Architettura componibile vs storage tradizionale: guida alle varie opzioni. E relativi pro e contro

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Architettura componibile vs storage tradizionale: guida alle varie opzioni. E relativi pro e contro

Se lo storage tradizionale (NAS, SAN, DAS) non soddisfa le esigenze di un’organizzazione, l’infrastruttura componibile potrebbe essere la risposta più adatta. Prima di scegliere è meglio valutare caratteristiche, vantaggi e svantaggi di entrambi gli approcci.

13 Ott 2020

di Laura Zanotti - Fonte TechTarget

Architettura componibile significa scegliere un tipo di infrastruttura IT che va oltre l’iperconvergenza , fornendo una piattaforma fluida in cui tutte le risorse sono riunite e gestite in maniera strettamente integrata al software.

L’infrastruttura componibile è giovane e ha ancora molta strada da fare prima di poter mantenere la sua promessa di vera componibilità su tutti i prodotti hardware. È comunque un approccio di ultima frontiera, utilizzato dai trailblazer della governance IT. Ma, come sottolineano gli esperti, non è per tutti. In questa guida cerchiamo di fare chiarezza tra le varie opzioni.

I processi di archiviazione ieri, oggi e domani

Nel corso degli anni, le architetture di archiviazione tradizionali, come NAS o SAN, hanno supportato una vasta gamma di carichi di lavoro e continuano a farlo. Tuttavia, la massiccia crescita di dati sempre più diversificati, unita alle moderne tecnologie applicative e al complicarsi dei flussi di lavoro, ha portato queste architetture al limite.

Per soddisfare le esigenze di archiviazione odierne, molti team IT stanno estraendo lo storage e altre risorse fisiche per distribuirle come servizi attraverso un’architettura componibile. Grazie a questo tipo di infrastruttura, le risorse di archiviazione (così come quelle di elaborazione e di rete) sono astratte dalle loro posizioni fisiche e possono essere gestite da software tramite un’interfaccia basata sul Web. Prima di intraprendere questa strada, le organizzazioni dovrebbero comprendere meglio i pro e i contro dello storage tradizionale rispetto a un’architettura componibile.

Sistemi di archiviazione tradizionali

L’archiviazione nella maggior parte dei data center viene generalmente implementata in tre modi:

  • NAS (Network Attached Storage)
  • SAN (Storage Area Network)
  • DAS (Direct Attached Storage)

Ognuno di questi approcci presenta dei vantaggi e degli svantaggi. Per questi motivi ogni azienda dovrebbe compiere una propria valutazione per capire cosa comporta il passaggio da una gestione dello storage tradizionale a una gestione mediante architettura componibile. Detto questo, queste tre architetture condividono caratteristiche utili da comprendere quando si considera un passaggio alla componibilità.

NAS: i pro e i contro

In una configurazione NAS, più utenti e più applicazioni accedono ai dati tramite un pool di archiviazione condiviso sulla LAN. Il NAS non solo è facile da implementare, mantenere e accedere, ma è anche dotato di funzionalità integrate di sicurezza, tolleranza agli errori e gestione. A questo va aggiunto che il NAS è generalmente più economico di una SAN.

Con il NAS la sfida consiste nel fatto che le richieste di archiviazione devono competere con l’altro traffico di rete, il che comporta potenziali problemi di contesa. L’alternativa è implementare il NAS sulla propria rete privata, con la conseguente necessità di richiedere maggiore manutenzione e costi più elevati. Inoltre, anche su una rete privata può capitare che troppi utenti simultanei possano sovraccaricare le unità di archiviazione. Inoltre, i sistemi NAS entry-level hanno una scalabilità limitata. Sebbene il NAS di fascia alta sia più scalabile, rimane comunque più limitato rispetto alla SAN.

SAN: i pro e i contro

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I team IT che cercano uno storage più consistente spesso si rivolgono alla SAN, ovvero una rete dedicata ad alte prestazioni che interconnette più sistemi di archiviazione, presentandoli come un pool di risorse. I dispositivi di archiviazione condividono la rete con i server delle applicazioni che eseguono il software di gestione dell’archiviazione e controllano l’accesso ai dati. I vantaggi di una SAN sono quelli di offre disponibilità e scalabilità elevate, oltre a protezione da failover e ripristino di emergenza.

