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Il Low code resta e cresce del 20%. Entro il 2023 serve gestirne l’utilizzo

La democratizzazione dell’IT tramite low code rimane una necessità e lo sarà almeno fino al 2026. Le stime di Gartner per il 2023 vedono crescere del 20% la presenza di questa tecnologia che porta con sé un forte cambiamento nei ruoli. In quelli IT, ma non solo. Necessario, quindi, affrettarsi a stabilire regole e best practice per far sì che non crei fragilità o un debito tecnico

Pubblicato il 30 Dic 2022

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low code platform gartner

Pochi sono i digital trend “da pandemia” sopravvissuti. Molti si stanno iniziando a dissipare, come da tempo è accaduto alla speranza che tale evento cambiasse le priorità e i valori della società e di chi la compone. Un’eccezione sono le piattaforme di sviluppo, le low code platform, a farlo notare è Gartner che, per il 2023, conferma una crescita per questo mercato. E la spiega con l’affermarsi di un approccio “composable” come risposta a un contesto di incertezze.

Gartner: fino al 2026 low code platform per tutti. O quasi

Dal 2022 al 2023 è previsto un vero e proprio balzo in avanti del mercato legato al low code, un +19,6% che gli permette di raggiungere i 26,9 miliardi di dollari. Questo dato di fine anno che colpisce, soprattutto se confrontato con i tassi di crescita dell’IT più generali. Sempre Gartner prevede, infatti, che il software segnerà “solo” un +11,3%, i sistemi per data center un + 3,4% e i servizi IT un + 7,9%.

Quello del low code si presenta come un trend duraturo, per lo meno fino al 2026, assieme all’hyperautomation e a ogni iniziativa di composable business. Pur ragionando su un’unica percentuale, per comprendere meglio le dinamiche di mercato è fondamentale concepire il low code come insieme di varie tecnologie anche complementari, per osservarne il diverso successo.

Le “platform” che nel 2023 spopoleranno (+30%) saranno secondo Gartner le Citizen Automation Deployment Platform (CADP). Si tratta di strumenti e servizi specificamente progettati per i “tecnologi aziendali”, rivolti a chi vuole implementare l’automazione dei processi senza programmare. Nella maggior parte dei casi, questa “forma” di low code viene introdotta anche per la creazione di moduli basati sul web, il collegamento di dati e contenuti tra più applicazioni software-as-a-service e la creazione di report e visualizzazioni di dati.

La scelta resta ampia e copre diverse esigenze ma, soprattutto, varie tipologie di utenti, con background che possono o meno avvicinarsi a quello di un developer. Le piattaforme di sviluppo di applicazioni low-code (LCAP) richiedono solo l’inserimento di testo, formule o semplici espressioni, per esempio, mentre maggiori sono le competenze necessarie per sfruttare al meglio strumenti di BPA (Business Process Automation) e di RPA (Robotic Process Automation), oppure le MXDP (MultieXperience Development Platform).

Regolare la democratizzazione del codice: la sfida del 2023

Molte di queste piattaforme non costituiscono una novità sul mercato e non lo erano nemmeno in tempo della pandemia. Quel particolare contesto, però, ne ha spinto l’uso e ha dato una scossa decisiva al low code, mostrando quanto sia essenziale sia per la customer che per l’employee experience. Non sono mancati scetticismi e resistenze, ma questo specifico trend è riuscito a vincerle andando a modificare molte realtà, anche dal punto di vista organizzativo.

Entro il 2026, secondo Gartner, l’80% degli sviluppatori che lavorano su strumenti low code proverrà direttamente dall’azienda, rispetto al 60% del 2021. Questa previsione conferma ciò che già si sta osservando nella workforce.

Un IT più accessibile e fruibile impatta sui ruoli professionali, e non solo su quelli “classicamente” IT. Abilitando più persone a realizzare programmi e applicazioni, i più esperti possono dedicarsi solo a quelli che meritano la loro attenzione. Oppure allo sviluppo di nuove offerte e prodotti digitali personalizzati che possono innescare un upgrade del business aziendale.

Per il mondo IT, dal punto di vista strategico, la pervasiva presenza del low code comporta tante opportunità ma anche alcuni rischi. La “democratizzazione” può far temere un calo di qualità dell’output, con impatti non indifferenti sia sul business sia sulla gestione delle operation.

C’è poi un forte tema di governance. Da quanto Gartner osserva, le aziende sono in ritardo nell’elaborazione di regole coerenti che disciplinino dove e quando applicare il low code. In alcuni contesti è stato introdotto con entusiasmo, in quasi tutti con la fretta dettata dalla pandemia. Nel 2023 sarà necessario gestirne al meglio l’uso per far sì che non diventi un fattore di fragilità o provochi un debito tecnico.

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