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Forrester: l’era del consumatore cambia volto al networking

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Forrester: l’era del consumatore cambia volto al networking

14 Giu 2016

di Nicoletta Boldrini

Le aspettative degli utenti rispetto all’accesso a dati, servizi, informazioni, contenuti, applicazioni, ‘obbliga’ le aziende a rivedere le proprie infrastrutture di networking che devono evolvere verso concetti di agilità, intelligence, standardizzazione/automazione. Per muoversi verso quella che Forrester identifica essere la Virtual Network Infrastructure serve un modello (tecnologico e organizzativo) improntato sul Software Defined Networking. Ma le aziende sono pronte?

Il Software Defined Networking (Sdn) è parte del più ampio concetto che la società di analisi americana Forrester chiama Virtual Network Infrastructure (Vni). “Il Software Defined Networking diverrà presto realtà nelle aziende e rappresenterà proprio l’elemento cardine delle Vni, soprattutto in un’ottica di governo e orchestrazione dinamica e intelligente della rete; già oggi vediamo il network evolvere da componente ‘discreto’ di un sottosistema dell’infrastruttura It a servizio critico a supporto di applicazioni e servizi di business”, sottolinea l’analista di Forrester, Andre Kindness, il quale in un triplice white paper, analizzando il cambiamento che anche sul piano dell’ecosistema dei grandi vendor sta avvenendo, si chiede se le aziende siano pronte a questa trasformazione.

“Oggi non possiamo certo dire che manchino i fornitori di soluzioni Sdn”, scrive Kindness nel primo report (Is Software-Defined Networking ready for the enterprise? – Part 1). “Nei prossimi cinque anni, però, ci saranno molti cambiamenti nel panorama dell’enterprise network hardware, dal punto di vista dei fornitori ‘layer 4’ e ‘layer 7’, cambieranno i vendor di soluzioni di monitoring and management… cresceranno le iniziative open source”.

E tutto questo per un’unica ragione di fondo: l’affermarsi dell’era del consumatore, ossia la nuova era della competizione dinamica dove la reddittività di business dipende dalla capacità di soddisfare in real-time l’aspettativa di clienti, utenti aziendali, impiegati, fornitori, partner, ecc., di avere le cose (dati, servizi, applicazioni, informazioni, contenuti, ecc.) “a modo proprio” (quando lo desiderano o ne hanno bisogno).

Agile, adattiva, standardizzata: la rete di domani

Partendo da questa consapevolezza, driver principale per l’enterprise digital transformation, Kindness nel primo dei tre report di analisi spiega dunque quali dovrebbero essere i requisiti di una infrastruttura di networking in grado di ‘reggere’ le aspettative del consumatore:

  1. agilità: un business dinamico richiede un network in grado di ‘plasmarsi’ istantaneamente in funzione dell’esatta domanda degli utenti che richiedono dati, applicazioni, servizi It. Ciò significa modellare ‘segmenti’ di wide-area network (Wan), local-area network (Lan) e wireless Lan (WLan) in grado di ‘accendersi/spegnersi’ agilmente in un movimento costante tra data center privati e piattaforme di cloud pubblico;
  2. intelligence: la rete non è più solo un ‘trasportatore di dati’ ma l’elemento che consente di connettere i dati al giusto set di applicazioni nonché di analizzarli; non solo, è il ‘mezzo’ con il quale far avere le informazioni al business (che derivano da più fonti). È evidente, dunque, che tutti i collegamenti e le connessioni (non solo quelle interne al data center) debbano al più presto essere ottimizzate, in termini di sicurezza e affidabilità ma anche di costi, per far fronte alla crescita dei Big data. Le reti dovranno sempre più essere ‘intelligentemente adattive’ e riconfigurarsi tra Wan, Lan e WLan in funzione delle linee guida aziendali;
  3. standardizzazione: storicamente le reti erano disegnate e gestite dai network administrator “che somigliavano più a degli artigiani piuttosto che a degli industriali”, scrive provocatoriamente Kindness. Questo perché la gestione dell’enterprise network ha di fatto quasi sempre seguito un approccio manuale richiedendo giorni, se non settimane, per gli interventi di manutenzione, piuttosto che mesi per progetti di revisione/evoluzione. Metodi di questo tipo non ‘reggono’ nell’era del consumatore che spinge verso un modello di digital business agile e obbliga l’infrastruttura di rete ad essere altrettanto adattiva e dinamica. Come? Attraverso la standardizzazione tecnologica e l’automazione dei processi per agevolare monitoring e governance.

Quanto è difficile scegliere!

