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Multi cloud: caratteristiche e opportunità per il business

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Multi cloud: caratteristiche e opportunità per il business

La digital transformation del business esige la disponibilità di architetture IT flessibili, scalabili, affidabili, in grado di supportare le applicazioni più innovative e con i migliori rapporti prestazioni-costi. Ecco perché sempre più aziende decidono di ricorrere in modo strategico al multi cloud

04 Nov 2019

di Riccardo Cervelli

Artificial Intelligence, Machine Learning, Edge Computing, applicazioni di analisi avanzata dei dati o di supporto a processi innovativi nel marketing, nel retail, nella telemedicina, nel fintech, nei media, nel gaming e in altri settori in digital transformation. Sono solo alcuni casi d’uso oggi più ricorrenti del multi cloud.

Cos’é un ambiente multi cloud oggi

Utilizzo di due o più cloud pubblici, o di questi più uno o più private cloud, è multi cloud: definizione più semplice ma altrettanto efficace non esiste. Negli ultimi anni è in crescita significativa il numero di aziende in cui l’IT contempla una multi cloud architecture.

Anche nel caso del multi cloud, questi ambienti sono utilizzati per ottenere servizi Infrastructure-as-a-Service (IaaS), Software-as-a-Service (SaaS) e Platform-as-a-Service (PaaS).

Fondamentale è il ruolo del multi cloud per esigenze soprattutto IaaS e PaaS. Nel primo caso, si vedono sempre più aziende interessate alla possibilità, ricorrendo a public cloud differenti, di appoggiare le proprie applicazioni e i propri dati su risorse di elaborazione (compute), archiviazione (storage) e networking prossime agli utenti finali o alle risorse di edge computing. Queste caratteristiche sono viste positivamente sia per diminuire la latenza delle connessioni sia per ottemperare a compliance relative alla localizzazione dei dati (data sovereignty). Per quanto riguarda il PaaS, ad attrarre gli utenti verso specifici cloud pubblici sono le offerte tecnologiche e di servizi messe a disposizione degli sviluppatori, dei system admin e, in generale, ai team di DevOps.

Dai dati dell’Osservatorio Cloud Transformation del Politecnico di Milano, di cui è stata recentemente presentata l’edizione 2019 , emerge che il 68% delle imprese utilizza più di un Cloud provider (mediamente 3 provider per azienda).

Quali sono i vantaggi per il business

Il cosiddetto multi tenant cloud, cioè il multi cloud che ricorre a “nuvole” di provider diversi e concorrenti fra loro, permette alle aziende clienti di evitare la dipendenza (lock-in) da un unico fornitore. In questo momento i principali di questi cloud sono Amazon AWS, Microsoft Azure, Google Cloud Platform e IBM Cloud (molto presente in Asia e attualmente utilizzato soprattutto da piccole e medie imprese industriali è anche Alibaba Cloud, mentre per quanto riguarda l’Italia c’è la storica Aruba e la recente proposizione di Retelit in collaborazione con Huawei).

Un secondo vantaggio per cui le aziende ricorrono al multi cloud è la business continuity. In un’architettura multi cloud i dati e le applicazioni sono replicati su ambienti diversi, che funzionano in modalità active-active (entrambi sono sempre attivi e si spartiscono i carichi di lavoro) o active-passive (uno dei due svolge solo un compito di backup).

Altro motivo per la scelta del multi cloud è la possibilità di scegliere, di volta in volta, su quale acquistare uno specifico servizio in base al migliore rapporto prestazioni-costi (cost-effectives).

Inoltre, nel corso della sua storia, ciascun cloud provider può avere puntato su alcune tecnologie o tipologie di servizi piuttosto che su altri. Più le aziende smettono di pensare che la maggior parte dei loro asset IT debbano risiedere on-premise, e più possono trovare sul cloud soluzioni “best of breed” che sarebbe difficile e costoso sviluppare o installare “in house”.

Ultimo, ma non meno importante vantaggio del multi cloud, è quello di permettere la creazione di ambienti geograficamente distribuiti che consentono di aumentare le performance applicative in regioni specifiche, ottemperando nel contempo a compliance relative alla localizzazione dei dati.

Dai dati dell’Osservatorio 2019 risulta che i principali vantaggi ricercati dalle aziende nell’evoluzione verso ambienti Hybrid e Multi Cloud sono la maggiore continuità del servizio (55%), la scalabilità dei sistemi (50%), il minore rischio di lock-in da parte del Cloud provider (43%), l’ottimizzazione del costo complessivo del sistema (41%) e l’ottenimento di migliori funzionalità a supporto dei processi (41%). In coda, la volontà di erogare in modo più efficiente i servizi in aree geografiche diverse a livello internazionale (20%), dato condizionato dal livello di internazionalizzazione delle imprese italiane, e la volontà di mantenere i carichi di lavoro più critici internamente, portando in Cloud esclusivamente componenti secondarie (20%).

