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HPE per Gaia X: come accelerare la creazione di valore dai dati

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HPE per Gaia X: come accelerare la creazione di valore dai dati

Open source e basata su un approccio di ecosistema, l’offerta di HPE per accelerare la capacità di creare valore dai dati grazie a Gaia X è un percorso che accompagna imprese, service provider e organizzazioni pubbliche verso un nuovo modello di condivisione dati in grado di abilitare business e opportunità di collaborazione innovative e, soprattutto, sempre più data driven. Mentre Gaia X prende sempre più forma, con queste soluzioni as a service, HPE contribuisce alla sua diffusione tra gli end user sposandone la logica di apertura perché “in un mondo chiuso non c’è spazio per l’innovazione”. ZeroUno ne ha parlato con Carlo Vaiti, Distinguished Chief Technologist di HPE

02 Lug 2021

di Marta Abba'

“Condividere i dati senza condividerli”: sembra un controsenso quello che è il principale vantaggio di Gaia X, la possibilità di godere dei benefici del data sharing senza però dover rinunciare alla data sovranity e alla sicurezza, e senza nemmeno dover spostare i dati dai propri spazi se si hanno ragioni per conservarli lì. Carlo Vaiti, Distinguished Chief Technologist di HPE, è il primo a riconoscere che questo cloud europeo federato basato su un’architettura distribuita e decentralizzata “è difficile da descrivere nella sua interezza” ma sa che può portare grandi vantaggi a imprese, service provider e organizzazioni pubbliche aiutandole ad accelerare la capacità di trarre valore dai propri dati, un obiettivo tanto ambizioso quanto necessario per tutti e tre i soggetti che HPE ha deciso di supportare attraverso HPE Roadmap per Gaia X e Gaia-X Solution Framework.

Aziende, Service Provider e PA: Gaia X è per loro

Ortogonale ma non antitetico rispetto al classico modello hyperscale, Gaia X non nasce per far concorrenza ai big del cloud ma per risolvere il problema della sovranità costruendo un ecosistema digitale aperto, sicuro, decentrato e trasparente che permetta la nascita di modelli non solo di business ma anche di collaborazione e di ricerca.

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Si può cogliere il valore di Gaia X per le aziende osservando Catena X, la piattaforma tedesca che agevola lo scambio di dati standardizzati tra i big player dell’automotive per migliorare la loro collaborazione e le loro singole performance. “Condividendo in un data space informazioni su tempi di produzione e di riparazione dei pezzi, qualità dei ricambi, ottimizzazioni logistiche e di sostenibilità, senza mai esportare intellectual propriety – precisa Vaiti – le aziende possono tagliare i costi di produzione e offrire nuovi servizi migliorando l’esperienza dei clienti. Questo vale in qualsiasi altro verticale, la logica è la stessa”.

Nel progetto Gaia X i service provider “strutturano il catalogo dei servizi per l’end user e con l’aumento del numero di informazioni condivise possono venderne di nuovi e diversi rispetto a quando non disponevano di data space federati a cui accedere per creare la propria offerta” aggiunge Vaiti spiegando che gli stessi vantaggi valgono anche per le PA dove “gli IT providers diventano in grado di fornire servizi sempre più aggiornati e accurati ai cittadini federando i dati di tante città e aree senza mai rinunciare alla sovranità su di essi”.

Modello decentralizzato, tempi ottimizzati: il caso DZNE-HPE insegna

Proprio dal settore pubblico, dagli ospedali, proviene il più significativo e attuale esempio di come cambiando il modello di condivisione dei dati se ne può sprigionare il valore con un risparmio di tempo notevole, cosa che se nel business aumenta i profitti, nella sanità, come abbiamo visto anche nel caso di Covid-19, salva vite umane.

Proprio HPE, assieme a DZNE (Deutsches Zentrum für Neurodegenerative Erkrankungen) è la protagonista di un progetto di ricerca internazionale in cui sono stati addestrati algoritmi di intelligenza artificiale per rilevare il cancro del sangue, malattie polmonari e Covid-19 in dati memorizzati in modo decentralizzato. “Abbiamo federato una decina di ospedali che hanno condiviso i dati dei loro studi nel massimo rispetto della privacy – spiega Vaiti – senza questo approccio, chiamato ‘swarm learning’, con tutti gli ostacoli burocratici e tecnici da superare, per avere dei risultati ci sarebbero voluti mesi e mesi invece che solo qualche settimana”. Pubblicato anche su Nature e pronto per essere utilizzato anche per la ricerca sull’Alzheimer e su altre malattie neurodegenerative, questo modello di condivisione dati “è un vero e proprio game changer” anche in ambito aziendale, nei settori fortemente data driven.

Le soluzioni HPE per cogliere le opportunità di Gaia X

Avere davanti agli occhi un esempio virtuoso e concreto aiuta aziende, service provider e organizzazioni a vedere in Gaia X opportunità di crescita, ma oggi servono anche strumenti altrettanto virtuosi e concreti perché i vantaggi siano realmente ottenibili e non solo teorici. Quello che HPE propone in tal senso è una soluzione open source che unisce componenti chiave del portafoglio software dell’azienda, software di terze parti e la piattaforma aziendale Cloud28+ offrendoli, anche come singoli componenti, in modalità as a service attraverso la soluzione HPE GreenLake.

