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Pure Storage per la semplificazione delle IT operation d’oggi

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Attualità

Pure Storage per la semplificazione delle IT operation d’oggi

Lanciate due novità per rendere trasparente la complessità del provisioning e della gestione dello storage per le applicazioni tradizionali e per quelle che girano su Kubernetes. L’obiettivo è rendere possibile un’esperienza self-service, pay-per-use e automatizzata, in ambienti eterogenei, ibridi e multicloud

11 Ott 2021

di Riccardo Cervelli

Nuovo capitolo nella storia di Pure Storage. Il vendor focalizzato esclusivamente sullo storage ci ha abituato a evoluzioni strategiche frequenti, ma sempre all’insegna del pionierismo. L’azienda, infatti, è nata nel 2009 con un’offerta di hardware storage esclusivamente basato su tecnologia all-flash. Dopo qualche anno ha arricchito il modello di business aggiungendo la possibilità di optare per un approccio as-a-service, basato su un unico abbonamento (Pure-as-a-Service) per utilizzare le sue soluzioni on-premise o in public cloud. Ecco poi, con Pure Evergreen, anche la possibilità di fruire di un servizio di aggiornamento tecnologico gestito direttamente dal vendor. Infine, dopo l’acquisizione nel 2020 di Portworx, Pure Storage ha iniziato a proporre anche soluzioni per creare servizi di storage persistente (incluse sulle piattaforme Kubernetes implementate in ambienti hybrid e multi-cloud.

Recentemente l’azienda di Mountain View (California), quotata al NYSE, ha compiuto un altro importante passo avanti con due nuovi annunci all’insegna della semplificazione della gestione dello storage, a fronte di applicazioni sia tradizionali (comprese quelle virtualizzate, ossia virtual machine, VM) sia basate su container: Pure Vision e Portworx Data Services. ZeroUno ne ha parlato con Umberto Galtarossa, Partner Technical Manager di Pure Storage Italia.

L’infrastruttura storage gestita as-a-code

Con Pure Vision, Pure Storage aggiunge, nella sua offerta di storage automation, una soluzione di automazione che abbraccia tutte le soluzioni storage Pure utilizzate da un’azienda, sia on-premise sia in hybrid- o multi-cloud. “La soluzione – spiega Galtarossa – estende l’automazione dello storage in ottica di fleet management, adottando, praticamente, lo stesso approccio che sta dietro il concetto di software-defined-data center (SDDC)”.

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Pure Vision permette ai responsabili delle infrastrutture, gli storage administrator e gli ingegneri che fanno parte dei team di DevOps di gestire tutto l’ecosistema storage as-a-code. Dietro a Pure Vision c’è anche tutta la tecnologia basata sull’intelligenza artificiale (artificial intelligence, AI) di Pure1, che consente monitoring di performance, availability e security, cui si aggiungono l’automazione di self-service provisioning di volumi storage, allocazione (placement) e mobilità dei carichi di lavoro, livelli di sicurezza e di disaster recovery a livello di flotta, eliminando – continua Galtarossa – tutte le attività di back end che fino a questo momento dovevano essere svolte manualmente”.

Un’era di segmentazione delle risorse storage

Questa opportunità risulta particolarmente apprezzabile in un’era in cui, come fa notare il manager di Pure Storage Italia, ormai tutte le aziende “comprese quelle che noi definiamo ‘commercial’ [non grandi e grandissime, ndr] utilizzano diverse infrastrutture storage. Una segmentazione che ha valide ragioni che vanno dal tipo di attività e applicazioni da supportare a esigenze di sicurezza”. La possibilità di abbracciare in questa “visione” tutte le risorse storage utilizzate per lo sviluppo, il testing e la produzione (automatizzando gli interventi nel backend) permette ai responsabili dello storage di liberarsi di incombenze di basso valore aggiunto e trasformarsi di storage service provider, continuando ad utilizzare i tool di integrazione e configurazione più comuni, come Terraform e Ansible, grazie a una potente interfaccia API-first.Pure Vision sarà disponibile in preview entro fine anno. Per la general availability bisognerà attendere la prima metà del 2022.

La semplificazione dello storage della nuova IT

Come tutti sanno, negli ultimi anni una fetta crescente di applicazioni (su cui investono realtà di ogni dimensione e settore di attività) sono sviluppate sotto forma di container o vengono riprogettate e implementate secondo i requisiti della containerizzazione e dei microservizi. “La pandemia di Covid-19 e il fenomeno dello smart working – fa notare Galtarossa – ha ulteriormente accelerato e consolidato questa evoluzione, soprattutto per il fatto che le applicazioni web mobile (tradizionalmente le più esigenti in fatto di container) sono diventate sempre più utilizzate dagli utenti come interfacce per molti servizi. In molte implementazioni – prosegue il Partner Technical Manager di Pure Storage Italia – i container non sono facili da gestire dal punto di vista storage. Con l’introduzione di Portworx Data Services, Pure Storage permette di gestire tutto lo stack storage necessario nel mondo delle applicazioni containerizzate implementate sulla tecnologia Kubernetes, in modo agnostico”.

In sostanza, Portworx Data Services fa fare all’offering Pure Storage un nuovo passo rispetto a quello, già attuato con l’acquisizione di Portwors, di fornire gli strumenti necessari per eseguire i data service su Kubernetes. Con Portworx Data Services gli ingegneri dei team di DevOps, per esempio, potranno automatizzare con pochi clic l’approvvigionamento di data service quali database, streaming e code di messaggi, ricerca, pipeline AI/ML e altro, da un ampio catalogo, semplificando anche la gestione delle licenze delle istanze database.

Con questo lancio, Pure Storage afferma di essere diventato il primo fornitore di una piattaforma DBaaS (Database-as-a-Service) per Kubernetes sul mercato. Un programma early access a Portworx Data Services è già attivo. La disponibilità generale è prevista entro i primi sei mesi del prossimo anno.

Riccardo Cervelli

Giornalista

Classe 1960, giornalista freelance divulgatore tecnico-scientifico, nell’ambito dell’Ict tratta soprattutto di temi legati alle infrastrutture (server, storage, networking), ai sistemi operativi commerciali e open source, alla cybersecurity e alla Unified Communications and Collaboration e all’Internet of Things.

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