Questo sito utilizza cookie per raccogliere informazioni sull'utilizzo. Cliccando su questo banner o navigando il sito, acconsenti all'uso dei cookie. Leggi la nostra cookie policy.OK

Cobol: ancora il numero uno. Anche lui verso il cloud!

pittogramma Zerouno

Cobol: ancora il numero uno. Anche lui verso il cloud!

07 Mar 2011

di Nicoletta Boldrini

Il 60-80% delle imprese mondiali basa tutt’oggi le proprie attività di business su applicazioni che usano il linguaggio Cobol. È quanto emerge da un’indagine condotta da Alan Rodger, Senior Research Analyst di Butler Group: un’analisi che evidenzia come il linguaggio Cobol sia tutt’altro che obsoleto e ancora oggi sia alla base delle applicazioni critiche aziendali, elemento di valore per il business. Nonostante le problematiche legate alla carenza di skills tecnologici e alla modernizzazione delle applicazioni, il Cobol si presta oggi ad entrare nelle macchine virtuali e ad adattarsi ai nuovi modelli elaborativi, come il cloud computing. Vendor, professionisti It ed esperti riuniti in community sono al lavoro già da tempo. Per avere i dettagli completi dell’indagine condotta da Alan Rodger, Senior Research Analyst di Butler Group scarica il documento in Pdf.

Nato il 28 maggio del 1959, il Cobol (acronimo di Common Business-Oriented Language) fu lanciato da un comitato di grandi aziende informatiche dell'epoca (Burroughs, Ibm, Minneapolis-Honeywell, Rca, Sperry Rand, Sylvania Electric Products) e da alcune agenzie governative statunitensi, e ha conosciuto oltre cinquant'anni di incessante crescita ed espansione, diventando il linguaggio di programmazione più diffuso per lo sviluppo di applicazioni aziendali.
Alan Rodger, Senior Research Analyst di Butler Group, nel 2008 ha condotto uno studio che mette in luce il contributo che il Cobol continua a fornire supportando molte delle attività che svolgiamo quotidianamente e che rivela la potenza di questo linguaggio di programmazione, “vecchio” di cinquant’anni ma con una capacità di rinnovamento senza pari.
Il Cobol è il linguaggio di programmazione sul quale si basano quasi tutte le più comuni tipologie di transazioni (utilizzo dei telefoni cellulari, carte di credito, bancomat, viaggi, ecc.). Secondo dell’analista, il 60-80% delle imprese mondiali basa tutt'oggi le proprie attività di business su questo linguaggio.
Non potremmo fare quasi più nulla senza il Cobol, scrive Rodger nella sua analisi riportando ad esempio una giornata trascorsa senza poterlo utilizzare: “ogni singolo aspetto della nostra vita ne risentirebbe, dai semafori stradali ai registratori di cassa, fino ai telefoni cellulari e alle prenotazioni di viaggio online. In breve, senza il Cobol incontreremmo davvero grandi difficoltà anche per la più ovvia delle operazioni”.
La portata di questo linguaggio assume ancor più significato se si guardano i numeri legati all’utilizzo del linguaggio da parte delle imprese: sono, infatti, più di 200 miliardi le linee di Cobol attive e oggi funzionanti a livello mondiale, in qualsiasi settore, per un totale di oltre 30 miliardi di transazioni gestite su base quotidiana – molte delle quali hanno una conseguenza diretta sulla nostra vita personale.
Il 75% dei dati aziendali mondiali viene gestito in linguaggio Cobol, così come il 90% delle transazioni finanziarie. E per evidenziarne la capacità evolutiva, Rodger riporta anche i dati tecnici legati alle funzioni del Cobol: ogni anno vengono aggiunte ai sistemi di produzione circa 5 miliardi di nuove linee di codice Cobol.
Il Cobol, di fatto, è stato il linguaggio predominante nello sviluppo delle applicazioni aziendali per la maggior parte di questi ultimi 50 anni. Le applicazioni e i sistemi scritti con questo linguaggio restano ampiamente utilizzati presso tutti quei settori che investono significativamente nell'It, come ad esempio la finanza, la pubblica amministrazione, l'industria, le telecomunicazioni, ecc.

