I 3 passaggi fondamentali per preparare l’IT al multicloud

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I 3 passaggi fondamentali per preparare l’IT al multicloud

In piena era multicloud, le aziende devono prepararsi ad affrontare le sfide aperte dal nuovo paradigma IT. Dotare la propria azienda di professionalità e processi corretti è fondamentale

16 Set 2020

di Emanuele Villa

L’IT è solito affrontare quotidianamente molte sfide importanti. Una di queste, ovvero ridurre al minimo i tempi di inattività in caso di problemi, diventa decisamente più complessa da affrontare quando l’azienda decide di passare ad un ambiente ibrido e multicloud.

Il passaggio al cloud, o meglio al multicloud, viene effettuato in funzione di importanti benefici operativi, ma la tecnologia da sola non è in grado di alleggerire gli oneri gestionali e di sicurezza, e per questo le aziende devono adattare i processi e il personale alla complessità del cloud e preparare il proprio IT ai deployment multicloud. Ecco tre passi importanti ai fini della semplificazione del percorso.

Progettare un processo di workload placement

Se la decisione per il multicloud è presa, è fondamentale porre in essere un processo finalizzato a definire quali workload debbano risiedere in un determinato ambiente cloud e quali in un altro. L’IT dovrebbe implementare e poi governare un WPP – Workload Placement Process – per una corretta allocazione di ogni carico di lavoro nei vari cloud, poiché secondo le ultime statistiche chi ne fa uso ha il 42% di possibilità in più di realizzare una transizione al cloud di successo. In questa fase, alcune organizzazioni possono decidere a favore di implementazioni “fai-da-te” in cloud privato, oppure per opzioni multiple SaaS, IaaS o PaaS, ma ogni WPP dovrà comunque includere almeno una valutazione del rischio, sia informativo che operativo, così come dei costi, un’analisi di affinità dei workload e di adeguatezza dell’architettura, nonché di tutti i modi in cui questi fattori interagiscono tra loro.

A tal proposito, l’IT dovrebbe sviluppare un tool con cui gestire il proprio WPP. Questo strumento può essere semplicemente un foglio di calcolo, una vista di un Configuration Management Database o un’applicazione ad hoc: la scelta dipende ovviamente da un ambiente all’altro, ma è importante che gli strumenti a disposizione dell’IT e degli altri stakeholder permettano loro di essere decisori coerenti, veloci ed efficaci.

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Un processo formale di cloud onboarding

Migrare verso un paradigma multicloud rende necessario formalizzare in modo preciso e puntuale un processo di onboarding dei vari workload. Le organizzazioni che seguono un processo di questo tipo hanno infatti il 35% di probabilità in più di gestire con successo e senza intoppi la propria infrastruttura cloud.

L’integrazione di un nuovo workload in cloud deve includere la mappatura degli altri sistemi su cui esso si basa, che siano nello stesso cloud o in un altro, ed è anche fondamentale conoscere quali sistemi si baseranno, a loro volta, sul workload stesso. Avere una chiara percezione delle dipendenze consente una corretta progettazione della rete e degli ambienti di sicurezza nonché la sua integrazione nei flussi di dati e nei processi.

L’integrazione del carico di lavoro nel cloud richiede anche considerazioni relative agli stakeholder – per esempio, come accederanno e utilizzeranno la tecnologia – e quali sono gli obiettivi di performance attesi. È fondamentale riuscire a contestualizzare tutto ciò per gestire correttamente le operazioni in corso e risolvere i problemi.

La disponibilità delle giuste competenze

Per preparare le loro IT-Ops al multicloud, le imprese devono poter contare su professionisti con competenze specifiche. Disporre dei ruoli giusti è fondamentale, in particolare delle seguenti posizioni:

  • Cloud Solution Architects: sono professionisti dedicati alla progettazione di servizi basati su cloud, lavorano in ambito di strategia e architettura globale per trovare le migliori opzioni per use case specifici, basandosi su un catalogo di servizi e fornitori pre-approvati. I Cloud Solution Architects lavorano anche con utenti e sviluppatori per portare nel portafoglio nuovi servizi e fornitori: anche qui, le organizzazioni dotate di Cloud Solution Architects hanno il 45% di probabilità di successo in più di governare il cloud in modo efficace.
  • Cloud Integration Specialist: garantiscono la corretta integrazione degli strumenti cloud nei vari flussi di dati e con altri strumenti e workload automatizzati. Può essere considerata una professionalità più specialistica rispetto alla precedente: tornando alle nostre statistiche, la presenza di questa professionalità nel viaggio verso il multicloud assicura un 50% in più che tutta l’attività termini con un successo.
  • Cloud Security Specialist: personale focalizzato sulla riduzione dei rischi associati ai carichi di lavoro e ai dati che vivono nel cloud. L’impatto di queste professionalità sulle Cloud Ops è trascurabile, ma i livelli di sicurezza aumentano in modo considerevole. Per il massimo beneficio, è fondamentale che alcuni o tutti i security specialist non svolgano altre funzioni e non abbiano altri compiti se non la sicurezza in-cloud.

Più della metà dei workload sono ora eseguiti in ambienti esterni rispetto al tradizionale data center on-premise. Se l’obiettivo è far sì che le operations IT abbiano successo in un ambiente multicloud, l’adeguamento dei processi e delle professionalità è la prima cosa da fare.

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Emanuele Villa

- Fonte TechTarget

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