Cloud performance: i fattori da considerare

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Cloud performance: i fattori da considerare

Latenza bassa e servizi ad alta prestazione sono i due aspetti da osservare per primi nella cloud performance, soprattutto per le aziende di medie e piccole dimensioni. Sono cruciali e strettamente connessi con i fattori chiave della competitività nel new normal: velocità, reattività, flessibilità e agilità. C’è anche un tema di scarsa prevedibilità dei costi da affrontare e, soprattutto in Italia, di mancanza di competenze e interesse per l’innovazione. La presenza di provider sul territorio pronti a offrire un supporto diventa quindi un elemento decisivo per migliorare la cloud performance.

22 Mar 2022

di Marta Abba'

Superato il periodo delle migrazioni d’emergenza per minimizzare i disagi legati alla pandemia, è in questi mesi che le aziende devono affrontare la vera sfida del cloud. Quella di strutturare una strategia di lungo periodo che faccia leva su questa tecnologia per abilitare e accelerare una digital transformation reale, profittevole e duratura.

Nel 2020 l’utilizzo del cloud è passato dal 30% al 42% secondo l’Osservatorio Cloud Transformation del Politecnico di Milano, confermandolo nel ruolo di migliore alleato delle aziende durante la pandemia. Può esserlo anche nel new normal se, con maggiore lucidità e tempo, si sanno cogliere le occasioni di sistema come i fondi stanziati dal PNRR e l’incremento di data center e hyperscaler sul territorio. Nel tracciare il percorso di migrazione più adatto a ogni singolo contesto, è sempre necessario tener conto della cloud performance in relazione al business del presente e, soprattutto, del futuro.

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Metriche e obiettivi per una cloud performance efficace

Per valutare la performance dei sistemi cloud è necessario scegliere delle metriche di riferimento, in base a cui determinare il livello di funzionamento e dedurre poi eventuali miglioramenti da apportare. È importante che tali parametri permettano di osservare sia come i dati si spostano da un dispositivo alla “nuvola”, sia come vengono tratteggiate e recuperate le informazioni.

La maggiore visibilità sulle prestazioni ottenuta in questo modo, favorisce la business continuity garantendo che tutte le parti coinvolte – utenti, strumenti, dispositivi, risorse – abbiano accesso ai servizi cloud. Approfondendo gli andamenti di singole metriche, inoltre, si possono ricavare ulteriori informazioni che consentono, per esempio, di ottimizzare le performance in particolari contesti, ridurre i costi e rendere il sistema più resiliente, “a prova di imprevisti”.

Per aiutare l’IT non è raro trovare, già menzionati all’interno degli SLA, metriche di cloud performance soprattutto riguardanti tempi di attesa operativi, potenza e memoria di elaborazione. Esistono anche altri aspetti fortemente impattanti da non trascurare come le IOPS, le prestazioni dello storage di file, il caching e l’autoscaling. Con il test di cloud performance si possono controllare molti fattori contemporaneamente spaziando dalla capacità alla reattività, dalla compatibilità col browser alla resistenza a fronte di un carico elevato o improvviso. Uno degli aspetti oggi più importanti per chi sta migrando al cloud, infine, riguarda il tempo necessario per spostare i messaggi di dati da un punto all’altro della rete.

Cloud performance: bassa latenza per affrontare evoluzioni ad alta velocità

Questo intervallo di tempo, tempo di attesa per l’utente, è noto come latenza dei servizi cloud ed è sempre più imprevedibile, ma allo stesso tempo cruciale. Nell’era del “tutto e subito” un sistema cloud deve infatti avere bassa latenza. Per ottenerla, è necessario considerare i principali fattori che la influenzano.

Oltre alla dimensione e alla prevedibilità del workload, va considerato anche il numero standard di “salti” del router verso il server, visto che i data center possono essere fisicamente ovunque. Anche la visualizzazione può introdurre ritardi nei pacchetti e lo stesso vale per la rete WAN, se occupata, tanto che spesso se ne crea una dedicata.