Nonostante il loro ampio utilizzo, le SAN non sono prive di sfide. Possono essere difficili da implementare e mantenere, spesso richiedono competenze specialistiche. Sebbene questi fattori da soli siano sufficienti per aumentare i costi, anche i componenti di una SAN possono diventare costosi. Inoltre, le SAN raramente soddisfano le aspettative in termini prestazionali, e questo si deve in parte a causa della loro complessità. Tuttavia, le tecnologie SSD hanno contribuito notevolmente al miglioramento delle prestazioni della SAN.

DAS: i pro e i contro

Sia il NAS che la SAN si basano sulla connettività di rete che, anche nelle migliori circostanze, può influire sulle prestazioni. Per questo motivo, alcune organizzazioni per carichi di lavoro più impegnativi utilizzano il Direct Attached Storage.

Con il DAS i dispostivi di storage sono connessi direttamente alla macchina che richiede risorse disco. L’apparato, infatti, al suo interno è costituito da diverse unità e viene configurato e gestito tramite i sistemi RAID ma al sistema esso viene presentato come un unica unità disco direttamente connessa alla macchina. I protocolli tipici utilizzati in configurazione DAS sono SCSI, iSCSI e FibreChannel. Il DAS è più facile da implementare e mantenere rispetto a NAS o SAN e include un numero minimo di componenti, il che rende il DAS più economico.

Tra i contro, il DAS può non disporre di funzionalità di gestione avanzate. Certo è che applicazioni come Hadoop e Kafka gestiscono da sole lo storage, quindi la gestione non è sempre un problema. Le limitazioni del DAS sono prevalentemente legate all’impossibilità di utilizzare risorse condivise tra più sistemi (in genere un apparato DAS permette al massimo la connessione contemporanea di due soli sistemi), nonostante le prestazioni raggiungibili siano piuttosto elevate. Un altro limite del DAS è che non può essere messo in comune e condiviso come NAS e SAN e ha una scalabilità limitata. Il risultato è un ambiente di archiviazione poco flessibile e con molti compartimenti stagni, che spesso finalizza risorse con un provisioning eccessivo e sottoutilizzate. Ma questa rigidità non è esclusiva del DAS.

In tutte e tre le architetture, infatti, le strutture intrinseche sono fisse e difficili da modificare. Senza contare che ciascuna esiste in modalità compartimentata. Non è un compito facile modificare le configurazioni o riutilizzare le apparecchiature per soddisfare i requisiti di carico di lavoro fluttuanti, tipiche delle applicazioni moderne. Per questo, l’IT necessita di risorse di storage fluide e flessibili e in grado di supportare l’automazione e l’orchestrazione delle risorse. Qualcosa che lo storage tradizionale da sé solo non può fare.

Archiviazione e architettura componibile: che cos’è e come funziona

Un’architettura componibile astrae lo storage e altre risorse fisiche, traducendole come servizi che possono essere composti e ricomposti dinamicamente al variare dei requisiti dell’applicazione. L’infrastruttura componibile supporta applicazioni in esecuzione su bare metal, in VM e in container. Strumenti di terze parti possono interfacciarsi con l’API dell’infrastruttura per allocare dinamicamente le risorse in pool per soddisfare requisiti applicativi specifici, rendendo possibile il supporto di un alto grado di automazione e orchestrazione.

infrastuttura componibile composable architecture

In un’architettura componibile le risorse di archiviazione rimangono separate dalle altre risorse e possono essere ridimensionate indipendentemente da esse. Lo storage viene allocato su richiesta e quindi liberato quando non è più necessario, rendendolo disponibile per altre applicazioni. Il software componibile gestisce queste operazioni dietro le quinte, senza richiedere agli amministratori di riconfigurare l’hardware. Inoltre, un’infrastruttura componibile può incorporare sistemi DAS, NAS o SAN nel suo ambiente, come parte del suo pool di capacità di archiviazione flessibile.

architettura componibile schema

Dal momento che un’architettura componibile non è preconfigurata per carichi di lavoro specifici, può supportare varie applicazioni senza la necessità di conoscere in anticipo i requisiti di configurazione. Questo approccio si traduce in una maggiore flessibilità e utilizzo delle risorse rispetto allo storage tradizionale. L’architettura componibile semplifica inoltre le operazioni, accelera le distribuzioni, riduce al minimo il carico amministrativo e promette una scalabilità quasi illimitata. Le risorse di archiviazione possono essere allocate quando sono necessarie e per tutto il tempo necessario.

