Per guardare avanti di cinque anni, Peter Sondergaard, Head of global Research Gartner, propone un salto indietro di venti. Dal palco del Simposio Emea, anfiteatro che accoglie 3200 It leader di vario livello e settore, c’è un pullulare di portatili, iPad e cellulari. “Vent’anni fa non si sarebbe visto armeggiare nessuno, forse uno si sarebbe alzato per andare a spedire un fax”, esordisce Sondergaard. “Oggi nel mondo ci sono 800.000 smartphone, 1,5 miliardi di Pc, 2 miliardi di Internauti, 3,5 miliardi di persone con cellulare, 5 miliardi di dispositivi connessi a Internet, 87 miliardi di ricerche Google al mese, 28 exabyte di dati e 350 exabyte di storage per dati”.- abbracciare l’idea del “business post-moderno” trainato dalla relazione col cliente (che è ovunque);
- perseguire un’estrema semplicità e rendere la tecnologia invisibile (l’obiettivo è finalizzato sempre a mettere i clienti al centro del disegno);
- osare una “distruzione creativa” che porti gradualmente all’eliminazione dei sistemi legacy (naturalmente partendo da quelli a impatto zero o molto basso sul business)”.
Il “nesso” tra le forze dirompenti
Il cloud combina l’industralizzazione delle capacità It con l’impatto dirompente di un nuovo modello di business trainato dall’It: ciò che la supply chain ha fatto al manufacturing, il cloud computing lo fa a infrastruttura, applicazioni e piattaforma di sviluppo, consentendo di ottimizzare le operazioni It intorno alle “capacità differenzianti” (che restano in house). “Certo, lo scostamento dal modello tradizionale di acquisizione è agli inizi”, osserva Sondergaard. “Gartner ha stimato la spesa globale 2010 in servizi cloud pubblici a 52 miliardi di euro, il 3% della spesa It delle imprese. Ma entro il 2015 i servizi pubblici cloud cresceranno cinque volte più veloci della spesa It d’impresa”.









