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Cos’è il cloud computing? Definizione del significato di SaaS, PaaS, DaaS, IaaS e non solo

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Metodologie

Cos’è il cloud computing? Definizione del significato di SaaS, PaaS, DaaS, IaaS e non solo

29 Gen 2018

di Redazione

Affidare al cloud le risorse informatiche sta diventando una prassi per molte aziende. Che si tratti di software o di hardware, di infrastrutture, di parti o di interi data center, i provider sono chiamati ad affrontare nuove sfide per rimanere all’altezza della domanda

Grazie al cloud computing il mondo dei servizi è cambiato. Siamo nell’era dell’As a Service ma per scegliere bisogna capire bene la chiave dell’offerta e i vantaggi.

In questa guida di approfondimento viene spiegato il significato di Iaas, Paas, Saas eccetera, cioè la differenza tra i vari approcci delle filosofie on demand.

Indice degli argomenti:

Cos’è il cloud computing

I vantaggi del cloud computing

SaaS (Software as a Service): cosa significa

Paas (Platform as a Service): cosa significa

iPaaS (Integration Platform as a Service): cosa significa

Daas (Desktop as a Service): cosa significa

Iaas (Infrastructure as a Service): cosa significa

Hybrid cloud: che cos’è il cloud ibrido

Xaas (Anything as a Service): cosa significa

Multi cloud: cosa significa

OpenStack, che cosa è?

Che cos’è il cloud computing

Che cos’è il cloud computing? In estrema sintesi, è una forma di terziarizzazione tecnologica avanzata. Nel secondo millennio, infatti, le imprese possono affidare a un provider specializzato la gestione di una o più risorse informatiche che, da quel momento in poi, vengono erogate via Web attraverso un contratto di outsourcing. Tutto questo, senza che l’azienda debba accollarsi gli oneri di acquisto di licenze o macchine per usufruire di servizi indispensabili al business.

Grazie al cloud, sarà il fornitore a mantenere tutta l’infrastruttura necessaria a gestire e a distribuire i servizi in base alla richiesta (on demand) e con una formula pay per use. Le modalità di fruizione sono stabilite da contratti che prevedono un certo canone, il cui ammontare è definito su una base periodica oppure a consumo. Il tutto con una sottoscrizione a determinate caratteristiche di servizio (SLA – Service Level Agreement) e di sicurezza tali da garantire la continuità operativa aziendale.

Guida completa al Cloud computing: costi, implementazione, compliance e ROI

I vantaggi del cloud computing

Grazie al cloud computing, è possibile evitare di acquistare software, hardware, sistemi di rete e cluster di soluzioni informatiche semplici (tipo desktop, storage, server o appliance) o più complesse, come un intero data center. Le aziende possono quindi dimenticarsi gli oneri e i vincoli associati al monitoraggio, alla manutenzione e all’aggiornamento di applicazioni e macchinari pagando l’equivalente di una bolletta.

In sintesi, i vantaggi del cloud computing sono i seguenti.

  • Investimenti iniziali minimi e possibilità del pay per use;
  • più libertà per lo staff IT, grazie a una grande rapidità di erogazione di servizi;
  • affidabilità e continuità del servizio stesso, dato che il fornitore, avendo come core business la qualità del cloud offerto, avrà tutto l’interesse a garantire i suoi livelli di servizio.

Che cosa significa Software as a Service (SaaS)

Che cos’è il Software as a service (SaaS)? Il SaaS è un modello di distribuzione del software (gestionali, middleware, programmi per la gestione della posta elettronica, la videoconferenza così come moduli di CRM, Business Intelligence, gestione delle HR e via dicendo) in cui un produttore sviluppa, opera (direttamente o tramite terze parti) e gestisce un’applicazione web, mettendola a disposizione dei propri clienti via Internet. In questo modo un’azienda può accedere alle varie applicazioni che ha comprato tramite un’interfaccia Web o un’interfaccia personalizzata e modalità di accesso secondo quanto stabilito dal contratto.

Con il SaaS l’azienda che fruisce del servizio non controlla l’infrastruttura che supporta il software: a livello di rete, dei server, degli storage e dei sistemi operativi la gestione è interamente a carico del provider. L’azienda cliente può solo decidere se limitare le funzionalità del software stabilendo criteri di gestione delle identità e delle prioritizzazioni degli accessi tramite un set di configurazione dedicate.

