Oracle Applications, al centro di trasformazione e flessibilità

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Oracle Applications, al centro di trasformazione e flessibilità

Questo è il periodo in cui, a causa del Covid ma non solo, le aziende hanno la necessità di ripensare il proprio modo di essere sul mercato. Innovare i modelli organizzativi, distribuire merci e servizi in modo appropriato identificando e pianificando le variabilità, coinvolgere i clienti: tutto è soggetto a una trasformazione che vede nelle tecnologie digitali un fondamentale supporto. Fatto di infrastrutture sicure e performanti che reggono servizi e applicazioni in cloud con AI e ML sempre più integrate e in grado di rendere più efficaci i processi. Serve però calare tutto questo in organizzazioni che devono essere flessibili e orientate all’innovazione

02 Ott 2020

di Stefano Uberti Foppa

È’ toccato a Steve Miranda, Executive VP, Application Development di Oracle, il focus principale di questo appuntamento streaming che, in questa sua prima puntata, intende probabilmente surrogare il principale evento annuale di Oracle, l’Openworld, quest’anno cancellato causa Covid.

E non è proprio un caso che le Oracle Cloud Applications prendano la scena. Forse un po’ trascurate (a livello di messaggi marketing) negli scorsi anni a vantaggio di uno sviluppo, importante e necessario, di tecnologie infrastrutturali e architetturali (a partire dai sistemi Exadata, all’Autonomous DB, al cloud di seconda generazione), le applicazioni sono più che mai in questo momento al centro del business delle imprese, sono il modo stesso di lavorare dell’impresa. “Le aziende – ha detto Miranda – soprattutto in questo periodo di incertezza a causa della pandemia, hanno la necessità di trasformare il business, di farlo velocemente e di avere la garanzia che sistemi [infrastrutture e applicazioni – ndr] e partner (Oracle) siano in grado di seguire questa trasformazione”. Aggiungiamo che il processo di trasformazione è stato accelerato dal Covid, ma segnava già prima un aumento di velocità in quanto mercati complessi, sostenibilità ambientale, potenziali vulnerabilità in rapporto alla diffusa digitalizzazione, offerte da rendere sempre più personalizzate in funzione delle diverse tipologie di clienti, avevano già messo da tempo sotto pressione le aziende, con la necessità di un ripensamento sia tecnologico sia di modello organizzativo e culturale.
Le Oracle Cloud Application sono una suite applicativa che copre l’area degli ERP, dell’Enterprise Performance Management, Supply chain and Manufacturing, Human Capital management (Hcm), Customer Experience (Cx) per i più disparati settori di industria (banche, sanità, construction, food and beverage, public sector, retail, utilities ecc). Il consiglio è senz’altro quello di dare un’occhiata al sito Oracle per scoprire le novità principali di tutti i moduli delle varie piattaforme rispetto alle proprie esigenze, scoprendo, come ha detto Miranda, “che esistono centinaia di nuove feature implementate secondo una roadmap customer driven, guidata cioè dai clienti e dalle loro esigenze applicative, che possono garantire le funzionalità necessarie per trasformare il business”.

foto Steve Miranda
Steve Miranda, Executive VP, Application Development di Oracle

Sotto le applicazioni, tecnologie e architetture di ultima generazione

Dietro queste dichiarazioni di intenti, Oracle offre un’accoppiata infrastrutturale-applicativa di primo livello sotto il profilo tecnologico, in cui soluzioni di intelligence, basate su tecniche di Intelligenza Artificiale e machine learning sono native in ogni elemento, dalle applicazioni al database, alle infrastrutture cloud, con tecnologie di security integrate e funzionalità di gestione evoluta di ambienti ibridi ed eterogenei.

In pratica Miranda (insieme ad alcuni manager e qualche utente testimonial) ha nel corso del suo intervento di scenario generale, focalizzato alcuni elementi caratteristici delle Applications, ma soltanto il lavoro di innovazione tecnologica complessivo portato avanti da Oracle negli ultimi 10 anni consente oggi questi livelli prestazionali e funzionali. Le applicazioni, infatti, si muovono oggi nelle imprese sempre più all’interno di ambienti ibridi dove on premise, private cloud, public cloud, multicloud convivono nell’intento, non semplice, di erogare velocemente servizi agli utenti, in un’orchestrazione e governance intelligente.

