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Applicazioni: modernizzare per guadagnare nuove opportunità

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Applicazioni: modernizzare per guadagnare nuove opportunità

03 Apr 2011

di Nicoletta Boldrini

La modernizzazione applicativa si inquadra oggi in una strategia orientata alla migliore efficienza It e a fornire un maggior valore al business. Ecco perché diventano di primaria importanza tematiche come l’assessment, il business process management, l’allineamento tra It e business. Se ne è parlato nel corso di una tavola rotonda di redazione organizzata da ZeroUno in collaborazione con Micro Focus.

Una delle leve più efficaci sulle quali poter agire per una migliore strategia di governo dei sistemi in un’ottica di flessibilità e dinamicità dei servizi di valore da erogare al business, è senz’altro quella delle applicazioni e della loro gestione in termini di rispetto dei tempi di sviluppo, corrette funzioni da erogare agli utenti, efficacia sul piano delle esigenze operative e di business. È quanto emerso, in estrema sintesi, nel corso di una recente Tavola Rotonda di redazione che ZeroUno ha organizzato insieme a Micro Focus.
“La modernizzazione applicativa può rappresentare una via tattica all’interno di un più ampio disegno strategico di efficientamento dei sistemi a servizio del business. La ricerca della miglior efficienza, infatti, non necessariamente deve passare per un rinnovamento ‘tout court’, soprattutto quando il patrimonio applicativo è funzionale ed è frutto di importanti investimenti precedenti”, ha esordito Stefano Uberti Foppa (a destra), direttore di ZeroUno aprendo il tavolo di discussione. “Ecco allora che la scelta di modernizzare le applicazioni assume un ruolo determinante perché rappresenta una soluzione tecnologica efficace che, unitamente a una visione strategica che unisce It e business, può rispondere a differenti esigenze anche con scelte e percorsi diversificati”.
“Di modernizzazione si è iniziato a parlare qualche anno fa – osserva Pierdomenico Iannarelli (a sinistra), Country Manager di Micro Focus Italia – ma oggi è un business reale e in continua crescita. Si è compreso il valore di certe scelte che non servono solo a contenere i costi (per altro in modo certificato e tangibile) ma ad aprire la strada verso progetti e tecnologie innovative, come per esempio quelle legate al mobile e al cloud computing. La vera rivoluzione che la modernizzazione può portare in azienda è legata all’opportunità di poter sfruttare le applicazioni già esistenti con tecnologie e infrastrutture più moderne, senza ‘buttare’ o perdere il valore creato negli anni proprio grazie alle applicazioni custom, e senza stravolgere l’usabilità e la fruibilità (quindi anche la produttività) da parte dell’utente aziendale”.

Complessità del parco applicativo, costi e richieste delle Lob: come districarsi?
“L’evento scatenante che porta a ragionare sulle applicazioni è il mercato – dice Tiziano Salmi (a destra), Senior Vice President Architecture & Application Solutions di Eni – che su alcune applicazioni, funzionalità e servizi sta forzando molto l’attenzione del business, in particolare, nel nostro caso, su due elementi critici: le performance e la gestione dei volumi. Il mercato libero nella fornitura di gas ha generato una richiesta, verso l’It, di servizi innovativi (per essere concorrenziali), quali la mobilità e la multicanalità. Il business, quindi, ha necessità di avere maggior controllo sulle performance dei sistemi e sulla gestione del volumi (di gas ed energia erogata sul mercato). In questo momento, per esempio, stiamo reingegnerizzando il nostro Crm per renderlo più flessibile, con alta scalabilità, con incremento veloce delle performance rispetto al numero di volumi (in questo caso i volumi sono i clienti)”.
“Il business chiede una ‘macchina’ che non abbia tanti ‘orpelli’ nuovi, quanto piuttosto una capacità di funzionamento dinamica – aggiunge Salmi -. Quindi ciò che stiamo facendo sulle applicazioni core come It è stabilizzare le performance, da un lato, reingegnerizzare le architetture per poter usare le risorse in funzione di come si muove il mercato, dall’altro”.
“I progetti di business sono senz’altro lo stimolo principale per iniziare a ragionare sulla modernizzazione applicativa – interviene Paolo Sassi (a sinistra), Cio di Artsana -. All’It non manca la consapevolezza della complessità del parco applicativo, né tanto meno dell’obsolescenza delle soluzioni, ma rivedere le applicazioni per renderle più attuali non è quasi mai un progetto tecnologico che parte dall’It bensì un’esigenza di business, che dalle applicazioni vuole servizi, funzionalità, performance diverse. Nel nostro caso specifico, abbiamo diviso le applicazioni in due macro aree: quelle a supporto delle operations, la cui modernizzazione in realtà si esaurisce nell’upgrade e nell’aggiornamento software con operazioni “di routine” pianificate in dettaglio; quelle specifiche che servono di supporto a distinte attività di business (come per esempio, le applicazioni di Business Intelligence o dedicate al Marketing). In quest’ultimo caso, il rapporto con le Lob è fortissimo e qui la modernizzazione è guidata dalle loro necessità e richieste. Dove riponiamo l’attenzione noi dell’It è verso tecnologie molto semplici, di rapida implementazione e con costi operativi di gestione prevedibili (e preferibilmente bassi)”.
“Sono proprio questi i fattori che hanno spinto la modernizzazione applicativa negli ultimi anni – enfatizza Iannarelli – ossia la necessità di rispondere puntualmente al business, con un’attenzione sempre maggiore verso i costi operativi”.
“Per riuscire a fare innovazione, e quindi poter dare servizi al business sulla base delle esigenze reali, è importante che l’It riesca a ‘costruirsi un tesoretto’ – incalza Davide Gindro (a destra), Cio di Avio Group -. Il piano di efficienza e ottimizzazione dei costi It, nel nostro caso, è presente ogni anno e lo spazio per fare qualcosa di nuovo lo dobbiamo ricavare da soli. Periodicamente, quindi, andiamo ad identificare quelle applicazioni che, se modernizzate, ci portano un risparmio di costi tale da consentirci di fare innovazione. È un approccio tattico, quello alla modernizzazione, che però rientra in un piano strategico finalizzato all’innovazione. Per riuscire a liberare risorse da utilizzare per innovare, è fondamentale conoscere il proprio parco applicativo, così come l’infrastruttura hardware cui fa riferimento. L’assessment, perciò, è un passo fondamentale e decisivo. Nel nostro caso, per esempio, abbiamo deciso di fare un re-hosting delle applicazioni core portandole dal mainframe ad ambienti standard. Una scelta di modernizzazione che abbiamo fatto solo dopo un’attenta analisi dei processi di business e delle performance delle applicazioni. Parlare di modernizzazione applicativa, oggi, significa infatti a mio avviso saper fare Bpm, Business Process Management”.