Il SaaS provider si differenzia dall’Asp (Application Service Provider) perché quest’ultimo eroga via Internet dei software originariamente basati su architettura client-server: in quest’ottica, uno strato Html viene aggiunto al nucleo di queste soluzioni. Diversamente da questo approccio, le applicazioni basate su un modello SaaS sono costruite nativamente in una logica Web e ottimizzate per l’erogazione via Internet. Queste offerte sono generalmente ospitate e fornite direttamente da chi le ha prodotte (tutt’al più affidandosi a un’infrastruttura esterna per il cloud pubblico), mentre gli strumenti Asp vengono affidati dal produttore a un fornitore di servizi. Un’altra differenza riguarda la licenza: mentre l’Asp utilizza un sistema tradizionale, che passa dalla firma di un contratto delle durata di uno o più anni, il modello SaaS propone all’impresa un pagamento in funzione del consumo (gli indicatori per misurarlo variano a seconda della tipologia del software).

Che cosa significa Platform as a Service (PaaS)

Che cos’è la Platform as a Service? Con il termine Platform as a Service (PaaS) si intende un’offerta in cui all’azienda cliente viene garantita una piattaforma che supporta lo sviluppo di applicazioni in cloud. La piattaforma comprende linguaggi di programmazione, librerie, servizi e strumenti dedicati, interamente sviluppati dal provider. Gli elementi che costituiscono la PaaS permettono di programmare, sottoporre a test, implementare e gestire le applicazioni aziendali senza i costi e la complessità associati all’acquisto, alla configurazione, all’ottimizzazione e alla gestione dell’hardware e del software di base necessari alle attività di sviluppo.

Il vantaggio di questa formula? Che un’azienda può sviluppare a sua volta applicazioni e servizi applicativi avanzati come, ad esempio, soluzioni di collaborazione a supporto dei team, l’integrazione di soluzioni Web, l’integrazione dei database, così come la gestione della sicurezza. Il tutto tramite un’interfaccia Web-based.

Anche in questo caso l’azienda cliente non si deve preoccupare di dover gestire o controllare l’infrastruttura cloud a livello di rete, server, sistemi operativi e storage, ma ha il pieno controllo sulle applicazioni implementate e le relative impostazioni di configurazione.

Le derive tecnologiche della PaaS, infatti, sono lo iPaaS (Integration Platform as a Service) e il dPaaS (Data Platform as a Service). Mentre lo iPaaS consente alle aziende clienti di sviluppare, eseguire e governare i processi di integrazione applicativa senza doversi occupare di installare o gestire alcun tipo di hardware o di middleware, con l’DPaas sarà il provider a sviluppare direttamente la realizzazione di soluzioni per la gestione dei dati e la creazione di applicazioni su misura per il cliente.

Che cosa significa Integration Platform as a Service (iPaaS)

Con iPaaS si intende un un servizio cloud che offre all’IT una piattaforma per l’integrazione di dati, applicazioni, servizi e processi. Si tratta di piattaforme che spesso hanno meno funzionalità rispetto a quelle on premise, ma sono più facili da usare. Esse forniscono tool di sviluppo basati su modelli e un portfolio di integrazioni pre-pacchettizzate; inoltre, sempre più frequentemente, integrano funzionalità di API management.

Sono piattaforme ideali per supportare l’integrazione cloud to cloud e mobile to cloud. Forniscono ambienti di sviluppo più semplici rispetto a quelle on premise, consentendo di realizzare con maggior facilità quella che chiamiamo ad hoc integration, ossia l’integrazione di progetti specifici.

Riassumiamo brevemente alcune delle principali funzionalità incluse normalmente in una piattaforma iPaaS, tenendo sempre presente che si tratta di soluzioni in continua evoluzione.

  • Integrano connettori per molteplici protocolli di comunicazione (FTP, http, Amqp, Mqtt ecc.) e per applicazioni pacchettizzate fruite in SaaS o on premise.
  • Supportano vari formati di dati (XML, Json, ASN.1 ecc.) e standard (Edifact, Swift, HL7 ecc.) nonché data mapping, data quality, data synchronization.
  • Oltre alla varietà dei dati oggi disponibili ne gestiscono anche velocità e volume quindi bulk (importazioni massive), transazionali in tempo reale, in streaming (tipici dell’IoT), big data, strutturati e non.
  • Dispongono di strumenti di sviluppo dei processi di integrazione.
  • Effettuano gestione e monitoraggio dei flussi operativi di integrazione.
  • Sempre più frequentemente integrano API management.

Che cosa significa Desktop as a Service (DaaS)

Che cos’è il Desktop as a Service? Non si può spiegare che cos’è il Desktop As a Service (DaaS) se non si spiega prima che cos’è la virtualizzazione dei desktop. Il servizio, in linea generale, nasce dallo sviluppo delle tecnologie di deduplicazione che usano un hypervisor, ovvero una tecnica che permette di eseguire più macchine (virtuali) residenti su un computer (vero) detto host. Questo consente di memorizzare la configurazione di un sistema operativo di un computer come se fosse una fotografia (snapshot) il che permette da rilasciare in pochi click lo stesso tipo di configurazione su uno o più postazioni senza doversi occupare di lunghe installazioni e configurazioni manuali come avviene con le postazioni desktop fisiche.

