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Il cloud pubblico: cos’è, a cosa serve e le differenze tra provider

Nato per supportare servizi applicativi e dati per milioni di consumatori, il cloud pubblico sta diventando un mezzo d’elezione per reperire risorse IT a basso costo e “on demand” per le esigenze d’impresa. In questo articolo vediamo i vantaggi del cloud pubblico, le differenze rispetto al cloud privato e le opzioni dei fornitori: Amazon, Microsoft, Google, IBM, Oracle e Aruba

Pubblicato il 23 Nov 2020

Concept di cloud pubblico

Il cloud pubblico è oggi il modello principale d’erogazione del cloud computing, dove la fornitura dei servizi è realizzata attraverso la rete Internet sfruttando pool di risorse virtualizzate e condivise tra tutti gli utilizzatori (logica multitenant). A partire dalle applicazioni consumer (alcuni esempi sono Gmail, Dropbox, Whatsapp, Skype…) il cloud pubblico è diventato appetibile alle imprese, a cominciare dalle applicazioni a supporto dei nuovi business digitali, dove le esigenze di velocità, dimensionamento e costo delle infrastrutture (Capex) sono più critici; proseguendo con applicazioni che richiedono funzionalità di chatbot, analisi su big data, intelligenza artificiale e machine learning non altrimenti implementabili con modalità tradizionali.

Le modalità d’accesso ai servizi di cloud pubblico

Le modalità di fruizione dei servizi in public cloud sono tre:

  • tra le modalità di fruizione più diffuse c’è il Software-as-a-service (SaaS), impiegata per applicazioni che vanno dall’ERP aziendale, passando per il CRM (es. Salesforce), i supporti per la comunicazione e la produttività d’ufficio (per esempio Office 365).
  • la seconda modalità riguarda l’Infrastructure as a Service (IaaS) che consente ricreare virtualmente le infrastrutture del data center;
  • la terza è il Platform as a Service (PaaS), la più moderna ed evoluta, con piattaforme e componenti di servizio attivate su eventi grazie alle quali poter comporre a un più alto livello di astrazione i servizi che servono all’azienda.

Secondo Gartner, il mercato mondiale dei servizi di cloud pubblico avrebbe superato nel 2019 i 214 miliardi di dollari con una crescita del 17,5% rispetto all’anno precedente. Nella nota pubblicata all’inizio dell’aprile scorso, gli analisti avevano precisato che il contributo dei servizi IaaS valeva 39 miliardi di dollari (in crescita del 27,5 per cento rispetto al 2018) e quelli PaaS 19 miliardi (cresciuti in un anno del +22%). Inoltre si diceva che entro il 2022, sempre più aziende avrebbero usato il cloud per applicazioni di business intelligence, supply chain management, project & portfolio management ed ERP.

Grafico mercato mondiale servizi di public cloud
Mercato mondiale dei servizi di Public Cloud – Fonte Gartner, aprile 2019

In questo eccezionale 2020, condizionato fortemente dall’emergenza sanitaria relativa al Covid-29, è la stessa Gartner a rilevare che a fronte di una diminuzione stimata della spesa in ICT pari al 7,3% il cloud riveste un ruolo di primo piano. In un contesto dove si continua a chiedere lavoro da remoto, infatti, il mercato globale dei servizi di cloud pubblico secondo Gartner chiuderà l’anno mettendo a segno un +6,3%.

