Enterprise IT sostenibile: quando il green conviene

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Enterprise IT sostenibile: quando il green conviene

Da uno studio Capgemini ecco una fotografia dettagliata dei percorsi di trasformazione delle imprese verso una sostenibilità dei propri sistemi informativi. Scelte di fondo su architetture meno “energivore”, razionalizzazioni dei parchi applicativi, scelte di fornitori cloud sensibili alla riduzione degli impatti ambientali: le scelte da fare sono numerose e la transizione complessa. Ma è inevitabile, per adeguarsi a una crescente sensibilità di mercato e per avere anche maggiore efficienza e risparmio. I dati ci dicono però che partiamo dall’anno zero

28 Dic 2021

di Stefano Uberti Foppa

Ci sono almeno due modi che le aziende hanno per provare a bilanciare gli obiettivi di crescita con una maggiore sostenibilità del proprio business: da un lato sviluppare prodotti e servizi che siano unicamente il risultato di una filiera eco-sostenibile e che il mercato recepisca come tali; dall’altro lato rendere anche la propria organizzazione aziendale permeabile ad una profonda trasformazione in chiave green, che tra l’altro spesso corrisponde, dopo un significativo investimento iniziale, a un maggior risparmio e produttività.

La tecnologia è senz’altro una chiave di lettura importante per raggiungere obiettivi di sostenibilità ambientale, ma se è vero che il digitale può accelerare la trasformazione produttiva e sociale verso obiettivi green, è altrettanto vero che il classico IT aziendale ha da sempre una pesante impronta ecologica in termini di inquinamento ambientale. Solo i data center aziendali, ad esempio, assorbivano nel 2019 circa l’1% del totale della domanda di energia mondiale, e la pandemia ha sensibilmente aumentato quest’impatto. Ma la coscienza ecologica delle aziende è ancora bassa se è vero che solo un paio di anni fa, nel 2019, sono stati generati 53,6 milioni di tonnellate di rifiuti elettronici/informatici a livello mondiale, con un incremento del 21% in cinque anni (figura 1) e che circa l’89% delle imprese ricicla meno del 10% del proprio hardware. E’ una tendenza che sembra essere di difficile inversione visto che il volume di rifiuti elettronici è previsto crescere a 74 milioni di tonnellate dal 2030 mentre solo il 17,4% dei rifiuti elettronici globali generati nel 2019 è stato riciclato.

Figura 1 – I rifiuti elettronici sono un problema di sostenibilità in crescita. Fonte: Capgemini Research Institute, Sustainable IT, 2021

Sono questi i primi numeri e analisi tratti dal recente report di CapgeminiSustainable IT – Why it’s time for a green revolution for your organization’s IT” per il quale i ricercatori hanno coinvolto ben 1000 organizzazioni con fatturati superiori a 1 miliardo di dollari, incontrando inoltre senior IT executives, professionisti di eco-sostenibilità, senior executives nelle unit Hr, Finance, Marketing. L’obiettivo è stato quello di capire gli impatti ambientali dei sistemi informativi, i percorsi di trasformazione, le priorità di investimento, i primi benefici derivati da una trasformazione eco-sostenibile delle infrastrutture tecnologiche aziendali.

Un approccio tecnologico orientato alla sostenibilità

Definiamo con precisione il campo di analisi dello studio: analizzare la sostenibilità di un’infrastruttura IT significa misurare un approccio focalizzato al rispetto ambientale che riguarda il disegno, l’uso e lo smaltimento eco-sostenibile di hardware e applicazioni nonché il disegno di processi di business coerenti con questo obiettivo.

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Da questo primo livello si passa poi a capire l’impatto di diverse attività correlate quali, cita lo studio, l’identificazione di fornitori che si approvvigionano, per i componenti IT, di metalli rari estratti in modo responsabile e senza sfruttamento di territori e persone, risparmio idrico, applicazione dei princìpi di economia circolare a tutto il ciclo tecnologico. L’IT oggetto dello studio considera i sistemi informativi nella loro articolazione strutturale che parte dai sistemi interni, con hardware e device, a reti e sistemi di comunicazione diversificati, applicazioni, architetture fino a soluzioni di cloud computing.

Il lavoro di ricerca Capgemini ha consentito di definire un modello di ecosostenibilità dell’IT che tocca numerosi ambiti da cui si possono generare azioni eco-sostenibili nello sviluppo e gestione dell’IT. Come, ad esempio attività di procurement, riciclo, prolungamento della vita dei sistemi, di certificazioni di ottimizzazioni energetiche nel caso della gestione green di Hardware e device utenti; attività di efficientamento di meccanismi di trasferimento dati e ricorso ad architetture edge per diminuire il traffico sulle reti, come nel caso del segmento dei Sistemi di rete e comunicazione; ottimizzazione del parco applicativo e deduplica di software oltre a un disegno applicativo orientato a un utilizzo ottimizzato delle risorse nel caso dell’area Applicazioni e dati; e infine, nell’area Cloud computing, accelerazione al ricorso ad architetture cloud in cui siano presenti soluzioni di AI/ML per ottimizzare l’utilizzo dei data center cloud e che ricerchino, nel loro disegno di rete di datacenter public cloud, un minore impatto ambientale (figura 2). Il modello si inserisce poi in un quadro di policy e governance teso a valorizzare e ad accelerare un circolo virtuoso di eco-sostenibilità dei sistemi informativi.