Quali sono le principali criticità

Il multi cloud è una disciplina ancora in divenire. La multi cloud strategy non va abbracciata con leggerezza, pena disperdere energie e incorrere anche in rischi a livello di sicurezza e compliance. Non è detto che tutte le aziende, al di là di utilizzi controllati di offerte cloud differenti soprattutto in ambito SaaS (come la produttività individuale, la Unified Communications and Collaboration, la Sales Force Automation, Il Customer Relationship Management, gli Erp etc.), abbiano reali vantaggi dall’investimento su più di un public cloud per servizi IaaS e PaaS. Se si analizzano, per esempio, i servizi offerti da AWS, Azure, Google Cloud, Alibaba Cloud, IBM Cloud, si scopre che in massima parte sono sovrapponibili.

Se si possono trovare tutte le tecnologie di cui si ha bisogno presso un unico cloud provider, e non si temono rischi di improvvisa indisponibilità dei sistemi di questo fornitore, perché complicarsi la vita, si chiedono spesso anche gli esperti IT nei vari forum, cercando di gestire due o più cloud? Se è vero che qualche servizio può costare meno su una “nube” diversa da quella prescelta, l’eventuale risparmio ottenibile “tradendo” il partner potrebbe essere vanificato da maggiori costi di provisioning e di integrazione. Infatti, come fanno notare in molti, finora i maggiori cloud provider si sono ben guardati da rendere le API (Application Programming Interface) dei loro servizi simili, se non identiche. Tant’è che i vendor stessi di cloud service si propongono direttamente di fare da ponti verso altri cloud: ovviamente con servizi a pagamento e che non possono non rappresentare dei potenziali single point of failure o dei bottleneck.

Come definire una strategia multi cloud: gli step da compiere

Una multi cloud strategy deve essere affrontata con molta cautela e un pizzico di coraggio e creatività. È una banalità ma è necessario ricordare che l’approccio, come già è valso in passato con il Web e poi il cloud tradizionale, deve essere di tipo business, prima ancora che tecnologico.

Se si ritiene che l’innovazione e l’espansione del business d’impresa può beneficiare dallo sviluppo di multi cloud app (applicazioni in grado di girare su più public cloud) e dal ricorso a più multi tenant cloud (tali sono, per definizione, i public cloud, in cui la maggior parte delle istanze software e hardware sono concepite per essere utilizzate da più clienti) come infrastrutture, è il momento di analizzare la natura di queste app, con quali tecnologie devono essere sviluppate, distribuite e gestite in un contesto di multi cloud management, quali requisiti di sicurezza e di compliance (anche in termini di data sovereignty) devono avere.

A questo punto è necessario effettuare un assessment degli skill di business, sviluppo e IT operation presenti in azienda e una valutazione dei fornitori di servizi cloud e di connettività già utilizzati dall’azienda. In questo modo è possibile decidere se sono necessari cambiamenti di vendor e assunzioni di nuove competenze o riqualificazione di quelle esistenti.

Come orchestrare un ambiente multi cloud

Gestire un ambiente multi cloud è un tema sempre più critico, l’Osservatorio ha rilevato che nelle aziende che utilizzano più provider, solo il 24% dichiara di gestire in modo sinergico e integrato servizi public cloud di più fornitori, applicando logiche e tools di orchestrazione multi cloud.

multi cloud
Hybrid & Multicloud Orchestration Suite – Fonte: Osservatorio Cloud Transformation della School of Management del Politecnico di Milano

In continuità con la scorsa edizione della Ricerca, l’Osservatorio ha indagato l’adozione di questa tipologia di strumenti, definendo quattro leve per l’orchestrazione dei sistemi: l’Automation, ovvero la gestione centralizzata e automatizzata degli ambienti, l’Integration, con riferimento alla loro interconnessione, la Security, ovvero la gestione continua della sicurezza dei sistemi e, infine, la Governance, cioè il governo e l’ottimizzazione delle prestazioni e dei costi degli stessi. L’adozione di strumenti di orchestrazione rimane sostanzialmente in linea con i dati del 2018 e, anzi, la mancanza di tool adeguati sul mercato viene ritenuta un freno all’evoluzione verso ambienti hybrid e multi cloud dal 27% delle aziende.

In una piccola azienda, una start up o in un dipartimento di una grande azienda, non è raro che un ambiente multi cloud sia gestito da poche persone esperte nell’uso di software come gli open source Ansible e Chef che consentono di automatizzare le procedure di configurazione di ambienti ibridi e cloud. Un altro strumento molto usato è Terraform di Hashicorp, che offre un efficiente e sicuro workflow di provisioning delle infrastrutture multi cloud con un approccio “infrastructure as code”.

