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Data protection, cosa ne pensano le aziende?

Ecco tutti i dati della ricerca commissionata da Veeam a Vanson Bourne per indagare su come le aziende si stanno preparando per le sfide nel settore IT che devono affrontare, tra cui un massiccio uso di servizi e infrastrutture cloud-native

Pubblicato il 16 Mar 2022

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L’89% delle organizzazioni non stanno proteggendo sufficientemente i dati. È uno dei dati che evidenzia lo scollamento tra le aspettative di business e la capacità dell’IT di supportarle. Tale dato emerge da una indagine che Veeam ha commissionato all’azienda di ricerche di mercato indipendente Vanson Bourne sui trend nel mercato della protezione dei dati. La ricerca è stata condotta su 3000 decisori in campo IT (in organizzazioni con più di 1000 dipendenti) di 28 Paesi e, più nello specifico, era mirata a capire come le aziende si stanno preparando per le sfide nel settore IT che devono affrontare, tra cui in massiccio uso di servizi e infrastrutture cloud-native.

Tra i risultati si legge inoltre che l’88% dei leader IT si aspettano che i budget per la protezione dei dati aumentino in maniera superiore rispetto ad altri investimenti IT, visto che i dati diventano più critici per il successo nel business e la loro protezione diventa una sfida sempre più complessa. Più di due terzi si rivolgeranno a servizi basati sul cloud per proteggere quelli essenziali.

Gli intervistati hanno affermato che la loro capacità di protezione dei dati non riesce a tenere il passo con le richieste del business e l’89% di loro ha riferito un divario tra la quantità di dati che si possono permettere di perdere dopo un guasto rispetto a quanto frequentemente si proceda a un back-up dei dati.

Questo è cresciuto del 13% negli ultimi 12 mesi, indicando che, così come i dati continuano a crescere in volume e importanza, crescono anche la sfide per proteggerli in modo soddisfacente. Il fattore chiave che sta dietro a tutto ciò è che le sfide che le aziende stanno affrontando nella protezione dei dati sono immense e progressivamente più diversificate.

Per il secondo anno di seguito, i cyberattacchi sono stati la sola maggior causa di interruzioni, e il 76% delle aziende ha dichiarato di aver subito almeno un evento ransomware negli ultimi 12 mesi.

Ad allarmare non è solo la frequenza di questi eventi, ma anche la loro efficacia. Per ogni attacco le organizzazioni non sono state in grado di recuperare il 36% dei dati, provando che le strategie di protezione dei dati sono al momento inefficaci ad aiutare le aziende a prevenire, porre rimedio e riprendersi da attacchi ransomware.

Per chiudere il divario tra le attuali capacità di protezione dei dati e questo panorama crescente di minacce, le aziende spenderanno circa il 6% in più ogni anno nella protezione dei dati rispetto agli investimenti generali in IT. Mentre questo andrà solo in qualche modo a invertire le necessità sulla protezione dei dati, è positivo vedere che i CXO prendono atto della necessità urgente di Modern Data Protection.

Mentre il cloud continua la sua traiettoria nel diventare la piattaforma dati dominante, il 67% delle aziende usano già servizi cloud come parte della propria strategia, mentre il 56% attualmente utilizza container in produzione o prevede di farlo nei prossimi 12 mesi. La diversificazione delle piattaforme si espanderà nel 2022, con un bilancio tra centri dati (52%) e server cloud (48%) che continua a ridursi. Questa è una delle ragioni per cui il 21% delle organizzazioni ha indicato come la capacità di proteggere carichi di lavoro ospitati su cloud come il più importante fattore di acquisto per la protezione dei dati delle imprese nel 2022 ed il 39% crede che le capacità IaaS/SaaS siano un attributo decisivo per una Modern Data Protection.

Altri risultati chiave del Veeam Data Protection Trends Report 2022 includono il fatto che il 90% degli intervistati ha confermato che esiste un gap di disponibilità, tra i loro SLA previsti e quanto velocemente la produttività viene ripristinata. Questo è aumentato del 10% dal 2021.

Inoltre, nonostante il backup sia una parte fondamentale di ogni strategia di protezione di dati, del 18% dei dati di aziende globali non c’è una copia di sicurezza, quindi sono completamente senza protezione.

È poi emerso che gli errori tecnici sono la causa più frequente di interruzioni di servizio, con una media del 53% degli intervistati che ha avuto esperienza di malfunzionamenti nell’infrastruttura/networking, hardware e software di server. Nel 46% dei casi, si è trattato di errori di configurazione degli amministratori, mentre nel 49% sono strati colpiti da cancellazione accidentale, sovrascrittura o corruzione dei dati causata dagli utenti.

Solo il 25% delle aziende organizza il lavoro in modo da riconnettere le risorse in caso di incidente, mentre il 45% utilizza script predefiniti per riconnettere le risorse da remoto in caso di malfunzionamento e il 29% riconfigurano manualmente la connettività dell’utente.

Infine, alla domanda sui fattori più importanti nell’acquisto di una soluzione di dati aziendali, il 25% dei leader IT sono motivati dal miglioramento dell’economia della loro soluzione.

“La crescita dei dati negli ultimi due anni [dall’inizio della pandemia] – ha detto Anand Eswaran, Chief Executive Officer di Veeam – è più che raddoppiata, in gran parte per come abbiamo adottato il lavoro a distanza, i servizi basati sul cloud e così via. Quando il volume di dati è esploso, lo hanno fatto anche i rischi associati alla protezione dei dati stessi: i ransomware ne sono l’esempio principale. Questa ricerca mostra che le aziende riconoscono queste sfide e stanno investendo in maniera massiccia, spesso perché non hanno fornito agli utenti la protezione di cui avevano bisogno. Le aziende stanno perdendo terreno perché la modernizzazione delle piattaforme di “produzione” sta superando la modernizzazione dei metodi e delle strategie di “protezione”. I volumi di dati e la diversità delle piattaforme continueranno ad aumentare, e il panorama delle minacce informatiche si espanderà. Quindi, i CXO devono investire in una strategia che colmi le lacune che hanno già e stia al passo con le crescenti richieste di protezione dei dati”.

“Con i cyberattacchi che diventano sempre più sofisticati e ancora più difficili da prevenire – ha aggiunto Danny Allan, CTO di Veeam – le soluzioni di backup e ripristino sono le fondamenta essenziali per una strategia di Modern Data Protection delle aziende. Per la massima tranquillità alle aziende serve la certezza che il 100% dei propri backup sia stato completato nella finestra definita, e che i recuperi vengano forniti all’interno delle SLA richieste. Il miglior modo per assicurare che i dati siano protetti e recuperabili nell’evento di un attacco ransomware è di farsi affiancare da una terza parte, specialista nel settore, e di investire in una soluzione automatizzata e organizzata che protegga la miriade di piattaforme data center e piattaforme di protezione basate sul cloud a cui le organizzazioni di tutte le dimensioni si affidano oggi. Il potere delle architetture IT ibride guiderà sia le strategie di produzione sia di protezione attraverso lo storage su cloud e il Disaster Recovery, utilizzando infrastrutture cloud-hosted. I benefici nell’investire nella Modern data Protection superano il fatto di avere la massima tranquillità, assicurando la business continuity e mantenendo la fiducia del cliente. Per bilanciare le spese in iniziative digitali strategiche, i leader IT devono implementare soluzioni robuste al minor costo possibile”.

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