Apertura e brute force, la ricetta Huawei per computing, cloud e AI

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Apertura e brute force, la ricetta Huawei per computing, cloud e AI

Il Huawei Global Analyst Summit 2020 si è tenuto con una formula mista onsite e online. Durante l’evento si è parlato di 5G, IoT, supply chain globali cyber security, e società intelligente. ZeroUno si è focalizzata sulle strategie e le novità del vendor cinese nel cloud, nel computing e nell’AI

26 Mag 2020

di Riccardo Cervelli

L’incontro annuale di Huawei con gli analisti, gli opinion leader e rappresentanti dei media, si è tenuto dal 18 al 19 maggio a Shenzhen con ospiti sia in presenza sia collegati in webcast da tutto il mondo, a causa delle restrizioni imposte ai viaggi internazionali dall’emergenza Covid-19.

Nel corso del Summit sono stati affrontati, sotto differenti angolazioni, i tre ambiti su cui Huawei ha deciso di investire in modo ancora più rilevante nei prossimi anni. Come ha ricordato Guo Ping, rotating chairman del colosso ICT, nel suo keynote, essi sono: connettività, computing e smart device.

Pilastri su cui l’azienda cinese si è già impegnata molto negli ultimi anni, stimolata anche dalle sempre maggiori restrizioni all’acquisto di licenze da aziende americane. Una politica dell’amministrazione Trump che ha raggiunto il suo apice con l’aggiunta di Huawei nella Entity List del Bureau of Industry and Security, avvenuta il 16 maggio 2019. “Da un anno a questa parte – ha detto Ping nel suo discorso – ci è stato ridotto l’accesso alle tecnologie innovative sviluppate negli Stati Uniti e questo ci ha portato a investire con maggiore sforzo per permettere ai nostri clienti in tutto il mondo di non vedere ridotte le nostre forniture. La maggior parte delle aziende e dei consumatori sono preoccupati che la concentrazione tecnologica possa causare lock-in. E quindi stanno diversificando le loro supply chain come garanzia per la business continuity”.

foto Guo Ping
Guo Ping, rotating chairman di Huawei

Utilizzare gli standard per far crescere l’economia

Nel suo keynote, il rotating chairman si è soffermato sul futuro dell’ICT. “Noi crediamo che nei prossimi 30 anni entreremo in un mondo in cui tutti gli oggetti tecnologici saranno in grado di raccogliere informazioni e connettersi fra loro in modo intelligente”. Questo porterà dalla crescita dell’economia digitale. “Nel 2025 – ha continuato Ping – la digital economy avrà un valore di 23 trilioni di dollari americani. Huawei rimane fortemente fiduciosa nel futuro dell’industria ICT. Traguardando verso il futuro, Huawei continuerà a innovare e investire nella connettività, nel computing e nei dispositivi intelligenti”.

Ribadendo quanto Huawei ha già sostenuto in altri eventi passati, Ping ha evocato lo sviluppo di “un ecosistema ICT in grado di sostenere la crescita di un mondo intelligente”. Dal punto di vista tecnologico, e non solo, il rotating chairman ha affermato che “Huawei darà il proprio contributo offrendo piattaforme di computing aperto, un’intelligenza artificiale (AI) inclusiva [basata su standard aperti, ndr] e un forte coinvolgimento reciproco tra noi e in nostri partner”.

Una torta che include il cloud

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Al tema del computing è stata dedicata una sessione condotta da Patrick Zhang, senior vice president di Huawei e direttore delle strategie e dello sviluppo del business group Cloud e AI. A questo BG di Huawei (gli altri sono Carrier, Enterprise e Consumer) competono le attività del vendor in ambiti quali public cloud, private cloud, big data, intelligenza artificiale, computing, storage e servizi IoT. “Nel 2020 – ha esordito Zhang – Huawei investirà 200 milioni di dollari americani per lo sviluppo dell’ecosistema di computing. E dedicherà ad esso 2 milioni di sviluppatori in tutto il mondo”.

Ferma restando la strategia di openness, che mira a permettere ai partner e clienti di essere liberi nella scelta di fornitori tecnologici e di servizi cloud, un perno della strategia Huawei volta a mettere a disposizione un ecosistema ICT completo (“Meglio offrire una torta intera che una fetta”, ha scherzato Zhang) è il suo public cloud. “Huawei Cloud – ha voluto ricordare il responsabile del GB Cloud e AI – ha giocato un ruolo importante nel contesto della pandemia da Covid-19: dal supporto alla ricerca scientifica e alla telemedicina allo smart working, alla didattica a distanza”.

foto Patrick Zhang
Patrick Zhang, senior vice president di Huawei

Public e private per la glocalization

Secondo Zhang, “il cloud permette alla digital economy di esprimere tutto il suo potenziale. Sempre più aziende ed enti pubblici riconoscono che il cloud è la chiave per la loro trasformazione digitale”. Oggi Huawei declina il cloud in un’offerta public (con oltre 210 cloud service di 23 categorie, più di 190 servizi industry-specific, 10mila fra partner di consulenza e ISV che lo utilizza, oltre 5.000 applicazioni) e in una private. Moltissimi servizi e applicazioni (comprese quelle di partner, presenti in un marketplace) disponibili nel public cloud, possono essere implementati in una piattaforma private (Huawei Cloud Stack) con la possibilità quindi anche di implementare un concetto di “glocalization” sicura e compliant alle normative.

La possibilità di avere un ecosistema ICT che permette una più efficace collaborazione fra cloud, edge e smart device, apre nuove opportunità per l’AI. In questo contesto, al Summit è stata lanciata ModelArts Pro, una nuova versione della piattaforma di sviluppo e gestione di algoritmi codeless di Huawei, che integra il know how di specifici settori verticali, quali sanità, retail e logistica. Condiscono il tutto innovazioni nell’ambito dello storage dei big data e dei server in grado di effettuare elaborazioni di tipo “brute force”, utilizzabili anche in cluster.

Riccardo Cervelli

Giornalista

Classe 1960, giornalista freelance divulgatore tecnico-scientifico, nell’ambito dell’Ict tratta soprattutto di temi legati alle infrastrutture (server, storage, networking), ai sistemi operativi commerciali e open source, alla cybersecurity e alla Unified Communications and Collaboration e all’Internet of Things.

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