Più in dettaglio, esistono, due tecnologie principali di virtualizzazione: la VDI (Virtual Desktop Infrastructure) e il DaaS (Desktop as a Service). Quali sono le differenze?

Mentre la VDI è un approccio in house, dove le macchine virtuali sono gestite su un server locale, cioè interno all’azienda, il DaaS è un servizio fornito da un cloud provider. In questo modo si trasforma la gestione dei desktop in un servizio che viene contrattualizzato secondo modalità pay per use e on demand. Questo cambia notevolmente la governance perché solleva l’azienda da qualsiasi onere di gestione, liberando risorse e garantendo, al contempo, un’infrastruttura allo stato dell’arte.

Con il DaaS vengono messi a disposizione via web solamente i dati ai quali gli utenti possono accedere tramite qualsiasi applicazione come se fossero residenti su un disco locale. Sarà il cloud provider a garantire tutte le migliori tecnologie e metodologie di approccio e di sicurezza che consentono di fornire i dekstop virtuali dietro sottoscrizione di un abbonamento sottoposto a determinate SLA richieste dall’azienda cliente.

Sarà sempre il provider ad occuparsi di gestire il backup dei dati e lo storage, così come le attività di provisioning delle risorse, delle problematiche del load balancing, della security, e più in generale, di tutti servizi di network, garantendo così business continuity e la produttività individuale dei dipendenti. In breve, i business che guardano a una soluzione alternativa ai desktop tradizionali ma che sia low-cost, scalabile e facilmente gestibile devono rivolgersi a una piattaforma DaaS.

Che cosa significa Infrastructure as a Service (IaaS)

Che cos’è l’Infrastructure as a Service? Lo IaaS è un outosurcing evoluto di tutte le risorse ICT. Il cloud, infatti, è costituito da un gruppo di tecnologie ormai così mature che oggi è possibile spostare sulla nuvola qualsiasi cosa: il principio, infatti, è che grazie a una programmazione software di nuova generazione le risorse fisiche (qualsiasi risorsa fisica) si trasforma in una risorsa logica. Così si possono softwarizzare i server, gli storage, le appliance, gli switch, gli apparati di sicurezza, i firewall, i router e via dicendo. Oggi i provider sono arrivati a poter offrire in cloud gran parte della rete: in pratica, sul cloud può risiedere un intero data center virtuale. È questo, in breve, il significato di Iaas – Infrastructure As a Service (IaaS).

Scegliendo lo IaaS le aziende esternalizzano le risorse, gestite a livello di infastruttura da un fornitore. Il cliente può gestire i suoi storage, le sue reti e tutte le sue risorse di calcolo in modalità distribuita potendo visionare il tutto da un unico cruscotto centralizzato senza doversi preoccupare dei dettagli di motorizzazione, di monitoraggio, di sicurezza e di aggiornamento legati alle macchine che abilitano questo servizi on line.

Hybrid cloud: che cos’è il cloud ibrido

A questo punto la decisione di spostare sulla nuvola una o più risorse del data center e farle gestire a un provider su una rete pubblica o privata, oppure detenerne la gestione (sempre decidendo se avvalersi di una rete pubblica o privata) è solo una questione di analisi dei bisogni.

In questo caso si può optare per un cloud ibrido. Che cosa significa? Il cloud ibrido è legato al fatto che la natura stessa della tecnologia di virtualizzazione consente di spostare in qualsiasi momento le risorse sulla nuvola o nuovamente in azienda in maniera assolutamente dinamica. Questo significa che è possibile riportare le macchine virtuali e i carichi di lavoro associati, così come le risorse di rete o lo spazio di storage al proprio interno, ripristinando una configurazione precedente dell’infrastruttura informatica cloudificata.

La differenza, in termini di efficienza dei costi, è che l’hybrid cloud fornisce una soluzione intermedia tra i due estremi, ossia tra le massime economie di scala ottenibili con l’adozione del public cloud e le economie di scala più contenute raggiungibili applicando il paradigma del private cloud.

Basti ricordare che, a livello di efficienza dei costi, i cloud pubblici possono fornire economie di scala maggiori rispetto ai cloud privati, facendo leva, ad esempio, sulla gestione centralizzata delle risorse IT da parte del cloud provider. Il modello del cloud ibrido, in sostanza, permette di estendere questi vantaggi di costi a quante più funzioni di business è possibile, affidandosi comunque al private cloud quando occorre proteggere con la massima sicurezza applicazioni e dati sensibili.