I fenomeni che accelerano la modernizzazione
Telecom Italia ha effettuato il passaggio da mainframe ad architetture open già nel 2000/2001. Oggi nel gruppo è rimasto un solo mainframe (che gestisce un’applicazione legata al credito che richiede competenze tecniche e funzionalità molto particolari), il resto delle architetture è dato da server standard (34.000 server sia per servire utenti interni, circa 75 mila, sia per i clienti esterni, circa 50 milioni; macchine che gestiscono 500 milioni di transazioni telefoniche al giorno). Marco Forneris (a sinistra), Presidente di Shared Service Center (società del gruppo Telecom Italia che offre servizi per l’implementazione e la gestione dei sistemi It), spiega come, dal punto di vista architetturale, le applicazioni in Telecom siano ben supportate. “Dal punto di vista dei processi, invece, ci sono aree su cui si può ancora ragionare per modernizzare sia in chiave tattica sia in chiave strategica. Sulle applicazioni legate alle operations che non cambiano troppo nel tempo (amministrazione, acquisti, ecc.) vale la pena ragionare sul mantenimento, magari trovando forme di gestione automatizzata e poco costosa – osserva Forneris -. Ci sono invece aree su cui un po’ di ‘inventiva’ tecnologica potrebbe portare risultati di impatto diretto sul business (non tanto in termini di riduzione di costi It, ma di efficienza, servizio, produttività). Per esempio, nell’ambito del Crm, si potrebbe ragionare sulla modernizzazione integrando i sistemi con tecnologie nuove come blog, chat, instant messaging, social networking. Il risultato è una modernizzazione tattica (integrazione tecnologica) che però in chiave strategica porta risultati di miglior e maggior produttività e performance dell’utente aziendale che sfrutta funzionalità nuove per svolgere il proprio lavoro (in questo caso, per meglio servire il cliente, intercettare le sue esigenze, proporre nuove servizi, ecc.)”.
“Secondo me – aggiunge Forneris – ci sono alcuni importanti fenomeni che oggi accelerano la modernizzazione applicativa: c’è un aspetto infrastrutturale e tecnologico che sta cambiando il modo in cui si costruiscono e gestiscono le applicazioni; c’è l’aspetto metodologico legato al modo di lavorare delle persone e all’utilizzo che fanno delle soluzioni; c’è l’esigenza del business di avere servizi It in modo veloce e facile. Fenomeni che trovano nelle applicazioni ‘light e smart’ la risposta”.

Tattica o strategia, a “comandare” è il business
L’esigenza del business, è emerso più volte nel corso della tavola rotonda; è il driver primario della modernizzazione, sia essa la risposta al contenimento dei costi, sia essa scelta di maggior efficienza. “Ma fare il salto da tattica a strategia non è così semplice – osserva Stefano Perfetti (a destra), Responsabile Service Line Corporate a2a -. Nella nostra realtà, abbiamo ancora moltissime applicazioni custom che sono certamente un valore ma rappresentano anche un costo enorme di mantenimento. A mio avviso ragionare sulla modernizzazione richiede prima di tutto una metodologia, con una roadmap definita, condivisa con il business, in modo che quest’ultimo ne sia consapevole e responsabilizzato. Spostare la visione da tattica a strategica richiede una condivisione di fondo tra It e business, sapere cioè quali sono esigenze, obiettivi, criticità, opportunità, l’uno dell’altro. Ma la decisione finale deve spettare al business, dato che si tratta di scelte che incidono direttamente sia sulle Lob (e gli utenti che usano le applicazioni), sia sulle performance e sulla competitività dell’azienda sul mercato globale”.

Nicoletta Boldrini

Giornalista

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