Spesa ICT mondiale 2020: -7,3% ma il cloud pubblico è stimato +6,3%

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Spesa ICT mondiale 2020: -7,3% ma il cloud pubblico è stimato +6,3%

Le ultime previsioni di Gartner indicano un calo complessivo della spesa ICT nel 2020 del 7,3%, ma brillano alcune stelle, prima fra tutte il public cloud per il quale si stima una crescita del 6,3%

11 Set 2020

di Patrizia Fabbri

-7,3% è la previsione del calo della spesa ICT nel 2020 a livello mondiale a causa dell’impatto di Covid-19. Sono le ultime previsioni rilasciate da Gartner, leggermente migliori di quelle presentate in aprile che prevedevano un calo mondiale dell’8%. Ma non è facile fare una stima attendibile in una situazione ancora caratterizzata da una forte incertezza e, soprattutto, dopo i dati sul crollo del PIL negli USA, – 32,9% nel secondo trimestre 2020 che non possono non avere un forte impatto sulla spesa ICT globale, visto che il mercato USA cuba circa il 30% di questa spesa.

Priorità a investimenti mission critical e il cloud continua a crescere

La pandemia di coronavirus e gli effetti della recessione economica globale stanno inducendo i CIO a dare priorità alla spesa in tecnologia e servizi che sono considerati “mission-critical” rispetto alle iniziative volte alla crescita o alla trasformazione.

“I CIO sono passati all’ottimizzazione dei costi di emergenza, il che significa che gli investimenti saranno ridotti al minimo e la priorità andrà alle operazioni che manterranno il business in attività, che sarà il principale focus per la maggior parte delle organizzazioni per tutto 2020″, ha affermato John-David Lovelock, vicepresidente della ricerca in Gartner.

Tutti i segmenti subiranno un declino nel 2020, con i dispositivi e i sistemi per i data center che registrano i maggiori cali di spesa e le industrie più colpite, come l’intrattenimento, il trasporto aereo e l’industria pesante impiegheranno oltre tre anni per tornare ai livelli di spesa IT del 2019. Ma Gartner intravede una luce forte e chiara, nel buio di questi dati: poiché la pandemia di Covid-19 continua a stimolare il lavoro remoto con un ruolo crescente del cloud.

E, anche se molto ridimensionata rispetto alle previsioni rilasciate in aprile, la crescita del mercato mondiale dei servizi di cloud pubblico è stimata del 6,3% nel 2020. La società di ricerca prevede che il Desktop as a Service (DaaS) registrerà l’incremento più significativo nel 2020, aumentando del 95,4%, dato in linea con gli investimenti degli ultimi mesi, anche se stiamo pur sempre parlando di un segmento che cuba meno dello 0,3% del mercato globale dei servizi di cloud pubblico.

“Quando la pandemia Covid-19 ha colpito, ci sono stati alcuni intoppi iniziali, ma il cloud alla fine ha prodotto esattamente quello che avrebbe dovuto”, ha detto Sid Nag, vice presidente della ricerca di Gartner. “Ha risposto all’aumento della domanda e ha soddisfatto le preferenze dei clienti di modelli di consumo elastici e pay-as-you-go”.

Quello del Software as a service (SaaS) rimane il segmento più grande, per il 2020 Gartner prevede che aumenterà del 2,5% raggiungendo i 104,7 miliardi di dollari, per poi avere un’impennata nel 2021, prevista intorno al 15%; in questo ambito significativa l’incidenza dei software di collaborazione e videoconferenza per i quali nelle previsioni di aprile, Gartner indicava una possibile crescita nel 2020 del 24,3%.

Il secondo segmento di mercato più grande è quello dei servizi di infrastruttura (Infrastructure as a Service), che dovrebbe crescere del 13,4%; secondo Gartner gli effetti della recessione economica globale stanno intensificando l’urgenza delle organizzazioni di abbandonare modelli operativi basati su infrastrutture legacy.

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Nel 2020, alcuni progetti di trasformazione a lungo termine basati sul cloud potrebbero essere sospesi, ma i livelli complessivi di spesa cloud previsti dalla società di analisi per il 2023 e il 2024 potrebbero essere raggiunti già nel 2022.

