Cos’è lo sviluppo low code e quali sono le piattaforme disponibili

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Cos’è lo sviluppo low code e quali sono le piattaforme disponibili

Nell’era della trasformazione digitale, l’approccio low code può rappresentare la chiave per accelerare lo sviluppo applicativo in azienda: ma occorre saper individuare quali soluzioni sono in grado di supportare esigenze di classe enterprise

07 Feb 2020

di Giorgio Fusari

Negli odierni ambienti IT, l’esigenza di accelerare lo sviluppo del software a livello enterprise sta diventando sempre più sentita, e gli strumenti di sviluppo low code rappresentano una delle possibili soluzioni per soddisfarla. Oggi, la competitività di qualunque impresa è messa alla prova di continuo da dinamiche di mercato che si evolvono con rapidità, e impongono ai responsabili del business, non solo d’innovare prodotti e servizi, ma di farlo aumentando anche l’agilità dell’organizzazione e comprimendo il più possibile il time-to-market.

Modello di sviluppo low code: cos’è

Per capire cosa si voglia intendere con il concetto low code, e che caratteristiche distintive debba possedere una piattaforma tecnologica improntata su questo paradigma, si può cominciare con la definizione fornita dalla società di ricerche Gartner: quest’ultima descrive come piattaforma applicativa low code enterprise (low-code application platform – LCAP), una piattaforma in grado di supportare il rapido sviluppo e deployment delle applicazioni, attraverso l’utilizzo di tecniche low-code e no-code, come ad esempio la progettazione e lo sviluppo applicativo di tipo dichiarativo basato su modelli (model-driven), assieme all’implementazione semplificata (“one-button”) delle applicazioni stesse.

Meccanismo low code: come funziona

In sostanza, dal punto di vista generale, grazie alle tecniche low code, quando si deve sviluppare un’applicazione non è più necessario scrivere codice, ma è sufficiente descrivere come l’applicazione stessa deve essere fatta e quali funzionalità dovrà svolgere. Ciò è possibile utilizzando, direttamente attraverso l’interfaccia della piattaforma low code, oggetti grafici, tecniche visuali e dichiarative, ed eseguendo operazioni ‘drag and drop’ con il dispositivo di puntamento del computer: in questo modo l’applicazione si può sviluppare più velocemente, perché è l’intelligenza dell’algoritmo che poi si preoccupa di tradurla in codice.

La facoltà delle piattaforme low code di consentire all’utente di definire in modo semplice quali devono essere i requisiti dell’applicazione, e di usare strumenti grafici e building block di volta in volta riutilizzabili per crearne di nuove, rende accessibile lo sviluppo applicativo anche ai non esperti di programmazione. Dunque, le piattaforme low code non soltanto aiutano gli sviluppatori professionisti ad accelerare la velocità di programmazione, ma estendono l’adozione dei propri strumenti anche agli esperti del business che, senza necessità di scrivere codice, diventano in grado di dare il loro contributo e partecipare allo sviluppo dell’applicazione enterprise.

Firms using low-code fonte Forrester foto
Firms using low-code – Fonte Forrester

Low code: usarlo per scalare applicazioni enterprise

I canali digitali sono diventati il campo di battaglia sul quale i clienti possono essere conquistati o perduti, avverte la società di ricerche e consulenza Forrester, e tale sfida è particolarmente ardua per le grandi imprese, che devono saper rispondere a complessi requisiti di scalabilità, sofisticatezza, sicurezza e integrità delle soluzioni software. Se fino a ieri queste organizzazioni si erano affidate a sviluppatori professionisti in grado di scrivere codice custom per sviluppare le applicazioni enterprise prioritarie, negli ultimi anni le piattaforme di sviluppo low code sono diventate una comoda e rapida alternativa alla programmazione tradizionale.

Il dato emerge dalla ricerca Large Enterprises Succeeding With Low-Code – How To Recognize Low-Code Platforms Built For The Most Demanding Applications, una survey di Forrester condotta su 254 decisori IT e LOB (line-of-business), tra Stati Uniti, Regno Unito, Canada e Australia, per valutare le aspettative e le esperienze avute con le piattaforme di sviluppo low code nell’implementazione di applicazioni di scala enterprise: se, da un lato, alcuni di questi decision maker dubitano sulla capacità di tali piattaforme di supportare una scalabilità di livello enterprise, dall’altro, le imprese con i più elevati requisiti enterprise stanno ottenendo successo nell’eseguire applicazioni critiche sviluppate con piattaforme low code.

Sviluppo low code per soddisfare tre esigenze chiave

Oltre a supportare la scalabilità per le applicazioni enterprise, l’approccio low code, secondo le conclusioni di Forrester, mostra benefici in almeno tre aree:

Velocità.