Figura 2 – IT sostenibile: applicare un approccio incentrato sull’ambiente nel panorama IT aziendale. Fonte: Capgemini Research Institute, Sustainable IT, 2021

IT, l’impatto aumenta, serve intervenire rapidamente

Solo il 43% degli executive intervistati conosce l’impatto ambientale del proprio IT; il 50% afferma di avere una strategia di sostenibilità a livello aziendale, ma solo il 18% ha definito obiettivi e target temporali precisi. Mancano tool e standard di riferimento per valutare l’impatto ambientale dell’IT e mancano pure, nel 53% dei casi, le competenze adeguate per una trasformazione IT eco-sostenibile.

Di fatto, sostengono i ricercatori Capgemini, le imprese stanno perdendo opportunità di risparmio e miglioramento prestazionale: solo il 6% ha raggiunto un livello di alta maturazione in area sustainable IT ma di queste il 61% ha migliorato il proprio punteggio ESG (environmental, social and governance) con dirette conseguenze positive sulla percezione di mercato del proprio marchio, visto che il 56% ha dichiarato un conseguente miglioramento della customer satisfaction.

Così come accade nei sistemi di produzione e in ogni ambito della nostra organizzazione sociale ed economica che deve affrontare rapidamente l’emergenza climatica, anche nell’IT serve intervenire urgentemente in rapporto alla dinamica di digitalizzazione in corso da molti anni: non può non essere considerata, ad esempio, la corsa verso il cloud computing da parte delle imprese, con il ricorso a questa architettura che se da un lato è conveniente e flessibile per le aziende, dall’altro, a livello infrastrutturale e di consumo energetico, aumenta di anno in anno il proprio impatto ambientale.

Di recente uno dei maggiori provider mondiali di soluzioni cloud ha ad esempio dichiarato di aver aumentato tra il 2015 e il 2019 di 4,31 volte il proprio impatto ambientale in relazione all’aumento del proprio business. Inoltre, oltre alla crescita esponenziale di storage, di device e di dati che si registra ormai a livello mondiale anno su anno, anche la pervasività, ad esempio, di soluzioni di intelligenza artificiale, oggi sempre più integrate in ogni tipo di applicazione e tecnologia, richiede sempre maggiore ricorso a grandi quantità di dati per esplicitare il proprio valore ed efficacia, con conseguente aumento del potenziale impatto ambientale dei datacenter e dei sistemi informativi in generale.

Anche in seguito a questo aumento, alcune cloud datacenter factory stanno indirizzandosi verso un’alimentazione basata su energie rinnovabili: Microsoft ha ad esempio annunciato piani di trasformazione dei propri datacenter verso il 100% di energie rinnovabili a partire dal 2025. Anche Google ha dichiarato che dal 2030 i propri datacenter useranno alimentazione elettrica non prodotta da carbon fossile. La realtà dell’indagine Capgemini ci dice però che ad oggi solo il 17% delle realtà analizzate nello studio ha messo in atto misure per utilizzare fonti di energia green nei propri datacenter. E la situazione non sembra aver ancora registrato una presa di coscienza diffusa: la crescita continua del digitale nelle imprese è ancora destinata ad aumentare il peso dell’impatto ambientale (emissioni di C02) e il problema sembra non destare ancora troppa preoccupazione dato che il 78% degli intervistati ha dichiarato di aver in programma una riduzione di meno di un quarto del proprio impatto ambientale attraverso lo sviluppo di un IT sostenibile. Le emissioni di gas serra (nei grafici in acronimo GHG, Greenhouse Gases) derivate dal consumo energetico dei sistemi IT aziendali sono previste quindi in crescita nei prossimi tre anni (figura 3) con un impatto ambientale nel 2025, equivalente a 463 milioni di veicoli circolanti per un anno oppure a 256 milioni di abitazioni che consumano elettricità sempre per la durata di un anno.

Figura 3 – Le emissioni di CO2 equivalenti dovute all’IT aziendale sono in aumento. Fonte: Capgemini Research Institute, Sustainable IT, 2021

Un aiuto dai vendor IT

La richiesta che emerge dallo studio è chiara: il 52% delle imprese afferma che i vendor Ict dovrebbero integrare approcci di sostenibilità nei loro prodotti e servizi e ben il 61% chiede un aiuto nella misurazione dell’impatto ambientale dell’IT (con una disponibilità a sostenere anche un costo premium) (figura 4). La richiesta diventa più precisa nell’attribuire proprio ai vendor il compito di definire standard e normative per un IT sostenibile e circa il 23% del campione ha già rifiutato prodotti e soluzioni di vendor che non hanno aderito alle policy di ecostenibilità messe a punto dalla propria impresa. Un conto, però è definire strategie green IT (circa il 50%), un altro è mettere a punto precisi obiettivi e target temporali di avanzamento misurabili: solo il 18% lo ha fatto (figura 5).