Prima di affidarsi ad un sistema cloud, quindi, è essenziale valutarne la velocità di risposta scegliendo come metodo il ping (Packet Internet Grouper) o il traceroute. Se con il primo si riesce solo capire se esiste un problema di latenza, con il traceroute si arriva anche a individuare dove si verifica.

Sempre più servizi per potenziare i vantaggi del cloud

Oltre alla velocità e alla reattività, anche la flessibilità e l’agilità sono decisive per il business, in ogni settore e area geografica. Se sono priorità per le aziende, lo devono essere anche per il loro cloud. Da questo punto di vista, giocano un ruolo decisivo nella valutazione delle sue performance la disponibilità di servizi cloud.

Offrendo la possibilità di usufruire attraverso internet di infrastrutture, piattaforme o software in hosting presso provider esterni evitando download aggiuntivi, essi agevolano il flusso di dati. Ciò significa interazioni più fluide e, di conseguenza, processi più rapidi senza far lievitare i costi: uno dei vantaggi del cloud che maggiormente attira le aziende.

Durante l’emergenza sanitaria, il mercato ha ben compreso l’importanza dei servizi cloud e il 67% della filiera digitale ne ha introdotti di nuovi nella propria offerta. I più apprezzati nel 2021 sono stati quelli Platform as a Service (PaaS) (+31%) seguiti da quelli Infrastructure as a Service (+23%). Il Software as a Service resta sempre la componente più rilevante delle spese in cloud ma, dopo un boom durante il lockdown, ha rallentato (+13%).

L’importanza della presenza sul territorio, anche nell’era del 4.0

La presenza di servizi ha un peso sempre maggiore nella valutazione della cloud performance, per valutarlo non ci si può limitare a misurarne il numero e la varietà. A livello di business c’è infatti un tema particolarmente delicato e impossibile da ignorare: la previsione dei costi. Nell’attuale contesto, connotato da un elevato grado di incertezza, è una sfida complessa. Le realtà più piccole e a crescita lineare non possono permettersi di trascurare questo aspetto che, nel nostro Paese, è fortemente connesso a due “zavorre nazionali”: la mancanza di banda larga e quella di competenze.

La disponibilità di banda larga, com’è ovvio, impatta direttamente sulla cloud performance, garantendo un alto livello di servizio e di affidabilità della rete. Su questo aspetto, con i fondi del PNRR in arrivo nei prossimi anni, si potrebbero vedere importanti miglioramenti.

La poca consapevolezza e preparazione sulle opportunità del cloud – che ne determinano la scarsa adozione – non possono invece essere “guarite” solo con attività di formazione. Oggi serve che anche il cloud provider giochi un ruolo attivo e offra un supporto locale per affiancare le aziende nel loro cloud journey, ottimizzando con loro il livello di performance.

La presenza “fisica” nell’area di riferimento, anche in tempi di avanzata digitalizzazione, si può rivelare una carta vincente. Lo è certamente secondo Google Cloud, che aprirà in Italia due Google Cloud Region: una a Milano e una a Torino. L’appuntamento digitale per il doppio lancio ufficiale sarà l’occasione per comprendere come la società intende concretamente offrire prodotti e servizi ad alte prestazioni e bassa latenza per tutte le aziende e la PA. Un’ulteriore opportunità da non perdere, che si somma a quelle del PNRR e mette sempre di più il Paese nelle condizioni di “adesso o mai più”.

Contributo editoriale sviluppato in collaborazione con Google.

Marta Abba'

Giornalista

Laureata in Fisica e giornalista, per scrivere di tecnologia, ambiente e innovazione, applica il metodo scientifico. Dopo una gavetta realizzata spaziando tra cronaca politica e nera, si è appassionata alle startup realizzando uno speciale mensile per una agenzia di stampa. Da questa esperienza è passata a occuparsi di tematiche legate a innovazione, sostenibilità, nuove tecnologie e fintech con la stessa appassionata e genuina curiosità con cui, nei laboratori universitari, ha affrontato gli esperimenti scientifici.

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