I cinque vantaggi del cloud pubblico

  1. Il primo vantaggio che il cloud pubblico dà all’IT d’impresa riguarda la scalabilità. A differenza dei servizi basati nel data center aziendale, quelli in cloud possono attingere a una quantità virtualmente inesauribile di capacità di calcolo, storage e networking nell’infrastruttura del provider. Questo permette di ottenere, su richiesta, la potenza per nuove applicazioni, esigenze di picco o d’emergenza (backup e disaster recovery sono applicazioni ideali per il cloud pubblico) traendo vantaggio dalla distribuzione geografica delle risorse.
  2. Il secondo aspetto riguarda la convenienza. Aggregando la domanda di risorse di milioni di clienti, i fornitori di cloud pubblico possono fare economie di scala nella creazione e gestione delle loro infrastrutture e ribaltare parte de vantaggi nei costi dei servizi. Più è alto il livello di astrazione dei servizi utilizzati (al più basso IaaS al più alto PaaS) e più è possibile dare un prezzo all’esecuzione di singoli job (come, per esempio, a una analisi dati per scopi marketing) svincolando il servizio dal’infrastruttura IT sottostante, la cui ottimizzazione è appannaggio del provider. Il cloud pubblico permette di accedere ai servizi in base alle necessità, nel momento in cui c’è bisogno, pagando “a consumo” soltanto ciò che viene utilizzato. Questo si contrappone agli investimenti per disporre nel data center dei sistemi in grado di svolgere un determinato servizio, dimensionati in base alle esigenze di picco e quindi pagati anche per la quota di risorse non normalmente utilizzata.
  3. Il terzo vantaggio del cloud pubblico è l’affidabilità. L’elevato numero di server e di reti (reti private e rete internet) che collaborano al funzionamento dell’infrastruttura del provider, unitamente ai sistemi di gestione e bilanciamento delle risorse, fanno sì che in presenza di guasti a componenti fisici o a interi siti data center, i servizi possano comunque continuare a essere erogati senza apprezzabili conseguenze.
  4. Il quarto vantaggio riguarda la flessibilità. L’offerta di servizi IaaS, PaaS e SaaS che si appoggiano al modello di cloud pubblico riescono oggi a soddisfare la maggior parte dei requisiti di computing offrendo capacità d’accesso per qualsiasi dispositivo connesso in rete. Questo permette di avvicinare clienti privati e aziendali, integrare i servizi interni aziendali quelli utili per creare relazioni dirette con i consumatori, fare analisi di immagini, big data, sfruttare la voce, l’AI e ML.
  5. Il quinto vantaggio del cloud pubblico riguarda l’indipendenza geografica. L’accesso ai servizi tramite la rete Internet garantisce l’accesso ai servizi virtualmente da qualsiasi punto della Terra. In questo modo si creano opportunità per nuovi contatti e collaborazioni ed è possibile far fronte a emergenze che rendano indisponibili i siti di lavoro. L’accesso remoto a servizi e applicazioni IT aziendali permette di far fronte alle esigenze della moderna organizzazione del lavoro.

Le differenze tra cloud pubblico e cloud privato

Rispetto al cloud privato, modalità in cui l’infrastruttura d’erogazione dei servizi resta nel pieno controllo dell’azienda che la utilizza (al pari dei sistemi on premise nel data center), l’impiego del cloud pubblico comporta una perdita di controllo sulle risorse IT e dati a favore del provider. Se questo, da una parte, solleva il personale dagli oneri di basso livello della gestione IT, dall’altro può comportare dei problemi in aziende che operano in settori fortemente regolamentati, come la PA, gli istituti bancari, il farmaceutico e la sanità.

A differenza del cloud privato, nel pubblico non è (di norma) possibile sapere come il provider gestisce i dati con il risultato che questi potrebbero transitare da Paesi esteri in cui vige una giurisdizione in conflitto con le garanzie che il legislatore nazionale o europeo vuole tutelare. Al di là della capacità di alcuni provider di poter garantire la collocazione dei dati, esiste la possibilità di connettere infrastrutture aziendali iperconvergenti di cloud privato al cloud pubblico, mantenendo la completa segregazione dei propri processi e dati, ma delegando la gestione al provider o un partner.

Se da una parte affidarsi al cloud pubblico libera l’azienda dai basilari problemi concernenti la sicurezza dei sistemi, dall’altra comporta l’assunzione dei rischi derivanti dalla condivisione pubblica delle risorse e dall’affidabilità del provider. Mentre un utilizzo poco avanzato del cloud permette di migrare facilmente workload in container o basati su IaaS tra un provider e l’altro o nel cloud privato dell’azienda, quello più avanzato (PaaS) comporta inevitabilmente il rischio di lock-in nei riguardi del fornitore.

