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Desktop as a Service, le alternative e i trend dell’offerta

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Virtualizzazione

Desktop as a Service, le alternative e i trend dell’offerta

19 Gen 2015

di redazione TechTarget da Digital4

La Virtual Desktop Infrastructure esiste da quando si parla di virtualizzazione. Dal 2006 ad oggi tante cose sono cambiate. Ripercorrere la storia aiuta a contestualizzare i trend emergenti per scegliere quale sia la strategia DAAS migliore per la propria azienda. Soprattutto ora che i vendor aprono le porte all’approccio integrale: il “workspace”

Era il 2006 quando VMware annunciò la nascita della VDI Alliance, che, tra le tante aziende, vedeva unite in cordata HP, IBM, Citrix e Sun Microsystems (ora Oracle).

Da allora, il mercato della virtualizzazione in generale, e quello della virtualizzazione dei desktop in particolare, sono progrediti per supportare le esigenze aziendali in continua evoluzione. Mentre il public cloud ha offerto da subito una transizione logica per la virtualizzazione in chiave mass market, la VDI più legacy è stata lenta nella sua migrazione al cloud.


I limiti della Virtual Desktop Infrastructure
Chiunque si sia trovato ad implementare una Virtual Desktop Infrastructure utilizzando qualche centinaio di server concorderà nell’affermare quanto questa sia complicata da impostare e da gestire: occorrono, infatti, competenze molto avanzate sia a livello di networking che a livello di storage. 

In aggiunta va detto che per le imprese, i termini delle licenze Microsoft hanno reso difficile implementare un modello di VDI allineato alle continue evoluzioni del business.

Fornire una VDI ad alta disponibilità, capace di garantire la continuità del business, è stato un compito costoso ma anche impegnativo per il reparto IT, senza contare il fatto che la VDI non riusciva a stare al passo con il ritmo sempre più incalzante della virtualizzazione. A cambiare le carte in tavola e a  favorire la diffusion del DAAS sono stati il BYOD e il public cloud.


Perché a fare la differenza sono stati il BYOD e il Public Cloud
A sdoganare l’approccio as a service del cloud pubblico è stata Amazon quando, nel 2008, lanciò Amazon EC2, facendo così diventare il cloud una tecnologia mainstream. Da allora, molti workload dei server si sono spostati verso il cloud, ma è solo negli ultimi tempi che i trend confermano una decisa migrazione dei desktop sul cloud.

A guidare il fenomeno sono stati due fattori importanti:

  • la cultura del Bring You Own Device, che ha contribuito a fidelizzare gli utenti alle varianti del cloud offerte dalle smartphone company,
  • la sublimazione dell’outsourcing che ha portato alla progressiva migrazione dei carichi di lavoro aziendali al cloud pubblico.

Con il rapido aumento dell’uso di dispositivi come telefoni, tablet e liste da parte dei consumatori, infatti,il reparto IT aziendale ha dovuto gestire il pressing crescente di una gestione del BYOD che, in poche parole, significava garantire agli utenti un facile accesso ai propri dati e alle proprie applicazioni. Il tema, infatti, si è scoperto non fosse gestire i PC per garantire la produttività individuale quanto, piuttosto, garantire una disponibilità del servizio in qualsiasi momento.

Non a caso, l’uso di servizi di file-sharing e di sincronizzazione come Dropbox, Box, Google Drive e Microsoft OneDrive sono in aumento.

Grazie a queste piattaforme di condivisione e di collaborazione, documenti e file possono essere consultati e modificati su più dispositivi. Per chi debba accedere alle applicazioni legacy disponibili solo su desktop equipaggiati con Microsoft Windows, è possibile registrarsi da remoto tramite un client desktop che gira sul dispositivo. Si tratta di un trend che sta obbligando i reparti IT delle aziende a fornire ai dipendenti un accesso sicuro a dati, applicazioni e desktop.

L’altro driver importante del Desktop As a Service è stata la crescente migrazione delle applicazioni enterprise sulla nuvola. Sempre più spesso, infatti, le aziende stanno spostando sul cloud (pubblico o ibrido) la gestione delle piattaforme ERP così come quelle di Customer Relationship Management (CRM), o di gestione delle HR, a partire dalla gestione delle paghe e degli stipendi.

Queste applicazioni sono ancora basate su architetture client/server che richiedono sempre e comunque un client in esecuzione su un desktop per accedere al server.

Dal momento che non è pratico far girare il server su un cloud pubblico e il client su un’infrastruttura locale, la direzione IT aziendale preferisce che anche il desktop lavori nello stesso ecosistema cloud del server, il che aiuta a fornire una migliore esperienza d’uso, senza andare a compromettere le prestazioni o la sicurezza.


