La sovranità digitale entra nelle decisioni dei vertici aziendali e orienta le strategie verso il controllo delle tecnologie critiche e la continuità operativa. Il 93% delle organizzazioni a livello globale ha discusso il tema nei consigli di amministrazione, ma il 59% considera la piena indipendenza tecnologica un obiettivo irrealistico. Due terzi la interpretano come un modello di interdipendenza resiliente, fondato sul controllo selettivo delle capacità essenziali e su partnership affidabili.
Sono i risultati del rapporto del Capgemini Research Institute Digital Sovereignty: From Policy Ambition to Executive Imperative, presentato il 1° ottobre 2026 e basato su un’indagine condotta su 1.300 dirigenti aziendali e responsabili tecnologici. Le organizzazioni concentrano le proprie iniziative sulla protezione delle attività critiche, sulla gestione delle principali capacità digitali e sulla riduzione della dipendenza da un unico fornitore.
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Dipendenze tecnologiche e continuità operativa
Secondo lo studio, nell’ultimo decennio la migrazione al cloud, l’adozione dell’intelligenza artificiale e i percorsi di trasformazione digitale hanno spesso proceduto più rapidamente dell’evoluzione dei modelli di governance e resilienza. Nello stesso periodo è cresciuta la dipendenza da un numero ristretto di grandi fornitori tecnologici globali. Le tensioni geopolitiche e le interruzioni delle catene di approvvigionamento hanno evidenziato i rischi di questa concentrazione.
Il Digital Sovereignty Index di Capgemini, costruito attraverso l’analisi di 866 organizzazioni negli Stati Uniti, in Europa e nell’area Asia-Pacifico su cinque dimensioni della sovranità digitale, rileva che l’86% presenta una significativa esposizione verso catene di approvvigionamento estere o controllate da soggetti esterni.
La vulnerabilità alle interruzioni operative si accompagna a una forte dipendenza da fornitori stranieri, a una concentrazione degli approvvigionamenti e a una conoscenza limitata della filiera. Anche i tempi necessari per sostituire un fornitore contribuiscono all’esposizione ai rischi.
La preparazione alle emergenze risulta disomogenea. Solo il 42% delle organizzazioni che hanno recentemente subito interruzioni operative dispone di piani di emergenza. Negli Stati Uniti questi strumenti sono presenti in quasi due organizzazioni su tre, rispetto a poco più di un terzo in Europa e nell’Asia-Pacifico.

Le strategie aziendali e il ruolo dell’AI
Per il 44% delle organizzazioni la sovranità digitale è uno dei principali argomenti all’ordine del giorno dei consigli di amministrazione. L’attenzione dei vertici si traduce in programmi dedicati: quasi quattro organizzazioni su cinque stanno già implementando o sviluppando una strategia, e un ulteriore 20% prevede di adottarne una entro i successivi dodici mesi.
A guidare queste iniziative è soprattutto la resilienza operativa di fronte alla volatilità geopolitica e alle possibili interruzioni, indicata da quattro intervistati su cinque. Oltre tre quarti dichiarano inoltre una forte preoccupazione per la capacità di mantenere operative le attività critiche in un contesto geopolitico sempre più incerto.
L’intelligenza artificiale è l’ambito tecnologico sul quale si concentrano maggiormente gli investimenti legati alla sovranità digitale: tre quarti delle organizzazioni la identificano come un’area prioritaria. L’attenzione è particolarmente evidente nell’aerospazio, nella difesa e nei trasporti, settori che gestiscono infrastrutture critiche, informazioni o funzioni operative.
«Oggi le organizzazioni operano all’interno di ecosistemi tecnologici altamente interconnessi dove è raro riuscire a raggiungere una completa indipendenza. Per questo motivo, la sovranità digitale non riguarda tanto l’autonomia assoluta, quanto la capacità di comprendere in modo approfondito le proprie dipendenze tecnologiche, così da recuperare il controllo e la flessibilità necessari per gestire i rischi – afferma Monia Ferrari, amministratore delegato di Capgemini in Italia – La vera sfida sarà costruire resilienza senza compromettere la competitività, sviluppando al contempo partnership affidabili che consentano alle organizzazioni di continuare a innovare e sostenere la crescita nel lungo periodo».
Europa e Stati Uniti seguono priorità differenti
Le motivazioni alla base delle strategie cambiano secondo l’area geografica. Nell’Europa continentale il 52% delle organizzazioni associa la sovranità digitale principalmente alla mitigazione dei rischi e al rafforzamento della resilienza. La stessa interpretazione prevale nel Regno Unito, con il 56%, e nell’Asia-Pacifico, con il 41%.
Negli Stati Uniti il 52% la considera soprattutto un tema di conformità normativa, e il 40% uno strumento per aumentare la resilienza. Le organizzazioni dell’Europa continentale e dell’Asia-Pacifico esprimono inoltre una preoccupazione maggiore rispetto a quelle statunitensi e britanniche per la continuità delle attività critiche in presenza di instabilità geopolitica.
La concezione della sovranità come interdipendenza resiliente è particolarmente diffusa in Europa, dove raggiunge il 75%, rispetto al 50% degli Stati Uniti. A livello globale, oltre due terzi delle organizzazioni prevedono di combinare sviluppo interno e collaborazione con partner esterni. Le realtà statunitensi attribuiscono maggiore importanza alle partnership di settore e alla collaborazione negli ecosistemi per sviluppare capacità condivise.
Visibilità, alternative e costi frenano l’attuazione
La conoscenza delle dipendenze tecnologiche resta uno degli ostacoli principali. Solo il 14% delle organizzazioni dichiara di avere una visibilità completa del proprio ecosistema, una condizione che rende più difficile valutare l’esposizione ai rischi geopolitici e a quelli legati ai fornitori.
Anche la disponibilità di alternative incide sulla possibilità di attuare le strategie. Per il 36% delle organizzazioni, sostituire un fornitore di tecnologie critiche richiederebbe più di dodici mesi. Una su dieci dichiara di essere priva di un’alternativa realmente praticabile.
Il costo rappresenta un ulteriore vincolo. Meno della metà si dice disponibile a sostenere un “premio per la sovranità digitale”, pari in media al 23% di costi aggiuntivi. Al tempo stesso, più della metà ritiene di poter rafforzare la propria sovranità senza compromettere la competitività.
Il perimetro della ricerca
L’indagine è stata condotta nell’aprile 2026 e ha coinvolto dirigenti e responsabili tecnologici di aziende con ricavi superiori a un miliardo di dollari e di enti della pubblica amministrazione con un budget annuo superiore alla stessa soglia.
Il campione comprende organizzazioni negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in sei Paesi dell’Europa continentale — Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Spagna e Svezia — e in quattro dell’Asia-Pacifico: Australia, Cina, India e Giappone. Il lavoro è stato integrato da interviste approfondite a 13 dirigenti senior di importanti organizzazioni internazionali.














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