IT e sostenibilità: dalle parole ai fatti

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IT e sostenibilità: dalle parole ai fatti

Da uno studio Capgemini su oltre 1000 imprese nel mondo, ecco alcuni riferimenti metodologici per implementare un sistema informativo allineato a criteri di sostenibilità ambientale. Le scelte da compiere sono numerose: da un ripensamento nella distribuzione delle applicazioni in azienda a team dedicati alla governance e alla misurazione dei progressi di cambiamento; da un’architettura software strutturata secondo criteri di sostenibilità all’utilizzo di algoritmi per un consumo energetico ottimizzato. Coinvolgendo il più possibile le business unit e il top management. Per un obiettivo che garantisce all’azienda, se attuato correttamente, flessibilità, risparmio e vantaggio competitivo. Ma il cambiamento di abitudini verso una nuova cultura della sostenibilità IT deve superare ancora molte resistenze

20 Gen 2022

di Stefano Uberti Foppa

In un precedente articolo abbiamo sintetizzato lo stato dell’arte dei sistemi informativi aziendali nel mondo rispetto a una loro trasformazione in chiave green. I dati provenivano dallo studio CapgeminiSustainable IT – Why it’s time for a green revolution for your organization’s IT” realizzato coinvolgendo ben 1000 organizzazioni con fatturati superiori a 1 miliardo di dollari, approfondendo le evidenze e le dinamiche emerse con senior IT executives, professionisti di eco-sostenibilità e manager nelle unit Hr, Finance, Marketing.

I focus da tenere sotto controllo, citava lo studio, sono numerosi: da scelte di fondo verso architetture meno “energivore” ad una razionalizzazione dei parchi applicativi; dall’individuazione di fornitori sensibili alla riduzione degli impatti ambientali a coerenti investimenti nelle strategie di sostituzione e smaltimento tecnologico. Insomma, una transizione complessa. Ma lo studio non si è limitato ad una fotografia: più concretamente, ed è il tema di questo secondo articolo, Capgemini propone l’implementazione di una roadmap in tre fasi per accelerare l’implementazione di un IT sostenibile (figura 1).

Figura 1 – Roadmap per l’implementazione di un IT sostenibile. Fonte: Capgemini “Sustainable IT – Why it’s time for a green revolution for your organization’s IT”, 2021

Fase 1: definire le fondamenta per un IT sostenibile

Viene indicata, in questo primo livello metodologico di Capgemini, l’impostazione organizzativa e tecnologica per costruire le basi su cui sviluppare la transizione dei sistemi informativi in ottica di sostenibilità.

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Si tratta di mettere a punto, con precisione e attraverso parametri misurabili, una fotografia a cui far seguire una presa di coscienza concreta del livello di sostenibilità del proprio sistema informativo e delle impostazioni di base per una sua trasformazione in chiave green. Circa la metà delle imprese analizzate non dispone invece di strumenti, di standard, di parametri e di Kpi per valutare l’impatto ambientale del proprio IT (figura 2) e solo il 23% misura l’emissione di gas serra come componente rilevante nella valutazione delle proprie iniziative di IT sostenibile. Sono invece tool fondamentali da usare per analisi continue di impatto, misurazioni, focalizzazioni di aree di intervento e governance di fasi di sviluppo di un modello operativo di IT sostenibile. Si tratta di un’attività di confronto e di “technology dissemination” che deve essere portata avanti con le business unit aziendali per individuare gli “snodi” strategici di trasformazione IT sostenibile su cui focalizzare l’azione di cambiamento.

Figura 2 – Standard per l’IT sostenibile adottati nelle organizzazioni. Fonte: Capgemini “Sustainable IT – Why it’s time for a green revolution for your organization’s IT”, 2021

Allineare la strategia di sostenibilità all’intera azienda

È un’attività di tipo sia quantitativo (focus su costi potenziali e/o risparmi) sia qualitativo (focus su competenze presenti nelle proprie persone, valutazione del parco fornitori rispetto all’utilizzo di tecnologie sostenibili). Attualmente questo tipo di attività estesa all’intera organizzazione aziendale viene effettuata da circa il 41% delle imprese (rispetto ad un 92% di aziende che lo studio definisce di “Alta maturità” rispetto a questo tema).

L’obiettivo? Definire una strategia IT green allineata alla strategia globale aziendale di sostenibilità. Ma solo il 18% delle imprese, rileva lo studio, è riuscito a mettere a punto questa strategia di sustainable IT olistica e integrata con gran parte delle componenti aziendali. Non basta una vision o una serie di iniziative singole perché vi sia un impatto evidente: serve anche una forte capacità esecutiva che coinvolga l’azione dell’azienda nella sua interezza (figura 3).