Quali sono i modelli distributivi del DAAS
I desktop virtuali utilizzano i seguenti modelli di distribuzione:

  • Presentation virtualization:  si tratta del modello più diffuso sul cloud pubblico e può includere sessioni di desktop ospitate in remoto (Remote Desktop Hosted Sessions – RDHS) oppure, più in generale, servizi relativi a terminali (Terminal Service – TS). Ogni utente si ritrova a lavorare con una sessione che assomiglia al desktop di Windows e che gira su un server con sistema operativo Microsoft Windows.
  • Desktop virtualization: questo approccio è basato su modello originale di Virtual Desktop Infrastructure, secondo cui ogni client desktop viene programmato a tutti gli effetti come una macchina virtuale dedicata, che gira su di un infrastruttura centralizzata o locale all’interno di un pc dotato di hypervisor
  • Application virtualization: invece di richiedere un’installazione locale, questo modello lavora attraverso un utilizzo di interfacce applicative in streaming. In pratica, durante il rendering, l’applicazione esegue su un server centralizzato solo l’interfaccia sui client, il che migliora l’esperienza utente, ottimizzando l’ampiezza di banda. È la formula più utilizzata quando girano più versioni della stessa applicazione in isolamento
  • Personal desktopè la strategia che garantisce la governance migliore, offrendo la più alta gamma di personalizzazioni rispetto alle esigenze degli utenti, includendo l’impostazione delle applicazioni, nonché possibilità di modifica alle interfacce di utilizzo e ai file system
  • Pooled desktops: il modello prevede l’attivazione di un insieme di desktop che vengono resettati al termine di ogni sessione. Si tratta di un approccio utilizzato per l’assegnazione dei desktop a dipendenti temporanei o a utenti che accedono ai chioschi interattivi


Una panoramica del mercato DaaS
Tra i servizi in cloud, il Desktop as a Service (DaaS) è tra i modelli distributivi a più rapida crescita. Dopo un avvio piuttosto lento, il mercato DaaS oggi sta lievitando in modo significativo, capitanato da fornitori del calibro di VMware, Amazon, Microsoft e Citrix, che stanno facendo grossi investimento su quest’ambito di offerta.

Da quando i dati e le applicazioni hanno rotto i loro legami con i desktop e hanno iniziato progressivamente a essere accessibili da una quantità diversificata di dispositivi, fissi e mobili, si sono aperti nuovi orizzonti di fruizione e di sviluppo. Gli osservatori dicono che stiamo entrando nell’era dei workspace, spazi di lavoro che esistono nell’etere e che consentono massima condivisione e collaborazione a basso onere di gestione.

Ecco un breve riepilogo dei fornitori DaaS in chiave workspace:

  • Amazon WorkSpaces: annunciato proprio alla fine del 2014 Amazon WorkSpaces è un servizio di gestione dei desktop a marchio AWS. È un chiaro segnale dell’ingresso ufficiale di Amazon nel mondo dell’offerta enterprise. Questo ha segnato l’ingresso ufficiale di Amazon nei servizi applicativi di targeting imprese. Con molti carichi di lavoro dei server che si spostano da EC2 a VPC, le aziende possono ospitare i loro desktop nello stesso ecosistema dei server. Insieme ad Amazon Zocalo, Amazon WorkSpace sta emergendo come una potente piattaforma DaaS
  • Citrix Workspace Services: In qualità di leader nella virtualizzazione dei desktop e delle applicazioni, Citrix ha dimostrato una comprovata esperienza con prodotti come XenDesktop e XenApp. Citrix non offre cloud pubblico e non possiede infrastrutture di data center, ma può contare su un nutrito network di partner per fornire ai propri clienti soluzioni DaaS complete. Citrix Workspace Services può girare nei data center tradizionali, su cloud pubblico, su cloud privato o su cloud ibrido
  • Microsoft Azure RemoteApp: secondo Microsoft, Azure RemoteApp è il sistema adato alla forza lavoro in mobilità o ad esigenze dei business a più rapida evoluzione. Si basa su un modello di presentation virtualisation che supporta la distribuzione applicativa su una varietà di piattaforme, tra cui Windows, Mac OSX, iOS e dispositivi Android. Azure RemoteApp non fornisce un accesso completo al desktop completo, limitandosi a fornire l’applicazione, nascondendo il resto dell’interfaccia desktop
  • VMware Horizon DaaS: quando ha comprato Desktone, VMware ha ampliato la famiglia di prodotti Horizon e View dedicati alla nuvola. vCloud Air, cloud pubblico di VMware, è il nome dell’infrastruttura a supporto della piattaforma DaaS. Horizon DaaS abilita la presentation virtualisation, ma anche il supporto ai desktop personali e alle applicazioni ospitate. Grazie alla collaborazione con Google e NVIDIA, VMware sta portando potenti applicazioni desktop su Chromebooks.

Attualmente il mercato DaaS è tutto focalizzato alla migrazione di desktop e applicazioni Microsoft Windows ma quando anche il mondo Apple Mac otterrà il placet del mondo enterprise, sarà interessante vedere cosa sceglieranno di fare i fornitori DaaS rispetto al porting di OSX desktop sul cloud.

redazione TechTarget da Digital4

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