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Aruba Networks, quando la rete aumenta produttività e business

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Aruba Networks, quando la rete aumenta produttività e business

30 Mag 2016

di Stefano Uberti Foppa

Indirizzamenti di app e servizi variabili a seconda della tipologia di utenti; sicurezza dinamica e differente in rapporto ai profili di utilizzo, performance elevate. La società, acquisita circa un anno fa da Hpe, si propone come provider di Mobile First Networks, reti wireless intelligenti per abilitare una nuova flessibilità di impresa mobile, in piena sicurezza

ALGARVE (Portogallo) – Abbiamo scritto poco tempo fa, dati alla mano (vedi articolo in rubrica “Nuove Prospettive”), di come la produttività delle persone, a partire dalla metà degli Anni ’60, sia andata declinando, e questo nonostante l’arrivo dell’informatica. La risposta di questo scarso impatto sta nel fatto che l’utilizzo tecnologico, anche quello più innovativo, si è sempre scontrato con modelli organizzativi aziendali rigidi, a silos e con un’impostazione del lavoro molto sequenziale e strutturata. Oggi siamo in piena rivoluzione mobile, dove le persone vivono e lavorano con il supporto di una pletora di device (il cosiddetto “digital mesh”, la mescolanza di device, personali e non, per una digital experience integrata, sempre aggiornata e personalizzata). In questo scenario è inevitabile che le reti, soprattutto wireless, assumano importanza strategica. Con la loro intelligenza software finalizzata allo smistamento mirato di servizi e applicazioni, con la loro security e protezione dinamica sulla base di differenti e variabili profili di utilizzo, con le loro prestazioni elevate (sta diffondendosi lo standard 802.11ac Wave 2, che rispetto al Wave 1 porta i limiti della velocità di connessione da 1,3 Gbps – Gigabit per secondo – fino a 6,8 Gbps), consentono di traguardare finalmente quell’efficienza, flessibilità e produttività che l’informatica tradizionale (quella orientata soprattutto all’automazione) non ha fino ad oggi garantito. A patto che in parallelo le aziende flessibilizzino anche i loro modelli organizzativi e culturali.

Questa è la premessa nella quale calare il recente Emea Atmosphere 2016, la manifestazione di Aruba Networks (Aruba), svoltosi in Portogallo nei giorni scorsi. Acquisita circa un anno fa da Hewlett Packard Enterprise (HPE) Aruba è specializzata in reti wireless orientate al supporto delle tecnologie mobile. Ma è anche, come vedremo, molto di più.

L’importanza delle policies

Qual è oggi l’impatto della mobility sulle performance di impresa? Alcune risposte arrivano da una recente ricerca svolta, per conto di Aruba, da The Economist Intelligent Unit su 1.865 dipendenti a livello worldwide.

Quanto si lavora oggi da remoto? Fonte: Economist Intelligence Unit (EIU) – studio internazionale su 1.865 dipendenti full time in nove paesi, Marzo 2016


Solo pochi dati: il 42% dei rispondenti sta usando strumenti di digital collaboration perché è proprio la possibilità di collaborare efficacemente il fattore ritenuto più importante, con impatti diretti sulla creatività e innovazione delle persone. Attualmente il 54% delle imprese mette a disposizione l’accesso alla propria rete aziendale perché la richiesta di collaboration e di lavoro con device diversificati e da luoghi differenti oltre al classico ambiente di lavoro, è ormai diventata un’esigenza imprescindibile. Come fare, però, per garantire che tutto ciò abbia un reale impatto sulla produttività e soprattutto avvenga attraverso un adeguato livello di sicurezza?

Dominic Orr, Presidente di Aruba Networks

Abbiamo girato questa domanda, durante un’intervista riservata, a Dominic Orr, Presidente Aruba: “Il punto più importante da cui partire – dichiara il top manager – sono le policies di accesso e di sicurezza. Prima ancora, in realtà, vengono le policy di business, poi quelle di security, quindi la scelta software e solo infine l’identificazione dell’hardware più opportuno”. Ecco allora che i punti cardinali della vision di Aruba per la costruzione di una “mobile first network” ruotano attorno a framework e piattaforme di governance dinamica e real time di policies di accesso dei device. Questo è proprio il lavoro svolto da Adaptive Trust e da Clear Pass.

