Guide Share Europe: Cio innovatori di processo

Incontro con Enrico Baldelli, manager del Guide Share Europe per l’Europa e la Grecia, organizzazione che coinvolge più di 150 gruppi di lavoro in tutta Europa e rappresenta oltre 1300 clienti Ibm. Il manager fotografa l’attuale transizione del Cio come innovatore di processo e anticipa alcuni punti del prossimo summit in cui si parlerà di data center

Pubblicato il 31 Ott 2008

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Guide Share Europe: Cio innovatori di processo

MILANO – Oltre che presidente di Primeur, operante nell’integrazione di sistemi, punto di forza il Managed & Secure File Transfer per flussi interaziendali con prodotti come Spazio, e dedita come Primeur-Pa a servire il mondo della Pubblica amministrazione, Enrico Baldelli è region manager Italy & Greece di Guide Share Europe , organizzazione senza fini di lucro degli utenti di sistemi Ibm. Oltre 1300 aziende iscritte, nata fra le grandi aziende del mondo finance (era il 1959) ed estesasi a tutti i settori, in particolare ad aziende medie e piccole: il 18 giugno, ultimo Convegno annuale, il Guide Share Europe è stato ospitato dalla Ducati. Presenti oltre 200 Cio.

ZeroUno: Il tema del convegno?
Baldelli: Il Cio e il suo ruolo determinante nell’innovazione aziendale. Che è quello di calare l’innovazione nei processi aziendali ordinari, e non (più solo) fare un processo innovativo in quanto utilizza il leading edge di una nuova tecnologia. Secondo molti Cio, per l’innovazione sono molto importanti i nuovi strumenti informatici (ciò che gira intorno al Web 2.0 e abilita una collaborazione che si auto organizza fra le persone in azienda e fuori). La tecnologia così non è (più solo lei) innovazione, ma permette innovazione, abilitando a ridisegnare i processi di produzione del valore in forma innovativa.

ZeroUno: Il Cio come innovatore di processi?  
   Baldelli: Precisamente, il “demiurgo” dell’innovazione nel business, che rivisita il processo (di servizio al cliente o amministrativo interno che sia), con nuove tecnologie collaborative e mette a disposizione del Direttore Commerciale o Amministrativo gli strumenti che consentono, non di scrivere applicazioni, ma di comporre e ricomporre processi. Sfruttando il potenziale di strumenti consumer, robusti e sicuri per il business aziendale, usati come sono dalla marea delle nuove generazioni che ci lavorano senza più sapere della tecnologia in esse incorporata.

ZeroUno: C’è stato consenso su questa linea?
   Baldelli: Dall’enorme maggioranza. Non a caso la Ducati ha messo a reingegnerizzare i propri processi un non informatico (ovviamente un buon orecchiante). Di qui il messaggio: diventare innovatore di processi di business è un’opportunità. Se non sarà il Cio a far questo salto, la posizione di innovatore dei processi andrà a un utente – tecnologo capace di quel minimo di tecnologia di alto livello che gli consente di comporre i processi. I più si rendono conto dell’opportunità: chi viene dall’informatica abbraccia tutti i settori aziendali, ed è il meglio posizionato a rinnovare i processi, anche rispetto all’utente-tecnologo. Ma c’è anche una minoranza che resiste al cambiamento perché lo teme e ritiene di dover essere depositaria unica della tecnologia.

  ZeroUno: Il Gse Summit a Bruxelles tratterà “Il futuro dell’Ict, nuove strategie per i datacenter aziendali”. Alcune anticipazioni? 
   Baldelli: Le nuove strategie permettono di evitare la sequenzializzazione degli sviluppi di nuove applicazioni su un Demand Management centralizzato (la “tagliola” delle priorità per cui l’It risponde a 18 nuove richieste impegnandosi per 5 sviluppi e rinviandone gli altri 13 ad anni successivi). Il nuovo Datacenter si propone come unico mainframe a costi di gestione, energetici e di software fino a un decimo (teorico) dei costi attuali, comunque con sicura riduzione “importante” delle tre tipologie di costi. In particolare del costo del software: con ad esempio i nuovi processori  specializzati per Java e Db2 che non si pagano; un consolidamento da 10 server a 1 porta oltretutto a non pagare parti di middleware, con risparmi sul costo totale del software, se il server su cui consolido è un nuovo sistema z Ibm.

ZeroUno: Qual è il fine ultimo di questa strategia di efficienza e di risparmio?
Baldelli: Con questi tre ordini di risparmi e quelli indotti sulla governance dell’infrastruttura, l’It può spostare risorse da operazioni a innovazione, e abbattere il backlog del Demand Management. Sulla capacità di riuscire a dare risposte efficaci a questi fenomeni si giocherà la riproposta strategica dei sistemi informativi.

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