Mercato ICT mondiale 2020
Mercato ICT mondiale 2020. Fonte: Gartner, maggio 2020

Mercato del software: le considerazioni di Forrester

Vorrei chiudere riportando un’analisi di contenuta in un post di Andrew Bartels, VP, Principal Analyst di Forrester, che ho trovato particolarmente interessante sul mercato del software: “Mentre lavoro all’aggiornamento delle previsioni del mercato tecnologico di Forrester per gli Stati Uniti e il mondo, sono rimasto colpito dalla disconnessione tra il modo in cui vedo le prospettive del mercato del software e come le vedono vendor e investitori” e l’analista si chiede se sono troppo ottimisti i vendor o se è troppo pessimista Forrester che si basa per le sue previsioni sulla correlazione, risultata negli ultimi due decenni sempre molto stretta, tra tasso di crescita del PIL nominale e il tasso di crescita degli investimenti in software. Utilizzando questo modello, Forrester prevede quindi che gli acquisti di software negli Stati Uniti, per esempio, diminuiranno del 7% nel 2020 e che analogo trend è prevedibile in tutti i paesi.

“Tuttavia – scrive Bartels – per dimensionare con maggiore precisione i singoli mercati dei prodotti software Forrester analizza i comunicati finanziari, le previsioni degli utili e le stime dei ricavi di oltre 1.000 società di software. Aggiornando questi numeri, è diventato chiaro che molti fornitori non prevedono un calo delle loro entrate nel 2020: i fornitori di software-as-a-service (SaaS) stanno ancora proiettando che i loro ricavi cresceranno nel 2020, anche se con uno o due trimestri di crescita morbida. Fanno eccezione i fornitori di software con licenza, che generalmente prevedono che i loro ricavi diminuiranno nel 2020”. E ancora più positive sono le stime degli analisti finanziari, le previsioni di Yahoo Finance per una dozzina di importanti fornitori SaaS sono di una crescita tra il 19,7% e il 21,6% per il 2020.

Quindi, si chiede Bartels, come conciliare queste due visioni radicalmente diverse delle prospettive del mercato del software? Per rispondere alla domanda, l’analista propone due opzioni.

  • Opzione 1: il modello di previsione del software di Forrester è troppo prudente e queste previsioni dovrebbero essere corrette al rialzo per riflettere le nuove realtà del cloud. I contratti di abbonamento SaaS, in linea di principio, possono infatti introdurre nuova stabilità nei ricavi del software. “Storicamente – spiega Bartels – quando il software veniva venduto principalmente su licenza, una recessione economica avrebbe indotto le aziende a interrompere o ritardare questi acquisti causando un calo relativamente rapido della spesa per il software e, quindi, dei ricavi dei fornitori. Ma le offerte cloud hanno un modello di spesa diverso, pertanto, i tagli ai nuovi acquisti hanno un impatto meno immediato sulla spesa per il software, in media circa un quinto del calo che si sarebbe verificato con il software con licenza”. Inoltre, per quanto riguarda gli abbonamenti a servizi in cloud potrebbero esserci ripercussioni diversa a seconda di chi è l’owner del contratto: mentre i CMO hanno generalmente insistito su contratti brevi di un anno con i loro fornitori di tecnologia di marketing e quindi potrebbero chiedere di rinegoziarli, i CIO e la maggior parte degli altri acquirenti aziendali hanno tendenzialmente optato per contratti pluriennali dove una rinegoziazione è più complessa. Anche in caso di rinegoziazione al ribasso, l’impatto negativo sarebbe comunque molto lento e diluito nel tempo e, considerato il peso sempre maggiore del SaaS nel mercato globale del software, se ne deduce che il mercato del software continuerebbe a crescere seppure a ritmi più contenuti di quanto non fosse prevedibile prima del Covid.
  • Opzione 2: le proiezioni delle entrate dei fornitori sono troppo ottimistiche e i risultati effettivi saranno peggiori di quanto presumono. Secondo Bartels vi è una debolezza nascosta nei rapporti e nelle proiezioni sugli utili dei fornitori SaaS dovuta al permanere di una grande incertezza nelle economie mondiali. “Finora – afferma ancora Bartels – i fornitori possono puntare ad avere relativamente pochi clienti che hanno dimostrato la necessità di ridurre i costi. Ma siamo all’inizio – avverte -. Le industrie che sono state duramente colpite dl Covid-19 rappresentano solo il 7% della spesa totale per software non governativa nel 2019, secondo i dati del Bureau of Economic Analysis (BEA) degli Stati Uniti”. Se la pandemia dovesse continuare a imperversare, approfondendo la recessione economica ed estendendo la crisi ad altri settori, come servizi finanziari, assicurazioni, servizi professionali, ma anche pubblica amministrazione (il cui peso nel mercato del software USA è significativo) allora il discorso cambierebbe radicalmente: questi settori effettuano la maggior parte degli acquisti di software, e la loro pressione per ridurre i costi del software potrebbe emergere a partire dal terzo trimestre o quarto trimestre del 2020. E c’è un altro elemento che l’analista Forrester evidenzia: “Anche se i fornitori SaaS più grandi possono mantenere il livello dei ricavi contrattati, i fornitori SaaS più piccoli (che rappresentano la maggioranza del mercato) potrebbero non essere in grado di farlo o potrebbero fallire. Nelle recessioni, i forti sopravvivono e i deboli falliscono. I grandi fornitori di SaaS che abbiamo esaminato costituiscono una quota importante del mercato SaaS, ma non la maggioranza. Quindi possono ancora sperimentare una crescita mentre i piccoli fornitori SaaS lottano, falliscono o vengono acquisiti”.