Tutti requisiti che però non trovano ancora concretezza nelle scelte aziendali: “la virtualizzazione del networking non sta procedendo con la stessa velocità con la quale abbiamo visto ‘correre’ la server virtualization”, spiega Kindness. “Eppure, la crescita costante del modello cloud/as a service nonché della mobility (e di fenomeni come il Byod o il Byoa) sono due segnali inequivocabili che testimoniano l’urgenza di intervento”.

Perché allora le aziende non sono ancora pronte? Le risposte le troviamo nel secondo dei tre report firmati da Kindness (Is Software-Defined Networking ready for the enterprise? – Part 2) attraverso il quale l’analista offre un’attenta disamina del mercato del Sdn svelando perché, dalla prospettiva delle aziende, sia oggi complesso districarsi nel panorama delle offerte dei vendor.

Figura 1 – Key questions to ask your vendors about their SDN solution. Fonte: Forrester.
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“Prima di tutto – leggiamo nel white paper – è ancora piuttosto complesso definire esattamente cosa si intenda per Software Defined Networking. In secondo luogo, i case study sono ancora pochi e quelli esistenti piuttosto ‘irrilevanti’, soprattutto analizzandoli da una prospettiva di business. Terzo, ma non certo meno importante, è fondamentale ‘fare le domande giuste’ al proprio interno (“abbiamo le competenze adatte?”, “le nostre infrastrutture sono pronte all’Sdn?”, “il nostro modello di governance è adeguato?”) e direttamente ai vendor” (per esempio: “in che modo le soluzioni integrano componenti fisici e virtuali?”; “come si riesce ad integrare e rendere interoperabili i servizi da 4 a 7 layer con quelli da 2 a 3 layer?”; “la vostra soluzione Sdn supporta networks end-to-end”?; “in che modo la vostra soluzione abilita il controllo di network, componenti e servizi in modalità sync?”; “come misurate la scalabilità delle vostre soluzioni?”; “come si comporta la vostra soluzione rispetto al legacy e ad altre infrastrutture Sdn esistenti?” – figura 1)

La transizione verso la Vni

Da ultimo, non poteva mancare da parte di Forrester il consueto framework metodologico di riferimento che l’analista Kindness affronta in un documento a sé stante, a chiusura dei precedenti (Is Software-Defined Networking ready for the enterprise? – Part 3).

In particolare, Kindness parla di un percorso di transizione verso la Virtual Network Infrastructure basato su cinque principi ‘ispirati’ all’Agile/Lean Manufacturing:

  1. formare partnership dinamiche tra team virtuali e fisici: un’organizzazione agile modella dinamicamente team virtuali sia a livello corporate sia a livello operativo. Trasportando tale principio sul piano tecnologico infrastrutturale, significa disegnare un network in grado di operare indifferentemente dalla sua reale posizione, sia essa configurata in un data center fisico, virtuale o cloud, in funzione dei reali ‘bisogni’;
  2. connettere risorse in modo orizzontale lungo l’organizzazione aziendale: un’organizzazione lean abilita connessioni ‘customer-integrated multidisciplinary’, ossia mette tutte le risorse (anche esterne) nelle condizioni di condividere e collaborare al raggiungimento degli obiettivi. Applicare tale principio al networking significa modellare, rilasciare e governare la rete come se fosse un unico ‘corpo connesso’ (l’insieme delle Wan, Lan, Wlan fisiche, virtuali, cloud…);
  3. integrare strategie di business e tecnologie: in un processo di continuous improvement aziendale, affinché la tecnologia svolga realmente la funzione di abilitatore, business e It devono essere costantemente allineati; dalla prospettiva del network, questo significa allineare e bilanciare dinamicamente la disponibilità della rete (nonché la sicurezza e l’efficienza economica) in funzione dei servizi di business che dovrà supportare;
  4. automatizzare ed orchestrare le risorse: la velocità con la quale un’azienda riesce a rispondere al mercato dipende dalla sua capacità decisionale e dall’agilità dell’organizzazione interna; risultato che si ottiene con la ‘sincronizzazione’ dei processi e delle informazioni. Il principio di Lean Manufacturing trova la sua correlazione tecnologico-infrastrutturale nei concetti di monitoring e management tanto più efficaci quanto più supportati da processi automatizzati.
  5. più potere alla forza lavoro: nella cultura del Lean Manufacturing quanto più i lavoratori sono coinvolti in modo diretto tanto più si ottengono risultati concreti ed efficaci. Disegnare una Virtual Network Infrastructure richiede necessariamente il coinvolgimento delle line of business e degli utenti/consumatori: saranno le loro esigenze ed aspettative a determinare l’efficacia e il valore di business della rete.

Nicoletta Boldrini

Giornalista

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