Figura 3 – La costruzione di una strategia per l’IT sostenibiloe coprende sia una vision sia la parte di execution. Fonte: Capgemini “Sustainable IT – Why it’s time for a green revolution for your organization’s IT”, 2021

Fase 2: Creare un piano per la governance e l’attuazione delle iniziative di IT sostenibile

Come in tutti i cambiamenti strutturali e strategici che riguardano i sistemi informativi, fondamentale per riuscire a realizzarli è guadagnarsi il commitment dei principali stakeholders, e tra questi, inevitabilmente, anche il top management. Non bastano infatti le dichiarazioni di intenti a livello enterprise, anche l’IT deve lavorare con i key users per far capire loro la necessità di un IT sostenibile (lavorando anche sul valore di risparmio, di efficienza, di minore impatto, ecc). Devono essere definiti e governati processi chiari e fattibili. Il 66% delle imprese di “Alta maturità organizzativa” è riuscito a inserire la transizione verso un IT sostenibile a livello del board aziendale (rispetto a una media generale del 34%).

Ciò significa, nel concreto, assicurare un allineamento dei servizi, dei business model e delle strategie di go-to market aziendali con le nuove norme che sottendono a una ridefinizione in chiave sostenibile dei sistemi informativi aziendali. È inevitabile costruire un team IT dedicato a quest’integrazione. Lo studio sottolinea la necessità di questa focalizzazione organizzativa, in quanto introdurre semplicemente iniziative di sostenibilità IT negli attuali team IT rischia di non raggiungere quella coerenza tecnologica e di processo necessaria invece per raggiungere risultati efficaci spesso legati alla transizione green. Attualmente, solo il 39% delle aziende dispone di questo team dedicato, percentuale che invece sale al 95% in quelle organizzazioni ad “Alta Maturità”.

Fase 3: Implementare e strutturare iniziative IT sostenibili

La sostenibilità deve diventare un pilastro dell’architettura software, al pari, cita lo studio, delle performance e del controllo costi. I dati dello studio rilevano che questo tipo di implementazione architetturale in chiave green porta non solo un ridotto impatto ambientale dei sistemi informativi ma anche significativi benefici di costo. Serve quindi:

  • capire l’impatto ambientale del software deployment definendo soluzioni alternative in linea con la sostenibilità.
  • assicurare che l’architettura software si strutturi e si sviluppi seguendo princìpi di sostenibilità e che la distribuzione applicativa sia basata sul costo dell’impatto ambientale dell’infrastruttura.
  • creare un bilanciamento tra spesa/risparmio, agilità, compliance e sostenibilità.
  • supportare gli sviluppatori nella creazione di moduli applicativi in coerenza con un’architettura generale orientata alla sostenibilità, ad esempio supportandoli nella comprensione del costo ambientale di un dato tipo di software.
  • usare green coding per produrre algoritmi che abbiamo un consumo energetico ottimizzato finalizzato alla riduzione dell’impatto ambientale.

Stessa prospettiva di sostenibilità ambientale riguarda le tecnologie di AI, oggi sempre più diffuse nei sistemi informativi. La scelta tecnologica, l’integrazione architetturale e il traning legati a queste soluzioni deve avere una prospettiva di sostenibilità, cosa che invece ad oggi avviene ancora raramente in quanto i parametri di riferimento sono soprattutto di efficienza operativa e di riduzione di costo. Tuttavia, circa un terzo del campione dello studio conferma che l’impatto ambientale sta diventando un parametro determinante nella selezione di algoritmi a base AI/ML e nelle fasi di training.

Scelta di vendor “sostenibili” e creazione di cultura aziendale green

Altra componente cruciale, nell’implementazione di un IT sostenibile, è il vendor e le tecnologie da lui sviluppate e offerte: il 43% delle imprese censite ha dichiarato che l’impatto ambientale diventa fattore critico nella scelta dell’IT vendor, una cifra molto importante se si considera il massiccio ricorso delle imprese a tecnologie e servizi acquisiti da vendor esterni. Da non scordare, infine, la costruzione continua di una cultura della sostenibilità all’interno dell’azienda: solo il 40% ha dichiarato infatti la volontà dei propri dipendenti ad affrontare un percorso di cambiamento organizzativo, di processo e di semplici abitudini (come porre attenzione allo spegnimento dei sistemi quando non usati, riduzione delle mail non necessarie, minor ricorso allo streaming video, ecc) in ottica IT sostenibile. Ma solo il 41% offre sessioni di formazione per aumentare la consapevolezza ad una maggiore sostenibilità nell’utilizzo delle tecnologie, e solo il 31% offre incentivi per promuovere un utilizzo differente e più green della tecnologia.

Stefano Uberti Foppa

Digital innovation influencer

Giornalista professionista dal 1989, inizia ad occuparsi di giornalismo nel settore informatico nel 1981, partecipando all'avvio della sede italiana del settimanale Computerworld. Nel 1987 passa al mensile ZeroUno di cui nel 1997 assume la direzione insieme a quella del settimanale PcWeek Italia. Opinion leader riconosciuto nel settore Ict in Italia, è stato direttore responsabile di ZeroUno edito da Ict&Strategy, società del Gruppo Digital360, fino al febbraio 2019. Oggi è una delle principali firme del magazine.

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