Una tecnologia che sa evolvere, anche se con qualche criticità
I sistemi Cobol risalenti a qualche decina di anni fa continuano a esistere ancora oggi grazie anche alla notevole quantità di ore e di risorse investite ed è con l’obiettivo di salvaguardare gli investimenti fatti che il linguaggio è stato oggetto nel tempo di continue “revisioni”.
I sistemi Cobol hanno la capacità di continuare a eseguire task business-critical in maniera efficiente e affidabile, sottolinea l’analista, non vi è dunque ragione per cui non dovrebbero proseguire su questa strada.
Strada che però, ovviamente, non è priva di ostacoli. Se da un lato, infatti, è evidente il valore di questo linguaggio e la sua capacità di trasformazione e adattabilità, emerge da diversi studi la difficoltà di riuscire a reclutare risorse professionali sufficienti nell’ambito delle principali aree It (oltre all’analisi di Butler Group, uno studio Micro Focus, “Safeguarding the Corporate IT Assets” – aprile 2009, evidenzia la problematica degli skills).
Il reperimento di un numero sufficiente di professionisti esperti, che non solo conoscano il linguaggio Cobol ma sappiano anche operare per trasferirlo su nuove piattaforme, risulta essere sempre più difficile.
Di fronte alla grande propensione degli studenti di informatica a specializzarsi nella tecnologia Web 2.0 e alla quantità di professionisti ormai giunti all’età del pensionamento, la longevità e il successo del Cobol suonano come un ostacolo alla sua sopravvivenza nel lungo termine, sottolinea l’analisi di Butler Group.
Fare in modo che il Cobol resti una parte essenziale delle competenze tecnologiche deve perciò diventare nei prossimi anni un’azione prioritaria da parte di aziende, pubbliche amministrazioni e università, perché gli effetti di una eventuale penuria di skills potrebbe costituire un problema, incidendo significativamente anche sugli investimenti It.
Inoltre, c’è da considerare che il costo stimato per la riscrittura dei programmi Cobol si aggira sui 25 dollari a linea. Dato che esistono oltre 200 milioni di queste linee, non bisogna essere dei matematici per capire che si tratterebbe di una spesa troppo elevata da sostenere per le aziende, senza contare l’interruzione delle operazioni derivante da lunghe strategie di riscrittura.

Vendor e community sono già al lavoro
Sembra tuttavia, evidenzia Rodger, che vendor e community di esperti siano già al lavoro per ridurre tali rischi e fare in modo che, ancora una volta, il Cobol passi alla nuova era tecnologica (quella della virtualizzazione e del cloud computing).
Spostare le applicazioni Cobol esistenti all’interno di piattaforme Soa, integrare questo “vecchio” linguaggio con quelli nuovi come Java e Xml, inserire il Cobol nella cloud, trasformando le applicazioni in servizi cloud privati, a disposizione esclusivamente dell’azienda, o in applicazioni cloud a disposizione di tutto il mercato. Queste le sfide che vendor e community di professionisti stanno affrontando già da qualche anno; con risultati già oggi tangibili: le applicazioni inizialmente sviluppate per girare sui mainframe IBM System 700 possono già essere predisposte per migrare verso piattaforme Soa, per integrarsi con nuovi sistemi legati al web 2.0 (sviluppando, per esempio, anche web services), e arrivare anche ad integrarsi ed evolversi su piattaforme di cloud computing (Amazon o Microsoft).
E dato che la sfida maggiore, da un punto di vista tecnico, è data dalla capacità di integrazione del Cobol con le nuove tecnologie, anche i tool di sviluppo applicativo e di controllo (qualità del software, test, ecc.) si stanno evolvendo, permettendo agli sviluppatori di lavorare su piattaforme diversificate attraverso un unico ambiente di sviluppo capace di integrare le applicazioni Cobol con altri linguaggi e renderle operative in qualsiasi tipo di piattaforma (dal mainframe al cloud).
Nel report di Rodger, si evidenzia, infine, come gli sviluppatori impegnati nel cloud – soprattutto ISV – per costruire e gestire agilmente le loro applicazioni richiedano strumenti, linguaggi, infrastrutture e framework già noti e conosciuti. Motivo per cui vendor e community di sviluppatori ed esperti hanno da tempo sviluppato tecnologie studiate per permettere alle applicazioni mainframe di essere riportate su hardware di tipo commodity che utilizza Windows, Linux e altri sistemi operativi, unitamente all'intera infrastruttura di supporto di cui necessitano – ricreando di fatto CICS, MS, DB2 e altri elementi richiesti. Il fatto che oggi i vendor lavorino per portare questo tipo di funzionalità all'interno del cloud fa sì che gli sviluppatori possano migrare il back-end delle loro applicazioni esistenti all'interno del cloud, con significative riduzioni dei costi rispetto ad avere quegli stessi workload sul mainframe.


I numeri del Cobol, oggi
(fonte: Micro Focus)

1) I sistemi Cobol sono responsabili del trasporto di oltre 72.000 container per le spedizioni, della cura di 60 milioni di pazienti, dell’elaborazione dell’80% delle transazioni nei punti vendita e delle connessioni via cellulare di 500 milioni di utenti.
2) È stato stimato che in media gli americani si affidano al Cobol almeno 13 volte nel corso di una normale giornata quando telefonano, vanno a lavorare e ritornano a casa e quando utilizzano le carte di credito.
3) Ogni anno, ci sono circa 5 miliardi di linee di codice Cobol che vengono aggiunte a sistemi attivi (cioè ad applicazioni ancora funzionanti).
4) Ogni giorno, ci sono 200 volte più transazioni elaborate dalle applicazioni Cobol rispetto alle ricerche effettuate con Google.

Nicoletta Boldrini

Giornalista

Articolo 1 di 5