Piattaforme cloud quali sono e come scegliere, i consigli di Forrester

Il punto di Forrester su piattaforme e infrastrutture in cloud per gli sviluppatori

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Il punto di Forrester su piattaforme e infrastrutture in cloud per gli sviluppatori

Il recente report “Now Tech: Public Cloud Development Platforms” rappresenta un valido strumento a supporto delle decisioni dei team AD&D che desiderano avere una mappa ragionata per muoversi all’interno di un mercato in costante e rapida evoluzione. Dalla suddivisione dimensionale dei principali vendor del comparto a quella funzionale, ecco come orientarsi tra fornitori, piattaforme, infrastrutture e soluzioni

06 Mag 2020

di Carmelo Greco

Fra le tante incombenze a cui sono chiamati gli attuali CIO rientra anche quella di sapersi orientare nell’ambito dell’AD&D (Application development and delivery). Un ambito in cui i professionisti che vi operano, a loro volta, devono essere sempre aggiornati sulle principali novità che lo caratterizzano. È rivolto in particolare ai team AD&D il recente report di Forrester, riferito al primo trimestre 2020, dal titolo Now Tech: Public Cloud Development Platforms. Il documento ha lo scopo di guidare detti team nella scelta di quelle piattaforme public cloud con le quali sviluppare velocemente applicazioni a supporto sia delle esigenze innovative dell’azienda sia dell’automazione delle operations. Modernizzare le app in funzione del core business, infatti, oggi è un processo strettamente connesso alla celerità e semplicità nell’implementazione del software. Per questo Forrester propone una bussola per selezionare vendor e provider di servizi public cloud in base a quattro criteri: dimensione, funzionalità, geografia, settore economico.

Quali sono ruolo e definizione delle piattaforme public cloud di sviluppo

Dei quattro criteri summenzionati, sono soprattutto i primi due quelli su cui si concentra il rapporto. In un prospetto sintetico, invece, riepiloga le macro regioni del pianeta (NA, LATAM, EMEA, AP) nelle quali, in percentuale, i rispettivi vendor sono presenti, così come i mercati verticali presidiati dall’uno e dall’altro. La premessa da cui parte lo studio è il ruolo ricoperto dal public cloud nell’offrire piattaforme di sviluppo per vincere la sfida “monumentale” a cui devono far fronte i professionisti AD&D. Questi ultimi, infatti, hanno bisogno di facile accesso a nuove tecnologie e strumenti, di un rilascio rapido delle app e di modelli economici flessibili. Requisiti a cui rispondono tali piattaforme che, nella definizione di Forrester, sono “una base software standardizzata per la costruzione e l’esecuzione di applicazioni complete, liberamente accessibile agli sviluppatori attraverso un’interfaccia self-service, che utilizza il metodo pay-per-use e offre risorse condivise e gestite in modalità on demand dai provider”. Una formula vincente, a giudicare dai trend di crescita di un mercato che, solo per le piattaforme, arriverà a valere 70 miliardi di dollari all’anno nel 2022, mentre raggiungerà i 133 miliardi per i servizi public cloud di infrastruttura.

Vantaggi della “nuvola pubblica”: produttività, time-to-market, modernizzazione

Prima di entrare nel merito dell’analisi inerente dimensione e funzionalità, l’indagine si sofferma sui tre fattori che hanno decretato sinora, e presumibilmente confermeranno domani, il successo della “nuvola pubblica” tra gli sviluppatori. Anzitutto, l’aumento della produttività, visto che le piattaforme in cloud assicurano una scalabilità che richiede poco o nessuno sforzo di implementazione. Il che dipende dall’accesso self-service a database, funzioni intelligenza artificiale e altri servizi applicativi, nonché dagli strumenti di integrazione e deployment continui, e dai controlli su sicurezza e operations. Risultato: produzione maggiore di software, di cui fanno parte anche container e microservizi, in minor tempo. Il secondo motivo di apprezzamento risiede nell’accorciamento del time-to-market, da qualche mese a pochi minuti, grazie all’automazione consentita dalle cloud platform insieme alla disponibilità delle innovazioni più recenti in materia di analisi, programmazione, test e dati. Infine, il terzo fattore di popolarità si deve alla capacità delle piattaforme di abilitare la modernizzazione dei sistemi a fondamento del core business. Una modernizzazione che potrebbe perfino realizzarsi nel lancio di progetti “moon-shot”, cioè di cambiamenti di rotta radicali e iniziative visionarie a cui allude, appunto, la metafora del “lancio sulla luna”.