Adaptive Trust è un framework per la gestione e l’analisi dei dati e delle modalità in cui i device sono utilizzati. Vi è una condivisione dei dati contestuali attraverso le diverse soluzioni di sicurezza adottate, per realizzare un ambiente dove tutti i componenti, di fatto, operano come un unico sistema integrato. Attraverso il framework, i sistemi di gestione degli accessi possono analizzare sulla base di più fattori quali, identità, tipologia di device, ora e luogo, come viene utilizzato il device, prima e dopo la sua connessione alla rete. Questi dati sono poi condivisi con i diversi sistemi di Enterprise mobility management, intrusion prevention, ecc per una maggiore efficacia. Adaptive Trust insieme a Clear Pass (la piattaforma per la gestione delle policies di sicurezza in cui vengono definite modalità e criteri di accesso, metodi, timing di utilizzo e proprietà, tipologie di device, location, ecc) sono quindi il punto centralizzato di governance che agevola di molto il lavoro dell’IT nella gestione di quelle policies di accesso a cui Orr prima accennava. Accesso alla rete che avverrà sempre più oltre che da persone anche da oggetti; è infatti l’IoT, il M2M e in genere la diffusione capillare di oggetti lungo le reti che richiederà, grazie all’analisi dei (big) data da loro generati, un’accurata gestione delle policies in termini di indirizzamenti, sicurezza, divieto/permesso di accesso, prevenzione. Il nuovo Clear Pass 6.6 facilita la gestione di Byod e IoT migliorando la capacità di profilazione di ogni device, consente una multi-factor authentication, nonché più evolute funzioni di analisi dei security incident. Built-in IoT Discovery e Categorization sono proprio funzioni che creano rapidamente signature e profile degli oggetti per migliorare il livello di sicurezza delle connessioni al network.

Dal workplace al datacenter

L’azione di mobile first network di Aruba non poteva non estendersi al Workplace, area in cui l’azienda offre una serie di tecnologie orientate a migliorare la user experience Tra queste è da poco arrivato Clarity, un software per controllare preventivamente tutta la catena dei possibili point of failure della rete; si tratta di un nuovo modulo all’interno di Aruba AirWave (appena presentata la release 8.2), la piattaforma di network management che consente l’analisi e la risoluzione preventiva di conflitti, l’analisi dei tempi di associazione di un device mobile alla rete Wi-fi, autenticazioni, assegnazioni, test e simulazioni di accesso, ecc.

Infine, per ottimizzare l’utilizzo degli spazi di un ufficio, di un negozio, di un ospedale, ecc., per capire il flusso di traffico nonché migliorare la user experience e il mobile engagement, è possibile distribuire nei vari ambiti alcuni sensori Aruba. Questi sensori (gli Access Point della Serie 330 includono un beacon per semplificare la gestione di una rete estesa di beacon) sono in grado di rilevare, entro un campo di 25 metri, altri beacon Aruba e tutti i dati generati possono essere raccolti e analizzati da un’unica postazione centralizzata.

Tutto questo, ed è l’ultimo punto della vision Aruba, si ribalta direttamente sul data center che deve far proprio, a livello di infrastrutture, il concetto di Cloud-first networks. Infrastrutture che con l’affermarsi del modello cloud che richiede workload sempre più importanti, necessitano di nuove capacità di banda. La crescita rapida di 25/100 Gigabit Ethernet conferma questo trend, accanto al quale serve mettere a punto policies per astrarre la network complexity, garantire un’integrazione con ogni tipo di rete, analizzare con strumenti sempre più sofisticati e in real time l’andamento e la security del network, in una logica di continua e dinamica prevenzione.

“Qual era il nostro limite di crescita? – dice a conclusione del nostro incontro Orr – Essere soltanto una tech company. Con l’ingresso in Hpe e la possibilità di attingere alla loro service organization, possiamo invece oggi creare per i nostri clienti dei veri percorsi di business transformation attraverso i quali, anche noi, crescere”.

Stefano Uberti Foppa
Direttore Responsabile ZeroUno

Giornalista professionista dal 1989, inizia ad occuparsi di giornalismo nel settore informatico nel 1981, partecipando all'avvio della sede italiana del settimanale Computerworld. Nel 1987 passa al mensile ZeroUno di cui nel 1997 assume la direzione insieme a quella del settimanale PcWeek Italia. Opinion leader riconosciuto nel settore Ict in Italia, attualmente è direttore responsabile di ZeroUno edito da Ict&Strategy, società del Gruppo Digital360.

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