Per garantire che qualsiasi utente voglia accedere a Gaia X lo possa fare secondo un modello Zero Trust, HPE sfrutta Spiffe, il “Secure Production Identity Framework For Everyone”, e Spire. lo “Secure Production Identity Runtime Environment”, che rappresentano lo standard open source per autenticare in modo sicuro i servizi software attraverso l’uso di identità crittografiche indipendenti dalla piattaforma.

HPE Ezmeral Container Platform è invece il software che containerizza le applicazioni legacy degli end user che ancora ne hanno in gran numero, un passaggio necessario per un uso più agile di Gaia X secondo Vaiti “perché diventano più facili da spostare e rendono più semplice la condivisione dei risultati”.

Questi elementi fanno parte del layer di cloud management dell’architettura della soluzione che riprende quella di Gaia X, layer in cui ci trovano diversi servizi distribuiti multicloud e anche Cloud28+, un marketplace di applicazioni containerizzate, “essenziale per permettere l’accesso all’utente che può esplorare un catalogo servizi del proprio settore e trovare ciò che cerca”.

Nel layer dei federation services si trova il software HPE Ezmeral Data Fabrick che permette di “accedere ai dati ovunque essi siano come se fossero in locale, elaborarli, archiviarli, utilizzarli in algoritmi di AI – spiega Vaiti – permette la trasparenza dei dati, creando una sorta di file systems distribuiti senza però che né l’utente finale né il service provider lo percepiscano”.

Il quarto elemento della Gaia-X Solution Framework sono i data spaces, “una forma di raccolta standardizzata dal Fraunhofer Institute attraverso lo standard internazionale degli spazi di dati (IDS), che permette uno scambio aperto, trasparente e autodeterminato: solo se la semantica dei dati è la stessa all’interno di Gaia X si potranno poi fare analisi e ricerche incrociate proprio come abbiamo visto nel progetto con DZNE”.

In Italia il riferimento è Cefriel, hub italiano di IDSA che HPE ha coinvolto perché la sua soluzione per Gaia X è basata sul concetto di ecosistema, lo stesso motivo per cui ne fanno parte payment provider, “che attraverso smart contract assicurano che chi sta chiedendo il servizio sia autorizzato a chiederlo”, e service provider “che offrono i servizi all’interno di un catalogo costruito secondo i loro desideri o le necessità del singolo utente”.

Dalla Roadmap al POC e ai grandi progetti: come avvicinarsi a Gaia X

Il primo passo per accedere alle opportunità di Gaia X tramite HPE è la HPE Roadmap per Gaia X, un percorso in cui si analizza la situazione del singolo utente finale rispetto ai requisiti richiesti “per stimare in quanto tempo possa essere pronto a usufruirne, facendogli immaginare dove potrebbe essere fra qualche anno – spiega Vaiti – presentati i dati dello studio si realizza un POC su un singolo caso urgente, che in 2-3 mesi possa far percepire i vantaggi dell’utilizzo di Gaia X, infine si realizza un progetto più corposo, della durata di almeno due anni. Ogni use case è unico e viene costruito scegliendo gli elementi della nostra soluzione a seconda della situazione e delle richieste, tranne l’HPE Ezmeral Data Fabric che è un must perché permette di accedere ai dati in modo trasparente, concetto chiave per Gaia X”.

Premesso che tutte le realtà possono imboccare questo percorso di avvicinamento, alcuni settori sembrano nel nostro Paese più propensi e motivati a sperimentarlo. Oltre al turismo e all’healthcare, entrambi fortemente rivoluzionati dalla pandemia, tra i verticali più reattivi alla proposta di Gaia X secondo Vaiti ci sarà certamente quello della smart data city “con le PA protagoniste perché riceveranno parecchi fondi dal PNRR, il 60-70%, e Gaia X mi aspetto rientri nei futuri bandi di gara pubblici”. Un altro settore su cui scommettere sarà quello dell‘energia, verde, e poi c’è l’Industry 4.0 che potrà finalmente puntare su una effettiva realizzazione del manufacturing collaborativo e, sulla scia dell’esperienza tedesca di Catena X, condividere esperienze per migliorare il proprio processo produttivo contribuendo ad una maggiore competitività del settore anche sul piano internazionale.

Marta Abba'

Giornalista

Laureata in Fisica e giornalista, per scrivere di tecnologia, ambiente e innovazione, applica il metodo scientifico. Dopo una gavetta realizzata spaziando tra cronaca politica e nera, si è appassionata alle startup realizzando uno speciale mensile per una agenzia di stampa. Da questa esperienza è passata a occuparsi di tematiche legate a innovazione, sostenibilità, nuove tecnologie e fintech con la stessa appassionata e genuina curiosità con cui, nei laboratori universitari, ha affrontato gli esperimenti scientifici.

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