La ripartizione dimensionale dei 16 vendor globali in grandi, medi e piccoli, ecco quali sono le piattaforme cloud

Sono in tutto 16 i vendor presi in esame da Forrester, suddivisi in:

  • grandi (più di 10 miliardi di fatturato annuo)
  • medi (da 1 a 10 miliardi di dollari)
  • piccoli (meno di 1 miliardo di dollari)
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Sul podio si colloca Amazon Web Services (AWS), avendo registrato un fatturato di 9 miliardi di dollari per il terzo trimestre del 2019, con un tasso di crescita previsto di 33 miliardi di dollari nel periodo 2019-2020. A contendere il primato di AWS, un altro colosso tra i big, Azure di Microsoft, le cui entrate Forrester stima arriveranno a pesare 13 miliardi di dollari nel 2019. Google, il terzo provider su scala globale con sede negli Stati Uniti, ha generato circa 3 miliardi di dollari di introiti dalla sua piattaforma cloud nel corso del 2019 e, perciò, viene inserito nella classe midsize. Insieme a Google, vi trovano posto Alibaba, Huawei, IBM con Red Hat (acquisita da “Big Blue” nel 2019 per 34 miliardi di dollari), Oracle, Salesforce e Tencent. Chiudono l’elenco i “piccoli”: Digital Ocean, Jelastic, Rackspace, Rancher Labs, SAP, VMware con Pivotal (acquisita per 2,7 miliardi) e Zoho.

La suddivisione funzionale tra piattaforme e architetture infrastrutturali

Oltre all’aspetto dimensionale, l’altra macro differenza osservata nel rapporto riguarda le funzionalità offerte dalle piattaforme che, sostanzialmente, si dividono in due categorie:

  • public cloud development and infrastructure
  • public cloud development

AWS e Azure rappresentano i casi emblematici che appartengono alla prima categoria, poiché danno agli sviluppatori il controllo profondo sulle architetture applicative in modalità IaaS (Infrastructure-as-a-service). Non sono soltanto loro due a rientrare nel segmento, ma anche quasi tutte (6 su 7) le aziende midsize e 3 su 7 delle small. Le piattaforme di sviluppo e le infrastrutture cloud di questo cluster mettono a disposizione sistemi runtime per applicazioni scritte in vari linguaggi, catene di strumenti DevOps, servizi di database e di analisi, CaaS (Containers-as-a-service), FaaS (Functions-as-a-service) e così via. Nella seconda categoria, invece, vige prevalentemente il modello PaaS (Platform-as-a-service) in base al quale i vendor si affidano a infrastrutture di terze parti. Fra gli esempi principali citati nello studio, si possono annoverare Salesforce e SAP, ma anche Pivotal e Red Hat, piattaforme oggi di proprietà, rispettivamente, di VMware e IBM.

Come scegliere la soluzione migliore: i consigli per una selezione consapevole

All’interno della ricerca, la suddivisione dimensionale e funzionale di provider e piattaforme non ha lo scopo, evidentemente, di spingere i team AD&D verso una soluzione piuttosto che l’altra. Serve a dare una mappa ragionata a sostegno di decisioni quanto più consapevoli per districarsi in un mercato contrassegnato da una rapida e costante evoluzione. L’unica certezza è che le “nuvole pubbliche” costituiscono ormai l’ambiente di sviluppo che non avrà rivali in futuro. In questo mercato, AWS e Azure sono paragonabili ai supermarket, mentre gli altri fornitori sono equiparabili a rivenditori specializzati che si rivolgono a clienti particolari per rispondere a esigenze di nicchia meglio dei negozi generalisti. Dove per “nicchia” si fa riferimento comunque a quote enormi di mercato. La raccomandazione di Forrester, quindi, è quella di focalizzarsi su una strategia, e non tanto su un prodotto, per identificare la migliore combinazione di infrastruttura, piattaforma e servizi applicativi. Una strategia che dovrebbe fondarsi sugli obiettivi di sviluppo ancorandoli al business, alle competenze che si possiedono e agli investimenti che si è in grado di affrontare. Ma per tutti i dettagli su questo e su altri suggerimenti analoghi si rimanda alla lettura integrale del report.

Carmelo Greco

Giornalista

Giornalista professionista, si occupa come freelance e formatore di temi connessi all'innovazione digitale e alle trasformazioni del mercato del lavoro. Collabora alla collana “La bellezza dell'impresa” edita da Rubbettino ed è autore di opere teatrali e di narrativa.

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