Figura 4 – Le organizzazioni hanno grandi aspettative dalle aziende tecnologiche. Fonte: Capgemini Research Institute, Sustainable IT, 2021
Figura 5 – In tutti i settori, le organizzazioni non dispongono di una strategia IT sostenibile globale. Fonte: Capgemini Research Institute, Sustainable IT, 2021

Esistono poi differenti fasi di maturazione (progetti non implementati, progetti pilota, progetti operativi) sui quattro macro ambiti di enterprise IT identificati dallo studio come oggetto di trasformazione verso una maggiore sostenibilità (figura 6). I maggiori freni ad una rapida implementazione sono raggruppabili in almeno 4 categorie di problemi: la carenza di competenze; gli alti costi per la messa a punto di un’infrastruttura IT sostenibile e resiliente nel tempo; la complessa gestione della transizione da un ambiente legacy a soluzioni strutturali eco sostenibili garantendo una perfetta business continuity; l’identificazione dei corretti ambiti di investimento per avere nel breve periodo risultati tangibili e misurabili (figura 7).

Figura 6 – Scarso utilizzo delle opportunità per ridurre l’impatto ambientale dell’IT aziendale. Fonte: Capgemini Research Institute, Sustainable IT, 2021
Figura 7 – Sfide di implementazione per l’IT sostenibile. Fonte: Capgemini Research Institute, Sustainable IT, 2021

Dove intervenire per rendere l’IT sostenibile

Le macro aree identificate dai ricercatori Capgemini sono state indicate sopra. Ma nell’analisi delle 1000 imprese sono stati sistematizzati alcuni tra i migliori use case e suddivisi i benefici in sei categorie di riferimento, dove l’intervento in ottica di sostenibilità ha portato i migliori risultati.

  • Hardware e device: l’auto spegnimento dei sistemi e delle feature ha registrato il maggiore livello di risparmio (media del 14%) nel consumo energetico. Le piattaforme di virtualizzazione consentono la gestione flessibile delle modalità “sleep” quando le risorse non serve siano sempre disponibili. Da non dimenticare, in termini di elevato risparmio energetico, una gestione smart di stampanti e portatili.
  • Cloud computing/virtualization: la scelta di un vendor sensibile alla realizzazione di una propria rete cloud sostenibile è un elemento di forte pressione da parte delle imprese utenti. Inoltre, la messa a punto di ambienti cloud ibridi che incorporino elementi di sostenibilità ha consentito un risparmio energetico di circa il 19%.
  • Dati e applicazioni: l’11% è il risparmio in termini di costo energetico registrato dalle imprese che stanno sviluppando architetture sostenibili intervenendo su una razionalizzazione del parco applicativo, con l’eliminazione delle applicazioni più “energivore” e di quelle il cui mantenimento non è giustificato a fronte di un loro scarso utilizzo.
  • Tecnologie di cooling: il 35% dell’energia consumata da un datacenter è dedicata ai sistemi di raffreddamento. È questa un’area molto importante per la riduzione dei consumi e al di là della corretta location e struttura del datacenter per garantire flussi naturali di raffreddamento, l’applicazione di tecniche di AI e di machine learning per ottimizzare i processi di cooling hanno registrato risparmi di circa l’8%.
  • Utilizzo ottimizzato: sempre in tema di AI/ML, fondamentale è l’applicazione di queste soluzioni per definire uno scheduling dei task dinamico in relazione alla disponibilità di energie rinnovabili e a una ridefinizione delle priorità dei workload meno urgenti in rapporto a fasce orarie di costo energetico.
  • Efficienza energetica di base: il costo di alimentazione dei server e dei sistemi di raffreddamento supera di parecchio il prezzo iniziale del sistema. Viene quindi suggerito di partire sempre da sistemi tipo “Energy Star”, il programma varato dal governo americano (in Europa spesso sostituito dalla certificazione TCO) per promuovere la conservazione di energia e ridurre l’emissione di gas serra. Un semplice marchio? Non proprio visto che questo programma applicato ai vari dispositivi elettrici ed informatici di ogni tipo, fa risparmiare ogni anno miliardi di dollari in costi energetici.

Ulteriori indicazioni operative? Sì, una roadmap di trasformazione dettagliata di cui parleremo in un nostro prossimo articolo.

Stefano Uberti Foppa

Digital innovation influencer

Giornalista professionista dal 1989, inizia ad occuparsi di giornalismo nel settore informatico nel 1981, partecipando all'avvio della sede italiana del settimanale Computerworld. Nel 1987 passa al mensile ZeroUno di cui nel 1997 assume la direzione insieme a quella del settimanale PcWeek Italia. Opinion leader riconosciuto nel settore Ict in Italia, è stato direttore responsabile di ZeroUno edito da Ict&Strategy, società del Gruppo Digital360, fino al febbraio 2019. Oggi è una delle principali firme del magazine.

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