La risposta finale? “Probabilmente siamo un po’ troppo pessimisti”, ammette Bartels, che però avverte: “Ma i fornitori SaaS sono troppo ottimisti. In mercati come gli Stati Uniti, dove il SaaS ha un’elevata penetrazione, il calo del mercato del software non sarà così forte come suggerito dal nostro modello. Negli Stati Uniti, penso che gli acquisti di software diminuiranno del 3% nel 2020, non del 7% come avevo previsto ad aprile. Ma ritengo che il nostro modello sia ancora appropriato per paesi come Canada, Cina, Francia, Germania e Regno Unito, dove il SaaS è meno diffuso”.

E per spiegare come la pensa su molti fornitori SaaS utilizza una vecchia espressione country “whistling past the graveyard”, letteralmente “fischiando oltre il cimitero” che significa “tentare di rimanere allegri in una situazione disastrosa”.

“Le loro aspettative per una crescita dei ricavi a due cifre nel 2020 – afferma l’analista di Forrester – si basano sulla speranza che gli Stati Uniti e altre economie si riprenderanno rapidamente nel terzo o quarto trimestre di quest’anno. Queste speranze possono essere realizzate in alcuni paesi, come l’Australia, la Cina, la Germania, i paesi nordici e il sud-est asiatico. Ma sembrano sempre meno probabili per gli Stati Uniti, il Regno Unito, l’Europa meridionale, il Sud America e l’India. Penso che molti dei fornitori SaaS abbiano maggiori probabilità di vedere una crescita a una cifra nel 2020 piuttosto che la crescita a due cifre che ora presumono”.

Solo l’andamento della pandemia nei prossimi mesi potrà dirci se Forrester ha ragione.

Patrizia Fabbri

Giornalista, Direttore responsabile ZeroUno

Patrizia Fabbri è giornalista professionista dal 1993 e si occupa di tematiche connesse alla trasformazione digitale della società e delle imprese, approfondendone gli aspetti tecnologici. Dopo avere ricoperto la carica di caporedattore di varie testate, consumer e B2B, nell’ambito Information Technology e avere svolto l’attività di free lance per alcuni anni, dal 2004 è giornalista di ZeroUno dove è stata prima caporedattore, poi vicedirettore e dal 2020, direttore.

Spesa ICT mondiale 2020: -7,3% ma il cloud pubblico è stimato +6,3%

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