Un aiuto alle aziende che intendono semplificare i compiti delle proprie risorse interne dedicate alla gestione delle attività multi cloud sta arrivando anche da alcuni provider provenienti dal mondo Telco, che offrono soluzioni IaaS, PaaS e SaaS per migrare applicazioni nel mondo multi cloud utilizzando i loro portali come punto di accesso.

Ma le applicazioni nel multi cloud oggi fanno sempre più rima con container e relativa orchestrazione in cluster distribuiti su larga scala. Per facilitare ciò, i maggiori cloud pubblici offrono servizi per lo sviluppo e la gestione di container (Container-as-a-Service, CaaS) e microservizi. Le tecnologie che vanno per la maggiore in questi managed service sono quella di development Docker e quella di orchestration Kubernetes.

Specificità dei principali provider pubblici

Senza nulla togliere alla qualità di altri multi tenant cloud provider utilizzati nei progetti multi cloud, i principali player in questo mondo oggi sono AWS, Azure, GCP e IBM.

Amazon Web Services (AWS)

AWS è stato il primo grande cloud pubblico lanciato nell’ormai lontano 2006. Per questo motivo resta ancora il leader e il benchmark per gli altri. I suoi prodotti IaaS più noti sono quello di Elastic Compute Amazon EC2, ben dimensionabile, basato su un robusto ambiente di computing, sicuro. Altri servizi di infrastruttura storage molto utilizzati sono quelli storage S3 Object Storage, Elastic BlockStore (EBS), Elastic File System (EFS) e Glacier (per backup e archiviazione dati). Nel corso degli anni, sia per difendersi dai competitor sia per essere in prima linea nell’innovazione, su AWS hanno debuttato servizi per svariate discipline, fra cui spiccano il machine learning, l’analisi dei Big Data, la containerization e il serverless computing (Lambda).

Microsoft Azure

Nonostante sia nato da un’azienda di software, è un public cloud che sta riscuotendo molto consenso come IaaS. Recente, per esempio, l’accordo con AT&T, che utilizzerà i data center di Azure per l’edge computing a valle dei propri network 5G. Moltissime aziende scelgono Azure per le proprie virtual machine (VM) Linux e Windows. Un punto a favore del public cloud di Microsoft è il supporto protetto dei servizi di rete Active Directory. Anche i molteplici servizi storage e database di Azure sono molto gettonati. Non mancano nell’armamentario del cloud offerte per il machine learning e le analisi dei Big Data (HDInsight può far girare diversi framework open source, fra cui Hadoop, Spark e Kafka).

Google Cloud Platform

Un public cloud in questo momento in ascesa. Come Azure (su cui gira Office 365) offre un’integrazione nativa (più servizi PaaS per la personalizzazione) con una suite di produttività e collaborazione: G Suite. Anche Google Cloud offre molti servizi di infrastruttura (compute e storage) e di cloud transformation, fra cui non mancano funzionalità di AI, ML e analisi dei dati (anche qui è possibile utilizzare gli ambienti Hadoop e Spark). Fra i suoi punti di forza, una crescente alleanza con operatori di telecomunicazioni (come Telefonica e NTT, per citarne due).

IBM Cloud

Il public cloud di IBM beneficia di un’infrastruttura di data center estremamente ramificata a livello mondiale. Inoltre, nella sua proposition in ottica multi cloud Big Blue assegna un ruolo fondamentale alle proprie capacità di erogare servizi a più livelli, dalla consulenza, all’implementazione, alla gestione per conto dei clienti. Fra gli scopi di questi servizi vi è quello di supportare la realizzazione di ambienti che uniscono l’hybrid cloud (l’integrazione fra private e public cloud) e il multi cloud (l’utilizzo di diversi cloud pubblici). L’offerta cloud di IBM, quindi, significa servizi gestiti (IaaS, PaaS, SaaS, fra cui spicca la soluzione di cognitive computing Watson), ma anche soluzioni software e hardware on-premises, come i sistemi storage e di computing (piattaforme Power e Z). Un balzo in avanti nel mercato del multi cloud da parte di IBM è atteso anche in conseguenza dell’acquisizione di Red Hat, che fra i suoi prodotti portati in dote ha Red Hat Enterprise Linux e Red Hat OpenShift, una piattaforma PaaS, con molte capabilities per la gestione dei container e di Kubernetes.

Non solo grandi hyperscaler

Nella selezione dei cloud pubblici e/o fornitori di servizi multicloud, può essere oportuno non considerare solo i grandi hyperscaler, ma anche operatori meno noti al grande pubblico ma specializzati in infrastrutture di comunicazione e IT.

Riccardo Cervelli

Giornalista

Nato nel 1960, giornalista freelance divulgatore tecnico-scientifico, nell’ambito dell’Ict tratta soprattutto di temi legati alle infrastrutture (server, storage, networking), ai sistemi operativi commerciali e open source, alla cybersecurity e alla Unified Communications and Collaboration e all’Internet of Things.

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