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Marketing

Accelerando il ritmo di sviluppo, il metodo low code soddisfa l’esigenza di rapidità in azienda. L’84% delle organizzazioni, rileva Forrester, hanno adottato una piattaforma o un strumento low code per migliorare, con successo, le funzionalità IT esistenti, innovare prodotti e servizi e diventare più agili, in modo da accelerare il time-to-market.

Affidabilità enterprise.

Le imprese con la più ridotta tolleranza in termini di downtime e perdita di dati, e con i più stringenti requisiti in fatto di auditing costante e certificazioni di sicurezza indipendenti, sono quelle con maggior probabilità di eseguire applicazioni principali (”top”) su piattaforma low code.

Logica di business complessa.

Oggi molte organizzazioni utilizzano codice custom per sviluppare applicazioni destinate a gestire logica di business complessa: ma in futuro esse probabilmente implementeranno ed eseguiranno tali applicazioni business-critical usando tecniche low code, invece di sviluppare codice custom.

Piattaforme low code enterprise, alcune soluzioni sul mercato

Le piattaforme low code disponibili a livello commerciale sono molte, ma, volendo restringere il campo alle soluzioni principali, si può tenere come riferimento il Magic Quadrant for Enterprise Low-Code Application Platforms, disegnato da Gartner per il 2019. In questa classificazione, Appian, Mendix, Microsoft, OutSystems e Salesforce vengono collocate nell’area dei “Leaders”, mentre Kony, Oracle, ServiceNow e Zoho si posizionano nel settore dei “Challengers”. AgilePoint, bpm’online (oggi Creatio), K2, Kintone, ProntoForms, Quick Base, TrackVia figurano tra i “Niche Players”, e Betty Blocks e Pega tra i “Visionaries”.

Gartner lcap 2019 fonte Gartner foto
Gartner lcap 2019 – Fonte Gartner

Approccio low code: i criteri cardine per scegliere

Come si è visto, le soluzioni low code esistenti e disponibili sul mercato sono molte, e il loro numero va ben oltre quelle menzionate nel Magic Quadrant di Gartner: tuttavia, non tutte sono in grado di supportare i requisiti che, dalle imprese del settore, vengono riconosciuti importanti per una piattaforma low code di classe enterprise.

Ancora una volta, la survey di Forrester viene in aiuto per individuare quali siano, per le imprese, i requisiti critici che negli ambienti aziendali non possono mancare, e che le piattaforme di sviluppo low code devono supportare, soprattutto quando si sta lavorando ai progetti applicativi più importanti (“top”), a cui è assegnata la massima priorità. Dai sondaggi effettuati emergono, in particolare, sei requisiti:

  • Livello di downtime accettabile. A seconda della tipologia di organizzazione (“Prudent”, “Vigilant”, “Swift”), il tempo di fermo plausibile va da “nessuno” a diverse ore. Nella categoria “Prudent”, vi sono i più bassi livelli di downtime accettabile.
  • Tempo di recovery accettabile. Su questo requisito, ossia il RPO (recovery point objective), l’89% delle organizzazioni considera un’ora, o meno, il tempo massimo accettabile entro cui eseguire il restore dei dati in caso d’incidente.
  • Scalabilità della base utenti. La capacità delle applicazioni “top” di scalare su molteplici reparti all’interno dell’organizzazione è considerato un requisito critico da tutte le imprese interpellate.
  • Frequenza degli audit. Sulle revisioni di controllo indipendenti, una “significativa minoranza” delle organizzazioni sondate necessità di un controllo continuo delle applicazioni top.
  • Certificazioni di sicurezza indipendenti. Dipendono dalla tipologia di organizzazione, ma anche il 63% delle aziende che ne hanno meno bisogno ritiene che alcune app richiedano una certificazione di sicurezza super partes.
  • Supporto delle tecnologie più recenti (ad es. sistemi operativi e browser). Tutte le organizzazioni interpellate hanno forti preferenze per le più recenti piattaforme tecnologiche.

Giorgio Fusari

Giornalista

Nel settore giornalistico dal 1989, Giorgio Fusari negli anni ha collaborato per numerose pubblicazioni nel panorama tecnologico e ICT italiano, tra cui la rivista NetworkWorld Italia (gruppo IDG); il settimanale di tecnologia @alfa, del quotidiano Il Sole 24 Ore, la testata Linea EDP. Dal 2012 collabora con il gruppo Digital360 e in particolare con ZeroUno. Tra le aree di maggior specializzazione di Giorgio, il crescente universo dei servizi cloud, il networking, le tecnologie di cybersecurity.

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