Magic Quadrant Gartner IaaS
Magic Quadrant Gartner IaaS, aprile 2018 – Fonte: Gartner

I fornitori di cloud pubblico: AWS, Azure, IBM, GCP, Oracle e Aruba

Vediamo ora in sintesi quali sono le caratteristiche delle principali piattaforma di public cloud dove, accanto ai 5 giganti internazionali ci sembra interessante segnalare il principale cloud provider italiano, Aruba, che si caratterizza ormai per una valenza europea.

AWS

La piattaforma cloud di Amazon si è affermata come leader del settore per giro d’affari (oltre 20 miliardi di dollari nel 1997), dimensioni dei clienti, espansione della base clienti e funzionalità offerte, in particolare sui fronti della gestione e dell’integrazione. I servizi di AWS sono usati dalla PA e medie e grandi aziende italiane (tra i clienti: Corte dei Conti, Enel, Lamborghini, Gruppo Editoriale l’Espresso, Seat, Satispay, Vodafone Italia) sia per accompagnare l’evoluzione dei data center sia per dare smalto a progetti innovativi che comprendono IoT, AI e ML. Tra gli aspetti positivi della piattaforma ci sono, secondo gli analisti di Gartner, la maturità e l’affidabilità dei servizi, tra i contro la necessità di esperienza per implementare i servizi, ottimizzarne l’uso e i costi.

Microsoft Azure

In seconda posizione tra i leader nel Magic Quadrant di Gartner (Infrastrutture cloud as a service, 5/2018) c’è la piattaforma Microsoft Azure, contigua con l’offerta di servizi applicativi in cloud per produttività personale (Office 365) ed ERP (Dynamics 365). Tra Azure e le applicazioni, il business “as a service” complessivo di Microsoft eguaglia quello di AWS, caratterizzandosi per un’esperienza utente più semplice e immediata e con vantaggi per le realtà che hanno già esperienza nei tool e nelle tecnologie del vendor. Secondo gli analisti di Gartner, Azure vanta l’integrazione nell’ecosistema tecnologico e di ISV Microsoft, l’apertura verso Linux e alti tassi di crescita, per contro non sempre il supporto e ISV appaiono preparati al supporto di clienti con esigenze complesse.

IBM Cloud

Il cloud IBM nasce dall’acquisto nel 2013 di SoftLayer e dalla confluenza di servizi e clienti sul portale IBM Cloud (in precedenza noto come Bluemix) e comprende server virtuali XenServer (Citrix) sia in logica multitenant (pubblici) sia privata (server ‘bare metal’ affittabili a tempo) oltre al supporto object storage basato su OpenStack e S3. Con IBM Container Service (ex Bluemix) sono disponibili i container Docker oltre a OpenWhisk (piattaforma a eventi per serverless computing) e servizi PaaS. La capacità di offrire servizi di cloud pubblico in connessione con hosting e cloud privato dà a IBM capacità di rispondere alle esigenze di protezione e localizzazione dei dati. Secondo gli analisti di Gartner il valore dei servizi di cloud pubblico IBM sta nella capacità di poter supportare migrazioni graduali dai sistemi legacy e tradizionali servizi di outsourcing. Per contro non tutte le soluzioni sono disponibili in tutte le geografie.

Google Cloud Platform

Con la propria Google Cloud Platform (GCP) Google ha reso disponibile a terzi la solida infrastruttura iperscalare con cui da tempo il vendor eroga i propri servizi di ricerca, e-mail, storage e video. Lo aha fatto attraverso un’offerta che spazia da servizi IaaS/Paas fino al supporto di applicazioni di nuova generazione. GCP si segnala favorevolmente negli ambienti che usano tecnologie open source; Google ha inoltre caratterizzato la piattaforma di cloud pubblico con avanzate capacità di analisi dei dati e di ML utili a molti sviluppi strategici. Secondo Gartner, l’ecosistema meno maturo rispetto ai concorrenti può far sudare il reperimento di competenze e partner qualificati per i servizi professionali.

Oracle Cloud Infrastructure

Ultima (nel 2015) ad affacciarsi sul mercato dei servizi di cloud pubblico di tipo Iaas, Oracle ha fortemente investito nel cloud di seconda generazione (Oracle Cloud Infrastructure) che rende disponibili risorse “bare metal” e macchine virtuali con livelli di segregazione paragonabili all’hosting e al cloud privato. Secondo gli analisti di Gartner, il cloud Oracle risulta congeniale a chi già usa applicazioni e tecnologie database del vendor, come Exadata. La Cloud Infrastructure risulta tecnologicamente avanzata e promettente anche se non ancora completamente sviluppata a livello delle funzionalità.