Che cosa significa XaaS? Dal cloud all’Anything As a Service

Che cos’è l’Anything as a Service? Lo XaaS è parte integrante di una vision olistica di chi si fida e si affida al cloud. Si tratta del massimo orizzonte evolutivo nella curva dei servizi offerti in cloud e rientra in uno sviluppo associato a quella Internet of Things che avanza al ritmo di una smartificazione degli oggetti imperante. Gestire piattaforme capaci di amministrare, monitorare e mettere in sicurezza tutti gli oggetti sensorizzati di cui aziende pubbliche e private stanno costellando il mondo è un’ulteriore sfida che il cloud accoglie molto volentieri.

La difficoltà è trovare provider preparati e con le spalle grosse, capaci di capire qual è l’analisi da fare per gestire tutte le risorse necessarie a far funzionare la Iot. Lo Xaas è infatti il lato infrastrutturale della medaglia, supportando quell’Internet of Everything preconizzata da qualche anno da un brand tra i massimi Signori del Networking.

Lo XaaS diventa così l’ombrello di tutti i modelli di servizio di cui sopra: SaaS, PaaS, Daas, e IaaS, in tutte le sue declinazioni (Storage as a Service, Data Center as a Service, Disaster Recovery as a Service e via dicendo).

Che cosa significa multi cloud? I vantaggi di una corretta strategia di cloud management

Per multi-cloud si intende l’uso contemporaneo di due o più servizi cloud per minimizzare il rischio di estese perdite di dati o downtime causati da guasti localizzati di componenti nell’ambiente di cloud computing, che possono verificarsi a livello hardware, software o di infrastruttura. Una strategia multi cloud permette di evitare situazioni di ‘vendor lock-in’ e di utilizzare infrastrutture differenti per soddisfare le esigenze di diversi partner e clienti.

In ogni caso, a prescindere dal fatto che si stia parlando di cloud ibridi o di ambienti multi cloud, oggi un problema fondamentale si pone quando cresce la necessità di controllare e gestire tutte queste nuvole in maniera razionale ed efficiente.

Una strategia di cloud management mira a ottenere un controllo amministrativo su cloud privati, pubblici e ibridi e, se implementata in modo corretto, consente di mantenere tale capacità di gestione anche in ambienti di cloud computing dinamici e scalabili.

Quando la strategia di cloud management è solida e ben congeniata, i vantaggi si esprimono soprattutto su tre fronti.

  1. Si possono sviluppare funzionalità ‘self-service’ che permettono di eliminare i tradizionali processi associati con il provisioning di risorse IT.
  2. È possibile attuare un’automazione dei workflow, che consente di convertire le politiche di business dell’azienda in immediate operazioni di creazione e gestione delle istanze di cloud computing, senza necessità di intervento umano.
  3. Si abilita una continua analisi dei workload di cloud computing e delle esperienze utente. Una capacità di analisi che, nel caso dei cloud pubblici, permette ad esempio di valutare i tempi di latenza e downtime, per verificare la conformità con gli SLA (service-level agreement) dei public cloud provider. L’ottenimento di tutti questi benefici dipende però dall’adozione di tool adeguati.

Che cosa è OpenStack? Vantaggi e limiti

OpenStack è una combinazione di strumenti open source che utilizza risorse virtuali per creare e gestire cloud pubblici e privati. Tali strumenti, o anche funzionalità, sono chiamati progetti. I progetti OpenStack procedono talvolta a ritmi di sviluppo o debugging non perfettamente sincronizzati con tutto il resto (le diverse funzionalità vengono rese disponibili man mano che vengono sviluppate per cui si rende quasi sempre necessaria un’attività di debugging).

Ormai OpenStack è particolarmente appetibile, sia per gli utenti finali sia per i vendor, in quanto la maturità raggiunta dalla tecnologia bilancia la frammentazione dei progetti che la compongono. Le ultime release offrono praticamente quasi tutto quello che serve per implementare un’infrastruttura IT orientata a soddisfare i più emergenti casi d’uso del cloud computing.

Un ambito in cui OpenStack manifesta ancora lacune da colmare è quello del serverless computing, un modello in cui è la piattaforma cloud ad allocare risorse computazionali e di storage per l’esecuzione di un’applicazione, senza che gli sviluppatori debbano più preoccuparsi della gestione dei rapporti con i sistemi operativi e le relative dipendenze.

Redazione

Nel corso degli anni ZeroUno ha esteso la sua originaria focalizzazione editoriale, sviluppata attraverso la rivista storica, in un più ampio sistema di comunicazione oggi strutturato in rivista, portale www.zerounoweb.it e una linea di incontri con gli utenti.

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