Architettura componibile tra luci ed ombre

Per quanto tutto ciò suoni, l’architettura componibile è anche sfidante. È una tecnologia recente e il software che guida la componibilità è ancora in fase di consolidamento. Come fanno notare gli esperti sussiste ancora una mancanza di standard di settore così come una definizione chiaramente condivisa di cosa significhi componibilità. I fornitori definiscono e implementano infrastrutture componibili in base alle proprie regole, il che può comportare il blocco del fornitore e potenzialmente causare problemi di integrazione.

Un’architettura componibile è complessa e può essere difficile da distribuire e gestire, richiedendo spesso competenze aggiuntive. Per molte organizzazioni, la disaggregazione di un’architettura componibile richiederà un cambiamento nel modo di pensare che riallinea il business alla nuova metodologia. Nel data center tradizionale le applicazioni vengono sviluppate, testate e distribuite come operazioni discrete, con le risorse assemblate in modo frammentario. Nel moderno data center, il ciclo di vita dell’applicazione è uno sforzo bimodale che incorpora modalità di integrazione e di distribuzione continue, includendo un’allocazione automatizzata delle risorse, che si presta a un modello di architettura componibile. Senza questo passaggio, i team IT rischiano di creare l’ennesimo silos di archiviazione.

Nonostante queste sfide, l’infrastruttura componibile può ancora beneficiare di una varietà di carichi di lavoro. Ad esempio, l’intelligenza artificiale e l’apprendimento automatico richiedono spesso l’allocazione dinamica delle risorse per adattarsi alle operazioni di elaborazione e al flusso fluttuante di dati. Anche i processi DevOps ,come l’integrazione e la distribuzione continue, possono trarre vantaggio dall’infrastruttura componibile, soprattutto se utilizzati in tandem con l’infrastruttura come codice. Allo stesso modo, anche i team IT che desiderano automatizzare più operazioni potrebbero trarre vantaggio dalla componibilità.

In effetti, qualsiasi organizzazione che esegue applicazioni con requisiti di archiviazione imprevedibili o in continua evoluzione dovrebbe prendere in considerazione l’architettura componibile. Questo non vuol dire che non ci sia posto per l’archiviazione tradizionale. Le organizzazioni che eseguono carichi di lavoro che hanno requisiti abbastanza stabili e non richiedono riconfigurazioni continue o riallocazioni di risorse adottando l’approccio tradizionale non avranno problemi.

Passaggio all’infrastruttura componibile

Le applicazioni evolvono per diventare più dinamiche e i set di dati si sviluppano, crescendo e diversificandosi. Di conseguenza, i team IT devono adeguare i sistemi di archiviazione. L’architettura componibile è una tecnologia giovane e ha ancora molta strada da fare prima di poter mantenere la sua promessa di vera componibilità su tutti i prodotti hardware. Non a caso, sono sempre di più i fornitori che stanno adottando il modello componibile. La domanda più importante che le squadre IT devono porsi quando prendono in considerazione un’architettura componibile è se sono pronti a passare a un nuovo modo di pensare all’infrastruttura e di allocare le risorse di storage. Oggi alla governance IT servono nuove capacità di programmazione e nuove logiche di sviluppo.

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Laura Zanotti - Fonte TechTarget

Giornalista

Ha iniziato a lavorare come technical writer e giornalista negli anni '80, collaborando con tutte le nascenti riviste di informatica e Telco. In oltre 30 anni di attività ha intervistato centinaia di Cio, Ceo e manager, raccontando le innovazioni, i problemi e le strategie vincenti delle imprese nazionali e multinazionali alle prese con la progressiva convergenza tra mondo analogico e digitale. E ancora oggi continua a farlo...

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