Aruba Cloud

Insieme ai 5 provider internazionali, ci sembra interessante segnalare Aruba Cloud, il marchio per i servizi cloud di Aruba, azienda italiana che offre servizi di hosting dal 1994. Per erogare i servizi cloud (IaaS e SaaS), l’azienda si avvale di 4 data center proprietari (3 in Italia e uno a Ktiš-Repubblica Ceca, principalmente dedicato ai paesi dell’Europa Centrale e Orientale. Le infrastrutture sono certificate Rating 4 (nuova denominazione per l’ex Tier 4). Aruba ha inoltre sviluppato un framework per le proprie soluzioni cloud computing basate su tecnologia VMware e Hyper-V che consente agli utenti di usufruire di servizi di virtualizzazione che vanno dal cloud pubblico (es. VPS) a soluzioni più strutturate come virtual Private Cloud (e relative soluzioni di Disaster Recovery as a Service o Bare Metal Backup). A queste, affianca anche soluzioni di Cloud Object Storage basate su protocollo S3, Cloud Backup, Cloud Monitoring e Cloud DNS e registrazioni domini.

L’approccio ibrido e multicloud

Non si può chiudere questa Guida al cloud pubblico senza accennare a uno dei principali trend che riguarda l’adozione del cloud nelle aziende.

IT ibrido

Se da una lato, si conferma la tendeza verso un IT ibrido (con l’utilizzo combinato di risorse in cloud privati e pubblici e on premise) il cui approccio si differenzia però rispetto al passato perché non si tratta più di una situazione in cui ci si trova quasi per caso, come conseguenza dell’evoluzione del sistema informativo aziendale, ma deriva sempre più da una strategia chiara, che cerca di sfruttare i punti di forza dei diversi modelli di sourcing.

Multicloud

Dall’altro anche in Italia si sta affermando l’approccio multicloud e in molti casi le aziende si trovano a usufruire dei servizi di più di un cloud provider: secondo i dati dell’Osservatorio Cloud Transformation del Politecnico di Milano i servizi in Public Cloud sono generalmente fruiti in logica multi provider con una media di 3 fornitori attivi. “Non si tratta solo di ottenere una maggiore efficacia rispetto alle proprie esigenze funzionali – ha spiegato Alessandro Piva, Direttore dell’Osservatorio – ma anche, attraverso l’uso di servizi sulla nuvola di diversi provider, di ricercare maggiore elasticità, flessibilità e continuità del servizio, ottimizzazione dei costi, nonché una riduzione del rischio di lock in da parte del fornitore”.

L’impatto di questo trend sull’offerta riguarda principalmente il tema della portabilità e degli standard e, infatti, segnala il direttore dell’Osservatorio, “già quest’anno i grandi player cloud hanno intrapreso diverse partnership tra loro, volte proprio a un’apertura dell’offerta nell’ottica di arricchire, integrare e semplificare i servizi a disposizione dei clienti. Inoltre crescerà la rilevanza del ruolo del System Integrator lungo la filiera ICT, inteso come partner che abilita la creazione di questi ecosistemi presso le aziende utenti”.

Orchestrazione multicloud

IT ibrido e multicloud introducono il tema della governance di un’infrastruttura sempre più complessa che richiede strumenti di orchestrazione multidimensionali. L’Osservatorio Cloud Transformation, che ha definito un framework di riferimento (figura) per questo tipo di strumenti, rileva che nel 2019 gli sforzi si concentreranno, in continuità con il 2018, sull’orchestrazione di ambienti hybrid e multicloud, al fine di dotarsi di strumenti che automatizzino la gestione di sistemi complessi. A questo proposito consigliamo la lettura dell’articolo Informazioni utili per scegliere la piattaforma per il cloud management.

Hybrid & Multicloud Orchestration Suite – Fonte: Osservatorio Cloud Transformation della School of Management del Politecnico di Milano

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