Un’attività che non sarebbe possibile svolgere con efficacia se non vi fossero alla base tecnologie di automazione innovative quali database intelligenti e autonomi (self managing, repairing, tuning, ecc) che riducono rischi di vulnerabilità e costi di gestione attraverso l’utilizzo di tecniche di intelligenza artificiale. Le Applications poggiano su infrastrutture cloud intelligenti, sicure, con dati disponibili su qualsiasi dispositivo, garantendo aggiornamenti automatici, elevate prestazioni dei sistemi e reggendo anche applicazioni mission critical. In questo contesto tecnologico, i sistemi di AI agevolano la trasformazione e l’efficienza suggerendo azioni e percorsi in stretta relazione al profilo di utilizzo quotidiano mentre automatizzano i task ripetitivi ed elementari.

Alla ricerca della flessibilità

Ecco allora riportato l’esempio del New York State Department of Health che è stato messo a dura prova durante questa pandemia e che, nelle dichiarazioni dei suoi responsabili, solo l’implementazione di servizi e di applicazioni Oracle cloud ha consentito di reggere livelli di gestione e interazione molto critici con i pazienti.
Ma ecco anche la possibilità, soprattutto nella “nuova normalità” durante e post pandemia, di disegnare supply chain dinamiche, che possono essere riconfigurate in tempi rapidi in relazione a un demand planning intelligente basato su analytics e automazione diffusa. Abbiamo tutti vissuto sulla nostra pelle, con il Covid 19, cosa significhi avere garantita la possibilità di reggere velocemente un aumento delle forniture di servizi e merci, con conseguente impatto sulle filiere di approvvigionamento.

Tutto questo si basa su applicazioni mission critical e flessibilità organizzativa e operativa. Applicazioni in cui sono integrate, guidate da tecniche di AI/ML e mutuate dalle esperienze utenti sviluppate nei vari settori merceologici, logiche di processo ottimizzate, best practice proposte di default agli utenti per una loro eventuale adozione attraverso una validazione, con l’obiettivo di rendere sempre più lineari, semplificati ed efficienti i flussi sia a livello di workflow di dati sia della filiera fisica della supply chain.

Il passo successivo sarà essere in grado di prevedere sempre meglio e in modo accurato le dinamiche della domanda, analizzando (e simulando con sempre maggiore precisione) le variabili finanziarie e operative, tenendo conto di parametri imprescindibili (e nuovi) quali una maggiore sostenibilità ambientale e la necessità di una continuità operativa che non può essere messa in discussione. “In un mondo di incertezza come quello attuale – ha aggiunto Miranda – un planning intelligente è la chiave della flessibilità aziendale, così come richiedono i mercati. A questa però – ha precisato il top manager – serve integrare un’innovazione tecnologica di primo livello e un’organizzazione agile in grado di accogliere queste nuove tecnologie che fanno la differenza; in uno spostamento strategico da semplici aziende di prodotto ad aziende di servizio agli utenti”.

Oracle, ha sottolineato Miranda, si trova da sempre sulla frontiera delle tecnologie di nuova generazione. In questo momento, tra queste vi sono senz’altro AI, blockchain, IoT e, sottolineato più volte nello speech, le tecnologie di riconoscimento vocale applicate al business. Le interfacce sempre più intelligenti e “human like”, in cui il machine learning gioca un ruolo rilevante, sono tra i principali elementi di investimento in Oracle.

Office Depot, Starbucks, Dropbox, sono infine alcune realtà portate ad esempio nelle quali, sotto l’ombrello delle Oracle Applications, si stanno implementando soluzioni in cui gli elementi guida nella scelta applicativa sono l’automazione per minimizzare gli sforzi di governance; l’utilizzo di analytics per previsioni sempre più accurate; il ricorso a funzioni di ML pre-integrate nei servizi applicativi per migliorare i flussi di dati; il ridisegno, secondo logiche di self service, di modelli di gestione delle risorse umane, migliorando l’interazione e la collaboration attraverso interfacce evolute. Tenendo sempre presente, come ha detto Gerri Martin-Flickinger, Executive VP e Cto di Starbucks, che “Devi comunque avere sempre le persone che condividono il cambiamento e sono convinte della tua vision. Poi la tecnologia deve essere in grado di seguire e concretizzare questo processo”.

Stefano Uberti Foppa

Digital innovation influencer

Giornalista professionista dal 1989, inizia ad occuparsi di giornalismo nel settore informatico nel 1981, partecipando all'avvio della sede italiana del settimanale Computerworld. Nel 1987 passa al mensile ZeroUno di cui nel 1997 assume la direzione insieme a quella del settimanale PcWeek Italia. Opinion leader riconosciuto nel settore Ict in Italia, è stato direttore responsabile di ZeroUno edito da Ict&Strategy, società del Gruppo Digital360, fino al febbraio 2019. Oggi è una delle principali firme del magazine.

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