico ruolo. Inoltre, solo nel 20% delle imprese considerate, tutte le business unit interessate hanno un elevato grado di commitment e quasi ovunque vi sono problemi di mancato allineamento sugli obiettivi, una diversa percezione dei benefici e, soprattutto, si investe poco nello sviluppo di competenze interne in quest’ambito.
Indice degli argomenti
Come gestire l’omnicanalità: i 4 fattori fondamentali
Secondo la visione condivisa dai responsabili dell’Osservatorio, i pilastri su cui fondare un approccio che risponda pienamente alle esigenze di omnicanalità dei consumatori sono 4: strategia, organizzazione, dati e tecnologia.


































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